Nel salone business dellaereo aleggiava una tensione quasi tangibile. I passeggeri, con sguardi di sfiducia, lanciavano occhiate alla signora anziana che, appena arrivata, si era accomodata al suo posto. Eppure fu proprio a lei che il capitano dellaeromobile si rivolse negli ultimi minuti di volo.
Fiorenza, con il cuore che batteva forte, si sedette sulla sua poltrona. In quel momento scoppiò una discussione.
Non voglio stare accanto a quella signora! sbottò a gran voce un uomo sulla quarantina, fissando il vestito modesto di Fiorenza e rivolgendosi alla hostess.
Il suo nome era Vittorio Bianchi. Senza mezzi termini mostrava la sua arroganza, facendo spallucce di superiorità.
Mi scusi, signora, ma la passeggera ha il biglietto proprio per quel posto. Non possiamo spostarla, rispose la hostess Laura, mantenendo la calma, mentre Bianchi continuava a scrutare Fiorenza con sguardo tagliente.
Questi posti sono troppo cari per gente come lei commentò con sarcasmo, girandosi come a cercare complicità.
Fiorenza restò in silenzio, ma dentro di sé il nodo si stringeva sempre di più. Indossava il suo vestito migliore: semplice, ma curato, lunico adatto a una giornata così importante. Alcuni passeggeri si scambiarono sguardi, altri annuirono in silenzio a Bianchi.
A un certo punto, non potendo più trattenerlo, la vecchia alzò timidamente la mano e disse:
Va bene Se cè posto in economia, mi sposterò. Ho risparmiato per questo volo tutta la vita e non voglio disturbare nessuno
Fiorenza aveva ottantacinque anni. Era il suo primo volo. Il viaggio era stato impegnativo: lunghi corridoi, fretta nei terminal, attese infinite. Un addetto dellaeroporto laccompagnava per non farla smarrire.
Ma ora, a poche ore dal suo sogno, si trovava a subire umiliazioni.
Mi scusi, signora, ma ha pagato il suo biglietto e ha il diritto di esserci, replicò fermamente la hostess. Non permetta a nessuno di privarla di questo diritto.
Poi, fissando Bianchi con sguardo gelido, aggiunse:
Se non si calma, chiamo la sicurezza.
Bianchi, irritato, si limitò a brontolare.
Laereo decollò verso il cielo. Fiorenza, nervosa, lasciò cadere la borsetta e, senza dire una parola, Bianchi la aiutò a raccoglierla. Quando le porse la borsa, il suo sguardo si posò su un ciondolo con una pietra rossa come il sangue.
Bel ciondolo, commentò. Sembra un rubino. Ne conosco un po la storia, vale una bella somma.
Fiorenza sorrise.
Non so quanto valga È un regalo di mio padre a mia madre prima di andare al fronte. Non è più tornato. Mia madre me lo ha dato quando compiessi dieci anni.
Aprì il ciondolo e ne mostrò il contenuto: due vecchie fotografie. In una, una giovane coppia; nellaltra, un ragazzino sorridente.
Questi sono i miei genitori, disse con dolcezza. E qui è mio figlio.
Vola verso di lui? chiese cautamente Bianchi.
No, rispose Fiorenza, abbassando lo sguardo. Lho affidato a un orfanotrofio quando era ancora un neonato. Allora non avevo né marito né lavoro e non potevo offrirgli una vita dignitosa. Solo di recente, grazie a un test del DNA, lho trovato. Gli ho scritto ma mi ha risposto che non vuole conoscermi.
Oggi è il suo compleanno. Volevo solo stare vicino a lui, anche solo per un attimo
Bianchi rimase senza parole.
Allora perché volare? sbottò.
La vecchia posò un sorriso flebile, i suoi occhi colmi di tristezza.
Lui è il comandante di questo volo. È lunico modo per avvicinarmi, anche solo con uno sguardo
Bianchi tacque. Il rimorso lo pervase; abbassò lo sguardo.
La hostess, udita la confessione, si allontanò silenziosa verso la cabina dei piloti.
Pochi minuti dopo, la voce del comandante si levò nellabitacolo:
Cari passeggeri, fra poco inizieremo la discesa allaeroporto di Linate. Ma prima desidero rivolgermi a una signora speciale a bordo. Mamma per favore, rimanga qui dopo latterraggio. Voglio vederla.
Fiorenza rimase immobile. Le lacrime le rigarono le guance. Un silenzio pesante avvolse la cabina, poi qualcuno iniziò a battere le mani, altri sorridendo tra le lacrime.
Quando laereo toccò terra, il comandante infranse le regole: uscì dalla cabina, le lacrime agli occhi, e si precipitò verso Fiorenza. La strinse con forza, come se volesse recuperare tutti gli anni perduti.
Grazie, mamma, per tutto quello che hai fatto per me, sussurrò, stringendola a sé.
Fiorenza pianse fra le sue braccia:
Non ho nulla da perdonare. Ti ho sempre amato
Bianchi rimase in disparte, la testa china. Il senso di colpa lo travolgeva. Aveva appena scoperto che dietro la semplicità dei vestiti e le rughe di quella donna si celava la storia di un sacrificio immenso e di un amore senza tempo.
Non era solo un volo. Era lincontro di due cuori separati dal tempo, ma finalmente ritrovati.






