Sono rimasto qui con te

«Non è colpa mia», mormorò Alessandra, stringendo le mani nel vuoto. «È stata una svista, un errore del destino. Perdonami, ti supplico! Giuro che non parlerò più con quella collega. Cambierò lavoro se lo desideri. Vuoi andartene? Non lasciarmi, ti prego»

***

Settembre accolse Alessandra con un sole tiepido ma ancora gentile. Le foglie gialle giravano ai suoi piedi, nellaria aleggiava lodore della terra umida e dellautunno in arrivo. Prese in fretta la valigia. Davanti a lei cera un lungo viaggio verso la Sicilia, dove la madre, improvvisamente debilitata, lattendeva.

Allinizio sembrava un semplice raffreddore, ma lansia, annidata da qualche parte nel profondo del petto di Alessandra, cresceva giorno dopo giorno. Una diagnosi inaspettata e terribile, pronunciata dai medici, la colpì come una doccia gelata. Il marito, Costantino, rimase a casa; non poteva accompagnarla. Alessandra dovette prendere lunica decisione giusta: prendere il figlio e volare immediatamente da sua madre. Così iniziò la loro lotta dura e estenuante contro il tempo prezioso

I primi tre mesi volarono tra visite infinite al medico, prelievi di sangue e disperati tentativi di trovare un dottore competente. Quando finalmente trovò una finestra libera, Alessandra tornò a casa, ma la sensazione che qualcosa fosse cambiato la perseguitava. Sembra che tutto fosse al suo posto: una casa pulita e accogliente, un marito premuroso, ma i suoi pensieri rimanevano impantanati in Sicilia. La casa non era abbandonata Costantino cercava di mantenere la routine, il comfort, la cura ma lattenzione di Alessandra era altrove.

Appena la madre si stabilizzò un po, Alessandra dovette di nuovo fare le valigie. Il figlio, stanco dei voli e dellatmosfera ospedaliera ma obbediente, la seguiva. Ancora aerei, ancora medici, ancora speranze che accendevano e spegnevano. A marzo arrivò un lieve sollievo: la madre migliorò un po, e Alessandra si concesse una breve pausa, tornando a casa per alcune settimane.

In quel breve periodo di tranquillità la verità, come unerbaccia tenace, si affacciò. Marco, il figlio, si lamentò che il suo telefono era caduto nella vasca. Alessandra ricordò un trucco letto in una rivista femminile: mettere il dispositivo in un barattolo di riso.

***

Alessandra estrasse lo smartphone, lo accese. Il display si illuminò e mostrò un messaggio in arrivo. Il marito dormiva serenamente sul divano.

Marco, guarda, il tuo telefono funziona, disse Alessandra, porgendo il dispositivo.
Lui lo prese con lentezza, scorrendo le notifiche, e si bloccò improvvisamente.

Che cosè questo? chiese Alessandra avvicinandosi, notando il suo cambiamento di postura «Mi sto innamorando di te sempre di più». Che significa?
Costantino si irrigidì. Tossì, cercando di apparire impassibile, ma le mani tremarono leggermente.

Alessandrina, hai capito male, iniziò a balbettare, è solo uno scherzo, un collega di lavoro si diverte così. A volte facciamo i buffoni
Uno scherzo? incrociò le braccia, sentendo un gelo interno nonostante il caldo della stanza vi state divertendo?
Ti dico sul serio, è una sciocchezza. Lavoriamo insieme, niente di personale.
Sei sicuro? Perché questi messaggi di solito non li scrivono i semplici colleghi, replicò Alessandra, scrutando il suo volto alla ricerca di un minimo segno di bugia.
Sono certo al cento per cento. Stai esagerando per la malattia della madre. Lasciamo stare, andiamo a passeggiare. Il sole splende, facciamo un po daria.
Costantino la incalzò così tanto a uscire che Alessandra, esausta da tre mesi di stress continuo, cedette. Gli credette, attribuendo tutto al nervosismo e alla stanchezza. Uscirono, ma quella falsa tranquillità durò poco.

Appena rientrati, arrivò un altro messaggio della stessa collega, più esplicito ancora. Alessandra provò una punta di gelosia, ma decise prima di parlare con il marito, evitando una scena immediata.

Marco, guarda cosa ha scritto ora. Non è più uno scherzo.
Costantino prese il telefono, il volto impallidì.

È è un errore. Le scriverò subito per farla smettere.
Scriverai? O devo farlo io? la voce di Alessandra tremò.
Alessandra, ti ho già detto, ti amo solo te. Non servono litigi per una sciocchezza.
Poi di nuovo laereo. Di nuovo la madre, i medici, gli esami, le camere dospedale. Di nuovo Marco, lunica costante in quel caos. La madre migliorò leggermente e Alessandra poté finalmente prendere un respiro di tregua.

***

Arrivò marzo. La madre stava meglio e Alessandra riuscì a tornare a casa per cercare di ritrovare lequilibrio. Ma lequilibrio non tornava. Un SMS che aveva appena scansionato quel giorno non la lasciava in pace; non riusciva a dimenticare quelle parole.

Alessandra decise di non aspettare unaltra scusa, ma di affrontare direttamente Costantino.

Marco, voglio la verità. Non posso vivere con i tuoi vaghi spiegazioni.
Alessandrina, ti ho già spiegato tutto! È solo uno scherzo sfortunato. Non capisco perché continui a riportare largomento.
Perché mi sento inquieta, rispose fermamente Alessandra.

Costantino si irrigidì.

Alessandra, perché lo rendi più difficile? È già complicato
Ho parlato con la tua collega, disse Alessandra, la voce gelida è lei a contattarmi.
Costantino rimase immobile.

