La Mamma Non Mi Ha Lasciato Andare al Festeggiamento di Compleanno

Il corridoio del vecchio palazzone di periferia, strettissimo e lungo come unintestino, era tappezzato da carta da parati gialla con fiori sbiaditi; sotto i piedi il parquet cigolante, posato negli anni 70, scricchiolava ad ogni passo. Laria era pervasa dallodore di cavolo bollito e di gatti, anche se in quellappartamento, al numero sette, non si era mai vista una felina.

Alessandra Bianchi aprì la porta con lentezza. Prima si dibatté con la serratura, poi scrutò lospite attraverso lo spioncino, e soltanto allora la lasciò entrare.

Finalmente! esclamò, avvolgendo la figlia in un abbraccio. Credevo non saresti venuta. Entra subito, ho una torta che cuoce nel forno.

Lidia Ferri, bilanciante il peso di un sacchetto regalo, si spostava nervosamente da un piede allaltro.

Mamma, ho pochissimo tempo. Sono passata solo per farti gli auguri e torno subito. Marco mi aspetta in macchina.

Il volto di Alessandra si fece subito più severo; la gioia lasciò spazio alla delusione.

Come solo per gli auguri? Ho già apparecchiato la tavola, ho preparato tutto. Gina, la vicina del quinto piano, verrà; Valentina con la nipote. Ti aspettiamo. Non è uno scherzo, sessantacinque anni di vita!

Mamma, rosicchiò Lidia le labbra, ti ho detto al telefono: oggi è il compleanno di tuo suocero, settanta anni. Un grande rinfresco al ristorante, tutti parenti, amici, colleghi. Non possiamo mancare.

E per il mio compleanno, allora, posso non venire? sussurrò Alessandra, stringendo i denti. Sono peggiore del suocero di tuo marito?

Mamma, che dici? Lidia si sentiva intrappolata in un angolo. Ti avevo proposto di spostare la festa a domani, farla in famiglia, con torta e regali. Ma tu ti ostini: solo oggi, tutto e subito.

Come la sposto? Il giorno della mia nascita è oggi, non domani! sbatté le mani Alessandra. E Gina è già pronta, la torta è in forno. Che dirò a tutti? Che la mia figlia preferisce andare da estranei invece che stare con la madre?

Il salotto divenne soffocante. Lodore della torta proveniente dalla cucina girò la testa a Lidia, o forse era il torpore di una colpa perpetua che lha seguita tutta la vita.

Non sono estranei, mamma. È la famiglia di Marco. Una settimana fa abbiamo ricevuto linvito, prima ancora che decidessi di organizzare il mio compleanno.

Una settimana fa! E io? Sono nata ieri? sbuffò Alessandra. Il compleanno di una madre non si aspetta inviti, si ricorda sempre.

Lidia guardò lorologio. Marco la aspettava in macchina da quindici minuti; stavano già ritardando.

Mamma, non posso più discutere. Tieni, il regalo porse il sacchetto. È un bollitore elettrico con termostato, come volevi. E questo tirò fuori una busta è il denaro per il cappotto nuovo che ti sei guardata nella boutique Regina di Neve.

Alessandra non prese né il regalo né la busta.

Non mi servono le tue sussidi la interruppe. Voglio lattenzione della mia figlia. O forse cosa? Che attenzione? Non hai neanche portato la piccola Marta con te, per congratularsi con la nonna.

Marta è a letto con la febbre, 38,5°C rispose Lidia, spenta. Ti ho chiamato stamattina, la babysitter è rimasta con lei.

Babysitter! sbatté le mani Alessandra. E la nonna non è più buona? Pensi che non riesca a badare alla nipote?

Mamma, ma

Un colpo alla porta: Gina, la vicina del quinto, entrò con un vestito elegante e una torta in braccio.

Alessandrina, buon compleanno, cara! esclamò, poi si fermò vedendo le tensioni sul volto di madre e figlia. Oh, sono arrivata tardi?

Vieni, Gina! si rianimò Alessandra. Proprio in tempo. Ecco, ti presento la mia figlia Lidia. È scappata per un minuto a salutare la madre e corre già via verso persone più importanti.

Gina sorrise imbarazzata.

Non ti preoccupare, Alessandrina. I giovani hanno le loro vite, i loro impegni. Non trattenerli.

Non lo trattengo! Alessandra fece un passo indietro, spalancando il passaggio verso luscita. Vai, Lidia, vai. Che il suocero non si offenda. E la madre? La madre sopravvive, è abituata.

Lidia, stringendo il sacchetto e la busta, non sapeva cosa fare. Il cellulare vibrò in tasca; probabilmente Marco chiedeva dove fosse.

Mamma, per favore sussurrò. Non facciamo scene davanti a gente estranea. Domani torno con Marta, appena starà meglio, e festeggeremo tutti insieme, in famiglia.

