Dai in sposa la tua figlia a me e io rimarrò in silenzio.

Mi consegni tua figlia e starò zitto.
Scusa, non ho visto, sii per favore umano, Ignazio, non rovinarmi
Che, Ignazio? Hai dimenticato come chiamarmi? Per te sono Ignazio Efisio.
Ti prego, non portarmi in tribunale

Ignazio si raddrizzò, infisse le spalle in modo che la camicia scricchiolò. Un fuoco gelido bruciava nei suoi occhi scuri, incenerendo lo spaventato Zaccaria, che aveva le spalle curve dalla paura.

Zaccaria era caposquadra da anni, ma era diventato presidente dellazienda agricola soltanto da un anno. Allinizio molti lo mettevano in dubbio: è troppo giovane, solo venticinque anni. Però il dirigente provinciale, notando la sua capacità di gestire i lavori collettivi, il suo entusiasmo e il suo approccio pratico, gli diede il via libera.

Sei un ladro, Zaccaria Archippo, affermò Ignazio, con una voce che suonava di metallo. E se è così, non ti potrai sfuggire; piegherò la tua volontà al mio volere. I fienili sono spariti, è vero, è successo in primavera, pensi che lho dimenticato ti porto davanti al giudice!

Come è possibile, giuro sulla mia onestà che ho lavorato nei campi dellazienda, non ho preso nulla. Ignazio, potremmo trovare un accordo, altrimenti mia moglie non ce la farà e i miei figli

Figli, dici? rifletté Ignazio. Vuoi un accordo? Vuoi che ti copra ma che rischio ho io? Se ti proteggo, devo avere una buona ragione

Zaccaria si irrigidì, osservando il presidente, sperando che potesse cedere: erano cresciuti sulla stessa terra.

E la tua Cinzia è una ragazza dolce e bella se mi sposassi con tua figlia? La prenderò a spose eh?

Zaccaria sbiancò. Riflettici, Ignazio, è ancora una bambina

Bambina, dici? Lho vista in fattoria laltro giorno è una sposa

Una sposa? Ha appena compiuto diciassette anni, non ha ancora neanche una bambola, la sua mamma la culla
È ora di cullare una bambola viva! Ecco il mio patto: mi consegni la bambina e io resterò in silenzio sul tuo sbaglio. Se ti ostini, avviserò il capo provinciale e ti porterò in giudizio. Quindi, meglio darmi tua figlia o farci i biscotti, e non so se avrai famiglia

Zaccaria cadde in ginocchio davanti al presidente. Che cosa chiedi? È un peso insostenibile! Come posso darti mia figlia con la forza? Che mostro di essere, un mostro?

Ignazio tornò al tavolo, si sedette e tirò fuori un foglio. Allora così: Zaccaria Zavaglio ha agito contro lautorità, ha messo una mano al bene del popolo

Aspetta, non scrivere, disse Zaccaria, la voce spezzata, parlerò con mia figlia oggi stesso.

Allora parla. È una birichina, ha già iniziato a ribellarsi e tu la chiami piccola.

Allora sei tu il colpevole, perché lhai presa la bambina si è spaventata

Se il cuore ti tira, sorride Ignazio.

Zaccaria sospirò. Se solo il cuore

Ritornato a casa, Zaccaria si gettò sul divano, iniziò a togliersi gli stivali.

Che ti prende? chiese Maria.

Sul tavolo cera già una zuppa di patate, il forno sfornava pane e lintera casa era pervasa dal profumo di pane caldo. Che malumore?

Cinzia! chiamò, facendo entrare la figlia. È uscita dalla camera, non ha ancora intrecciato i capelli.

Papà?

Guardò la ragazza. Il presidente ha puntato gli occhi su di te vuole sposarsi con te.

Le labbra di Cinzia tremarono, i capelli sgranati si agitarono: sembrava un betulla al vento, scossa dalle parole: Perché lui? Non lo voglio

Maria lasciò cadere la mano e, singhiozzando, si sedette sulla sedia.

Zaccaria sospirò di nuovo. So che non vuoi, anchio non voglio. È troppo presto per te ma che fare?

Papà, perché ci fai così?

È stato chi lo ha concepito, che una bambina fosse trascinata a forza nel consiglio, non viviamo più allepoca dei borboni

Il presidente lha ideato, se fosse stato malevolo, sarebbe andato a capo sopra di noi

Rifiuta, e basta, suggerì Maria.

