MELODIA DI VITA O STRACCIOLA
Loredana, fin da piccola, era sempre stata la Loredanina. Di statura minuta, con la vita a boccale, occhi verdi come foglie di basilico e una risata contagiosa, attirava lattenzione di uomini di tutte le età. Ai maschi piacciono le donne piccole: piccole cavalline da coccolare, tenere fra le braccia, come se fossero cuccioli di pony.
E poi Loredana aveva un talento: cantare in modo sorprendente. Il suo registro era mezzosoprano, e la sua voce si spargeva ovunque, dal corridoio del fabbricante di pasta a Milano fino al vicolo di Bologna. Lavorava come laboratorista in una fabbrica di conserve, ma il canto era la sua vera linfa vitale. Partecipava a tutti i cori popolari, iniziò timidamente e poi con più sicurezza, finché il suo animo bramava larte e ne era ormai dipendente.
Loredana non aveva fretta di sposarsi. E i figli? Nemmeno a farla pagare. Pensava che marito e prole fossero solo pesi che rubano tempo al canto e al piacere di vivere. Così ne parlava tra le amiche sposate, che la ascoltavano annuendo e poi scappavano in maternità una, due, tre volte
Il destino però ha i suoi piani. In fabbrica Loredana incontrò il capo reparto, il signor Antonio De Luca. Ogni giorno doveva consegnare gli elaborati al capo, ma la segretaria Zaira, gelosa custode della porta, intercettava sempre i fogli, ringraziando e dicendo:
Signorina, è tutto a posto, lo passo a Antonio. Non si preoccupi.
Così Loredana non mise mai gli occhi sul capo. Una mattina Zaira si ammalò; Loredana, senza ostacolo, bussò alla porta e trovò Antonio al tavolo.
Entri pure! Che ha per me? chiese il capo.
I rapporti balbettò Loredana.
È nuova? insistette.
No, da più di cinque anni lavoro qui. rispose.
Non lavevo notata, peccato sorrise Antonio.
Dopo quella chiacchierata, Loredana cominciò a lasciare i rapporti direttamente sulla scrivania di Antonio. Zaira, guarita, la guardava di scatto, irrigando fiori sul davanzale e ignorando la giovane.
Allepoca Loredana aveva ventisette anni. Si scatenò una breve avventura dufficio: Antonio, uomo rispettabile, non voleva fare il cavaliere da giornale. Propresse subito il matrimonio. Loredana, con la sua ironia, rifiutò: Perché aggiungere altre seccature?
Antonio rimase sorpreso: A questa età, tutti corrono a me! Ma prese una pausa, lasciandole tempo per riflettere. Intanto la compagnia di ragazze le consigliava: Un uomo così ti vuole! Sbrigati, altrimenti rimani sola a cantare!
E Loredana cedette. Il matrimonio fu una festa spettacolare. In abito da sposa, velo e scarpe da bambina, divenne una bambola di porcellana. Antonio era al settimo cielo, Loredana invece si limitava a lasciarsi amare, risparmiando energie per i concerti.
Il mese di miele trascorse tranquillo, poi Loredana partì per un tour locale case di riposo, spa, scuole. Antonio la lasciò andare, chiedendole solo:
Loredanina, prepara qualcosa da mangiare e stira la camicia, per favore!
Loredana, con un sorriso di chi ha fretta, replicò:
Non fare il sogno, Antonio, ho una vita da cantare!
Antonio, baciandole il naso, rispose:
Scusa, amore, ti disturbo con le mie chiacchiere. Vai, canta!
Così si susseguirono richieste di snack, biscotti con marmellata di ciliegie, e Antonio imparò a fare la pasta, stirare e persino friggere le uova.
Il tempo passò, Loredana lasciò la fabbrica per dedicarsi al canto e ai turni in tutta la regione. Antonio, ormai abituato allidea di una moglie artista, si limitava a chiedere al suo nuovo segretario di portargli un caffè.
Una mattina Zaira, la vecchia segretaria, entrò con un vassoio:
Antonio, le porto dei pasticcini al ripieno di ciliegie, fatti in casa.
Grazie, Zaira. Io adoro le ciliegie, rispose con un sorriso stanco.
Poi Zaira propose di ricucire un bottone sul suo giubbotto.
Capisco, Zaira, mia moglie non ha tempo per me. Ha i suoi impegni. disse Antonio.
Zaira, sussurrando, pensò: Moglie canta, marito ruggisce.
Così Zaira iniziò a nutrire il capo con zuppe pronte, minestre in thermos e polpette ancora calde. I pasticcini alla ciliegia divennero la sua firma. Antonio, senza accorgersene, finì sotto il suo regno di dolci e attenzioni. Rimase grato, ma fedele a Loredana.
