Tuo tempo è scaduto” disse il marito, indicando la porta

**Diario di Luca**

«Il tuo tempo è scaduto» disse luomo, indicando la porta.

«Di nuovo questo odore! Ti avevo chiesto di non fumare in casa!» Valentina aprì tutte le finestre del salotto, agitando le tende con rabbia. «Santo cielo, anche il divano puzza. Cosa penseranno Laura e suo marito quando verranno a cena?»

«E cosa dovrebbero pensare?» Andrea schiacciò la sigaretta nel posacenere con aria provocatoria. «Penseranno che in questa casa vive un uomo normale, che ogni tanto fuma. Gran problema.»

«Gli uomini normali, Andrea, fumano sul balcone o in strada. Non avvelenano la famiglia con il fumo. A me viene il mal di testa per colpa tua.»

«Ecco, ora comincia» Andrea alzò gli occhi al cielo. «Venticinque anni vissuti con un marito fumatore e tutto bene. Adesso, improvvisamente, hai il mal di testa. Forse è la menopausa, Valentina.»

Valentina si irrigidì, stringendo le labbra. Lui, ultimamente, tirava sempre fuori quellargomentola sua età, i cambiamenticome se volesse colpire dove faceva più male. E ci riusciva sempre.

«Che centra?» Si voltò verso la finestra per nascondere le lacrime. «Ti chiedo solo rispetto. È così difficile andare sul balcone?»

«Rispetto?» Andrea sbuffò. «E dovè il tuo rispetto per me? Dopo il lavoro voglio sedermi tranquillo, bere un caffè e fumare. Non fare avanti e indietro come un ragazzino. E poi, questa è casa mia!»

«È casa nostra» corresse Valentina, a voce bassa.

«Sì, nostra» ammise lui, riluttante. «Ma laffitto lo pago io. E il restauro pure. E anche quel cappotto nuovo che hai comprato.»

Valentina sospirò. Quel discorso lo aveva già sentito mille volte. Era vero, non lavorava da quindici anniprima per i figli, poi per accudire la suocera, poi poi si era semplicemente abituata a essere casalinga. E Andrea si era abituato a rinfacciarglielo.

«Non voglio litigare di nuovo» disse stancamente. «Ti chiedo solo di fumare sul balcone. Laura ha lasma, le farà male a respirare.»

«Va bene» acconsentì Andrea, sorprendentemente tranquillo. «Per la tua preziosa Laura, farò uneccezione. Ma solo per oggi.»

Si alzò dalla poltrona e si diresse verso la camera, lanciando unultima frecciata:

«E poi, non capisco perché li hai invitati. Domani ho un incontro importante, devo riposare, non intrattenere i tuoi noiosi amici.»

«Non sono solo amici» replicò Valentina. «Marco è il direttore della biblioteca, potrebbe aiutarmi con il lavoro.»

Andrea si fermò sulla porta e si voltò lentamente:

«Che lavoro?»

Valentina esitò. Aveva voluto parlargliene più tardi, quando tutto fosse deciso. Ma ora toccava spiegarsi.

«Voglio lavorare in biblioteca» disse, cercando di mantenere la voce ferma. «Tre giorni alla settimana, part-time. I figli sono grandi, tu sei sempre al lavoro dovrei occuparmi di qualcosa.»

«E chi si occuperà della casa?» la interruppe lui. «Chi cucinerà, pulirà, stirerà?»

«Farò tutto, non preoccuparti» Valentina cercò di sorridere. «Non è un lavoro full-time. E poi i ragazzi vengono di rado, non serve cucinare tanto»

«I ragazzi vengono poco, ma tua madre è qui ogni settimana» borbottò Andrea. «E ogni volta pretende torte e minestre.»

«Mamma mi aiuta in casa» ribatté Valentina. «E comunque non viene così spesso.»

«Va bene, fa come vuoi» Andrea fece un gesto di resa. «Ma il lavoro è una stupidaggine, Valentina. Hai quarantasette anni, che lavoro vuoi fare? Resta a casa, dedicati ai tuoi hobbyil ricamo, o quei libri che leggi sempre.»

«Quei libri?» Valentina sentì salire lindignazione. «Andrea, ti ricordi che sei laureata in lettere? Che ho avuto il massimo dei voti? Che insegnavo letteratura prima di lasciare per i figli?»

«E allora?» Andrea si lasciò cadere sulla poltrona. «Erano ventanni fa. Ora i tempi sono cambiati. Dove vuoi andare con quel diploma vecchio?»

«In biblioteca» ripeté, ostinata. «Non mi servono tanti soldi, Andrea. Mi serve un impegno. Qualcosa di mio.»

«Grazie» fece una smorfia. «Quindi la casa e la famiglia non valgono niente? Non sono degni di una donna intelligente come te?»

