Troppe Coincidenze: Un Viaggio tra Destini Intrecciati

Troppi coincidenze

 Giulia, aspetta! Non ti ho tradito, lo senti? Vuoi che ti giuri sulla mia salute? E invece vuoi che te lo giuri sulla mia madre!?

Alessandro scende a gran velocità le scale del condominio per inseguire la moglie, urlando a squarciagole. In quel momento non gli importa che qualche testa curiosa sbuca da dietro le porte, osservando con malsana curiosità il dramma familiare. Non gli importa nemmeno che i vicini più silenziosi striscino lorecchio verso il suo grido, curiosi di sbirciare dal buco della porta.

Giulia sbuca dal vestibolo, salta su un taxi e parte così in fretta che Alessandro riesce a seguirla solo con lo sguardo.

Tutto è iniziato tre mesi fa, quando la vita di Alessandro comincia a girare in senso opposto. Una collega, con cui aveva sempre mantenuto un rapporto puramente professionale, ha subito una tragedia personale: una gravidanza fallita e un divorzio imminente. Dopo mesi di riabilitazione è tornata in ufficio, ma è diventata una donna del tutto diversa.

 Non ce la faccio più, è insopportabile. Mi chiama di notte, mi manda messaggi, a volte si presenta davanti a casa , sbotta Alessandro irritato nel reparto del direttore, sfogandosi con franchezza.

Il direttore ride e risponde:

 Succede, sai. Una donna innamorata, che vuoi farci? Non vedo nulla di criminale.

 Ma io non ho fatto nulla! Parlavamo solo di lavoro. Ora il mio matrimonio cade a pezzi per colpa di Lidia , dice Alessandro quasi urlando.

 E cosa vuoi da me? Lidia è una dipendente più che adeguata, quello che succede fuori dal lavoro non è affare mio , scrolla le spalle il capo.

Alessandro è sullorlo della disperazione. Allinizio ha sopportato, ha cercato di ignorare, di far finta che nulla fosse; ora farsi gli scenari sereni è impossibile. Con Giulia cominciano le tensioni. Giulia, a sua volta, inizia a dubitare della fedeltà del marito: non le sembra plausibile che una donna possa orchestrare tutti quei messaggi, allusioni e foto ambigue.

 Giulia, ti prego, non cominciare. Non ti ho mai tradito, non ci ho mai pensato implora Alessandro.

 Capisci che le tue parole, in mezzo a tutti quei messaggi, suonano come scuse? O mi consideri stupida come una conchiglia che non sa fare due più due? risponde Giulia con indifferenza.

 Lei fa tutto di proposito. Non la posso fermare: blocco il numero, ma lei scrive da un altro. Lidia porta risultati eccellenti, quindi il capo la difende. Che cosa devo fare? Come ti dimostro che sono pulito?

 Non lo so, Alessandro. Sono stanca, sono quasi tre mesi che succede non ti credo più. Non riesco a crederci. Troppi incroci, troppa Lidia nella nostra vita

 Basta! Non è la mia, non ne ho bisogno!

 Non lo so, Alessandro non lo so

Giulia si domanda:Perché non riesco a credergli? Prima ti credevo ciecamente. Ma questi messaggi, queste chiamate troppi incroci. Lidia è dappertutto dove cè Alessandro. Le coincidenze non sono caso. Quante volte un uomo tradisce apertamente e però trasforma la moglie in una gelosa dubbiosa, convinta che sia tutta sua immaginazione? Non voglio diventare quella donna

Ricorda una volta in cui lo ha beccato a cancellare dei messaggi. Non ha visto il contenuto, ma ha intravisto alcuni scatti che Alessandro eliminava. Da quel momento il marito inizia a tornare tardi dal lavoro, è più irritabile e chiuso.

 Forse sono solo paranoica? si chiede Giulia.

Lidia, invece, agisce con metodo, come una stratega esperta. Un tempo era una donna dolce, tranquilla. Ha incontrato un uomo, si è sposata, è andata in maternità, poi ha sentito al lavoro che Lidia era finita in ospedale per una crisi: la gravidanza è stata interrotta per motivi medici, il marito non ha retto e se nè andato.