Quando Loredana, ormai 34 anni, scoprì di essere incinta, fu un vero colpo di scena. Devo fare una visita, magari poter liberarmi di questo peso, pensò, ma il medico la rassicurò: era tardi per un aborto, meglio prepararsi a un bambino sano. Antonio, ignaro, correva nei negozi a controllare i prezzi del passeggino più costoso e del lettino più comodo.
Loredana accettò il diagnosi. Antonio condivise la gioia con Zaira, che al sentirlo disse:
Che peccato, le mie ciliegie hanno finito!
Zaira si dimise subito, lasciando il posto a una segretaria più anziana, Tiziana Bianchi, che conosceva tutti i segreti dellufficio.
Il parto avvenne senza intoppi: una bambina. Lostetrica chiese:
Come la chiamerete?
Nessun nome, sbuffò Loredana.
Antonio arrivò con un mazzo di fiori, ma Loredana non gli aprì neanche la porta, seduta sul lettino a piangere amaramente. Le compagne di stanza cercavano di consolarla:
Ma perché piangi?
Questo bambino non è per me! spiegò.
Le altre madri raccontarono le loro storie: una aveva partorito da un amante, unaltra un ragazzo di 36 anni, un terzo un marito scomparso, e così via. Loredana ascoltava, pensando: Forse dovrei essere felice, ma tutti hanno i loro guai.
Uninfermiera le portò un bouquet da Antonio, ma Loredana non lo toccò.
Due settimane dopo, Antonio fu mandato in trasferta per un nuovo impianto di produzione di provette. Tornò con ansia, immaginando la sua piccola. Ma trovò solo Loredana che sfogliava spartiti e cantava.
Loredanina, dovè la nostra bambina? domandò il padre.
Antonio, siediti, ho firmato il rinuncia al bambino, rispose Loredana senza guardarlo.
Antonio, sconvolto, afferrò i fogli musicali, li strappò a pezzetti e la lanciò in faccia:
Ecco le tue note, stupida!
Loredana, spaventata, non aveva mai visto un marito così. Antonio, senza più emozioni, prese una valigia, gettò dentro i vestiti e chiuse la porta con un colpo.
Camminò per le strade di Milano, gridando: Gente! Dove è finita lamore? Aiutatemi! ma nessuno lo ascoltò.
Notte dopo notte, si rifugiò da un amico, poi tornò al lavoro chiedendo il numero di Zaira:
Signora Tamara, mi dia il telefono di Zaira, per favore.
La segretaria, sorridendo, gli passò il foglio: Lo sappiamo, signor De Luca, avete litigato con la moglie.
Ritornò al suo ufficio, chiuse la porta e si mise a pensare.
Quando Loredana si riprese dallo shock, decise di dedicarsi al canto. Partì per una casa di riposo dove la invitarono a un concerto. Il pubblico applaudiva, lanciava fiori sul palco, e lei cantava, cantava, cantava.
Gli anni passarono, Loredana lasciò il palcoscenico e divenne insegnante di canto, senza una formazione accademica ma con tanta esperienza da trasmettere ai giovani.
Un giorno una collega le chiese:
Loredanina, una bambina è venuta a farmi visita, è davvero talentuosa. Puoi sentirla?
Loredana accettò.
Entrò in classe e apparvero Antonio con due ragazzine, una di dieci, laltra di dodici anni. Indicò alla più piccola di sedersi. Quando la più grande si avvicinò, Loredana la riconobbe: era la sua exmoglie.
Dio, perché proprio a noi? sbuffò Antonio.
Loredana, cercando di mantenere la calma, propose di sentire la voce della bambina.
La ragazzina cantò con una voce che ricordava la giovane Loredana: risate, timbro, tutto.
Quanti anni hai, piccola? chiese Loredana.
Tredici, mi chiamo Ginevra rispose fiera.
Antonio, incuriosito, si avvicinò:
Allora è la tua figlia? chiese.
Loredana, incredula, rispose:
Lho solo dato alla luce.
Antonio, sorridendo, spiegò:
Siamo tutti felici, la mia attuale moglie è Zaira, la mia exsegretaria. Cresciamo la nostra figlia Ginevra e, assieme, la piccola Martina di Zaira.
Loredana non poteva credere a quello che sentiva.
Passarono tredici anni da quel giorno. Loredana, stanca, rientrò a casa, dove il gatto Musicista le saltò addosso, miagolando per un boccone.
Non è ora, Musicista! lo rimproverò, e il felino corse verso la ciotola.
Seduta sul divano, avvolta da una coperta, Loredana mormorò:
Ho suonato la melodia della mia vita, ma è una sinfonia triste. Solo castelli di sabbia e un passato non proprio lucido.
E così, avvolta nel suo piccolo mondo, Loredana si rese conto che, come la cicala, aveva cantato finché le note le permettevano.





