Solo il mio destino

Mamma, che ci fai qui? sussultò Giulia, riconoscendo la figura della madre nella sala dattesa del consultorio femminile.

Oh, Giulietta anche tu hai la visita oggi? Non me lavevi detto mormorò Bianca, abbassando gli occhi con imbarazzo.

Mamma, qui vengono solo le donne incinte. Tu perché sei qui? Giulia sfiorò con la mano il ventre arrotondato.

Tesoro, volevo dirtelo Bianca si guardò intorno, cercando le parole. Insomma anche io aspetto un bambino.

Bianca aveva avuto Giulia a diciotto anni. Il padre della ragazza non si era mai interessato a lei, mandava pochi euro di mantenimento, e solo dopo uninterminabile battaglia legale.

Ma Bianca adorava sua figlia. Lavorava giorno e notte, cuciva abiti su commissione mentre tutti dormivano. Le amiche scuotevano la testa: *”Perché ti rovini la vita? Ti stai perdendo la gioventù!”* Ma Bianca non ascoltava. Voleva solo che la sua bambina non mancasse di nulla. Cioccolatini svizzeri, giacche alla moda, bambole costosequalsiasi cosa Giulia desiderasse. Lei stessa rinunciava a tutto, ma la figlia non aveva mai sentito la mancanza di niente.

Giulia si era abituata al meglio. Non guardava il prezzo dei vestiti, viaggiava con le compagne al mare in estate. Quando arrivò il momento di iscriversi alluniversità, scelse la facoltà più prestigiosa, quella privata. Bianca non oppose resistenza.

Al terzo anno, Giulia conobbe Marco. Era più grande, quasi laureato. A Bianca piacque subitoun ragazzo serio, con i piedi per terra. *Finalmente*, pensò, *mia figlia avrà qualcuno su cui contare.* Se fosse rimasta incinta, non sarebbe stata sola.

E così accadde. Giulia aspettava un bambino. Marco le propose subito matrimonio, e organizzarono un ricevimento sontuoso. Metà dei soldi vennero dai suoi genitori, metà da Bianca, che regalò anche una luna di miele a Portofino.

Marco, andiamo a fare due passi propose Giulia.

Sì, dai. Cè quel nuovo bar in piazza, possiamo fermarci sorrise lui, accarezzandole il pancione.

Passeggiarono nel parco, diedero da mangiare ai piccioni, poi si sedettero al bar. Ma appena si accomodarono, Giulia impallidì.

Che succede? chiese Marco, preoccupato.

Mamma mormorò lei, rigida.

A due tavoli di distanza, cera Bianca con un uomo sconosciuto.

Ah, è vero! si voltò Marco.

Bianca li vide e sorrise, imbarazzata.

Andiamo a salutarli. Chi è quello con lei? si alzò Marco.

No. Non voglio neanche vederla! Giulia si alzò di scatto e corse fuori.

Marco pagò e la raggiunse sul marciapiede, dove Giulia già urlava contro la madre:

Chi è quelluomo?! Hai già dimenticato che tra poco sarai nonna?

Giulietta, sei adulta. Ti ho cresciuta, non ho diritto anchio a una vita?

Marco intervenì con tatto:

Tutto bene, signora Bianca?

Sì, Marco, tranquillo

Andiamo! Giulia afferrò il marito per il braccio e quasi lo trascinò via.

Era abituata a credere che la madre le appartenesse. Non aveva mai immaginato che Bianca potesse avere un uomo. E in effetti, per anni, lei non aveva frequentato nessunoera terrorizzata dalla reazione della figlia.

Finché, due anni prima, il suo capo, Giovanni Romano, aveva cominciato a corteggiarla. Bianca lo trovava attraente da sempre, ma non aveva mai osato fare il primo passo. Quando lui si fece avanti, cedette.

Cominciarono a vedersi. Giovanni le propose persino di vivere insieme. Bianca esitò, ma alla fine accettò. Il problema era come dirlo a Giulia. E poi, quella sfortunata coincidenza al bar

Poco dopo, Bianca scoprì di essere incinta. A quarantatré annitardi, certo. Ma non avrebbe mai pensato a un aborto. Giovanni era al settimo cielonon aveva figli, e finalmente avrebbe avuto un erede.

Dopo lincidente al bar, Giulia smise di rispondere al telefono. Bianca riceveva notizie solo da Marco. Poi, linaspettato incontro al consultorio. E dopo quello, il silenzio totale. Bloccò il numero della madre, ignorò ogni messaggio.

Della nascita della nipotina, Bianca lo seppe da Marco.

Una femminuccia, 53 cm, 3.200 grammi! annunciò lui, raggiante.

Che bella notizia! Possiamo venire a vederla? chiese Bianca, la voce rotta dallemozione.

Proverò a convincere Giulia

Ma lei rifiutò categoricamente. Bianca si tormentava, anche se era al sesto mese e i medici le avevano vietato lo stress.

Quattro mesi dopo, partorì una bambina. Scrisse a Giulia: *”Ora hai una sorellina.”* Nessuna risposta. Solo Marco mandò un mazzo di fiori e la chiamò.

Gli anni passarono. Le bambine crescevano. Giulia e Marco chiamarono la loro figlia Sofia. Bianca e Giovanni scelsero Anna, come la nonna. Marco mandava foto: *”Il primo dentino!”* o *”Fa i primi passi!”* Bianca sperava che, per la prima elementare, Giulia si sarebbe ammorbidita. Ma lei rimase inflessibilecome se avesse davvero qualcosa da rimproverarle.

Per il settimo compleanno di Sofia, Bianca chiamò Marco:

Venite da noi. Vi aspettiamo con gioia.

Cercherò di convincerla

Quella sera, Marco ripeté linvito.

Non ci andiamo tagliò corto Giulia.

Ma è tua madre. E tua sorella cercò di ragionare lui.

Mi ha tradita. E quella bambina non voglio nemmeno vederla.

Vivevano così, paralleli. Bianca e Giovanni in una villa fuori città, Giulia e Marco in un appartamento in periferia. A volte, Giulia sentiva notizie della madre da conoscenti comuni: *”È stata ricoverata”, “Anna ha la febbre alta.”* Nel profondo, le veniva voglia di correre da lei, di abbracciarla come un tempo. Ma la gelosia e la rabbia vincevano sempre.

Marco, dobbiamo comprare i fiocchi e le scarpe per Sofia disse Giulia a cena.

Cè tempo. Non riesco a credere che siano già passati sette anni

Mamma, posso saltare inglese oggi? irruppe in cucina Sofia.

No! Abbiamo cambiato casa proprio per quella scuola! replicò severa Giulia.

Come una volta Bianca, anche lei voleva dare alla figlia il meglio.

Primo settembre. Marco prese un giorno libero per accompagnare Sofia al suo primo giorno di scuola. Era lontana, ma era un istituto prestigioso, con un ottimo programma linguistico.

Campanella, discorsi, auguri

1° A! annunciò la maestra.

È la nostra! sussurrò Giulia, guidando Sofia verso il gruppo.

E poi, tra la folla dei genitori, vide sua madre. Per un istante, i loro sguardi si incrociarono. Giulia non resistette, si lanciò tra le braccia di Bianca, e le lacrime represse per anni inondarono il suo viso. Bianca la strinse forte, come quando era piccola, e in quel momento, ogni rancore svanì, come se non fosse mai esistito.

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