Nel Momento Cruciale della Cerimonia, lo Sposo Abbandona la Sposa e Si Avvicina a un’Altra Donna.

Nel momento più cruciale della cerimonia lo sposo ha lasciato la sposa per andare da unaltra. La stanza era stretta, con carta da parati scrostata a piccoli fiori. Laria profumava di ferro vecchio e di gatti che passavano dal corridoio. Fiamma, la giovane veterinaria, era seduta sullorlo del letto a slacciare le scarpe: i piedi le facevano male dopo una lunga giornata in clinica. Quel giorno era arrivato un husky con una ferita al collo. I ragazzi del villaggio vicino, Luca e Marco, avevano spiegato: Ci è scontrato davanti alla casa abbandonata. Fiamma non ha chiesto altro; limportante era salvare il cane.

Si è tolta il camice, lha appeso con cura a un chiodo, ha tirato indietro la tenda dietro cui si nascondeva il suo minikitchen: bollitore, barattolo di grano saraceno e una tazzina con il bordo incrinato. Dallaltra parete, ancora una volta, si udiva il vociare dei vicini del terzo piano, ma Fiamma non ci più presta attenzione. Accende Radio Retro, si prepara una tazza di tè e si siede sul davanzale, fissando la finestra gialla di fronte. È una sera come tante, una di quelle che si susseguono senza mai cambiare.

Lodore di polvere, di ferro vecchio e di gatti invadeva laria. La radio trasmetteva una canzone damore degli anni ottanta. Nella tazzina il porridge di grano saraceno si raffreddava. Fiamma guardava fuori, dove sembrava che qualcuno fosse appena rientrato a casa, ha tolto il cappotto, ha appeso la giacca e si è seduto al tavolo. Solitario, ma forse non più in un vecchio palazzo popolare.

Scorre le dita sul vetro freddo e sorride tra sé. La giornata è stata strana: prima il cane ferito, poi lui.

Intorno a mezzogiorno appare Arturo, con un cane insanguinato tra le mani, ma lui appare sorprendentemente tranquillo. Nessun cappello, un leggero cappotto, gli occhiali appannati. La fila è piena di gente: chi è nervoso, chi si lamenta. Ma Fiamma lo nota subito, non perché sia bello, ma perché non si agita. Entra come se sapesse già cosa fare.

Hai qui un chirurgo? chiede Arturo, fissandola negli occhi. È ancora viva.

Fiamma non risponde a parole, annuisce e lo porta in sala operatoria. Seguono guanti, bisturi, sangue. Arturo tiene il cane per le orecchie, lei sutura la ferita. Un solo tremolio, né lui né lei.

Finita loperazione, Arturo esce nel corridoio, il cane sotto la flebo. Si avvicina a Fiamma.

Arturo.

Fiamma.

Hai salvato lei.

Noi corregge lei.

Lui sorride appena, lo sguardo si fa più dolce.

Le tue mani non tremavano.

È solo unabitudine risponde lei scrollando le spalle.

Resta sulla porta, vuole aggiungere qualcosa, ma poi cambia idea. Gli porge un foglietto con il suo numero, per ogni evenienza. Fiamma lo mette in tasca e lo dimentica fino a sera.

Più tardi, prende quel piccolo pezzo di carta accanto alle chiavi: il numero è scritto in modo ordinato con una penna blu: Arturo.

Non sa ancora che è linizio di qualcosa di più grande, ma dentro di sé avverte un calore strano, allinizio come il tè caldo, poi come la primavera che spunta.

Il numero non è mai stato annotato su un elenco, giace sul bordo del tavolo, quasi perso tra gli altri fogli mentre lava i piatti. Fiamma lo guarda e pensa: Strano, se chiamasse, poi No, non chiamerà. Di solito questi non chiamano.

Il mattino dopo arriva in ritardo di dieci minuti, ma nella sala dattesa cè già una signora irritata con il suo barboncino e un ragazzino con il cappuccio. Una giornata normale: tra trauma, pulci, punture, scottature. A pranzo la schiena comincia a sentirsi meglio.

Alle tre del pomeriggio ritorna di nuovo. Senza cane, ma con due caffè e una busta di pasticcini. Sta alla porta, un po imbarazzato, come uno studente timido.

Posso?

Fiamma asciuga le mani sul camice e annuisce sorpresa.

