Denis tornava a casa dal lavoro troppo tardi, stanco, e la macchina, come se lo sentisse, iniziò a fare i capricci e si spense più volte lungo la strada, quasi presagendo che il suo proprietario stesse per realizzare il suo sogno più grande.

Daniele tornava a casa dal lavoro ancora una volta troppo tardi. Era stanco, e la macchina per qualche motivo aveva cominciato a fare i capricci, spegnendosi più volte lungo il tragittocome se sapesse che presto il suo proprietario avrebbe finalmente realizzato il suo sogno più grande: comprarsi quellautomobile nuova che desiderava da almeno dieci anni, se non di più. Luomo sorrise, salendo le scale e immaginandosi già al volante di unauto fiammante, pronta a sfrecciare per le strade della città. Era per quel sogno che aveva rinunciato a tante cose, che si era fatto il mazzo come un cane, accettando ogni straordinario possibile. Solo per avvicinarsi alla meta. Non ricordava neppure lultima volta che aveva preso feriepreferiva farsi pagare e restare a lavorare. Il capo, ovviamente, apprezzava il suo zelo, ma non si scomodava troppo. Sapeva che un dipendente così fedele non se ne sarebbe andato, continuando a sgobbare come un mulo, e quindi i bonus erano rari.

Daniele viveva alla periferia di Milano, in un appartamentino ereditato dal nonno. I suoi genitori abitavano in unaltra città, e si vedevano di rado. Non sopportava quando cercavano di intromettersi nella sua vita, dicendogli che era ora di mettere la testa a posto e fare famigliaperché moglie e figli non erano mai stati tra le sue priorità.

Salendo al quinto pianolascensore era di nuovo fuori usoDaniele si avvicinò alla porta e, al buio, inciampò quasi su quello che sembrava un ubriaco addormentato davanti alla sua soglia. Accese la torcia del telefono e, osservando meglio, capì che non era un barbone, ma una ragazzina di dodici anni circa. Alla luce improvvisa, la bambina si svegliò di colpo, sobbalzando in piedi. Tremando, lo fissò con diffidenza, ma lo sguardo di Daniele fu attratto dalla foto che le era caduta di mano.

Era lui. Quellimmagine la ricordava beneera stato scattato dopo una festa sfrenata con gli amici. La ragazzina raccolse in fretta la foto e si schiacciò contro il muro. Che ci faceva lei con quella foto? Era legata a qualcuno dei suoi vecchi amici? Con la maggior parte di loro, Daniele aveva tagliato i ponti da anni.

«Buonasera, sono venuta da lei!» sussurrò lei.

Daniele estrasse le chiavi e fece finta di non aver sentito. Perché era lì? Chi era? Cosa ci faceva davanti alla sua porta? Era solo una bambina! Gli tornarono in mente tutte le storie di trappole e controlli organizzati usando i minoribasta un tocco e finisci nei guai. Lo stavano forse incastrando? Gettò unocchiata in giro: niente telecamere. Ma chissà, magari la polizia era nascosta dietro la porta del vicino. Anche se lintero piano era deserto. Il quartiere era un buco, lontano da tutto, dove nemmeno i mezzi pubblici arrivavano. Un tempo cerano solo vecchi, ma dopo la loro morte, i figli avevano abbandonato gli appartamentiimpossibile venderli o affittarli. E così le lampadine rimanevano rotte per mesi, e lascensore fuori uso per settimane.

«Non so chi tu sia, ma non ho invitato ospiti!» rispose Daniele, aprendo la porta.

«Aspetti! Non ho dove andare! Lei è Daniele Rovini, vero?» La ragazzina sembrava spaventata, ma chissà cosa si nascondeva in quella testolina.

«Sì. E allora?»

«Allora è tutto giusto! Lei è mio padre! E solo lei può aiutarmi!»

Daniele scoppiò a ridere e scosse la testa. Assurdo. Che padre? Non aveva mai avuto figli, e forse era meglio così. O almeno, non ci aveva mai pensato finora.

«Vattene prima che chiami la polizia. Non ho figli, non ne ho mai avuti. Se non te ne vai, chiamo i carabinieri!»

Entrò in casa, e mentre chiudeva la porta, la ragazzina gli urlò:

«È troppo tardi! Non ho dove andare! Lei è mio padre e non può abbandonarmi!»

Daniele scosse di nuovo la testa, come per dissipare la confusione. Cosera successo? Perché quella strana ragazzina sosteneva di essere sua figlia?

In cucina, lasciò le chiavi sul tavolo e accese il bollitore. Avrebbe bevuto un brodo con un po di pane e poi a letto. Domani sarebbe stato comunque un giorno di lavoro, anche se teoricamente era il suo riposo. Ogni euro in più lo avvicinava al suo sogno.

