**Alla e il pentola rotta**
Fin da piccola, Alla sapeva di essere bella perché tutti glielo ripetevano.
“La nostra figlia è una bellezza, spicca tra tutte le altre ragazze!” esclamava sua madre con orgoglio a colleghi e conoscenti.
E in effetti, chiunque la vedesse concordava. Solo la vicina, un po scettica, borbottava:
“I bambini sono tutti carini, ma crescendo be, non tutti mantengono quel fascino. Ma non dico che sia il caso di Alla, eh!”
Crescendo, Alla diventò una ragazza slanciata e affascinante. Un po viziata e altezzosa, era abituata a ottenere tutto ciò che voleva, specialmente dai ragazzi, che la seguivano con gli occhi languidi.
Dopo il liceo, non riuscì a entrare alluniversità, nonostante il sogno della laurea, e si iscrisse a un istituto tecnico. All’epoca non cera lopzione di pagare per studiare, così si laureò in gestione commerciale.
“Figlia mia,” le disse sua madre, “perché non vieni a lavorare con noi in fabbrica, nel laboratorio? Non è un lavoro pesante, niente sollevamenti, e poi sei troppo delicata per certi mestieri.”
“E il mio diploma in commercio?”
“Ma chi lavora mai con quello che ha studiato? E poi, che te ne fai del commercio?” concluse la madre, che insieme al padre aveva passato una vita in fabbrica.
E così Alla divenne unoperaia. Nel frattempo, era diventata ancora più bella e sicura di sé. Si innamorò di Valerio, un ingegnere dellofficina accanto. La loro fu una passione travolgente, e dopo poco, lui le chiese di sposarlo.
“Prima che qualcuno te la porti via, sposa me,” le disse sorridendo. “Che ne dici?”
“Daccordo,” rispose lei, raggiante.
Il matrimonio fu come tutti gli altri dellepoca: nella mensa della fabbrica, niente di sfarzoso ma pieno di invitati. Poco dopo, Alla scoprì di aspettare un bambino.
“Valerio, presto saremo in tre,” gli annunciò.
“Fantastico! Sono felice, Allina,” la abbracciò e la baciò.
Nacque una bambina, bellissima come la madre. Per un po, tutti furono felici.
Ma col tempo, Alla cambiò. Non nellaspetto, ma nel carattere. Cominciò a trattare Valerio come uno zerbino, mentre lui si occupava della piccola Sofia: la portava allasilo, le leggeva storie, la metteva a dormire.
Alla, invece, tornava tardi dal lavoro, dicendo di essere oberata, anche se Valerio sapeva che in laboratorio non facevano straordinari. Non osava protestare: lei avrebbe scatenato un putiferio, e lui non voleva che Sofia vedesse litigare i genitori.
“Valerio, tua moglie è stata vista col direttore tecnico al ristorante,” gli dicevano i colleghi. Lui abbassava gli occhi.
“Valerio, perché ti sei sposato con una bella?” lo tormentavano gli amici. “Sai comè, la torta troppo buona attira tutti!”
Tutti sapevano che Alla frequentava uomini influenti, mentre lui era solo un umile ingegnere. In quel periodo, Alla aveva una relazione con Antonio, un funzionario ministeriale che la riempiva di gioielli e regali costosi.
Valerio diventò sempre più sottomesso. Si occupava di tutto: la casa, la bambina, mentre Alla si limitava a ordinare: “Fai i compiti con Sofia! Compra la spesa! Pulisci!” Lui non pensava nemmeno al divorzio, per non ferire la figlia.
Poi arrivarono gli anni della crisi, e Antonio finì nei guai.
“Allina, se ti chiedono di me, non dire troppo,” le sussurrò una volta. “Temo che non ci rivedremo più presto.”
Infatti, Antonio sparìanzi, venne arrestato. E Alla fu trascinata nel caos: interrogatori, lacrime, suppliche. Alla fine la rilasciarono per mancanza di prove, ma la sua reputazione era distrutta. Tornò a casa come se avesse nuotato in acqua sporca. Aveva perso tutto.
I soldi erano finiti, Valerio ne aveva spesi metà per aiutarla. Licenziato dalla fabbrica, lui rifiutò di divorziare, ma vivevano come coinquilini. Per un attimo pensò di andarsene, ma temeva per Sofia.
Alla, umiliata, si abbassò a chiedergli perdono:
“Valerio, non lasciarmi. Prometto che non succederà più.”
Lui restò, ma non la toccò più.
“Sei stata con altri,” le diceva.
“Ma lho fatto per la famiglia!” replicava lei.
Poi ricominciò. Trovò un giovane assistente, Marco, con cui si rifugiò negli hotel. I soldi tornarono in casa, ma il loro rapporto rimase freddo. Valerio lo sapeva e glielo faceva notare.
“Se mi avessi dedicato più attenzione, non avrei avuto bisogno di un assistente!” ribatteva lei.
“Mi fa schifo toccarti,” rispondeva lui.
Passarono gli anni. Sofia si laureò e si trasferì in Lombardia col marito. Arrivò Capodanno: Alla volò in Cina per affari, Valerio festeggiò in Svizzera con gli amici. Al ritorno, lui la fissò sbalordito.
“Alla coshai fatto? Sei ringiovanita!”
Era vero: niente più rotolini, tornata snella come un tempo.
“Quanto ti è costato?”
Lei rise isterica, poi rispose seria:
“Tutto. Assolutamente tutto.” Gli mostrò le mani senza anelli, svuotò la borsetta. “Grazie a massaggi e agopuntura cinesi. Costano un occhio della testa.”
Non voleva invecchiare, con Marco al fianco. A Valerio disse:
“Tu sei vecchio, io no.”
“Ma abbiamo la stessa età!”
Lei rise, lui si rattristò. Ma i soldi diminuivano, i trattamenti costavano troppo. Poi Valerio ebbe un infarto. Tornò a casa, invecchiato di colpo.
“Dio, sarei così anchio?” si chiedeva Alla guardandosi allo specchio.
“Alla, stai un po con me,” la supplicava lui.
“Non posso, il tempo è denaro!”
Un giorno, al negozio, Marco le tese una cartella.
“Leggi.”
“Che cosè? Non ho tempo per scartabellare carte!”
“Non sono carte, sono documenti. Ora tutto questo è mio. Sei libera.”
Dallavvocato, la verità fu chiara:
“Mi spiace, Alla, ma non posso aiutarti. Marco ha fatto tutto in regola. Hai firmato tu.”
“Pensavo fosse temporaneo!”
“Bisogna leggere prima di firmare.”
Lei uscì a testa bassa. A casa, pensò:
“Mi servono soldi. Tanti.”
“Alla, comè andata col business?” chiese Valerio.
“Niente. Non abbiamo più niente. Ma mi servono soldi.”
“Non ci resta niente.”
“E lappartamento?”
“No, quello no!”
“Lo vendiamo e ne compriamo uno in periferia.”
“E io cosa faccio?”
“Ti compro un computer e ti godi la vita.”
“Quale vita?”
“Quella virtuale!” rise Alla.
Era sicura: avrebbe venduto la casa e, come laraba fenice, sarebbe rinata dalle ceneri. Di nuovo in piedi, di nuovo ricca. Forse.