Ha scritto continuò Alessandra, fissandolo negli occhi ha scritto: «Sì, ti amo. Sì, è stato tutto». Cosa risponderai, Marco?
Lui taciò, il volto diventato di cenere.

Vattene, la voce di Alessandra tremò per lemozione repressa prendi le tue cose e vai via.
No, sussurrò Costantino, stai commettendo un grave errore! Non è mai successo nulla con lei. Lha inventato e tu lhai creduta!
Non ti credo! Alessandra mostrò il telefono, il screenshot della conversazione in cui la amante confessava tutto, ecco la tua battuta!
Costantino abbassò lo sguardo. Il silenzio durò uneternità. Poi alzò gli occhi, dove ora brillava una mescolanza di colpa e disperazione.

Va bene. Ho sbagliato. Ti amo solo te, sempre, Alessandra. È vero.
Hai sbagliato? Alessandra rise amaramente, tre anni di bugie in faccia! Come si può non rispettare una persona così?!
Non è una bugia, ti amo davvero! È solo che non eri sempre qui e…
Non eri qui? Solo i codardi si comportano così! gridò Alessandra, facendo un passo indietro sei un codardo!
Ma non ti ho lasciata, Alessandra, non ti ho abbandonata! cercò di afferrare la sua mano, siamo insieme
Alessandra ritirò la mano. Non gli importava più se se ne fosse andato o no; la sua sofferenza era al di là di quel dettaglio.

Non mi hai lasciata, dici? chiese amaramente Hai sofferto, sei stato indeciso, ma non mi hai lasciata
Non potevo! Ti amo!
Ami? scosse la testa No, non sei andato via perché ti amassi, ma perché era comodo. Non ho più tempo per i tuoi motivi. Devo partire. La madre è peggiorata.
Di nuovo laereo. Di nuovo la Sicilia, i medici, gli ospedali. Di nuovo la lotta, ma ora Alessandra portava anche il peso del tradimento del marito

***

La madre morì ad agosto. Fino al Capodanno Alessandra visse in uno stato di catatonia, compiendo meccanicamente le azioni quotidiane. La casa, un tempo fortezza, ora le sembrava estranea. Marco era il suo ancoraggio, lunico motivo per non dissolversi nella grigia indefinitezza.

Quando i primi mesi di desolazione passarono, Alessandra riemerse un po, ma non riuscì mai a rimettersi completamente. Ogni sguardo verso Costantino la bruciava. Non poteva più guardarlo, sentire la sua voce, ma continuava a reggere la responsabilità di prendersi cura di Marco, che sembrava percepire il suo stato.

Costantino, consapevole della gravità del suo tradimento, cercò di riconquistare la fiducia. Si avvicinò, offrì scuse, implorò di dimenticare e di tornare alla vita comera.

Alessandra, ti prego, proviamo di nuovo. Ho commesso un errore terribile. Lo so. Ma non sono scappato quando sei volata da tua madre. Questo non dimostra il mio amore?
Il suo cervello rievocava le parole dei messaggi che aveva visto per caso mentre puliva il telefono. Le frasi, non notate nella furia, ora riaffioravano con una chiarezza spaventosa.

Tu sei il mio tutto, scriveva la amante.
E la risposta, che Alessandra ricordò a memoria:

Ho scritto tutto alla tua moglie? Qualcuno lha spinta. Qualunque donna se ne andrebbe, ma tu una scopa!
Alessandra osservò Marco che costruiva con i mattoncini in un angolo. Somigliava a lei da piccola: concentrata, intelligente. Non meritava di vivere in una casa dove il padre mentiva.

Costantino entrò nella stanza, due tazze di tè alle erbe in mano.

Ecco, bevi, ti avvicini.
Alessandra prese la tazza ma non bevve.

Non posso, Marco
Alessandra, abbiamo detto che il tempo guarisce. Dammi una possibilità. Farò di tutto per riconquistarti.
Il tempo? sorrise amaramente il tempo ha mostrato che sai mentire alla perfezione. Sei rimasto perché è diventato scomodo andare via, non perché io sia il tuo amore. Le sue parole lo provano. Ha scritto che le hai detto la verità.
È stato stupido da parte sua! Le ho proibito, le ho detto che era la fine!
Non le hai proibito, Marco. Hai solo scelto la risposta più facile per non perderla.
Alessandra inspirò profondamente.

Non posso perdonarti. Non ora. Forse mai. Ma devo vivere, e Marco deve vivere. Vivremo separati. Porterò Marco dalla sorella per qualche settimana, io andrò da una amica. Ho bisogno di capire cosa voglio davvero.
Costantino si sbiancò. Capì che non era solo una pausa, ma la reale possibilità di perdere tutto.

Alessandra, non farlo. Ti prego. Andrò da uno psicologo, a qualsiasi specialista. Lascerò il lavoro, se serve. Non andartene.
Non mi allontano da te, Marco. Mi allontano dalla bugia, sussurrò Alessandra non posso più amarti mentre viviamo nella falsità. Ne parleremo quando tornerò. Se tornerò, ovviamente

***
Alessandra non tornò più. Due mesi di separazione e poi la donna decise definitivamente: la famiglia non sarebbe sopravvissuta, nemmeno per il bene del figlio. Costantino cambiò lavoro, tagliò i contatti con la giovane donna, ma Alessandra capì che quellattimo di passione rimarrà impresso nella sua memoria e non riusciva a far pace con quella realtà.

E così, tra le strade di una vita spezzata, Alessandra imparò che la verità, per quanto dolorosa, è lunico sentiero verso la libertà interiore; chi vive nella menzogna, si perde da solo.

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