Addio al Celibato: Una Festa Indimenticabile Prima del Grande Giorno

**L’Addio al Celibato**

Quando Marco si lasciò con la moglie, decise che non si sarebbe mai più risposato. Dopo sette anni di matrimonio, era convinto che la vita coniugale non avesse nulla di buono: solo litigi, insulti e scenate.

“Marco, non parlare così,” cercava di convincerlo il suo amico Stefano. “La vita familiare è importante per un uomo: sei sempre curato, sazio e coccolato.” Sorrideva soddisfatto, come un gatto, elencando i vantaggi.

“Non so, Stefano. Spesso cucinavo io, passavo l’aspirapolvereera un mio dovere. E coccolato la mia Elena a volte mi coccolava così tanto che non sapevo dove scappare”

Elena era una donna litigiosa. Qualsiasi cosa facesse, non era mai contenta. Se le regalava qualcosa, si lamentava: “Potevi spendere di più.” Se andavano in vacanza, lo controllava perché non guardasse altre donne, umiliandolo davanti agli amici.

Lultima goccia fu quando, al compleanno di unamica, gli diede uno schiaffo per aver bevuto un bicchierino di amaro in più. Quella sera, se ne andò da solo, deciso a divorziare.

Il divorzio fu una battaglia. Elena cercò di trattenere ogni bene, ma alla fine lui le lasciò lappartamento e lautocera pur sempre la figlia. Rinunciò a tutto senza lamentarsi.

Passò del tempo. Marco riuscì a comprare un nuovo appartamento e unauto, pagando il mutuo grazie a un ottimo stipendio. Usciva con donne, alcune gli proponevano di sposarsi, ma lui era irremovibile.

“Niente famiglia. Ne ho avuto abbastanza.”

Tutto cambiò a trentotto anni, quando incontrò Giulia. Fu un caso, in un bar. Era lì con gli amici per festeggiare la promozione di Stefano a capo reparto. Notò due ragazze sedersi al tavolo accanto, ordinare e chiacchierare tranquille.

Quando incrociò lo sguardo di una di loro, rimase senza fiato. Occhi blu profondi, forse resi ancora più intensi dalla luce soffusa del locale.

“Due pozzi in cui affogare,” pensò, ma non disse nulla.

Mentre erano lì, non smise di osservarla, e lei lo percepiva, abbassando gli occhi quando i loro sguardi si incontravano.

“Marco, mi sa che la ragazza al tavolo accanto ti ha colpito,” rise Stefano, sempre perspicace.

“Sì, è vero,” ammise Marco, deciso a conoscerla.

“E allora che aspetti? Fatti vivo!” lo incitò Andrea con un occhiolino.

Marco si avvicinò.

“Buonasera, vorrei farvi conoscere. Mi chiamo Marco. Vi disturbo?”

“Buonasera,” risposero insieme. “Io sono Giulia,” disse quella che lo aveva colpito. “E io Francesca,” aggiunse laltra. “No, non ci disturbi.”

“Piacere,” si intrattenne Marco. “Posso unirmi a voi?”

“Certo,” acconsentì Francesca.

Le ragazze non bevevano vino, solo succo. Lui propose una bottiglia, ma Giulia rifiutò gentilmente:

“No, grazie. Non beviamo alcolici.”

Quella sera, Marco accompagnò Giulia a casa. Non aveva bevuto, guidava. Presto iniziarono a frequentarsi e scoprirono di essere sulla stessa lunghezza donda, complici e felici insieme. Giulia era stata sposata brevemente, poi divorziata.

“Non eravamo compatibili,” disse semplicemente, senza aggiungere altro. A Marco andava bene, anche lui evitava di parlare del suo fallimentare matrimonio.

Giulia aveva trentacinque anni, nessun figlio, lavorava come economista in unazienda edile. Seria, ma con una passione per la pitturadipingeva per hobby e aveva un vero talento. Lo coinvolse nelle mostre darte, e Marco, sorprendendosi, scoprì di apprezzarle.