Ritornata in ufficio, Lidia prima si comporta come prima, poi inizia a mandare piccoli segnali ad Alessandro. Segnali innocui, quasi flirt, e lui non si oppone: un incontro casuale nel corridoio, un complimento, e basta.

Poi Lidia scoppia sulla famiglia di Alessandro e Giulia come una tempesta, strappando via la fiducia costruita negli anni.

Giulia e Alessandro cominciano a “incontrarsi” per caso al supermercato Coop, anche se Lidia vive in un altro quartiere. Dopo Lidia inizia ad andare alla stessa palestra di Alessandro, inserendosi in ogni sua telefonata con frasi tipo: «Sei dolce come un cucciolo» o «Ti ho preparato un caffè, perché non vieni?».

Un giorno Lidia organizza un incontro casuale davanti alla porta di Alessandro e Giulia.

 Alessandro, per favore, la mia amica di casa non risponde, ho solo il due per cento di batteria, temo di non riuscire a chiamare un taxi. Sei a casa? Scendi, ti prego, ho davvero bisogno di aiuto dice con voce angelica dal nuovo numero.

Giulia alza le spalle: non vuole abbandonare una persona in difficoltà a quellora, ma osserva Alessandro dalla finestra. La scena le conferma i dubbi.

Lidia, appena vede Alessandro uscire dal portone, gli si avventa al collo e resta lì a trattenersi. Giulia ha abbastanza.

Quella notte il cellulare di Alessandro vibra. Giulia, che non riesce a chiudere gli occhi, legge il messaggio e sente un brivido:

«Grazie per essere venuto, altrimenti la tua starebbe a guardarti. Domani, come concordato, arriverò con mezzora di ritardo».

 Alessandro domani dovevi andare dallamico sussurra Giulia. Come è possibile?

In quel momento Giulia fa qualcosa che non aveva mai fatto: risponde.

«Ne parleremo domani. Sto dormendo, ti chiamo io». Subito arriva la risposta: «Capisco, aspetto la tua chiamata. Sai che sono sempre vicina!».

Giulia resta immobile, senza sapere come reagire. Allalba prende la decisione definitiva: andare a vivere temporaneamente da sua sorella, riflettere lontano da Lidia e da Alessandro. Inizia a fare le valigie in silenzio.

Alessandro si sveglia al suono delle chiavi. Il cellulare è ancora sul cuscino. Sentendo che qualcosa non quadra, salta dal letto, corre verso la porta dingresso. Dopo un tentativo disperato di fermare la moglie in partenza, rientra in casa e inizia a correre come un animale imbrigliato: la situazione è al limite dellassurdo.

Giulia non risponde alle chiamate. La sorella chiede ad Alessandro di non disturbare la moglie

I giorni si allungano senza fine. Alessandro non trova pace. Sa che deve fare qualcosa per dimostrare la sua innocenza, riconquistare la fiducia della donna che ama

Una settimana dopo, prende coraggio e chiama la sorella di Giulia, chiedendo un incontro con la moglie.

 Giulia, ti prego, dammi una possibilità. So che non mi credi, ma ho qualcosa che può cambiare tutto. Dopo questo incontro deciderai tu se restare con me o lasciarmi per sempre le promette.

Dopo lunghe discussioni, Giulia accetta.

Guidano in silenzio. Alessandro tiene lo sguardo sulla strada, ogni tanto lancia unocchiata laterale a Giulia, che cerca di scorgere qualcosa nel crepuscolo fuori dal finestrino.

 Giulia, ti chiedo una cosa dice fermandosi davanti a un edificio comune ti voglio bendare. Dovremo camminare un po, ma ti prego, fidati.

Giulia, dubbiosa, accetta. Alessandro la guida con attenzione, la sostiene al braccio. Entrano in un edificio e lodore di vernice colpisce subito il naso di Giulia.

 Siamo in cantiere? chiede, un po tesa.

 Non proprio

Alessandro toglge la benda. Una luce fioca illumina la vecchia palestra della scuola superiore dove si erano incontrati per la prima volta.

Al centro della palestra, su una panca, cè un bouquet di gigli bianchi. Giulia si blocca.

 Giulia, sai quando ho capito che mi ero innamorato di te? inizia Alessandro.

