IL ROMANZO DELLA FERROVIA

Si incontrarono con lo sguardo subito, come se due stelle si fossero riconosciute nella notte del treno.

Libero?

Certo! Posso dare una mano con la valigia?

Grazie Oh, che afa!

Vuoi aprire il finestrino?

Sì, se ti è possibile.

Il rumore dei binari rimbombò. Fuori, dietro le finestre, scivolò loscurità su di noi
Io sono Ginevra.

Io sono Andrea.

E così iniziò una chiacchierata semplice, quella di due passeggeri casuali, due giovani. Lei aveva ventidue anni, lui venticinque. La conversazione si snodò per unora, poi per due, poi per tre Non era il dialogo di due bevitori o colleghi, ma quello tra due sconosciuti che tre ore prima non avevano nemmeno immaginato di esistere luno per laltro.

Di cosa parlavano? Di nulla, in realtà, e al contempo di tutto. Come sempre sui treni, si cominciò dal tempo, poi si passò ai prezzi: E voi quanto pagate per il biglietto?, E allora, comè la vita?. Ecco la loro giovane storia.

Andrea iniziò a parlare di sé: dellinfanzia, dei genitori, della sua professionemusico dellOrchestra Sinfonica, batterista in un gruppo di percussioni. Tirò fuori dal portafoglio le foto dei suoi viaggi: Uccello Azzurro, Gemme, Ragazzi Allegri. E si vedeva tra quelle stelle.

Che meraviglia!

E tu, Ginevra?

Io lavoro al Comitato Centrale della Giovanissima (FGCI) a Roma!

Davvero? Nel cuore della capitale!

Sì, proprio lì. Non ho foto con me, ma ho preso un congedo e sono tornata nella mia piccola terra dorigine, dove i miei nonni hanno vissuto per generazioni. È una lunga storia come sono finita a Roma.

Allora raccontaci. Dove dobbiamo andare?

Poi Andrea parlò di come fosse entrato nellorchestra. Un lungo dialogo notturno, seduti luno di fronte allaltro, occhi negli occhi. Allalba, Andrea lasciò Ginevra su una stazione deserta, le fece un cenno di addio e scomparve come in un sogno, senza più poter parlare o avvicinarsi a nessuna donna senza vedere in loro la sua Ginevra notturna. Nessuna donna riusciva più a vibrare il suo cuore.

La chiamava nella memoria, scusandosi timidamente come un ragazzo, scrivendo lettere che non spediva mai. Dove le avrebbe mandate? A Roma? Al Comitato? Senza nemmeno sapere il cognome!

Anche sui palchi, dietro la batteria, guardava il pubblico attraverso i riflettori, chiedendosi se fosse lei a guardarlo. Disegnava il suo volto nella mente, lo incollava sopra il letto degli alberghi. Tutte le donne del mondo svanivano, tranne una: la sua Ginevra.

Il tempo scorreva, o meglio, volava: riforme, il crollo del vecchio regime, le partite di partito, i buoni per la spesa. LUnione si frantumò, il partito si disperse, il Comitato svanì. I musicisti, però, rimanevano: cantavano, ballavano, vivevano sulle rotaie.

Durante un altro tour, Andrea entrò nel vagone ristorante e sì, caro lettore, era proprio lì che Ginevra, quella che gli appariva nei sogni da anni, era seduta da sola. Nessun uomo al suo fianco. Andrea si fermò alla porta, la sua vista si incrociò con i suoi occhi…

Ecco, Sasha, Andrea accese unaltra sigaretta, versò la birra rimasta nei bicchieri, bevve un sorso e proseguì: Fu in quel vagone ristorante che capii cosa significa colpo di martello sulla testa. Il rumore del martello nelle orecchie, cerchi colorati davanti agli occhi, le gambe che cedevano, pronto a cadere sul pavimento del ristorante. Stavo lì, cieco come un cieco, quando Ginevra si alzò dalla sedia, si avvicinò e posò la testa sul mio petto. E, come in quel film, sussurrò: Quanto ti ho cercato! Così finì la storia, Sasha. La portai con me in Sicilia, e scoprii che anche lei, tutti quegli anni, aveva camminato per le strade delle città, osservando i volti degli uomini, assistendo praticamente a tutti i concerti, scrutando soprattutto i batteristi. Proprio come me, Ginevra sperava che, un giorno, qualcosa accadesse. E quel giorno arrivò. Finii le sigarette sul treno, le cercai nel vagone ristorante e il resto lo sai già, Sasha.

Io lo sapevo già, perché il mio compagno di scuola di conservatorio, Andrea, mi raccontò tutto il secondo giorno del loro matrimonio con Ginevra. Eravamo seduti nella cucina di casa, gli ospiti erano andati via, Ginevra riposava nella sua stanza. Ci incrociammo per caso durante un tour, due settimane prima del matrimonio, e fui invitato al loro ricevimento tra gli altri invitati.

Ecco la loro storia! Un romanzo ferroviario che ancora vive. E la vita continua! Forse, proprio in questo istante, la porta di un compartimento di un treno si apre e:

Libero?

Certo! Posso aiutare con la valigia?

Grazie! Oh, che caldo!

Vuoi aprire il finestrino?

Se ti è possibile…

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