Gli amici lo prendevano in giro, ma lui era fiero di Giulia, convinto che avesse un dono. Raramente dipingeva, ma a volte uscivano in cerca di ispirazione.

Un giorno, seduto in salotto con il suo gatto Pepe, Marco ebbe unilluminazione.

“Forse chiederò a Giulia di sposarmi,” pensò, accarezzando il felino. “In lei mi piace tutto.”

Parlava al gatto come se lo capisse, e Pepe lo ascoltava con aria sorniona.

“Vivremo in tre. Non voglio separarmi da lei, sai comè dolce e tranquilla. E poi, tu adori già le sue carezze.” Sembrava cercare lapprovazione del gatto, che socchiudeva gli occhi, indifferente.

Pepe laveva trovato per strada, un micino affamato che lo seguiva miagolando. Non resistette, lo portò a casa, e da sei anni era il suo compagno silenziosoun gatto grigio, flemmatico e pigro. Quando Giulia lo conobbe, commentò:

“Pepe è intelligente, persino razionale. Forse non parla solo perché è troppo pigro.”

Marco propose a Giulia, e lei accettò. Volevano sposarsi in silenzio, ma parenti e amici protestarono:

“Che importa se è il secondo matrimonio? Sposarsi senza festa è da tirchi!”

Non vollero sembrare avari, così organizzarono un ricevimento. La lista degli invitati era lunga, e dopo arrivò la seconda richiesta: laddio al celibato.

“Marco, comè possibile senza festa? È una tradizione!”

“Ragazzi, abbiamo quasi quarantanni, mica siamo ventenni,” cercò di ragionare Marco.

“Letà non centra! Devi dire addio alla vita da single. È sacro!” insistette Stefano.

Il matrimonio era fissato per venerdì, e laddio al celibato per mercoledìcosì avrebbero avuto tempo per rimettersi in sesto.

Marco si prese una settimana di ferie per prepararsi. Martedì comprò alcolici e ordinò antipasti, salumi e frutti di mare da un ristorante.

Mercoledì apparecchiò con cura. Pepe, annusando il cibo, saltò sul tavolo con aria curiosa.

“Neanche a pensarci,” lo rimproverò Marco, spostandolo. “Oggi è il mio giorno.”

Pepe lo guardò, come per dire: “Come vuoi.”

Gli amici arrivarono ridendo e scherzando.

“Sedetevi,” li invitò Marco, stappando bottiglie. “Partiamo con la birra o andiamo subito sul forte?”

“Io oggi mi astengo,” confessò Andrea. “Mia moglie mi ha avvertito: se torno ubriaco unaltra volta, chiede il divorzio.”

“Le mogli sono così,” concordò Stefano. “Anchio non posso bere. La suocera arriva allalba, devo andare allaeroporto.”

“Stefano, eri il primo a volere questa festa!” rise Marco, comprensivo.

“Quando ti sposi, capirai,” aggiunse Andrea.

“La mia futura suocera vive in Puglia,” disse Marco, soddisfatto. “Verrà per il matrimonio e poi tornerà a casa.”

“Fortunato tu,” borbottò Paolo, che viveva con la suocera da venticinque anni.

Bevvero, mangiarono, parlarono di politica, lavoro e macchine. Poi, verso le dieci, se ne andarono.

“Finisce qui?” chiese Marco, sorpreso.

“Marco, sai comè. Domani si lavora.”

Dopo che se ne furono andati, Marco si sedette al tavolo. Pepe era già lì, fissando i gamberetti.

“Va bene, prendine uno,” cedette, spingendo il piatto. Il gatto ne afferrò uno con delicatezza, poi un altro.

Marco si addormentò sul divano con una birra. Al risveglio, Pepe era seduto in mezzo al tavolo, guardandosi intorno con aria regale.

“Che faccia tosta,” rise Marco, ma il gatto ignorò la battuta.

Così finì laddio al celibato. Poi venne il matrimonio, festoso e allegro. Iniziò la vita coniugale con Giulia, e Marco non si pentì della scelta. Il secondo matrimonio si rivelò pieno di felicità.

A volte, la seconda possibilità è quella che conta davvero.

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