Una Famiglia di Cuore

Una Famiglia di Cuore
Il divorzio aveva travolto Élodie come un rullo compattatore. Aveva sempre ammirato il marito, non si era mai immaginata una pugnalata alle spalle. Ma lui laveva tradita, con la sua migliore amica. In un solo giorno aveva perso due persone a cui aveva affidato il cuore. La sua fiducia negli uomini era crollata. Prima, quando sentiva dire tutti gli uomini tradiscono, alzava le spalle: Il mio Guillaume non è così. Ora il tradimento laveva consumata dallinterno, e aveva giurato di non aprire più lanima a nessuno.
Élodie cresceva da sola la figlia, Juliette. Lexmarito pagava regolarmente la pensione, vedeva la bambina di tanto in tanto, ma non mostrava alcun desiderio di essere padre. Élodie aveva accettato la sua sorte: una solitudine fino alla fine, trovandovi anche una strana soddisfazione la vita senza uomini le sembrava più semplice. Però il destino ama infrangere i piani.
In un piccolo caffè di Lione, durante il compleanno di una collega, Élodie incontrò Matthieu, il fratello della festeggiata. Anche lui era passata per un divorzio e, con sua sorpresa, il figlio Théo viveva con lui, non con la madre. Matthieu spiegò che il ragazzo aveva scelto il padre, mentre la exmoglie, presa da una nuova storia, non aveva protestato. Un adolescente che lo occupava.
Quella serata risvegliò in Élodie una calda sensazione dimenticata. Come una ragazzina, provò le farfalle nello stomaco unemozione che non sentiva da anni. Anche Matthieu non rimase indifferente. Entrambi, segnati dal divorzio, temevano nuovi sentimenti, ma una scintilla si accese tra loro, impossibile da ignorare.
Matthieu ottenne il numero di Élodie dalla sorella e, radunando coraggio, la chiamò. Evitò la parola appuntamento troppo ridicola per la loro età proponendo semplicemente di incontrarsi per chiacchierare. Scelsero un bistrot accogliente e parlarono fino alla chiusura, senza accorgersi del tempo che passava. Seguì un altro incontro, poi ancora un altro
Un giorno Juliette rimase con il padre e Élodie invitò Matthieu a casa. Dopo quella notte capirono di non volersi più separare. Il loro amore, tenero e maturo, sembrava un salvagente contro il passato. Ma cera un ostacolo: i figli.
Entrambi avevano adolescenti. Théo, il figlio di Matthieu, era più grande di un anno rispetto a Juliette. Personalità diverse, passioni diverse, amici diversi. Allinizio Élodie e Matthieu si vedevano solo loro, a volte con i bambini, ma si accorsero amaramente che Juliette e Théo non erano soltanto indifferenti luno allaltro nascondevano quasi apertamente la loro antipatia.
Dopo un anno e mezzo Matthieu crollò. Chiese a Élodie di sposarlo. La amava così tanto da sentirsi di nuovo bambino, ma desiderava una vera famiglia, non come quella del suo primo matrimonio. Gli incontri segreti non bastavano più. Élodie, stupita, accettò. Anche lei sognava di addormentarsi accanto alluomo che amava, di preparare la colazione insieme, di guardare film la sera.
Discutettero di tutto. Continuare a vivere nei piccoli appartamenti parigini era impossibile adolescenti di sesso opposto necessitavano camere separate. Vendendo i loro beni e sommando i risparmi di Matthieu, comprarono una casa ampia nella periferia di Lione. Restava il compito più difficile: informare i figli.
Decisero di parlarne separatamente. «Non voglio vivere con Matthieu e suo figlio!», protestò Juliette. «Continuate a vederci come prima! A che serve questo matrimonio e questa casa?». Élodie capiva sua figlia, il cuore le si stringeva per pietà. Per colpa sua Juliette avrebbe dovuto abituarsi a degli sconosciuti. Ma Élodie sapeva che, tra qualche anno, la figlia sarebbe volata dal nido, lasciandola vuota. Intorno a lei molte madri si erano sacrificate per i figli per poi pretenderne lo stesso in cambio. Élodie rifiutava quel destino. Con voce ferma ma dolce rispose: «È deciso. Ma ti ascolterò sempre e rimarrai la mia priorità».
