Ludovica Bianchi aspettava tutta la sera quella telefonata di Antonio, il suo unico figlio.
Mamma, scusa, mi è caduto un casino al lavoro! Non ho avuto tempo per chiamare! aveva detto Antonio al telefono, mentre la madre teneva il ricevitore con le mani tremanti.
Antonio, almeno un messaggino avresti potuto mandare! Mi fai credere di essere stato dimenticato! sbuffò Ludovica.
Ho trentadue anni, mamma, non sono più un bambino che deve rendere conto ogni minuto! replicò il figlio, per la prima volta con quel tono deciso che Ludovica non aveva mai sentito.
Un silenzio calò nella cucina. Antonio, di solito puntuale e premuroso, non aveva mai lasciato la madre al buio.
Va bene, scusa se ti ho disturbata, mormorò Ludovica, cercando di non far trasparire la delusione.
Tutto a posto, mamma. Ti dico subito: sabato arrivo, ma non da solo. annunciò Antonio.
Con chi? la voce di Ludovica si irrigidì.
Con la mia ragazza, ti presento Cristina.
Cristina? È una cosa seria? chiese Ludovica, con il cuore che batteva allimpazzata.
Sì, mamma. È molto serio. Siamo insieme da sei mesi. rispose Antonio, con un sorriso di cui Ludovica non riusciva a vedere la parte.
Ludovica si sprofondò su una sedia. Sei mesi e lui non le aveva mai detto nulla. Prima parlava di tutto, ora teneva i segreti.
Perché non me lhai detto prima? chiese, con la voce rotta.
Volevo essere certo che fosse vero. Ora lo sono. Sabato, alle due, ci vediamo tutti. rispose Antonio.
Appena fu chiusa la chiamata, la madre rimase a fissare il telefono, quasi sorrideva. Finalmente il suo figlio aveva trovato qualcuno.
Ludovica viveva da sola in un bilocale al limitare di Bologna, dove aveva cresciuto Antonio da sola dopo la morte del marito, avvenuta quindici anni prima per un infarto. Lavorava doppi turni, risparmiava ogni centesimo per assicurarsi che il figlio avesse tutto. Antonio, laureato con lode, era diventato programmatore in una grande azienda e viveva in un elegante appartamento nel centro.
Sabato mattina Ludovica si alzò presto, pulì lappartamento fino a farlo brillare, lavò le tende, stirò i piatti e andò al mercato. Comprò carne, verdure, frutta, impastò una torta di mele, il piatto preferito di Antonio. A unora era pronta la tavola: tovaglia bianca, i migliori piatti, il suo vestito più bello, un po di rossetto rosso.
Alle due suonò il campanello. Ludovica si asciugò le mani, sistemò i capelli e aprì.
Antonio entrava in un elegante completo, accanto a Cristina, alta e slanciata, vestita con un abito alla moda e tacchi a spillo. I capelli perfettamente acconciati, il trucco impeccabile.
Mamma, ciao! abbracciò Antonio ti presento Cristina.
Buongiorno, disse la ragazza, mostrando gli anelli che scintillavano sulle dita.
Ludovica li fece entrare, offrì loro un bicchiere dacqua. Cristina osservò lappartamento con un sorriso forzato.
Che casa accogliente, commentò, mentre il suo sguardo scivolava sulla vecchia tappezzeria sbiadita e sul tappeto consumato.
Grazie, cara, è modesta ma pulita, rispose Ludovica.
Sedettero tutti a tavola. Ludovica servì le polpette con purè, Antonio mangiò con gusto, Cristina prese piccoli bocconi con la forchetta.
È buono? chiese Ludovica.
Sì, ma non mangio molto fritto, sto attenta alla linea, rispose Cristina.
Ma sei già snella! rise Ludovica.
È frutto di allenamenti, cinque volte a settimana con il mio personal trainer, affermò Cristina.
Ludovica annuì, ma dentro pensava: Il suo trainer costa più di quello che guadagno.
Che lavoro fai? domandò la madre.
Ho una catena di saloni di bellezza, tre filiali in città, rispose Cristina.
Che fantastica! esclamò Ludovica. E i tuoi genitori?
Mio padre ha unimpresa edile, mia madre fa beneficenza, disse Cristina.
Ludovica capiva che la ragazza veniva da un mondo di denaro e opportunità, mentre lei era una pensionata con una piccola pensione e una casa modesta.
Antonio chiese poi:
Mamma, come stai? Il tuo cuore?
Bene, qualche pressione, ma prendo le pillole, rispose Ludovica.
Ascolta, noi abbiamo deciso di sposarci. annunciò Antonio.
Ludovica sgranò gli occhi.
Quando? chiese.
Tra tre mesi, al ristorante Il Gallo DOro, 150 persone, rispose Antonio.
Centocinquanta? Ma è una cifra enorme! esclamò la madre.
Non ti preoccupare, i genitori di Cristina pagano tutto, hanno i contatti, organizzeranno tutto, assicurò Cristina.
Ludovica si sentì unombra di se stessa, uneco di una vita che non riconosceva più.
Posso fare qualcosa? chiese.
Non serve, mamma, è già tutto sistemato, rispose Antonio, posandole la mano.
Allora… forse potrei preparare delle torte per gli invitati? propose Ludovica.
Grazie, ma il catering è al top, con chef del ristorante, rispose Cristina.
E gli inviti? Posso aiutare a stamparli? continuò la madre.
No, davvero, basta che vieni e ti godi la festa, insistette Antonio.
Ludovica annuì, il cuore stretto ma il sorriso forzato. Dopo pranzo, Cristina si ritirò in bagno, poi disse:
Antonio, dobbiamo andare, ho un appuntamento con il designer.
