Incontri Segreti

**Incontri Segreti**

Dopo il divorzio, Daniele era in cerca di qualcosao meglio, di qualcuno. Lo diceva spesso ai colleghi e agli amici. Dopo otto anni di matrimonio, lui e sua moglie si erano separati come nemici, anche se lui non laveva voluto. Ma il carattere di lei era insopportabile. Per fortuna non avevano figli: lei non ne aveva mai voluti.

A trentasei anni, Daniele era un uomo attraenteatletico, con spalle larghe e uno sguardo misterioso che affascinava. Aveva avuto storie con donne, anche più giovani, ma il matrimonio non era nei suoi pensieri. E con le colleghe? Mai. Un flirt sul lavoro gli sembrava banale, e poi quasi tutte erano sposate.

“Credo di avere abbastanza cervello per evitare certe situazioni,” diceva agli amici quando si ritrovavano al bar per una birra.

“Non dire gatto se non ce lhai nel sacco,” ridevano loro. “Lo sai comè, lamore arriva quando meno te laspetti”

Forse Daniele era troppo sicuro di sé, perché il destino gli riservò una sorpresa. Non avrebbe mai dimenticato quel giorno destate in cui arrivò in ufficio una nuova collega. La sera prima, il suo amico Antonio glielaveva anticipato:

“Arriva una nuova impiegata, la moglie di Massimo, dallufficio accanto.”

Daniele conosceva appena Massimo, un tipo grigio e noioso, secondo lui.

“Immagino che sua moglie sia altrettanto insignificante,” pensò, senza dare peso alla notizia.

Il giorno dopo, presentarono la nuova collega: Livia. Daniele la guardò e rimase senza parole. Era bellissima. E presto scoprì che era anche intelligente. Da quel momento, Daniele perse la pace. Ogni mattina laspettava con trepidazione, e la sera, da solo a casa, pensava solo a lei.

“Livia è la donna che fa per me. E se io sono perfetto per lei, allora anche lei lo è per me. Certo, devo farmi notareanche se ha un marito. Ma la mia posizione è migliore della sua, e lavoreremo insieme spesso. Nessuno sospetterà niente.”

Passò unaltra settimana, e Daniele notò che Livia sembrava interessata a lui. Lavoravano fianco a fianco, scherzavano, ridevano. Ma una cosa lo infastidiva: parlava troppo di suo marito.

“Perché insiste tanto su Massimo? Vuole farmi capire che non è interessata, o davvero ama quelluomo insignificante? Spero di no, anche se alla fine lo ha sposato.”

Non osava flirtare apertamente, ma lavoravano allo stesso progetto, spesso vicini. Raramente erano soli, peròAntonio era sempre lì.

Un giorno, però, Antonio non cera. Daniele e Livia lavoravano, le teste così vicine che sentì il suo respiro caldo. Senza pensarci, la baciò. Lei si scostò, coprendosi la bocca con una mano.

“Oh, Daniele ti prego, non farlo più.”

Ma non scappò né si arrabbiò. Per Daniele, era un buon segno.

“Scusa, non ho resistito,” disse, sorridendo.

Livia tornò ai documenti come se niente fosse, e lui si unì a lei, sollevato. Nei giorni seguenti, non ne parlarono. Ma il venerdì, alla fine della giornata, Daniele le chiese:

“Posso chiamarti nel weekend?”

“No, no,” rispose, spaventata. Poi, dopo un attimo, aggiunse: “Meglio se chiamo io.”

“Ok,” sorrise lui. “Aspetterò la tua chiamata. Ma quando?”

“Quando posso”

Sabato, Daniele non staccò gli occhi dal telefono, ma Livia non chiamò. Domenica, stessa storia.

“Perché non chiama? Anche se suo marito è a casa, potrebbe trovare un momento!”

Quella sera, Daniele compose il suo numero. Livia rispose subito, sussurrando:

“Non chiamare lo farò io”

Lunedì mattina, prima della sveglia, squillò il telefono. Era Livia.

“Daniele, sei libero? Posso passare da te?”

Lui balzò dal letto.

“Certo! Prendi lindirizzo.”

Si precipitò sotto la doccia, preparò il caffè ma non fece in tempo a berlo. Suonò il campanello. Aprì la porta, capì tutto dai suoi occhi, e la trascinò dentro. Lei si scostò un attimo, sussurrando:

“Buongiorno.”

Ma Daniele, travolto da una passione mai provata, non rispose

Più tardi, bevvero caffè in cucina. Livia osservò:

“Mio marito parte per lavoro molto prima di me.”

Daniele tacque, irritato. Perché parlare di lui ora?

“Che casa accogliente e il caffè è buono,” disse lei.

Arrivarono in ufficio allultimo momento, ma nessuno sembrò sospettare. Solo Antonio commentò:

“Daniele, oggi sei in ritardo. Di solito arrivi prima di me.”

“Eh, capita.”

Nei giorni seguenti, Livia iniziò a passare da lui la mattina presto, quando Massimo era già partito. Una volta, di sabato, squillò il telefono:

“Posso venire?”

“Certo, amore. Anche per sempre.”

Mezzora dopo era lì. A letto, Daniele le chiese:

“Come hai fatto a venire di sabato?”

“Massimo va dai suoi genitori in campagna, ma io odio la campagna.”

“Fantastico. Resta con me!”

“Fino a stasera.”

“Intendo per sempre.”

“Impossibile.”

“Perché?”

“Perché è così.”

Daniele si rattristò, ma pensò che forse era troppo presto.

Passarono settimane di incontri furtivi. Ma un giorno, Daniele ne ebbe abbastanza.

“Livia, divorzia. Sposiamoci. Non voglio più queste fughe.”

“No, non posso.”

“Perché?”

“Oltre a mio marito, cè mio figlio. Ha quasi undici anni, è autonomo, ma non posso lasciarlo.”

Daniele rimase sorpreso.

“Non importa. Lo adotterei volentieri.”

“Massimo non lo permetterebbe mai. Ama nostro figlio.”

Dopo quel discorso, si videro meno. Daniele capì che quella storia non aveva futuro. Lui era pronto a sposarla, lei no. E così, una mattina, decise.

“Basta così. Se non vuoi lasciarlo, finiamo qui.”

“Se è quello che vuoi,” rispose Livia, triste.

Se ne andò per sempre. Daniele conobbe unaltra donna, libera. Ma non lamava come Livia. Forse, pensava, un amore così capita solo una volta. Tra la passione tormentosa e la tranquillità, scelse la pace. Meglio così.

**Lezione:** Lamore proibito brucia, ma a volte è meglio lasciarlo andareprima che consumi tutto.

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