Non hai più una scusa

Ne ho una. Grazie per averla detta e ti va di fare una passeggiata dopo il turno? Se non sei troppo stanca.

Non la pressa, non la affretta. Le offre la scelta. Quel piccolo gesto la alleggerisce.

Accetta. Prima fino alla fermata, poi attraversano il parco. Cammina al suo fianco, racconta come ha trovato il cane, perché ha scelto proprio quella clinica, dove abita. Parla con disinvoltura, senza pretese. Il cappotto è evidente costoso, così come lorologio al polso.

Che lavoro fai? chiede lei, quando arrivano al laghetto.

Lavoro nellIT. Noioso, se devo essere onesto. Codici, sistemi, proiettori, ologrammi sorride. Vorrei fare qualcosa di reale, sporco, vivo, come te.

Fiamma ride, per la prima volta nella giornata.

Non la bacia, ma le stringe la mano delicatamente.

Due giorni dopo ritorna con un guinzaglio: il cane è stato dimesso.

E così inizia tutto.

Le prime due settimane Arturo compare quasi tutti i giorni. Porta caffè, prende il cane, o semplicemente dice Mi sei mancata. Fiamma allinizio mantiene le distanze, ride troppo forte, risponde in modo formale. Poi smette. Diventa parte della sua vita, come una turnazione extra, ma non stancante, calda come una coperta in una notte fredda.

Nota che la stanza è più pulita, che non salta più la colazione. Anche la donna del terzo piano, una volta pungente, le dice: «Fiamma, sembri più fresca». E sorride, senza la solita amarezza.

Una sera, quando Fiamma sta per tornare a casa, lui laspetta allingresso, con una giacca scura, un thermos e un sorriso compiaciuto.

Ti rubo per sempre dice.

Sono stanca.

Ancora di più.

La porta dellauto è avvolta da agrumi e cannella.

Dove andiamo?

Ti piacciono le stelle?

Cosa intendi?

Il cielo notturno vero, senza luci né smog.

Guidano per circa quaranta minuti. Fuori città la strada è nera come inchiostro; solo i fari illuminano il bordo. In un campo cè una vecchia torre antincendio. Arturo è il primo a salirci, poi la aiuta.

In cima fa freddo, ma silenzioso. Il cielo si apre: la Via Lattea, qualche velivolo, nuvole lente. Verso il thermos, versa il tè. Senza zucchero, proprio come a lei piace.

Non sono un romantico dice ma ho pensato che, dopo tutto quel dolore e le urla, ti servisse un po di respiro.

Fiamma rimane in silenzio. Dentro sente una strana sensazione, come se una crepa vecchia nellosso si stesse lentamente rimarginando.

E se ho paura? chiede improvvisamente.

Anchio risponde lui.

Lo guarda e, per la prima volta, senza dubbio, pensa: «Forse non è stato tutto vano».

Un mese più tardi, lui non la porta in ristoranti, non le regala anelli. La porta al mercato nei weekend, la aspetta dopo il turno, laiuta a portare il cibo. Una volta resta in sala operazioni finché lei finisce un intervento, poi chiede: «Se non fossi veterinaria, che cosa avresti voluto fare?» e ascolta davvero, come se la risposta contasse.

Fiamma vive ancora nella sua stanza, lava a mano, si alza alle 6:40. Ma ora ci sono nuovi dettagli: il suo maglione appeso al suo appendiabiti, la sua chiave sul gancio comune, il caffè sul fornello quello che prima non comprava. E una nuova abitudine: girare la testa a ogni rumore nellandrone, sperando che sia lui.

Una notte la clinica perde il riscaldamento. Fiamma è abituata al freddo, ma Arturo arriva prima del solito, durante la pausa pranzo, con un piccolo termoconvettore.

Hai qui un frigorifero, vero? dice, posizionando lapparecchio al muro. Non voglio che ti ammali.

Non sono di vetro, risponde lei, ma accende comunque il riscaldatore.

Rimane sulla porta, come se non volesse andarsene.

Sai, accanto a te è stranamente tranquillo. Troppo, forse. Ti sembra strano?

Non è strano, scrolla le spalle. Semplicemente sono così.