Estranei? alzò le sopracciglia Alessandra. Gina è più vicina a me di altri parenti. Mi visita, si interessa alla salute. Non come quelli che una volta al mese appaiono, buttano qualche soldo e spariscono.

Gina si agitate, poi si ritirò verso la cucina.

Vado a mettere il bollitore, mormorò, sparendo tra le stanze.

Lidia posò il regalo sul comodino, accanto alla busta, e, con decisione, salutò la madre.

Ti amo, mamma. Buon compleanno.

Un bacio veloce sulla guancia, poi uscì, mentre Alessandra ancora non riusciva a dire nulla di più offensivo. Nel pianerottolo aleggiava lodore di muffa e polvere. Lidia si appoggiò al muro, inspirò a fondo, cercando di calmarsi.

Il cellulare vibra di nuovo; questa volta rispose.

Sì, Marco, sto scendendo.

Che ci metti così tanto? la voce del marito era agitata. Siamo già in ritardo di venti minuti.

Come al solito, rispose Lidia, breve. Ti racconto dopo.

Scese le scale fatiscenti e uscì in strada. La Toyota di Marco era ferma davanti alledificio, il marito tamburellava sul volante.

Come va? chiese, mentre Lidia si sistemava nella macchina.

Non ho fatto gli auguri disse, allacciandosi la cintura. Mi ha detto che non sono sua figlia, perché vado al compleanno di tuo padre invece di restare con lei.

Marco sospirò.

Di nuovo venticinque anni di rancore. Forse avresti dovuto restare?

E che cambierebbe? Domani troverà unaltra scusa per arrabbiarsi. Che il regalo non sia quello giusto, che Marta faccia troppo rumore, che io non la visiti spesso. È un ciclo infinito, Marco.

Il motore partì e il viaggio riprese.

Ti ricordi lanno scorso? continuò Lidia. Ho annullato la gita al mare per fare festa a tua madre. Ho preparato la tavola, invitato le sue amiche. Poi si è lamentata che la torta era confezionata, non fatta in casa, e che era piena di chimica.

Lo ricordo rispose Marco, girando in una via alberata. Sei rimasta una settimana a rimuginare.

E la nascita di Marta? Lidia guardò fuori, ma vide non le case che passavano, ma gli eventi di quegli anni. Invece di aiutare con il bambino, mi rimproverava: Non lo allatti così, non lo canti così. Poi si arrabbiava perché chiedessi a te di accudire la nipote.

Ascolta lanciò Marco, gettandole uno sguardo rapido. Andiamo dal terapista? Anche con tua madre?

Lidia sorrise amaramente.

Morirebbe prima di ammettere di avere problemi. Per lei lo psicologo è per i pazzi.

Arrivarono al ristorante dove già si radunavano gli ospiti per il cinquantesimo anniversario di Vittorio Strozzi. Persone vestite a festa attraversavano le porte scintillanti.

Siamo qui disse Marco, parcheggiando. Cerca di non pensare a tua madre, almeno per stasera. Sai quanto tuo padre ci aspettava.

Lidia annuì, tirò fuori il rossetto. Doveva apparire perfetta, mettere su un sorriso.

Allinterno, il ristorante era affollato. Vittorio Strozzi, alto, capelli grigi, ex ufficiale, li accolse allingresso.

Finalmente i miei ritardatari! esclamò, abbracciando prima il figlio, poi la nuora. Lidia, che bel vestito!

Buon compleanno, papà baciò il suocero sulla guancia. Scusi il ritardo, sono rimasta bloccata dalla mamma.

Il volto di Vittorio si fece serio.

Come sta? Trasmettimi i miei auguri. Che coincidenza, le date sono proprio incrociate.

Sì, incrociate rispose Lidia, cercando di suonare naturale. Ma domani festeggeremo separatamente.

E Marta? chiese il suocero. Marco ha detto che è ammalata.

È solo una febbre, niente di grave replicò Lidia. Labbiamo tenuta a casa per precauzione.

Giusto, la salute del bambino è prima di tutto annuì il suocero. Andate pure a tavola, tutti sono già seduti.

La musica riempiva la sala, i camerieri portavano drink, gli invitati chiacchieravano animati. Lidia e Marco si mescolarono al gruppo, ma la sua mente era altrove: nellappartamento con la carta da parati gialla, dove sua madre probabilmente stava lamentandosi con Gina di una figlia ingrata.

A un intervallo, si avvicinò a Lidia la madre di Marco, Tatiana Vittori, elegante in un vestito blu scuro.

Lidia, sembri triste oggi osservò, accarezzandole la mano. È successo qualcosa?

No, tutto bene. Solo preoccupata per Marta. La babysitter ha detto che la febbre non scende.

Capisco disse Tatiana. I bambini si ammalano spesso, passerà. Ma per tua madre, ho sentito parlare del tuo compleanno coincidente. Mi sento a disagio.

