— Mamma… Oggi davvero non c’è niente da mangiare? — chiese piano Andrei, mentre la sua voce tremava come una foglia al vento. I grandi occhi del bambino cercavano una risposta nel volto di Anna, e quel sguardo le faceva più male della fame stessa.

Mamma oggi davvero non cè nulla da mangiare? chiese timidamente Andrea, la voce tremava come foglia di pioppo in autunno. I suoi grandi occhi cercavano una risposta sul volto di Loredana, e quello sguardo le spezzava il cuore più di qualsiasi fame.

No, Andrea oggi è davvero vuoto, sussurrò, stringendolo in un abbraccio che sembrava volerlo proteggere dal resto del mondo. Però, forse troviamo qualcosa lungo la strada.

Il bambino cominciò a piangere. In quel momento Loredana sentì il gelo della casa e di tutto il mondo stringere il suo petto. Ogni giorno era una battaglia per la sopravvivenza, ogni passo una lotta per non cadere.

Fuori, tutto sembrava grigio e logoro. Vecchie case con facciate scrostate, recinzioni rotte, finestre sporche sembravano stanche come loro. Accanto a un palo storto stava Gabriele, un vecchio amico, con lo sguardo vuoto.

Loredana, quanto ancora riuscirai a reggere questa povertà? chiese, amareggiato.

Finché Andrea avrà bisogno di me, rispose con calma, ma con un filo di dolore nella voce. Se abbasso le braccia, lui resterà senza futuro.

Il percorso verso il mercato era un percorso ad ostacoli: i vicini lanciavano sguardi di lato, i bambini piangevano per fame, cani randagi rovistavano nei cassonetti. Allangolo sedeva una bambina in vestiti stracciati, tremante e spaventata. Loredana si fermò, tirò fuori due mazzi di prezzemolo e un uovo sodo. La bambina scoppiò in un pianto silenzioso, e Loredana sentì il dolore altrui diventare suo.

Grazie non so come ricambiare, sussurrò la piccola.

Non serve. Basta che ti curi, rispose Loredana, asciugandosi una lacrima.

Al mercato tutti correvano, compravano solo lindispensabile. Il vento freddo penetrava il maglino sottile, le mani si intorpidivano. Improvvisamente Loredana notò un foglio steso tra i piedi della gente. Lo raccolse: una comunicazione di sfratto. Il cuore le si strinse. Se non pagassero entro due giorni, sarebbero finiti in strada.

No non possiamo perdere tutto mormorò, stringendo il foglio come lultima speranza.

Sul ritorno la fermò il vicino di casa.

Loredana, non puoi vivere qui senza pagare. Non posso coprirti per sempre, la guardò freddamente.

Lo so sto cercando lavoro, cerco di guadagnare, rispose.

Sbrigati. Domani devi già andare via.

La sera il freddo infiltrava persino le coperte. Loredana avvolse Andrea per scaldarlo, ma il suo corpo tremava. Andrea si addormentò con le lacrime sul viso, mentre lei restava al buio, incapace di trovare sonno per la paura.

Il giorno dopo la disperazione divenne insopportabile. Il proprietario minacciava di arrivare allalba, ma i soldi non cerano proprio. Vendeva tutto quello che poteva, ma il ricavato a malapena bastava per un filone di pane.

Loredana, e ora? chiese Gabriele, venuto ad aiutare. Non vediamo via duscita

Chiederemo aiuto speriamo che non ci voltino le spalle, sussurrò, abbassando gli occhi.

Quella notte Loredana si addormentò affamata, gelata, sfinita. Sognò una casa senza muri e un bambino che allungava le mani verso di lei, ma lei non riusciva a toccarlo.

Non si arrese però. Il mattino dopo iniziò a cercare lavoro: puliva i cortili, vendeva verdure, faceva la guardia ai negozi. I giorni svanivano nella stanchezza, ma ogni centesimo messo in un barattolo di caffè era una piccola luce di speranza.

Andrea cresceva al suo fianco, osservando. A scuola lo prendevano in giro per i vestiti stracciati e i quaderni consumati. Loredana gli insegnava a guardare oltre:

Andrea, non ascoltare gli altri. Il valore di una persona non sta in quello che ha, ma in quello che dà.

Gli anni passarono. Andrea studiava con tenacia, cercava ogni opportunità. Con i pochi stipendi pagava lezioni private, imparava linglese, la matematica, studiava fino a notte fonda. Loredana lo sosteneva, anche quando le gambe cedevano per la fatica.

Quando vinse la sua prima olimpiade scolastica, lei pianse di gioia. Fu il primo raggio di luce in una lunga oscurità. Ma la lotta continuava. Luniversità chiedeva soldi, il percorso chiedeva energie. Andrea faceva i turni per pagare libri, trasporti, tutto il necessario.

Era dura: professori severi, gente indifferente, notti insonni. Ma non si arrese. Da ogni caduta si rialzava, imparando a non temere. Loredana, nel frattempo, continuava a spedire pacchi, scrivere lettere, mettere da parte piccole somme e viveva solo per lui.

Passarono molti anni. Andrea si laureò con lode, ottenne una borsa di studio allestero. Era doloroso lasciarla, ma il suo cuore sussurrava: Ora potrà.

Tornò cambiato: più sicuro, più forte, di successo. Fondò unazienda, aiutò gli altri, ma non dimenticò mai da dove era partito.

Un giorno prese le mani di sua madre:

Mamma tutto quello che ho è grazie a te.

Gli occhi di Loredana si riempirono di lacrime.

Ho solo fatto quello che una madre deve fare, rispose piano.

Le porse le chiavi di una nuova casa luminosa, calda, senza freddo né paura.

Qui, mamma, non sentirai più il gelo. È la tua dimora.

Loredana si sedette sul divano soffice, guardò la stanza e sentì la pace. Dopo così tanti anni di lotta, la vita finalmente tornò a scaldare il cuore. Nei suoi occhi il figlio era la più grande ricompensa: gratitudine pura.

Ti voglio bene, mamma, disse Andrea.

Anchio ti voglio bene, figlio mio, sorrise Loredana. E sono più fiera di te di quanto le parole possano dire.

Dalle ceneri del loro dolore è germogliata la speranza. Lamore materno non solo ha salvato un figlio, lo ha forgiato in uomo. E anche nei giorni più bui ha dimostrato che la vera luce vive dentro chi non si arrende.

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