«Non è quello che intendevo, e lo sai» Valentina era stanca di quella discussione. «Parliamone più tardi. Ora dobbiamo prepararci per gli ospiti.»

Si rifugiò in cucina, sentendo il cuore battere forte. Ogni conversazione con Andrea, ultimamente, finiva in litigio. Non sapeva quando fosse iniziatosolo che, a un certo punto, si erano ritrovati a parlare lingue diverse. Lui non la ascoltava più.

Prima era diverso. Si erano conosciuti alluniversitàentrambi studenti, entrambi innamorati dei libri. Andrea scriveva poesie, Valentina le amava. Poi il matrimonio, i figliprima Sofia, poi Matteo. Andrea aveva trovato lavoro in uneditoria, guadagnava bene. Lei era rimasta a casatra figli, faccende, e i libri che leggeva sempre meno.

Non aveva notato come Andrea cambiasse. Da ragazzo romantico a uomo cinico e stanco, sempre al lavoro, sempre meno interessato a lei. E quando se nera accorta, era troppo tardi. Erano diventati due estranei sotto lo stesso tetto.

Laura e Marco arrivarono alle sette in punto. Marco, un uomo robusto con una barba folta, si mise a parlare di politica con Andrea. Laura, una donna minuta e vivace, aiutò Valentina in cucina.

«Comè lumore di Andrea?» chiese, tagliando linsalata. «Hai parlato del lavoro?»

«No» sospirò Valentina. «È totalmente contrario.»

«E cosa ti aspettavi?» Laura scrollò le spalle. «Gli uomini odiano i cambiamenti. Soprattutto quelli che minacciano il loro comfort.»

«Ma non cambierebbe nulla» Valentina tirò fuori la parmigiana dal forno. «Mi occuperei sempre della casa, solo tre giorni alla settimana sarei via qualche ora.»

«Per lui è già una tragedia» rise Laura. «Immagina: torna a casa e tu non ci sei. Orrore!»

Risero, e Valentina si sentì più leggera. Con Laura era sempre facilequella donna trasmetteva calma e sicurezza.

La cena iniziò tranquilla. Andrea era gentile, scherzava, chiedeva a Marco delle novità editoriali. Valentina si rilassòforse tutto si sarebbe sistemato.

«A proposito di libri» Laura si rivolse a Valentina. «Hai detto ad Andrea del nostro progetto?»

«Che progetto?» Andrea alzò lo sguardo dal piatto.

«Ehm» Valentina esitò. «Parlavamo di un corso di letteratura per bambini. In biblioteca.»

«E quando dovrebbe iniziare?» la voce di Andrea si fece tagliente.

«Il mese prossimo» rispose Laura, ignara. «Due volte a settimana, due ore. Niente di che.»

«Interessante» Andrea posò la forchetta. «E non pensavi di discuterne prima con me?»

«Ho provato oggi» mormorò Valentina.

«Non ricordo una discussione» si rivolse agli ospiti. «Vedete, Valentina ultimamente è fissata con lidea di lavorare. Ma secondo me, alla sua età, è poco saggio.»

«Perché?» Marco sembrò sinceramente sorpreso. «Valentina è una donna colta, con tanto da offrire. Persone così ci servono.»

«Forse» annuì Andrea. «Ma ha doveri verso la famiglia. Verso suo marito.»

«Andrea» Valentina arrossì per la vergogna. «Non parliamone davanti agli ospiti.»

«E perché no?» Andrea li guardò tutti. «Siamo adulti. Voglio solo chiarire una cosa: io non voglio che mia moglie lavori. Punto.»

Un silenzio imbarazzato cadde sulla tavola. Laura guardò il marito, che cercò di cambiare discorso:

«Ottima parmigiana, Valentina. Condividerai la ricetta con Laura?»

«Certo» rispose lei, sentendosi morire dentro.

Il resto della serata trascorse tra discorsi forzati sul tempo, le notizie, tutto tranne il lavoro. Quando gli ospiti se ne andarono, Valentina iniziò a sparecchiare in silenzio.

«Da quanto tempo mi nascondevi i tuoi piani?» Andrea era sulla porta, braccia incrociate.

«Non li nascondevo» mise i piatti nel lavandino. «Aspettavo il momento giusto.»

«E quando sarebbe stato? Dopo che avevi già iniziato?»

«Andrea, non capisco tutta questa rabbia» si voltò verso di lui. «È solo un lavoro. Non un tradimento.»

«Per me lo è» tagliò corto. «Avevamo un accordo: tu a casa, io a lavorare. È così semplice.»

«Era ventanni fa!» esclamò. «I figli sono grandi, ho tempo libero. Voglio sentirmi utile!»

