«Non sono una madre, ma una coccinella», pensò Ginevra, mentre il fratello Massimo alzava la voce.
Il grido improvviso del fratello la strapazzò dal sonno di metà mattina. Si alzò, appoggiandosi ai gomiti sul letto stretto della stanza degli ospiti, e ascoltò i rumori provenire dallaltra parte del sottile muro. Da due settimane Ginevra abitava temporaneamente da Massimo, in cerca di lavoro e di un appartamento proprio a Milano. Il trasferimento era stato difficile, ma non cera altra scelta: nella sua cittadina natale non cerano prospettive.
Allimprovviso il silenzio della casa fu interrotto dal pianto stridulo di un bambino. Il piccolo Tommaso, di quattro mesi, si era svegliato per la lite dei genitori. Ginevra strizzò gli occhi e si sedette sul bordo del letto, afferrando il pigiama.
Ho un colloquio sentì la voce flebile di Lidia, la moglie di Massimo.
Un colloquio? Sei impazzita? Massimo alzò la voce. Hai un neonato in braccio! Che lavoro puoi fare? Il tuo posto è a casa, con il bambino!
Ginevra attese una risposta da Lidia, ma la stanza rimase in un silenzio rotto solo dal pianto di Tommaso. Poi la porta dingresso sbatté violentemente. Lidia era uscita.
Ginevra lasciò la stanza e si diresse verso la cucina. Massimo era al centro della stanza, cullando il piccolo in modo goffo. Il suo volto tradiva una combinazione di rabbia e impotenza.
È sempre così, mormorò il fratello, notando Ginevra. Lascia il bambino e corre via per i suoi affari.
Senza dire una parola, Ginevra prese il nipote dalle braccia di Massimo. Il piccolo cominciò a calmarsi, appoggiandosi al suo collo. Massimo si lasciò cadere pesantemente su una sedia, sfiorandosi il viso con le mani.
Lidia è proprio fuori di testa continuò, fissando il vuoto. Come può abbandonare un neonato per pensare a un lavoro? Per fortuna ho preso ferie, così posso badare a Tommaso.
Ginevra cullò delicatamente il bebè, riflettendo su quelle parole.
Massimo, forse dovresti parlare con Lidia, serenamente, senza alzare la voce suggerì Ginevra con dolcezza. Forse ha dei problemi. La depressione postpartum è comune; potrebbe aver bisogno di uno psicologo.
Massimo scrollò le spalle come se scacciasse una mosca fastidiosa.
Che depressione! Lidia è sempre stata una libertaressa, una carriera. Speravo che, dopo la nascita, si trasformasse in una vera madre. Invece sembra che non le importi di nulla!
Ginevra voleva contraddire, ma rimase in silenzio. Tommaso finalmente si addormentò e lei lo sistemò delicatamente nella culla.
Lidia tornò solo verso sera. Ginevra stava per mettere a letto Tommaso quando udì lo scatto della serratura. La nuora passò accanto alla stanza dei bambini senza guardare dentro. Ginevra uscì nel corridoio e vide Lidia preparare in silenzio la cena in cucina. Massimo, davanti alla TV, fingeva di non parlare con la moglie.
Latmosfera divenne insopportabile. Ginevra corse nella sua stanza e chiamò la madre.
Mamma, sta succedendo qualcosa di strano sussurrò al telefono, raccontando la giornata.
La madre sospirò profondamente.
Sì, Ginevra, Lidia è così fin dal primo giorno del bambino. Massimo mi ha più volte lamentato. Linstinto materno non le è mai venuto. Povero ragazzo, quanto è difficile per lui. E per il bambino, che non ha una madre viva, non riesco nemmeno a immaginare
Dopo la telefonata Ginevra rimase a letto a rimuginare. Non riusciva a capire come fosse possibile. Ricordava Lidia prima della gravidanza: una donna dolce, gentile, pronta ad aiutare. Massimo era pazzo di lei. Ora, però, mostrava un freddo disinteresse verso il proprio figlio e verso il marito. Qualcosa non quadrava.
Lidia usciva di casa regolarmente, sparendo dal mattino alla sera, lasciando Massimo solo con il neonato. Il fratello portava Tommaso al negozio, alle passeggiate, cercando di conciliare cura del bambino e faccende domestiche. Ginevra aiutava per quel che poteva, ma sapeva che così non poteva continuare a lungo.
Una settimana dopo Lidia rientrò a casa con gli occhi scintillanti. Per la prima volta Ginevra vide sul suo volto un accenno di sorriso.
Ho trovato lavoro annunciò Lidia a cena.
Massimo, con il cucchiaio quasi alla bocca, rimase immobile. Il suo volto si colorò di rosso.
Stai scherzando? ringhiò. Hai un bambino di quattro mesi! Devi prenderti cura di lui, non andare in ufficio!
Lidia rispose freddamente:
Questa è la mia vita.
Massimo balzò dalla sedia.
Sei egoista! Pensi solo a te! È sbagliato! Sei una madre, il tuo posto è accanto al bambino!