Giulia rimane in silenzio, guardando il soffitto alto. Alessandro prosegue:

 Non quando ci siamo visti al ballo di fine anno. Ma quando, al decimo dei, sono entrato in quellala di educazione fisica, senza conoscere nessuno. Ti ho vista in un angolo, tutta rossa di sudore dopo il volley, con i ricci bagnati che spuntavano dal fermaglio. Ridevi in modo contagioso In quel momento ho capito che avrei voluto stare con te per sempre.

Alessandro racconta di come, per mesi, ha trovato il coraggio di chiederti di uscire, ringraziando il destino per avergli indicato quella scuola e quella palestra.

 Non ti ho mai tradita sussurra, prendendole le mani. Sono stato sempre tuo

Una lacrima scivola sulla guancia di Giulia. Alza gli occhi su Alessandro, vede la stessa sincerità di tanti anni fa.

 Farei di tutto: lasciare il lavoro, far andare via Lidia, cambiare città, paese, se necessario. Solo perché tu creda che non ti ho mai tradita!

Rimangono nella vecchia palestra, dove tutto era cominciato, e comprendono che nessuno può distruggere un amore vero, anche se lungo il cammino appare chi vuole invidiare la loro felicità.

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Troppe Coincidenze: Un Viaggio tra Destini Intrecciati
«Signora, cosa ci prepara da mangiare?» – Operai dopo il montaggio della finestra — Immaginatevi: hanno persino preteso che li sfamassi. Ho subito chiamato il loro capo e gli ho raccontato tutto. Non è passato molto tempo da quando abbiamo sostituito la finestra nella cameretta di mio figlio. Mio marito era al lavoro, mio figlio a scuola. In attesa degli operai, ho chiuso le porte delle altre stanze perché non volevo che curiosassero in giro. La mia casa è sempre in ordine, ma non sopporto quando degli estranei guardano nelle stanze. Sono arrivati in tre, molto rumorosi, per cambiare la finestra e mi hanno salutata con grande confidenza. Il loro atteggiamento mi ha messo parecchio in imbarazzo, non capisco questa sfacciataggine da chi incontro per la prima volta. Da lì in poi è andato tutto sempre peggio. Uno degli operai si è avvicinato a una porta chiusa, l’ha aperta di sua iniziativa e ha dato un’occhiata in giro: — Allora, la finestra la cambiamo qui o no? — Senza neanche lasciarmi il tempo di rispondere, ha aperto anche la porta dell’altra stanza. — Ma perché apri le porte, non vedi che sono chiuse? Prima chiedi, poi apri: questa non è casa tua. Ti dico io dove devi andare e cosa devi fare. Gli operai ci hanno messo circa cinque ore a cambiare la finestra. Se avessero fatto meno pause sigaretta, magari ci mettevano anche di meno. Mentre la squadra riponeva gli attrezzi, ho messo l’acqua per il caffè sul fornello. Volevo salutarli, godermi una tazza in tranquillità e poi pulire il locale dove avevano lavorato. Improvvisamente, lo stesso operaio di prima è entrato in cucina e ha detto: — Ah, vedo che sta cucinando qualcosa. Ci prepara qualcosa da mangiare? Non mi aspettavo proprio una richiesta simile. — No. Non so cosa mangerete stasera, penso quello che vi cucineranno le vostre mogli. — Siamo qui da quasi cinque ore, siamo stanchi e affamati. Di solito i nostri clienti ci preparano qualcosa. Non potrebbe farci almeno dei panini? E se stessimo qui fino a sera ci lascerebbe a digiuno? — Anche in quel caso non vi avrei preparato nulla. Non siete venuti a trovarmi, siete qui per lavorare. Io vi pago, dovreste pensare voi al vostro pranzo. Non ho dato loro nulla da mangiare e sono andati via dalla mia casa piuttosto arrabbiati. Una faccia tosta così non l’ho mai vista! Ma davvero credevano che avrei preparato loro la tavola? Quando in passato abbiamo fatto lavori in casa, gli operai si sono sempre portati il cibo, al massimo chiedevano dell’acqua, e neanche sempre. Non penso che il cliente debba offrire da mangiare: questi sono rapporti lavorativi, non pranzi in compagnia.