«A casa non ti senti utile?» si avvicinò. «Dimmi la verità: sei stufa di essere una moglie? Vuoi libertà? Nuove conoscenze?»

«Cosa centrano le nuove conoscenze?» si confuse. «Parlo di realizzarmi, di»

«Conosco questa realizzazione» la interruppe. «Ne ho viste tante di donne così in editoria. Prima il lavoro, poi gli amanti, poi il divorzio.»

«Santo cielo, Andrea» Valentina non credeva alle sue orecchie. «Pensi che mi metterò con qualcuno in biblioteca? Tra libri polverosi e vecchiette?»

«Non penso niente» tagliò corto. «Dico solo che sono contrario. Punto.»

Valentina sentì qualcosa spezzarsi dentro. Era la fine. La fine delle speranze, forse della loro relazione.

«Sai una cosa?» disse piano. «Lavorerò comunque. Domani chiamerò Marco e accetterò.»

Andrea la fissò, sbalordito:

«Cosa hai detto?»

«Ho detto che lavorerò» ripeté, sentendosi stranamente leggera. «Non per i soldi o le amicizie. Ma per sentirmi di nuovo una persona, non unombra in cucina.»

«Ah, ecco» annuì lentamente. «Quindi hai deciso. Senza di me.»

«Ho provato a decidere con te. Non mi hai ascoltata.»

«Perfetto» Andrea uscì dalla cucina.

Lo sentì girare per casa, borbottando. Poi tornò con la sua borsa e il cappotto.

«Il tuo tempo è scaduto» disse, indicando la porta. «Se decidi senza di me, puoi vivere senza di me. Vattene.»

«Che?» Valentina non credeva alle sue orecchie. «Mi cacci per un lavoro in biblioteca?»

«Ti caccio per il tradimento» scandì. «Per aver calpestato il nostro accordo. Per aver messo le tue ambizioni prima della famiglia.»

«Quali ambizioni, Andrea?» le lacrime le bruciavano gli occhi. «È solo un lavoro, per non impazzire dalla noia! Tu sei sempre fuori, i figli sono via, cosa dovrei fare? Cucinare per il nulla?»

«Puoi fare i tuoi hobby!» sbottò. «Laccordo era chiaro. Io lavoro, tu stai a casa. Fine.»

Le lanciò borsa e cappotto:

«Se vuoi divertirti, vai pure. Forse la tua preziosa Laura ti ospiterà.»

Valentina indossò il cappotto, prese la borsa. Tutto sembrava un brutto sogno.

«È davvero così?» lo guardò negli occhi. «Mi cacci per un lavoro?»

«Ti caccio per il mancato rispetto» ripeté. «E sì, è così. Vai.»

Valentina respirò profondamente e si diresse alla porta. Poi si voltò:

«Sai qual è la cosa più triste, Andrea? Non mi hai mai chiesto perché volessi lavorare. Hai solo ordinato, come fossi tua proprietà.»

«E perché allora?» la sfidò. «Dimmi.»

«Perché ho paura di essere sola» sussurrò. «Paura che un giorno non tornerai più a casa. Che te ne andrai con quella giovane editor con cui lavori fino a tardi da mesi. E io resterò in un appartamento vuotosenza lavoro, senza niente. Perché ho dato tutto a te.»

Andrea indietreggiò, come se lavesse colpito:

«Che assurdità è? Quale editor?»

«Elena» rispose calma. «Ti chiama ogni sera. A volte esci sul balcone per non farmi sentire. Ma i muri sono sottili, Andrea. E io sento bene.»

Aprì la porta e uscì, chiudendola piano alle spalle. Nel palazzo regnava il silenzio, solo la musica del vicino di soprajazz, come sempre.

Scese le scale lentamente, uscì in cortile. Laria era fresca dopo il caldo del giorno. Inspirò e sentì uno strano sollievo. Come se un peso che portava da anni fosse sparito.

Prese il telefono e chiamò Laura:

«Laura? Sono Valentina. Scusa lora Sì, abbiamo parlato. Posso venire da te? Subito?»

Camminando verso la fermata, pensò a quanto fosse strana la vita. Quella mattina credeva di passare il resto dei suoi giorni in quellappartamento, con quelluomo. Ora andava verso lignotoe si sentiva più libera che mai.

Il telefono nella borsa squillò. Sullo schermo, il nome di Andrea. Esitò un attimo, poi rifiutò la chiamata e lo spense.

Il suo tempo era davvero scaduto. Il tempo della paura, dei dubbi, del silenzio. Ora iniziava qualcosa di nuovosconosciuto, spaventoso, ma suo. Ed era pronta.

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Tuo tempo è scaduto” disse il marito, indicando la porta
Le polpette della suocera