La odiaiamo subito, non appena mise piede nella nostra casa

La odiamo non appena varca la soglia della nostra casa. La sua camicia non è nulla di speciale, ma le mani hanno un aspetto diverso da quelle di mamma. Le dita sono più corte e più spesse, le stringe a pugno. Le gambe sono più snelle di quelle di mamma e i piedi più lunghi.

Siamo io, ventisei anni, e il fratello Valerio, sette, e le lanciamo lampi di disprezzo. «Mila lunga è un chilometro, non una Mila qualsiasi!» il papà ci sente e ci rimprovera: «Comportatevi bene, ragazzi! Che comportamenti da rozzi?»
«Rimane qui a lungo?» chiede Valerio con voce capricciosa. Può dire così, è piccolo e maschile.
«Per sempre», risponde papà.

Sentiamo la sua irritazione crescere. Se si arrabbia, non ci farà più bene. Meglio non farlo infuriare. Dopo unora, Milena si prepara a tornare a casa, si infila le scarpe e, mentre esce, Valerio cerca di farle inciampare. Scivola quasi sul gradino.
Il papà, preoccupato, chiede: «Che è successo?»
«Ho inciampato nella scarpa di unaltra», risponde Milena senza guardarlo.
«È tutto pronto, lo sistemerò subito!» promette lui, pronto ad agire.

Capiscono allora che lui la ama. Non riusciamo a eliminarla dalla nostra vita, per quanto proviamo.

Una volta, con papà assente, Milena, in un attimo di fastidio, ci dice con voce ferma: «Vostra madre è morta. Purtroppo succede. Ora è su un pianeta di nuvole e vede tutto. Credo non le piaccia il nostro comportamento. Capisce che lo fate per cattiveria, per proteggere la sua memoria.»
Ci rimanemo muti.

«Valerio, Alessia, siete bravi bambini! È davvero necessario custodire la memoria di una madre così? Una persona buona si dimostra con i fatti, non con spine come i ricci!». Le sue parole ci frenano dal mostrare il lato peggiore.

Un giorno laiuto a sistemare la spesa del supermercato. Milena mi loda, mi accarezza la schiena. Sì, le dita non sono quelle di mamma, ma è comunque piacevole Valerio si avvicina, invidioso.

Allora metto le tazze pulite sullo scaffale. Milena e lui le lodano. La sera racconta a papà, ad alta voce e con entusiasmo, quanto siamo daiuto. Lui è contento. La sua stranezza ci impedisce di rilassarci, ma vogliamo farle entrare nel cuore, senza riuscirci. Non è mamma, e basta!

Dopo un anno, abbiamo dimenticato comera vivere senza di lei. Dopo un episodio, ci innamoriamo di Milena senza riserve, proprio come papà.

Valerio, al settimo anno di scuola, vive momenti difficili. Lo tormenta un ragazzo, Vanni Chiamante, alto quanto lui ma più arrogante. Vanni, figlio di una famiglia benestante, sente la protezione del padre. Questultimo gli dice apertamente: «Sei un uomo, picchia tutti. Non aspettare che ti schiacciaiano». Così Vanni sceglie Valerio come bersaglio.

Vanni torna a casa e non dice nulla a me, sua sorella. Aspetta che tutto si risolva da solo, ma le cose non si sistemano così. I prepotenti si sentono impuniti.

Vanni colpisce apertamente Valerio. Ogni passante lo ferma con un pugno alla spalla. Riuscivo a strappare da Valerio queste informazioni quando ho visto i lividi. Lui crede che gli uomini non debbano scaricare i problemi sulle sorelle, nemmeno quelle più grandi. Non sappiamo che Milena, sotto la porta, ascolta.

