Il Segreto della Magia Antica

Quando le travi si spezzarono, i pali volarono come uccelli di fumo, e lesplosione di un proiettile cancellò la famiglia Bianchi; al centro dellonda, piccolo Filippo rimase intatto, solo una cicatrice nera a forma di croce sul petto, segno di un peccato cancellato. aveva cinque anni. Lo prese con sé la lontana parente, la nonna Agata.

Dieci anni dopo, ormai lontano dalla guerra, una tempesta colpì il villaggio di San Martino con un fulmine che trafisse lalbero di trasmissione della centrale elettrica. Le case sulla destra della piazza cominciarono a bruciare; il fuoco divorava tutto, mentre gli abitanti fuggivano. Solo il bestiame e le stalle venivano inghiottiti dalle fiamme. I pompieri arrivarono, domarono lincendio, ma metà della via rimase carbonizzata. Quando spensero gli ultimi scintillii, rimasero stupefatti: una casa bassa, a un passo dal fuoco, era rimasta intatta. Forse per la sua forma tozza il fuoco lha risparmiata, ipotizzarono. Ma gli abitanti non accettarono quella spiegazione: era la dimora di Agata, dove viveva allora il giovane Filippo. Così il villaggio iniziò a sussurrare che Filippo fosse incantato.

La nonna Agata, devota credente, aveva insegnato al nipote a pregare in segreto, dietro a tende dove riposavano icone dimenticate. Le sue preghiere erano silenziose, misteriose, non conosciute da nessuno. Preparava le focaccine per la chiesa del vicino borgo e vi andava spesso, Filippo al suo fianco. La chiesa le pagava un modico rimborso, che bastava a sostentare la famiglia; possedevano anche un pettirosso che cantava al mattino.

Filippo fu ammesso alla scuola del paese, ma non durò a lungo: sembrava incapace di apprendere. Si sedeva immobile allultima banco, gli occhi spalancati, sorridendo come se ammirasse il mondo, ma non ascoltava le lezioni né interiorizzava nulla. I suoi capelli biondi formavano un piccolo vortice sulla sommità della testa; Agata scherzava dicendo che Dio lo osservava proprio da lì.

Un giorno, durante la festa sul fiume, un’imbarcazione incompleta con cinque ragazzi a bordo venne spinta via dalla corrente. Le madri correvano lungo la riva, urlando, mentre gli uomini cercavano di fermare la barca. Anche Agata correva a bordo cera Filippo. È il tuo idiota a far partire la barca! gridò una madre a Agata. Taci, Tiziana, taci prega invece e ringrazia che Filippo è lì. Dio lo salverà e prenderà anche il tuo bambino. La barca rovesciò. Filippo, mentre affondava, vide il volto della madre sorridente che gli tendeva le mani; afferrò. Tutti i ragazzi furono tratti in salvo.

Agata morì prematuramente. Filippo rimase al villaggio, divenne pastore e guardiano. Spendeva lo stipendio in dolci, pane e caramelle, distribuendoli a chiunque chiedesse: Cosa mangerò? rispondeva Dio provvederà, non starò mai affamato. E così avvenne. Ovunque andava, la gente lo nutriva e lui aiutava senza riserve. Col tempo il pagamento venne ridotto: la contabile comprava i generi alimentari e glieli consegnava a poco a poco, ma Filippo continuava a ridistribuirli.

Lavorava con fervore; quando si sdraiava nei campi, chiudendo gli occhi al sole, rivide il volto della madre che gli diceva: Non sarai mai ucciso né ferito, sarai gioia per gli uomini. La sua bontà attirò lattenzione di Ivanchenko, un macchinista della cooperativa locale, che lo assunse per la costruzione della sua casa, promettendo pagare col cibo. Gli affidò i compiti più gravosi; Filippo indebolì, si fecce pallido, curvo. Lo pagherò più tardi, insisteva Ivanchenko, lui vuole lavorare. Poi il ragazzo sparì. Nessuno lo trovò, finché la signora Nara, vedova del farmacista, lo condusse allassistente di zona. Lo trovarono esausto, malato; lambulanza lo portò via. Ivanchenko protestò, dicendo di non essere colpevole, di aver quasi curato il suo malato. Filippo aveva una perforazione intestinale; lo operarono e lo salvarono miracolosamente.

Poco dopo, Ivanchenko, mentre riparava un trattore acceso, fu trascinato nella mietitrebbia; sopravvisse grazie ai medici, ma rimase invalido per sempre. Un altro episodio: il bevuto del paese, Cosimo, provò a intossicare Filippo. Un sorso qui, una risata là, gli diceva, ma nessuno osava fermarlo. Alla fine, Cosimo annegò ubriaco.

Filippo lavorava ancora come guardiano. Una primavera, quando i campi invernali erano diventati un mare verdeggiante, impedì lingresso di una delegazione di ispettori. Arrabbiato, li inseguì con un bastone, bussò sulle loro auto, scatenò una rissa. Il direttore della cooperativa, furioso, ordinò: Licenziatelo! È un pazzo, un incantato! Dal primo giorno che ha sorvegliato questi campi la resa è stata quattro volte superiore. Il capo fu cacciato, e pochi giorni dopo una gelida ondata di freddo distrusse i cereali.

Senza lavoro, gli abitanti parlarono di Filippo al parroco del villaggio vicino, Don Basilio, che restaurava la chiesa semidistrutta. Lo invitò a confessarsi e, dopo, lo tenne come suo aiutante. Don Basilio lo dichiarò puro come un neonato. Filippo fu assegnato ai lavori di manutenzione: pulì i muri, levigò le scale, lucidò il pavimento a specchio, tanto che il sacerdote non poteva più contenere la gioia. Le sue preghiere, sincere, facevano gli occhi dei fedeli fissare le icone, sussurrando invano. Le sue mani veloci dipingevano croci come colombe in volo, e il suo vortice di capelli sembrava unaura celeste.

La voce su Filippo si diffuse nei paesi: Protetto da Dio, chi lo offende sarà punito, quasi un santo. Gente da tutta la zona veniva a vedere la santità di Filippo, a stringergli la mano, a chiedere la benedizione. Anche nobildonne e mecenati arrivarono, finanziarono la ristrutturazione della chiesa, la dotarono di riscaldamento, luce, un viale alberato, un parcheggio. La chiesa divenne un luogo quasi irreconoscibile.

Un giorno, una troupe televisiva locale arrivò per girare un servizio. Don Basilio ringraziò la telecamera, ma la giornalista volle sentire anche le parole del santo. Che cosa dice il santo? chiese. Il sacerdote rispose: Non è un santo, è solo un uomo di Dio, non parla molto. La giornalista insistette; portarono la troupe da Filippo, che stava piantando dei tulipani accanto a un’aiuola. Filippo, dì qualcosa al microfono, un augurio per la gente.

Filippo, ancora biondo con il piccolo vortice, guardò la telecamera con un sorriso incerto, il sole più bianco sui capelli, la barba dorata, il viso scolpito dal lavoro, gli occhi illuminati dalla fede. Quando gli posero il microfono, indicò laiuola e, con voce chiara, proclamò: Qui seminerò i gigli; cresceranno per gioia di tutti. Dopo, riprese a piantare, il suo vortice ormai smorzato dal tempo, mentre la giornalista sbatté gli occhi, confusa, e loperatore spense la telecamera.

La madre di Filippo, nella sua visione, gli diceva: Sarai, Filippo, gioia per gli uomini. E così egli cercava di essere.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

15 − 2 =