Juliette rimase imbronciata, ma non discusse. Il padre, appena risposato, la chiamava sempre meno, e lei si sentiva abbandonata. Dopo una lunga chiacchierata accettò a malincuore, rassicurandosi che la madre non lavrebbe tradita.
Con Théo la discussione fu altrettanto dura. «Perché dovrei vivere con questa ragazza e sua madre?», brontolò. «Perché amo Élodie», rispose calmamente Matthieu. «Allora vado da mamma!», ribatté il ragazzo. «Come vuoi», replicò Matthieu. «Ma mi ferirebbe se fuggissi quando le cose si fanno difficili. Inoltre, lì sarai stipato nel suo monolocale, mentre qui abbiamo una casa. Avevo pensato di montare un piccolo calcio per giocare insieme». Théo alla fine concesse. «Ma non contare su di me per considerarla una sorella». «Chiedo solo rispetto», concluse Matthieu.
Juliette dichiarò anche che non aveva più nulla da fare con Théo e non gli avrebbe più parlato. Il matrimonio fu semplice, in famiglia. Al ristorante i bambini mostravano espressioni accigliate, manifestando chiaramente il loro disprezzo per lidea.
Una settimana dopo la famiglia si trasferì. Le camere furono arredate secondo i gusti di ciascuno tanto diversi quanto i loro occupanti. Juliette, mattiniera, si alzava allalba, gironzolava per la casa mentre tutti dormivano. Théo, nottambulo, passava le notti al computer e dormiva fino a mezzogiorno nei weekend. Juliette odiava il pesce, Théo ne mangiava tre volte al giorno. Lei amava la Jpop e i manga, lui ascoltava il punk e guardava film dazione. Nulla in comune. Le loro conversazioni degeneravano presto in litigi.
Eppure Juliette si legò a Matthieu inaspettatamente. Il padre era quasi scomparso, e le mancava unattenzione maschile. Matthieu, pur essendo severo, la trattava come sua figlia, talvolta più viziata di Théo. «È una ragazza», diceva. Théo, invece, si avvicinò a Élodie. Sua madre aveva trascurato il figlio, e da quando viveva una nuova storia laveva quasi dimenticato. Élodie sapeva ascoltare senza giudicare, e Théo cominciò a confidarle i suoi segreti.
Élodie e Matthieu speravano che i ragazzi si avvicinassero, ma sei mesi dopo nulla era cambiato. Tornavano ciascuno nella propria stanza, frequentavano gruppi diversi a scuola, passavano le serate chiusi in camera. I genitori accettarono la situazione: non serviva lamicizia, solo la civiltà.
Tutto cambiò in un pomeriggio. Un sostenitore insistente aveva deciso di conquistare Juliette un ragazzo di unaltra classe. Lei non lo gradiva e il suo comportamento era strano: messaggi continui, lettere nel suo armadietto, inviti ripetuti. Juliette gli chiese più volte di lasciarla in pace, invano.
Un giorno, dopo la lezione di teatro, Juliette passeggiò per il liceo. Uscendo, incrociò il suo pretendente. «Vieni a fare un giro», disse, bloccandole il passaggio. «Andiamo al caffè?». «Lasciami stare! Non uscirò mai con te!», scoppiò Juliette. «Non ti piaccio?», replicò lui, offeso. «No! E sei una seccatura!». Afferrandola per il braccio, aggiunse: «Vieni, è io a decidere!». Lei cercò di liberarsi, ma lui era più forte.
Théo, che chiacchierava con gli amici vicino al liceo, vide la scena, corse a difenderla, colpì il ragazzo con un pugno, poi riportò Juliette a casa in un silenzio nuovo, carico di una strana complicità.

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