Lui sorride, si avvicina, la abbraccia con delicatezza, senza pressioni, come si fa con chi si ama davvero. Lei, senza ritirarsi, poggia la testa sul suo petto. Capisce che è colui a cui può affidarsi, come un cane che resta al nostro fianco non per addestramento, ma per sicurezza.

Da quel momento resta più a lungo. A volte dorme lì, a volte al mattino prepara il caffè mentre Fiamma sbadiglia sopra la tazza, lamentandosi di essere in ritardo. Lei cerca di mantenere la distanza, ma non può più: è diventato parte della sua vita, silenzioso e caldo, come un plaid in una serata dinverno.

Un giorno, mentre sta per andarsene, lui le dice:

Sei lunica a cui posso davvero fidarmi. Lo sai?

E lei risponde, quasi senza voce, ma con il cuore.

Anche tu sei lunica per me.

Poi se ne va.

Fiamma rimane alla finestra a guardare lauto che parte, accendendo la freccia verso il nulla. Dopo un po capisce che quelle parole non hanno portato gioia, ma una strana ansia, come se lavessero scelta fra la folla e lavessero lasciata sola.

Il giorno dopo riceve un messaggio:

«Venerdì a casa di mia madre. Vuoi venire? Senza formalità, solo per conoscerci.»

Rimane un attimo a guardare lo schermo, poi risponde brevemente:

«Va bene.»

Venerdì indossa un vestito grigio, quello che aveva conservato dalle sue formazioni. Si ritocca il mascara, raccoglie i capelli. La collega assistente le porta una collana:

Mettila, aggiungerà un tocco di eleganza.

Grazie, cercherò di non impigliarmi negli strumenti scherza Fiamma.

La casa di Giulia, la madre, è di vetro e pietra. Il portone lo apre un buttafuori come se attendesse un ospite importante. Lauto di Arturo è già lì. Luomo scende, la abbraccia leggermente, ma labbraccio è quotidiano, quasi imbarazzato. Le prende la mano e la conduce dentro.

Odora di lavanda e di profumo intenso. Le pareti sono adornate da quadri astratti, i lampadari sottili come aghi, il pavimento lucido come uno specchio. Giulia Sergea entra, alta, con la postura duna dama, in un vestito blu scuro, il sorriso che non arriva agli occhi.

Buonasera, Fiamma dice Arturo mi ha parlato di lei. Prego, entri.

Fiamma stringe la mano offerta.

Buona sera, grazie per linvito.

Il tavolo ha tre portate, cinque set di posate, un cameriere. Fiamma si sente una scultura fuori posto, bella ma inutile. Arturo tenta di condurre la conversazione su film, vacanze, il cane, ma Giulia reindirizza tutto verso arte, gallerie, la nuova collezione di Eleonora, la figlia del socio.

Fiamma annuisce, sorride, ma dentro sente che è una presenza temporanea, uninterruzione nella sua vita.

Giulia, con unalzata di spalle, commenta:

Arturo è impulsivo. Passerà.

Fiamma la guarda dritta negli occhi:

Non sono una comparsa. Sono reale. Credetemi, o no.

Giulia solleva un sopracciglio.

Vedremo.

Dopo cena, Arturo la riporta a casa. Lauto è silenziosa, un silenzio talmente denso da far quasi soffocare. Alla porta, la sua mano si posa delicata sulla sua:

Mi dispiace.

Per cosa?

Che tutto questo è più per loro che per te.

Fiamma annuisce:

Io… sono qui per me stessa. Non ti preoccupare.

Lui la bacia sulla fronte, con dolcezza, quasi un addio.

Torna nella sua stanza, toglie la collana e la posa sul tavolo, capendo che in quella casa non avrà mai spazio. Anche se lui è vicino.

Due settimane dopo la cena di Giulia, Arturo visita più spesso, ma sempre con una scusa di lavoro, progetti, qualcosa si è rotto nel sistema. Non si allontana, ma si esita, come se fosse a un bivioE così, guardando il tramonto dalla sua finestra, Fiamma capì che la sua vita, fatta di piccoli attimi di coraggio e dolcezza, era finalmente sua.

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Nel Momento Cruciale della Cerimonia, lo Sposo Abbandona la Sposa e Si Avvicina a un’Altra Donna.
Non avevo intenzione di cercare un’altra donna. Scappavo da te. Ed è stata la scelta migliore che potessi fare.