– Allora, mi riportate all’orfanotrofio?

Allora, mi rimandate di nuovo nellorfanotrofio?
Ma la zia ha detto che siete stati troppo veloci a prendermi, perché non sapevate che stava per nascere un bambino. E io non sono vostro
Marina era accanto alla cucina, girava le crêpes sulla piastra. Tra poco suo marito sarebbe tornato dal lavoro e avrebbero cenato tutti insieme.
Perché oggi Slàvòk è così silenzioso nella sua stanza? Di solito, quando Marina prepara le sue crêpes preferite, il piccolo gira intorno a lei, la guarda negli occhi e chiede:
Mamma, ne posso prendere unaltra?
Marina gliela dà, Slàvòk sembra sazio, ma poco dopo ritorna, allungando ogni piega con evidente piacere, e ribadisce:
Ma ma ne posso avere ancora?
Marina capisce che il bambino è già sazio, vuole solo sentire ancora e ancora quella dolcissima parola: mamma. In passato, lasciava il mestolo e le crêpes, prendeva il figlio in braccio; non era ancora molto pesante, aveva solo cinque anni. Lo invitava: Vieni, tesoro, andiamo ad accogliere papà dal lavoro?
E Slàvòk rispondeva felice:
Sì, mamma, andiamo a salutare papà! negli occhi suoi brillava lentusiasmo; non aveva mai avuto genitori, ora li aveva.
Adesso Slàvòk ha la propria camera, il suo letto e una parete attrezzata con altalene regali del papà! Ha anche macchinine, robot, mattoncini e molti altri giochi, tutti suoi, nessuno di altri. La sera Marina legge libri, gli accarezza la testa e gli dice che lo ama. Slàvòk è ormai immerso in quellaffetto e quasi ha dimenticato il passato.
Marina cercò di chiamare il figlio, ma il piccolo la colpì improvvisamente allo stomaco.
Marina mise una mano sul suo ventre e la bambina si spinse di nuovo.
Signore, Marina prega ogni giorno per questo dono inatteso, sperando che tutto vada bene. Hanno già scelto il nome per la bambina: Mikola ha proposto Katrùsia, come la nonna della famiglia, Caterina.
Le dicevano che Marina non poteva avere figli suoi e che, con Mikola, Slàvòk era stato affidato allorfanotrofio; poi, dopo un anno, la piccola è pronta a nascere!
Marina sognava a occhi aperti, quasi dimenticando di girare la crêpe. Alla fine chiamò il figlio:
Slàvòk, tesoro, vieni presto, perché sei così silenzioso oggi?
Ma di nuovo il silenzio. Non sentiva nulla?
Spegne la piastra e si dirige verso la cameretta dei bambini. Stranamente, anche la luce è spenta; dove sarà Slàvòk?
Allimprovviso una voce si ode nella stanza. Marina accende la luce e scopre Slàvòk seduto sul divano, con giacca e cappellino, una zaino pieno dei suoi giocattoli preferiti.
Che fai al buio? esclamò Marina, sorridendo, Alzati e vestiti, dove vuoi andare? Hai in programma un viaggio? Vieni, mangiamo le tue crêpes con panna e latte condensato, su, Slàvòk, perché così?
Slàvòk non sorrise, fissava un punto con occhi quasi adulti, poi chiese improvvisamente:
Posso portare questi giochi con me? Non servono le macchine?
Che cosa dici, Slàvòk? Che cosa è successo, piccolo? Dove vuoi andare? le parole di Marina gli caddero dalle mani. Era davvero una cattiva madre? Non sentiva il suo amore? Forse era geloso della sorellina che stava per arrivare? Stranamente, solo ieri era così felice.
Allora, mi rimandate di nuovo nellorfanotrofio? La zia ha detto che siete stati affrettati, perché non sapevate dellarrivo di un bambino. E io non sono di qui
Gli occhi di Slàvòk erano lucidi, a malapena riusciva a stare in piedi, guardava di lato.
Slàvòk, tesoro, che cosa? Che zia? Marina ricordò di aver incrociato la vicina qualche giorno prima. Iniziò a dire che, grazie a Dio, il suo bambino stava per nascere, poi mormorò e indicò Slàvòk con lo sguardo. Vi siete affrettati, Mariònchino, vi siete affrettati!
Marina credeva che Slàvòk non avesse ancora capito nulla. Si congedò rapidamente dalla vicina poco sensibile, senza litigare con il figlio. Ma Slàvòk, in realtà, aveva capito tutto.
Allora gli parve di essere estraneo, solo e sperava di non restare solo.
Marina lo abbracciò forte; lui prima si allontanò, poi cadde tra le sue braccia e pianse.
Figlio mio, non è vero, questa zia non capisce nulla, tuo padre e io ti amiamo tantissimo e non ti lasceremo andare via!
Marina gli tolse il cappellino e la giacca; rimasti avvolti in un abbraccio, rimasero in silenzio sul divano per un lungo periodo.
Quando Katrùsia nacque, Slàvòk e il papà rimasero a casa a gestire le cose, poi partirono a raggiungere mamma e la sorellina.
Slàvòk era preoccupato di non piacere alla sorella.
Ma vedendo quanto fosse piccolina, sorrise dolcemente. Mamma, dove la mettiamo, così piccola, senza un fratello maggiore? Le insegnerò a giocare con le macchinine, così ci divertiremo tutti insieme!
Ora Slàvòk non si separa dalla sorella, aspetta che cresca, e i genitori sposteranno Katrùsia nella sua stanza.
Nel frattempo è il primo aiutante di mamma
Quella sera Marina lo chiamò: Slàvòk, ho preparato Katrùsia, andiamo a salutare papà al lavoro.
Slàvòk, già vestito, era pronto in corridoio: Mamma, tengo la porta, esci con la culla!
Scesero in ascensore, uscirono, e proprio in atrio entrò la stessa donna.
Slàvòk strinse più forte la mano di Marina, come se fosse emozionato.
Figlio, aiuta la signora, chiama lascensore, le sue borse sono pesanti.
Sì, mamma! Slàvòk guardò orgoglioso la donna con le borse, chiamò lascensore e corse a rincorrere sua madre.
Domani è weekend, la famiglia andrà al parco. Peccato che Katrùsia sia ancora piccola, ma presto crescerà e potranno divertirsi sulle giostre. Slàvòk, da fratello maggiore, la terrà stretta se avrà paura. Sono fratello e sorella per sempre!

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– Allora, mi riportate all’orfanotrofio?
Sposò un uomo con disabilità, ma un’enorme sorpresa l’attendeva all’altare.