Lidia sospirò.

Che centri? Un compleanno è un compleanno, non lo si sposta. La madre è una persona difficile.

Lo capisco Tatiana posò delicatamente la mano sul suo braccio. La mia suocera era anchessa dura. Ogni visita trovava un pretesto per farmi sentire inadeguata: cattiva cuoca, cattiva madre, ti vesti male. Ho sofferto per anni.

E come hai fatto? chiese Lidia, curiosa.

Non ho potuto cambiarla, ma ho cambiato il mio atteggiamento rispose Tatiana. Ho accettato la sua natura, ho tracciato dei confini. La tua mamma non sarà mai la madre perfetta dei libri, ma è sua scelta lamentarsi, manipolare, arrabbiarsi. Tu decidi come reagire.

Lidia rifletté, ma il consiglio sembrava uneco lontana.

Mi dispiace ancora per lei ammise. Sta sola, nel suo compleanno, arrabbiata.

Non è sola intervenne Tatiana. Ha la sua amica Gina. Ha scelto di rimanere arrabbiata, è il suo diritto. Ma anche tu hai il tuo diritto di vivere la tua vita, le tue priorità.

Un brindisi interruppe il dialogo; tutti alzarono i bicchieri. Un cugino di Marco parlò di valori familiari e legami.

Lidia sorrise meccanicamente, ma nella sua mente il volto di Alessandra era ancora lì, furioso, solitario. Quando si risistemò al tavolo, tirò di nascosto il telefono e mandò un messaggio alla babysitter: Come sta Marta? La risposta arrivò subito: Dormendo. Temperatura 37,4°C. Non preoccuparti.

Poi scrisse a sua madre: Buon compleanno, mamma. Ti voglio bene. Domani torno con Marta non appena starà meglio. Non arrivò risposta per un po. Quando il telefono suonò, era un messaggio di Alessandra: Grazie per gli auguri. La torta di Gina era insipida, con chimica. La tua sarebbe stata meglio. Ti voglio bene, mamma.

Lidia sorrise, un sorriso raro, quasi la più grande riconciliazione che Alessandra fosse capace di offrire.

Che cosa cè di buono? chiese Marco, notando il suo viso più sereno.

La mamma ha scritto mostrò il messaggio. Credo che non sia più così arrabbiata.

Marco rise amaramente.

Per tua madre è quasi una dichiarazione damore.

La festa proseguì tra brindisi, balli, giochi. Lidia iniziò a rilassarsi, a godersi la serata. Capì che le parole di Tatiana avevano senso: non poteva colpevolizzarsi eternamente per le aspettative altrui, nemmeno quelle di una madre.

Tornarono a casa tardi. La babysitter riferì che Marta dormiva tranquilla, la febbre quasi sparita.

Domani andiamo da nonna disse Lidia, guardando la stanza della figlia. Le faremo una vera festa.

Sicura? chiese Marco, togliendosi la cravatta. Forse darle altri due giorni di rabbia, così apprezzerà di più quando torni.

No rispose fermamente Lidia. È mia madre, con tutti i suoi difetti. Non voglio che ci sia più rancore. La vita è troppo breve per questo.

La mattina seguente Lidia preparò il miele al cioccolato preferito da sua madre, vestì Marta con un vestitino bianco e partì per il compleanno della nonna. Sul tragitto comprò un mazzo di crisantemi bianchi, i fiori preferiti di Alessandra.

Alessandra aprì la porta subito, come se li avesse attesi al varco. Indossava un vestito nuovo, i capelli erano acconciati per loccasione.

Nonna! esclamò Marta, correndo verso di lei. Buon compleanno! Guarda cosa ti abbiamo portato!

Le porse una piccola scatola avvolta con cura, piena di perline che la bambina aveva scelto al negozio.

Alessandra si illuminò, prese la nipotina in braccio:

Marta! Pensavo fossi ammalata!

Non più! proclamò la bambina, orgogliosa. Il dottore ha detto che sono una campionessa.

Lidia posò la torta sul tavolino e porse a sua madre il mazzo di crisantemi:

Buon compleanno, mamma.

Si abbracciarono; Alessandra la strinse forte, e Lidia sentì lodio svanire, almeno per un attimo.

Entrate, subito esclamò Alessandra in cucina. Il tè è pronto, i biscotti freschi. Ieri Zina ha portato una torta da supermercato, tutta chimica, quasi non labbiamo finita.

Lidia scambiò uno sguardo complice con Marta, fece un occhiolino. Tutto tornava alla normalità, ma questa volta non irritava, suscitava solo un sorriso caldo. Una madre è una madre, con le sue stranezze e il suo carattere difficile; bisogna apprezzare ogni attimo condiviso, perché quegli attimi non durano in eterno.

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La Mamma Non Mi Ha Lasciato Andare al Festeggiamento di Compleanno
Una vita da favola, altro che realtà