Papà, non lo seguirò, è cattivo, tutti lo temono

Il figlio minore, Nicola, appoggiato al focolare, ascoltava ogni parola.

Colpa mia, ho sbagliato, la testa mi tradì, non ho controllato i fienili in primavera

Oh, padre, lo rinchiuderanno

E Ignazio promette di rinchiudere minaccia di nascondermi, non ha rispettato la fiducia, dice

Allora che fa, se vuole Cinzia in sposa, forse ci lascerà anche noi

Esatto, confermò Zaccaria, dare mia figlia per il mio errore ma non voglio un genero così

Papà, lamentati, intervenne Nicola, tredicienne.

Zitto, mi basterà senza i tuoi consigli, ordò il padre. Se ti lamenti, finirai nei guai, il nostro suggeritore è apparso ma chi mi ascolterà, è il presidente, ancora verde

Papà, lo temo, piangeva Cinzia.

Zaccaria guardò la figlia, poi la moglie, sospirò e si mise in cammino.

Dove vai? chiese Maria.

Prepara tutto, la camicia, non dimenticare i biscotti domani andrò da Ignazio, lascia che mi arresti, non sono un nemico della figlia, non la costringerò a sposarsi, è ancora presto

Maria corse a prendere il marito, lo abbracciò e gli sussurrò. Cinzia si rifugiò nella camera e si sdraiò sul letto, ascoltando il pianto della madre e i sospiri del padre. Non aveva ancora notato gli amici, correva con le compagne se non fosse stato per il cugino Federico, figlio della zia Martina, quasi coetaneo, bello anchegli. Il presidente non laveva mai considerato, era più grande, e il suo sguardo cupo spaventava.

Si sentiva pietà per sé stessa: non aveva ancora potuto guardarsi intorno, e ora un matrimonio imposto, forse con lignobile Ignazio Zorini. Ma anche per il padre, che presto sarebbe sparito forse per sempre.

Riprese a intrecciare i capelli, li strappava senza dolore, ma la rabbia e la disperazione crescevano. Tornò dal padre, afferrò il sacco di provviste. Non andare via, padre, disse, per la prima volta con tono adulto non lo faccio.

Se lo facessi, non mi farebbe male qui. Ti sembrerà pesante, ma meglio così, sconfiggerò il tempo, e tu vivrai senza lacrime.

Papà! Cinzia lo afferrò Non partire! Ti arresterebbero, non batterebbe un occhio. E noi, anche Nicola e la sorella Antonietta, sarebbero in vergogna, il marito e i figli

Zaccaria si sedette stancamente sul cassetto vicino alla porta, che fungeva da panca. Lo so, Antonietta sarà rovinata, la famiglia avrà macchia, diranno che Zaccaria Zavaglio ha buttato il fieno è quello che fa paura.

Domani dì a lui che accetto, che mandi i parenti a fare la proposta chiese Cinzia.

Maria raccolse gli effetti, li mise accanto al focolare e, asciugandosi le lacrime, mise la tavola.

Quella notte Zaccaria e Maria non riuscirono a dormire. Parlavano, si giravano, sospiravano. Si sentiva il pianto di Cinzia nella stanza accanto.

No, Maria, ha paura di lui, il matrimonio le pesa, è troppo presto Tu, sveglia presto, prendi il sacco, io mi occupo del cortile e vado da Ignazio, faccia quel che vuole, ma non gli darò la figlia.

Maria, avvicinandosi a lui, disse: Zaccaria, come vuoi, ma non possiamo senza di te

Con lalba si alzarono, temendo di svegliare i bambini. Mentre lavoravano in cortile, Nicola sgattaiò fuori dal cancello. Quando tornarono, il sole splendeva già.

Dove è il nostro capretto? chiese Zaccario.
Non lo so, forse è scappato a scuola rispose Cinzia, non laveva visto al mattino.

Tornerà. Io resto un po a casa

Zaccaria, resta a casa fino a pranzo, non ti servirà laiuto di Ignazio disse Maria, sperando che il male passasse da sola.

E niente prigione, pensò Zaccario.

Intanto, Nicola viaggiava su un carretta con lo zio Matteo, diretto al centro provinciale.

No, Nicola, perché devi andare al centro? chiese luomo.
Ho un compito dalla scuola: ritirare i certificati. È così.

Matteo spingeva il carro, i barili tintinnavano, e arrivarono al centro. Il segretario comunale, il signor Guglielmo, li accolse. Era un uomo robusto, di quarantacinque anni, poco loquace. Nicola, per qualche ragione, credette che potesse aiutarlo e la sua sorella.