Ma non aveva fame. Chi era quella ragazzina? Si avvicinò alla porta in punta di piedi per vedere se se ne fosse andata, ma nel buio del pianerottolo non riuscì a vedere nulla. Appoggiò lorecchio e sentì dei singhiozzi soffocati. Era ancora lì. E se non fosse una trappola? Pensò se avesse fatto qualche nemico, ma non gli venne in mente nessuno. E se, per assurdo, fosse davvero sua figlia e lui la stava cacciando? Dove sarebbe andata?

Con un sospiro, aprì la porta. La ragazzina era rannicchiata sulle scale, stringendo uno zaino. Piangeva, ma non come unenfant capricciosa, ma come unadulta che aveva già visto troppe difficoltà.

«Entra. Raccontami la tua storia, poi vedremo.»

Se avesse potuto, Daniele si sarebbe morso le orecchie. Fece una smorfia quando la ragazzina si precipitò dentro. Si guardò intorno nel buionessun rumore, nessun agguato. Non era una trappola? Allora la foto? Davvero aveva una figlia?

«Vieni in cucina. Vuoi un tè?»

La ragazzina annuì. Mentre Daniele preparava il tè e tirava fuori dei biscotti secchinon aveva molto altro da offrirelei si presentò: «Mi chiamo Ginevra.»

«Tu e mia madre vi siete conosciuti alla festa delluniversità. Lei era venuta in città con uno spettacolo. Secondo il suo diario, che ho trovato, tra voi è successo subito tutto» Ginevra arrossì. «Non cerano dettagli! Non pensi male! Mamma ha solo scritto che era una notte indimenticabile, che eri luomo dei suoi sogni, ma che lhai cacciata la mattina dopo. Tornò a casa e cercò di dimenticarti, ma poi scoprì di aspettarmi. Non aveva un fidanzato, così decise di crescermi da sola. Mi ha dato tutto, anche più di quanto potesse ma si è ammalata. Forse per tutte le fatiche che ha passato Ha bisogno di unoperazione al cuore. Non abbiamo i soldi. Tu devi aiutarci. Non abbiamo nessun altro. Se mi dai un prestito, ti restituirò tutto! Lestate prossima cercherò un lavoretto, qualsiasi cosa!»

Daniele rifletté. Tredici anni prima, aveva avuto una storia breve e intensa con una ragazza di nome Alessandra. Se fosse rimasta incinta quella notte, Ginevra poteva davvero essere sua figlia. Ma non le somigliava o forse non ci aveva fatto caso? Il suo sguardo si posò su una voglia sotto lorecchio della ragazzinauna macchiolina rossa a forma di stella. Lui ne aveva una identica. Qualcosa gli si strinse nel petto. Ma anche se fosse sua figlia, non doveva nulla a lei o a sua madre, che gli aveva nascosto tutto.

«Non ti devo niente. Dormirai qui stanotte, domani torni a casa. Come ha fatto tua madre a lasciarti venire fin qui?»

«Non sa che sono venuta da te. Le ho detto che dormivo da unamica. Ti prego! Salva mia mamma! Se muore, mi porteranno in un orfanotrofio!»

«Primo, che tu sia mia figlia va dimostrato. Secondo, ho vissuto senza di te finora, continuerò così. Dormi sul divano. Domani ti do dei soldi per il treno. E non farti più vedere.»

«Mamma aveva ragione su di te! Sei un miserabile!» sbottò Ginevra. «Me ne vado subito! Non voglio stare con uno come te!»

«Non andare da nessuna parte, o chiamo i carabinieri. E se tua madre è davvero malata, cosa le succederà al cuore quando scoprirà che sei in questura?»

Ginevra serrò le labbra ma non replicò. Bevve un sorso di tèprobabilmente solo per scaldarsie non toccò i biscotti. Daniele le diede delle coperte e un cuscino, e la ragazzina si addormentò sul divano.

Lui rimase al tavolo per ore, riflettendo. Trovò online una raccolta fondi aperta a nome di Alessandra, dove Ginevra era menzionata come sua figlia. Ma le donazioni erano ferme. La gente preferiva aiutare i bambini piccoli, non unadulta con una figlia quasi adolescente.

Andò in camera, aprì un nascondiglio nellarmadio e guardò i soldi che aveva messo da parte per la macchina. Immaginò lodore della pelle nuova, quel profumo che conosceva beneil suo capo cambiava auto ogni anno e amava vantarsene, offrendo passaggi ai dipendenti.

Ma perché voleva davvero quellauto? La sua vecchia Fiat Punto funzionava ancora. Laveva trascurata ultimamente, ma era affidabile. E a cosa gli sarebbe servita unauto nuova? Per impressionare le donne? Quella fase era finita da un pezzo. E ora aveva forse una figlia

Quella voglia a forma di stella. Suo padre ce laveva, suo nonno pure. Coincidenza? O forse era trucco Ma anche se fosse, la vita di Alessandra era in pericolo.

