LA MATRIGNA: UN’ISTANTANEA SUL LATO OSCURO DELLA FAMIGLIA

Bene, figlia, questa è la tua nuova stanza. Sistemati.
Chiara fece qualche passo incerto. Il letto era ricoperto da una coperta pelosa, quasi ridicola. Sul comodino cera un laptop. Un armadio con sportello a specchio occupava la parete accanto a un tappeto rettangolare dal disegno geometrico. Tutto era curato, elegante e costoso, ben diverso dalla sua vecchia camera.

Il padre portò due grandi valigie cariche degli effetti di Chiara e le pose accanto allarmadio.
Ti penserai di sistemare tutto da sola?
Naturalmente, pensò Chiara. Come poteva credere che lei gli chiedesse aiuto? O che lo chiedesse Marta?

Marta entrò con un vaso di fiori dai lunghi petali sottili e lo posò sul davanzale.
Guardate, starebbe benissimo qui. disse sorridendo, fissando Chiara, che rimase in silenzio, il viso cupeggiato.

Andiamo, Alessandro,
disse la ragazza, poggiando una mano sulla spalla del padre e guidandolo verso luscita.
Sistemati, le sussurrò appena, chiudendo delicatamente la porta.

Systemati, ripeté Chiara nella sua mente, intrisa di malinconia. Si lanciò sul letto, si girò verso il muro, si avvolse a palla abbracciando le ginocchia e chiuse gli occhi.

Mamma, perché? Perché ci hai lasciati? Perché non sei andata subito in ospedale? Perché mi hai abbandonato?

Per dieci anni Chiara era stata la ragazza di mamma. Dopo la morte del padre, non laveva più vista. Le serate in famiglia con la madre, davanti alla TV, col profumo di biscotti appena sfornati e di tè caldo, erano ormai solo ricordi. Ora doveva convivere con persone estranee: il padre non la chiamava più per nome, ma solo figlia. Anche pronunciare papà le risultava difficile.

Marta, la nuova moglie di Alessandro, era più giovane ma dallaspetto comune: bassa, i capelli corti, titolare di uno studio legale. Era capace, ma sembrava più un manager che una madre. A casa non si sentiva più lodore dei arrosti o delle torte, perché Marta ordinava spesso il cibo a domicilio.

Forse è stata lei a scegliere gli arredi per me? pensò Chiara. Almeno ha gusto.

Accarezzò il velluto della coperta, qualcosa che non aveva mai provato prima.

A scuola nuova Chiara trovò subito amiche. Veniva accettata soprattutto per i soldi del padre e per il suo aspetto curato. Le ragazze pensavano fosse più semplice essere amiche che concorrenti. Prima il suo unico confidente era la madre, ora la nuova compagnia le piaceva: la capivano, la facevano sentire utile. Inoltre, per la prima volta ricevette attenzioni da ragazzi, cosa che la faceva fremere di segreta eccitazione.

Allinizio fu difficile, ma la classe la accettò come una quasi orfana costretta a vivere con un padre indifferente e una matrigna fredda. A Chiara piaceva quel ruolo e lo manteneva con cura.

Un giorno una compagna sussurrò ai ragazzi:
Che cosa dice sempre della sua matrigna? La collega di mia madre lavora lì, dice che è una donna normale.

Quando Chiara tornò a casa molto tardi, Alessandro le disse:
Figlia, capisco che vuoi stare con le amiche, ma non è salutare ritardare così tanto. Daccordo?

Chiara non rispose e si chiuse nella sua stanza.

La volta successiva, quando volevano uscire, spense il cellulare. Alessandro la aspettava, il volto serio.
Se succede ancora, prenderò provvedimenti, disse.

Chiara lo guardò con unocchiata furiosa e si diresse verso la camera, dove Marta era seduta sul letto. Appena vide la ragazza, si alzò di scatto.
Volevo parlare con te.

Chiara rimase in silenzio, ma il suo sguardo diceva: «Che vuoi ancora?». Marta, imbarazzata, perse un po della sua determinazione.

Alessandro è preoccupato per te, disse Marta.
Ho quasi sedici anni! ribatté Chiara.

Nonostante tutto, chiuse il tempo e iniziò a tornare a casa puntuale per non far arrabbiare il padre. Aveva un piano per il suo sedicesimo compleanno: festeggiare con gli amici. Il fratello maggiore di uno di loro, Luca, aveva promesso di mettere a disposizione un appartamento. Chiara stava uscendo con un ragazzo che le piaceva molto, sperando di passare la serata solo con lui.

Figlia, Marta ha prenotato un tavolo per domani, così festeggeremo il tuo compleanno. Se vuoi, puoi invitare le amiche.
Un ristorante? Con voi? Io volevo festeggiare con gli amici!
Quando lo volevi comunicare?
Non lo so, forse domani.
Allora, il giorno stesso? Va bene. Se preferisci con le amiche, potete venire da noi, Marta si occuperà del cibo.

Chiara sentì un brivido di terrore. Tutto era quasi pronto: lappartamento di Marco, il fratello di Luca, aveva fornito lalcol. Era quasi pronta per una serata di festa, ma lidea la spaventava. Decise di andare a scuola e pensare a unalternativa.