Ginevra vide Lidia chiudersi in sé stessa, allontanarsi silenziosa nella camera da letto. Quella sera non la rimasero più di vista.
Il giorno dopo Ginevra e Massimo portarono Tommaso al parco. Il fratello spingeva il passeggino e non smetteva di lamentarsi.
Vedi comè? È il suo figlio, e a lei non importa diceva Massimo, guardando il bambino addormentato. Non lo prende in braccio, non lo bacia, non lo abbraccia. Che madre è? Non è una madre, è una rondine!
Ginevra rimase in silenzio, incapace di rispondere. Era dispiaciuta per il fratello, ma qualcosa dentro di lei le diceva che la storia non era così semplice.
Tornarono a casa dopo qualche ora. La casa era stranamente silenziosa. Ginevra accese la luce del corridoio.
Lidia? Sei a casa? chiamò.
Nessuna risposta. Ginevra vagò per le stanze: cucina vuota, soggiorno deserto. Massimo, con Tommaso in braccio, si diresse verso la camera. Ginevra sentì il fratello inspirare a fatica e corse da lui.
Massimo era fermo davanti allarmadio aperto; metà degli scaffali erano vuoti. Non cerano più vestiti di Lidia.
Se nè andata sbottò Massimo, la voce rotta.
Cadde sul letto, ancora tenendo il bambino. Le spalle tremarono.
Ingrata! Dopo tutto quello che le ho dato! urlò. Le ho dato lappartamento, lamore, il matrimonio, il figlio! E se ne è andata!
Ginevra si sedette accanto a lui, cercando di calmarlo. Dentro di lei un presentimento oscuro si faceva più forte.
Massimo, cosa lha spinta a fare una cosa del genere? Raccontami onestamente cosa è successo tra voi.
Massimo alzò gli occhi arrossati verso la sorella, rimase in silenzio, come se raccogliesse i pensieri.
La gravidanza è stata un incidente alla fine ammise. Lidia non voleva un bambino. Diceva che non era pronta, che doveva prima costruire la sua carriera. Io ho insistito, le ho detto che eravamo già sui trentanni, che dovevamo sistemarci, avere una famiglia. Lei ha accettato, ma dopo il parto non ha mai provato amore per il bambino. Speravo che il sentimento materno si accendesse, ma Lidia si è allontanata sempre di più.
Ginevra guardò il fratello con gli occhi spalancati. Il mondo che aveva costruito nella sua testa si era infranto in un attimo. Credeva che la nuora fosse solo una persona capricciosa, ma la verità era più crudele: Lidia era stata costretta a dare alla luce un figlio che non desiderava.
Massimo riuscì a sussurrare Ginevra.
Qualche giorno dopo il periodo di ferie di Massimo finì. Tornò al lavoro, lasciando Tommaso alle cure di Ginevra. Lei non si oppose; il nipotino non aveva colpa di quello che accadeva tra i genitori.
Una settimana passò. Una mattina Massimo irrompe in casa con una pila di documenti.
Ha chiesto il divorzio! gridò. E vuole rinunciare alla tutela di Tommaso! Ha detto al telefono che, se io volevo il bambino, devo occuparmene da solo! Io ho un lavoro, una casa, ce la farò! Lei non vuole più nulla!
Ginevra cullava il nipote, ascoltando la sfuriata del fratello. Con il passare dei giorni cominciava a capire sempre di più Lidia.
La settimana successiva Ginevra si trovò quasi da sola a prendersi cura del piccolo. Massimo tornava dal lavoro, cenava e si gettava a letto. Nei fine settimana il fratello dormiva o guardava la TV. Tutto il resto ricadeva sulle spalle di Ginevra. Capì perché Lidia era scappata: Massimo non contribuiva affatto, pretendendo solo che lei si occupasse di tutto.
Infine Ginevra ricevette una buona notizia: lazienda laveva assunta. Trovò un monolocale vicino allufficio e, per la prima volta, era pronta a lasciare la casa di Massimo. Il fratello non accolse bene la notizia.
Anche tu ci abbandoni! E Tommaso? Chi si prenderà cura di lui? Come fai a lasciarlo così?
Ginevra lo guardò con calma. Dovendo ferire il fratello, ripeté le parole di Lidia:
Tu volevi il bambino, Massimo. Adesso occupati di lui da solo. Non scaricare la responsabilità sugli altri.
Ginevra si trovava nella sua nuova casa, sistemando le cose. Il silenzio la avvolgeva, calmante dopo le settimane di pianti e urla. Prese una foto da una scatola: lei e Massimo da bambini, entrambi sorridenti. Sfiorò limmagine, pensando a quanto le persone più care possano rivelarsi egoiste. Il fratello, che aveva venerato, si era scoperto un egoista che aveva spezzato la vita della moglie. Lidia, che tutti avevano giudicato, aveva semplicemente difeso se stessa.
Posò la foto su uno scaffale e si voltò. Una nuova vita la aspettava, la sua vita.
La lezione che ne tratto è chiara: la responsabilità non si può delegare a chi non vuole, ma nasce dal cuore di chi è pronto ad amare davvero.