Già? Ma siamo appena arrivati! rispose Antonio, colpevole.
Ludovica guardò i piatti intatti, il cibo quasi non toccato, e il silenzio di una madre dimenticata.
Il telefono squillò: era la sua amica Vera, che chiamava per chiedere notizie.
Ludovica, comè andata? Hai incontrato la tua nuova nuora? domandò.
È bella, ma la nostra casa non è di suo gusto, sembra che faccia spallucce, rispose Ludovica con amarezza.
I ricchi non capiscono i poveri, commentò Vera.
Settimane dopo Antonio non chiamò più. Ludovica provava a contattarlo, ma lui era sempre occupato. Un giorno chiamò:
Mamma, siamo andati a casa dei genitori di Cristina, hanno una villa enorme, ti piacerà, disse.
Che bellezza, rispose Ludovica, ma senza entusiasmo.
Un mese più tardi, il figlio le inviò linvito al matrimonio, con data e orario stampati su una cartolina dorata.
Quale vestito devo indossare? chiese Ludovica.
Qualunque, non è importante, rispose Antonio.
E dove mi siederanno? insistette la madre.
Cristina organizzerà i posti, ti avviserà, rispose il figlio.
Nessuna chiamata. Cristina alla fine telefonò:
Ludovica, sarà al tavolo 12, in fondo, per gli ospiti più lontani, disse.
Ludovica, sconvolta, chiamò Antonio:
Mamma, sei davvero pronta a farmi sedere al tavolo più lontano?
Non è una questione di te, è lorganizzazione, rispose lui, con voce distante.
Il giorno del matrimonio il sole splendeva. Ludovica indossò il suo vecchio vestito migliore, lo sistemò, e Vera la accompagnò al taxi.
Il ristorante era sontuoso, lampadari di cristallo, tovaglie bianche, fiori ovunque. Ludovica si sentiva un topo grigio in un mare di cigni. Al tavolo 12, in fondo, cerano parenti lontani di Cristina e qualche amico di Antonio.
Il matrimonio iniziò, gli invitati brindavano, i fotografi scattavano. Antonio e Cristina si sedettero al tavolo principale, circondati da genitori ricchi e da unorchestra. Ludovica rimase ai margini, quasi invisibile.
Provò a portare il regalo al figlio: una piccola scatola avvolta. Antonio lo prese senza aprirlo, e tornò al suo banchetto.
Mamma, non ho tempo, le disse.
Scusa, devo andare, aggiunse Cristina, presa dalla gente.
Ludovica tornò al suo posto, osservata con compassione dagli altri commensali. Sentiva il peso del silenzio.
Dopo il ricevimento, Vera la trovò a casa:
Come è andata? chiese.
Sono stata fuori posto, ma è finita, rispose Ludovica.
Passarono i mesi. Antonio chiamava ogni due settimane, solo per come va il lavoro?. Ludovica cercava di parlare della sua vita, ma lui era distratto.
Un giorno, decise di andare allufficio di Antonio con una teglia di biscotti. La segretaria, però, gli disse che era occupato in una riunione importante. Ludovica uscì dalledificio, con gli occhi lucidi, ma senza chiedere più nulla.
Tornata a casa, Vera venne a trovarla con una tazza di tè.
Hai fatto la cosa giusta, Ludovica. Non devi più umiliarti, le disse.
Ludovica cominciò a dedicarsi di nuovo a sé stessa: si iscrisse a un corso di yoga per anziani, fece la babysitter per il nipotino della vicina, e iniziò a godersi i piccoli piaceri.
Tre mesi dopo, una mattina Cristina bussò alla porta di Ludovica, pallida e visibilmente incinta.
Ludovica, ho un figlio disse.
Congratulazioni, rispose la madre, ma con un velo di tristezza.
Cristina confessò di aver allontanato Antonio con la sua freddezza, ma ora, con il bambino in arrivo, sperava ancora in un futuro. Ludovica, seppur ferita, gli augurò il meglio, ma senza promesse.
Il tempo passò. Antonio non chiamò più. Ludovica, ormai tranquilla, festeggiò il suo compleanno con Vera e altre amiche, ridendo e brindando.
Sei felice? domandò Vera.
Per la prima volta da tanto, sì. rispose Ludovica, guardando il bicchiere.
Il giorno di Natale, Antonio tornò a casa, visibilmente stanco.
Buon compleanno, mamma, disse, porgendo un piccolo regalo.
Ludovica lo accolse, ma rimase silenziosa.
Perché non mi hai più chiamata? gli chiese.
Il lavoro, gli impegni balbettò Antonio.
E la vergogna? incalzò Ludovica. Ti ho messo in un angolo al tuo matrimonio, ti ho lasciato senza vedere il mio nipotino.
Antonio abbassò lo sguardo, incapace di rispondere.
Non voglio più fingere. Se vuoi vedermi, fallo da te, altrimenti lasciami in pace, concluse Ludovica.
Antonio uscì, senza un addio.
Quel pomeriggio, Vera entrò con una notizia: il nipotino di Cristina era nato, si chiamava Davide.
È un bel bambino, Ludovica, ma probabilmente non lo vedrai mai, disse Vera.
Ludovica annuì, accettando la realtà.
Con il tempo, la vita tornò più leggera. Continuò a lavorare come babysitter, a fare yoga, a ridere con le amiche, senza più aspettare telefonate che non arrivavano.
E così, fra una tazza di tè e un ricordo, Ludovica imparò che lamore di una madre è infinito, ma a volte è meglio lasciarlo fluire senza catene.






