Rimuginare con rancore

**Cuore tradito**

Dopo il liceo, Giorgia si diplomò allistituto medico e tornò al suo paesino natale. Aveva sempre sognato di lavorare come infermiera nel nuovo ambulatorio, appena ristrutturato e dotato di attrezzature moderne. Del resto, la signora Vittoria, lanziana infermiera che aveva servito il paese per decenni, non poteva più sopportare il peso del lavoro.

«Finalmente, Giorgina!» esclamò Vittoria con sollievo. «Sono in pensione da anni, ma tuo padre, Matteo, mi ha pregato di aspettare finché non ti fossi laureata. Ora posso andarmene con la coscienza pulita.»

«Sì, zia Vittoria, sono pronta. Ma se avrò bisogno, verrò a chiedere consiglio. Sono ancora inesperta.»

«Certo, cara. Sarò sempre qui per te.»

Iniziarono così le giornate di Giorgia. Allinizio, i paesani si presentavano per piccoli malanni o semplicemente per metterla alla prova, ma col tempo impararono a fidarsi. Era attenta, gentile, sempre disponibile.

E poi cera lui: Marco. Cominciò a frequentare lambulatorio con pretesti assurdi un dolore alla schiena, un ginocchio malandato, un dito tagliato. Accanto a Giorgia cera sempre Anna, linfermiera più anziana, che non tardò a notare i suoi sguardi e quelli di lei.

«Marco viene sempre più spesso» sussurrò Anna con un sorriso malizioso.

Lamore tra i due scoppiò in fretta. Presto si tennero per mano per le strade del paese, incapaci di stare lontani. Quando Marco le chiese di sposarlo, Giorgia accettò con gioia. Ma non si era accorta che Michele, il bel trattorista dagli occhi scuri, non la perdeva mai di vista. Una volta addirittura cercò di accompagnarla a casa, ma lei lo respinse con fermezza.

«Michele, non hai sentito? Sto per sposare Marco.»

«Lhanno urlato in tutta la piazza» sbuffò lui. «Ma io ti voglio, e sono più bello di quel tuo Marco. Che ho di meno?»

«Lasciami stare. Io amo Marco, punto.»

Non immaginava quanto quelle parole avessero ferito Michele, né avrebbe mai sospettato che, nel rancore, avrebbe seminato veleno.

Il matrimonio fu una festa indimenticabile, con tutto il paese a ballare e brindare. Un anno dopo, Giorgia diede alla luce un bambino, Stefano. Era la luce dei suoi occhi, e anche dei nonni, che lo coccolavano senza sosta.

Intanto, però, Marco si allontanava. Giorgia, presa dalla maternità, non se ne accorse finché non fu troppo tardi. Una sera, lui tornò a casa con unombra negli occhi.

«Conosci bene Michele?» le chiese, freddo.

«Certo, è un ragazzo del paese una volta si è fatto medicare allambulatorio.»

«Da te?»

«Dallambulatorio, Michele! Anna lo ha curato. Ma perché questa domanda?»

«In paese dicono che Stefano non è mio figlio.»

Giorgia impallidì. «Hai perso la testa?»

«Sono gli altri a dirlo. Anche tuo padre è andato da Michele e lui ha confermato.»

«Che cosa?»

Il mondo le crollò addosso. Capì allora perché i suoi genitori non venivano più a trovarla. Michele aveva diffuso voci orribili, dicendo a tutti che lei era corsa da lui, che Stefano era suo figlio.

La gente ci credette. La suocera la insultò. Il marito impacchettò le sue cose e se ne andò.

Giorgia rimase sola, con Stefano tra le braccia e il cuore spezzato. Solo la sua amica Lucia non labbandonò, portandole cibo e conforto.

«Marco ha sbagliato a credere a quelle chiacchiere» disse Lucia, mentre asciugava le lacrime di Giorgia. «E Michele Dio, Michele. Sai che io lho sempre amato? Lui dice che ti sei buttata tra le sue braccia. Ma io non ci credo.»

«Perché mi ha fatto questo?»

«Perché è orgoglioso. E perché ti vuole. Ora che Marco se nè andato, pensa di averti libera.»

Giorgia sapeva di dover affrontare Michele, ma come? La vergogna la paralizzava.

Poi, un giorno, Lucia la trascinò fuori di casa. «Presto! Cè qualcuno che ha bisogno di te!»

Quando si ritrovarono davanti alla casa di Michele, Giorgia si bloccò. «No.»

Ma Lucia la supplicò. «Ti prego, aiutalo. Se muore, io non resisterò.»

Giorgia accettò, ma a una condizione: «Solo se confesserà la verità.»

Michele era ubriaco, intossicato. Lei lo curò, gli mise una flebo. Quando si riprese, Lucia lo implorò di riparare al male fatto.

«Non volevo che finisse così» mormorò lui, finalmente pentito. «Non sopporto i rifiuti. Ero accecato dalla rabbia.»

«Allora dillo a tutti!»

Due giorni dopo, Michele si presentò in piazza, con uno zaino in spalla e gli occhi pieni di rimorso.

«Perdonatemi» disse alla folla. «Ho mentito su Giorgia. Volevo solo separarla da Marco. Non cè stato mai niente tra noi.»

Il padre di Giorgia, Matteo, lo fissò con disprezzo.

«Ti ho disonorato» continuò Michele. «Per questo me ne vado. Addio.»

Lucia pianse in silenzio, ma lui non la guardò.

La verità riportò lentamente la pace. I genitori di Giorgia tornarono da lei, chiedendo perdono. Anche la suocera si presentò, piena di rimorsi. Infine, Marco bussò alla porta.

Ma Giorgia non dimenticò. Per mesi, il tradimento le bruciò dentro. Solo col tempo riprese a sorridere, a curare i suoi pazienti, a vivere.

E il paese, alla fine, la rispettò più di prima.

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