Valerio mi implora di non dire nulla a papà, altrimenti peggiorerà. Mi prega anche di non andare subito a graffiare la faccia a Vanni! Ma io vorrei difendere il fratello a tutti i costi. Coinvolgere papà sarebbe pericoloso: si scontrerebbe con il padre di Vanni, e la prigione non sarebbe lontana

Domani è venerdì. Milena, con scuse di andare al mercato, ci accompagna a scuola e, di nascosto, chiede di vedere Vanni. Lo mostro. Che sappia che è un asino!

Poi inizia la lezione di lingua italiana per Valerio. Milena entra in classe con la sua pettinatura e smalto, chiede con voce dolce a Vanni Chiamante di uscire perché ha qualcosa da fare. Linsegnante acconsente, senza sospetti. Vanni esce, credendo che Milena sia una nuova organizzatrice. Milena lo afferra per il petto, lo solleva da terra e sibila:
«Cosa vuoi dal figlio mio?»
«Del… del… figlio?», balbetta lui.
«Del Valerio Rivanelli!»
«N niente»
«Io voglio nulla! Perché se lo tocchi di nuovo, ti avvicini a lui o lo guardi male, ti uccido, bastardo!»

«Zia, lasciatemi andare», piange Vanni. «Non lo farò più!»
«Vattene via!», lo mette al suo posto la signora, «e non dirmi nulla su di me. Metterò tuo padre in prigione per aver educato un minorenne criminale! Capito? Dirai allinsegnante che sono la tua vicina, che ho chiesto la chiave! Dopo le lezioni ti scuserai con Valerio! Io veglierò su tutto»

Vanni scappa in aula, sistemando la divisa, balbettando della vicina. Da quel giorno non guarda più Valerio con disprezzo; addirittura evita il contatto. Si scusa lo stesso giorno, brevemente, ma con dolore sincero.

«Non dite nulla a papà», ci chiede Milena. Ma noi non resistiamo, raccontiamo tutto. Lui ne è entusiasta. A un certo punto, anche lei mi guida sulla retta via.

A sedici anni, mi innamoro di una passione folle, dove gli ormoni offuscano la ragione e desideri proibiti. È imbarazzante ricordare, ma lo racconto comunque. Mi avvicino a un pianista disoccupato, sempre ubriaco, senza accorgermi della sua realtà. Mi sussurra che sono la sua musa, io mi sciolgo tra le sue braccia come cera. È la prima volta che parlo con un uomo.

Mia madre, andando dal pianista, gli chiede: «Smette mai di bere e come vivremo?» Con un progetto di vita stabile, promette di valutare lo sviluppo della nostra storia, ma solo se il pianista si farà carico del mio sostentamento. Una sola stanza fumosa non basta a dimostrare intenti seri.

Il pianista è cinque anni più giovane di Milena e venticinque anni più vecchio di me. Lei non perde tempo. Non racconterò le sue risposte, ma mi vergogno davanti a mamma, soprattutto quando lei dice: «Pensavo fossi più saggia».

Così la mia storia damore finisce in maniera brutale e sgradevole, ma non arriva in prigione né il pianista né papà. In tempo, Milena interviene

Sono passati molti anni. Con Valerio ho una famiglia che vive dei valori principali: amore, rispetto, attenzione verso chi sbaglia o si smarrisce. Questi valori li ha trasmessi Milena.

Non cè donna al mondo che farebbe più per me e per il fratello. Papà è felice con lei, curato e amato. Un tempo ha subito una tragedia familiare, che noi, Valerio e io, non conoscevamo. Papà non ci ha mai dedicato attenzioni.

Milena ha amato nostro papà e ha lasciato il marito. Aveva un figlio, morto per colpa del marito, e non è riuscita a perdonarlo.

Crediamo di aver alleviato un po il suo dolore. In ogni caso, il suo enorme ruolo nella nostra crescita non è mai stato sminuito. La famiglia si raduna sempre intorno a lei. Non sappiamo più quali pantofole mettere ai suoi piedi, ma la apprezziamo e la custodiamo.

Perché le vere madri, anche di fronte a ostacoli come il passo pesante di qualcuno, non inciampano mai.

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Non c’è più speranza