Il giorno dopo, nella hall dellappartamento, lilluminazione era intensa. Alessandro, furioso, si avvicinò a Chiara.
Che ti credi di fare? urlò.

Sentì lodore di alcol e sigarette sul corpo di sua figlia.

Che cosa ti credi di fare? chiese di nuovo, più minaccioso.

Marta apparve alle spalle, gli occhi pieni di lacrime e il trucco sbavato. Si avvicinò a Chiara, la prese per le spalle e la condusse in camera.

Dimmi subito, qualcuno ti ha fatto del male? sussurrò Marta.
Chiara scrollò la testa.
No, tutto bene.

Parlerò con Alessandro. Come posso aiutarti?
Portami qualcosa da bere.

Marta, cercando di rassicurare suo marito, disse: «Con lei è tutto a posto». Ma quando tornò, Chiara era già profondamente addormentata, senza nemmeno aver cambiato vestiti.

Alessandro, ancora agitato, iniziò a chiedersi cosa fosse successo. Marta tornò e, con voce dolce, gli spiegò: «Forse è stato un incidente, ma è viva».

La mattina successiva, Marta entrò nella stanza di Chiara, ancora sveglia, gli occhi spalancati.
Come ti senti? Ti fa male la testa?
Marta aprì le tende e le porse un bicchiere dacqua. Chiara lo bevve a lungo, affamata.

Perché mi hai sostenuta ieri? chiese.
Io avevo sedici anni anchio. Ah, e buon compleanno.

Chiara rimase in silenzio.

Odori me? domandò Marta.
È colpa tua se il papà è andato via.
Non è vero. Ci siamo incontrati un anno dopo.
Esatto! E se tornasse?

Marta sospirò.
Le cose non sono mai semplici, Chiara. Dopo una rottura, spesso le persone non riescono più a stare insieme.
Perché? Cosa ci ostacola? La mamma era buona!
Tua madre era meravigliosa, ma gli adulti hanno problemi. Alcuni li risolvono, altri no, e a volte è meglio separarsi che soffrire per sempre. Nessuno è colpevole da solo.

E io? Cosa ho fatto di sbagliato? Lui non mi ha mai voluto.
Non è vero. Tuo padre ha sempre voluto che non ti mancasse nulla, era sempre al corrente delle tue cose.

Marta non raccontò a Chiara che la madre aveva chiesto a Alessandro di non avvicinarsi a lei dopo il matrimonio, per non togliere lattenzione al nuovo nucleo familiare.

Ti vuole bene, ma sei già grande. disse Marta, posandole la mano sulla spalla.

Chiara, ancora ferita, chiese:
Se il ragazzo con cui uscivo mi ha abbandonato proprio il giorno del mio compleanno, è colpa sua?
Bisogna riflettere. Ha detto altro?
Che sono troppo complicata.
Vedi?

Allimprovviso, Chiara desiderò un abbraccio, tornare a essere una bambina con qualcuno che potesse risolvere tutti i suoi problemi. Marta intuì il bisogno e la strinse, cercando di confortarla.

Chiara, non posso sostituire tua madre, ma posso essere la tua amica. Anchio ho provato il primo amore a sedici anni, e ho scoperto che il ragazzo era già impegnato altrove.

Le due ragazze risero, sentendosi più leggere.

Oggi facciamo una passeggiata, tu a scuola, io al lavoro, e spenderemo qualche euro del papà, ti va? propose Marta.

Chiara sorrise timidamente.
Va bene, ho parlato con Luca, mi ha detto che possiamo scegliere un regalo. Andiamo?

Mentre chiacchieravano, lauto in cui viaggiavano fu improvvisamente scossa da un forte sobbalzo, seguito da un cigolio di freni e un secondo impatto più lieve, come se qualcuno avesse colpito il veicolo da fuori. Poi tutto si fermò.

Papà! Papà, siamo allospedale! gridò una voce.

Dopo mezzora, Chiara vide Alessandro in fondo al corridoio e gli agitò la mano.
Chiara! esclamò, correndo verso di lei.

Alessandro la abbracciò, controllandola da capo a piedi. Notò graffi sul viso e sul braccio.
Va tutto bene? Ti fa male? chiese, con la voce rotta.
Niente, papà, sto bene.

Guardò intorno, cercando Marta.
È nella sua stanza, è ferita ma viva. Un incidente è avvenuto, ma il sacco daria ha fatto il suo lavoro.

Il medico entrò e confermò: Contusioni lievi e shock, ma niente di serio. Il bambino è illeso. Alessandro, ancora scosso, mormorò: Come se non vedessi che la mia figlia è salva.

Con un gesto affettuoso, la strinse di nuovo.
Papà, non hai capito? Presto avrò un fratellino o una sorellina!

Chiara, Alessandro e Marta si guardarono, consapevoli di aver attraversato una tempesta. Alla fine, la ragazza comprese che la ricchezza di una famiglia non si misura in euro o in appartamenti, ma nella capacità di ascoltarsi, di perdonarsi e di offrire amore incondizionato.

**La lezione è chiara: nei momenti più difficili, il vero valore è la solidarietà e il cuore aperto, non i beni materiali né le apparenze.**

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