Che cosa vuoi, ragazzino? chiese il segretario.
Il signor…

Il segretario rimase perplesso. Dopo poco arrivò lonorevole Guglielmo, che ascoltò Nicola, confuso dalle parole del ragazzo. Dopo varie domande, il segretario rimase senza parole, ma Guglielmo ordinò di attendere al portico finché lauto di Vittorio non fosse arrivata.

Nel frattempo, il segretario entrò nella sede del consiglio e trovò Ignazio Zorini che, distribuendo ordini, rimproverava il trattoreista Piero. Quando vide Guglielmo, tutti si tacquero. Ignazio si raddrizzò, pronto a rendere conto dei fatti.

Nicola gironzolava intorno alla sede, osservava le finestre. Non amava lamentarsi, ma il padre gli era caro e non voleva vederlo in prigione. Un giorno Guglielmo lo interrogò:

Come gestisci qui? chiese.
Signor Guglielmo, tutto come al solito, facciamo del nostro meglio
Vedo che la tua paglia è sparita dalla primavera, ma solo ora ti fai notare. Perché prima tacevi? Hai una certezza che Zaccaria sia colpevole? O è perché la figlia ti ha rifiutato e ti sei abbattuto sul ricatto

Le domande di Guglielmo colpirono Ignazio, che divenne pallido. Capisco, colpa mia ammise. Non è stato Zaccaria, qualcun altro lha preso volevo spaventarlo

Allora pagherai per questo disse Guglielmo, con voce calma ma ferma. Ti ho promosso, ti rimetterò al suo posto ma andrai in giudizio per usurpare il potere.

Nicola entrò di corsa, aprì la radio. Accendete, che succede indicò. La radio trasmise la notizia della guerra: 22 giugno 1941.

Ignazio, pallido, disse: Non mi sottraggo, ma non è il momento, lasciami andare al fronte, mi arruoleranno lo stesso.

Guglielmo, sorpreso, si chinò sul tavolo e rifletté sul destino di Ignazio Zorini.

Il fieno è sparito continuò Ignazio non sappiamo chi lo ha mangiato. Ora sono al fronte

Chi resterà qui? chiese Guglielmo.
Ci saranno altri uomini, come il signor Matteo, anziano ma capace

Bene, Zorini, ho altro da fare. Deciderò più tardi.

Una settimana dopo, intorno al consiglio si radunavano carri e persone del villaggio. Si sentivano pianti, canti, risate.

Signori, non rimproverateci si inchinò Ignazio, pose il sacco e andò al centro. Con gli occhi pieni di fuoco, iniziò a ballare, a battere i piedi, coinvolgendo la gente in un cerchio.
Ignazio Efisio, le tue braccia sono forti potresti abbracciare una moglie, ma oggi devi stringere un fucile osservò Matteo Iacopo, il nuovo presidente al suo posto.

I Zavaglio salutavano il nuovo genero. Antonietta lo teneva stretto, finché non suonò lordine: via, sotto i carri!.

Passarono giorni difficili per il villaggio vuoto, dove ora i fazzoletti delle donne svolazzavano ovunque. Nei campi e nei boschi cerano solo donne. Zaccaria Zavaglio non fu chiamato alle armi, ma lavorava come se ne avesse tre.

Linverno siberiano si trasformò in una primavera imprevedibile, e i giorni di pianto si susseguirono.

Ah, Maria, sembra che la sventura sia passata, ma ne arriva unaltra. Oggi, invece, la nuova sventura è più leggera, come il fuoco che si spegne nel camino sospirò.

Quattro anni dopo, il villaggio era più scarso, con vedove e orfani, ma la primavera del 45 rinvigorì la gente avvicinando la vittoria.

Il giovane Federico arrivò a marzo, ferito ma tornato a casa, e ora era un promesso sposo.

Perché non vuoi vedere Federico? chiese Maria alla ormai adulta Cinzia. Dove trovi un tale sposo oggi? Non è troppo tardi per te, non girare le spalle, altrimenti ti sposano

Capisco, mamma, ma non sento nulla

Che sentimenti, Cinzia? Rimarrai una ragazzina.

Un mese dopo, tornò Ignazio Zorini. Le donne lo guardarono, riconoscendo il suo cappotto vuoto. Ciao nonne! Come state? Dove è mio padre?

Che gioia è a fattoria, dove altrimenti starebbe, vieni aE così, tra risate amare e speranze rinnovate, il villaggio ritrovò la sua pace.

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