Ricordò la ragazza dagli occhi grandi e sinceri che gli era rimasta nel cuore. Quella notte era stata la più folle della sua vitalaveva portata a casa sua, cosa che non faceva mai. La mattina dopo, quando lei gli chiese se le voleva bene, lui si spaventò, pensò che volesse incastrarlo, e la cacciò. Avrebbe potuto avere una famiglia

E ora quellauto gli serviva davvero? Chi ci avrebbe portato?

Il mattino dopo, Daniele accompagnò Ginevra alla stazione e la mise su un treno. Lei lo insultò per tutto il tragitto, dicendogli che era un padre orribile, ma lui non rispose, stringendo solo il volante. Quel giorno arrivò tardi al lavoro, e la sera non fece straordinari. Il capo si stupì, gli promise un bonus, ma Daniele tornò a casa, accese la TV e passò la sera sul divano, pensando che forse aveva lavorato troppo per nulla.

Tre mesi dopo, tornando dal lavoro, Daniele notò una luce tremolante nel corridoiola lampadina era di nuovo fulminata. Afferrò lo spray al pepe in tasca, pronto a difendersi se necessario. Ma rimase di sasso quando vide Alessandra e Ginevra davanti alla sua porta. La ragazzina gli corse incontro abbracciandolo, e lui, confuso, non la respinse.

«Papà, grazie! Perdonami per quello che ti ho detto! Sei il padre migliore del mondo!» singhiozzò Ginevra, mentre Daniele guardava Alessandra attraverso le lacrime.

Quella notte, dopo che Ginevra si era addormentata, Daniele aveva deciso di rinunciare al suo sogno. Una vita umana valeva di più. Senza dirle nulla, aveva nascosto i soldi nel suo zaino, vicino alla foto che forse avrebbe voluto strappare.

«Grazie,» sussurrò Alessandra.

Era più bella che mainon più una ragazza, ma una donna matura. Qualcosa dentro di lui si mosse. Quanto aveva perso inseguendo unauto? Avrebbe potuto avere una famiglia, una moglie che gli preparava la cena, una figlia a cui leggere le favole

«Entrate, visto che siete qui,» disse Daniele, aprendo la porta.

Alessandra e Ginevra avevano comprato dei dolci, così lui mise subito lacqua a bollire. Era ancora confuso, ma dopo il tè, Ginevra li lasciò soli in cucina.

«Avevo paura quando scoprii di essere incinta. Sapevo che non mi avresti ascoltato. Dopo che mi cacciasti, non ebbi il coraggio di tornare. Pensai di farcela da sola. Non immaginavo che Ginevra ti avrebbe cercato Non credevo che avrebbe tentato di trovare i soldi per loperazione. Lho sgridata per avermi mentito Come ha fatto a venire fin qui da sola?» Alessandra sospirò. «Grazie per laiuto. Appena starò meglio, ti restituirò tutto.»

«Non serve,» scosse la testa Daniele. «È davvero mia figlia?»

«Tua,» annuì Alessandra. «Non cè stato nessun altro prima di te. Se non mi credi, possiamo fare un test del DNA. Ma se la osservi bene, lo vedrai. Ginevra ti somiglia.»

Daniele ci pensò su. Chiamò il capo e chiese un giorno libero. Luomo protestòera abituato a vederlo lavorare senza sostama temette che potesse licenziarsi e accettò, detraendolo dalle ferie.

Il giorno dopo, Daniele portò Ginevra e Alessandra al parco. Passarono la giornata sulle giostre, mangiando gelato e zucchero filato. La sera, accompagnandole alla stazione, promise che sarebbe andato a trovarli presto.

E lo fece. Propose ad Alessandra di provare a fare famiglia. Non solo per Ginevra, ma per loro. Qualcosa li univa ancora, dopo tutti quegli anni. Daniele non riusciva a capire perché lavesse cacciata. Alessandra scoppiò in lacrime e accettò.

Due mesi dopo, Daniele presentò moglie e figlia ai suoi genitori, che furono felici di vedere il figlio finalmente sistemato, e stupiti di avere una nipote così coraggiosa.

E lauto nuova, alla fine, Daniele la comprò davvero. Ma solo dopo aver cambiato lavoro, facendo un passo importante nella sua vita. E soprattutto ora aveva una famiglia in cui credere.

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Denis tornava a casa dal lavoro troppo tardi, stanco, e la macchina, come se lo sentisse, iniziò a fare i capricci e si spense più volte lungo la strada, quasi presagendo che il suo proprietario stesse per realizzare il suo sogno più grande.
Il marito è tornato a casa e con voce calma ha annunciato che è nato un bambino. Il mondo mi è crollato davanti agli occhi.