La mamma li portò allorfanotrofio subito dopo Capodanno Le bambine piangevano. Erano sempre state abituate alla vita di casa. Quando la madre cercava di sistemarsi la vita, e lo faceva spesso, le sorelle, Giulia e Viola, stavano dalla nonna. Ma a Natale la nonna se ne andò, e la madre le lasciò allorfanotrofio. No, non era una donna leggera, non beveva e non fumava nemmeno. Però non è giusto, no? Se lex marito fa quello che vuole, lei deve starsene sola con due bambine appiccicate?
La madre slacciò il cappottino a Viola e sussurrò: «Non piangete, le cose sono andate così, che colpa ne ho io? Staranno bene qui, poi mi ringrazierete!». Viola singhiozzava senza riuscire a smettere, aveva solo 3 anni e non capiva bene cosa stesse succedendo. Ma guardando gli occhi cattivi della mamma e la faccia spaventata e in lacrime della sorella maggiore, Giulia, che ne aveva 7, sentiva che qualcosa non andava. La madre sibilò: «Non mi fate vergognare, non vi abbandono, mi sistemo e vi riprendo. Verrò a Pasqua, vi riprendo!». Le bambine continuavano a piangere, ma si calmarono un po: la mamma aveva detto che sarebbe tornata!
Adattarsi allorfanotrofio non fu facile, anche se le educatrici le volevano bene e le compativano per la loro educazione, lintelligenza e il tenero affetto che avevano luna per laltra. Giulia conquistava tutti con i suoi occhi neri e seri, mentre Viola sembrava un piccolo batuffolo dolce e biondo. Viola tirava Giulia per la manica: «Quanto manca a Pasqua? Viene la mamma a prenderci?». Giulia rispondeva paziente: «Pasqua è una festa di primavera, ricordi quando la nonna colorava le uova?». Viola annuiva convinta, come per dire che sì, ricordava, ma poi, ripensando alla nonna, le si riempivano gli occhi di lacrimine. Giulia avrebbe voluto saperlo anche lei, quando sarebbe arrivata Pasqua. Chiese alleducatrice, la signora Maria, che si stupì: di solito i bambini aspettano Natale, Babbo Natale o il compleanno. Comunque le regalò un calendarietto: «Vedi, Pasqua è questo giorno, lho cerchiato, e oggi è questo. Ogni numero è un giorno. Io, quando andavo a scuola, barravo i giorni fino alle vacanze estive». Anche Giulia iniziò a barrare i numeri, e la fila di giorni che la separavano dalla mamma si faceva sempre più corta.
La mattina di Pasqua, Viola corse da Giulia con un uovo rosso stretto nel pugno: «Giù! Giù! Oggi viene la mamma, sono così felice! E tu sei felice, Giuli?». Giulia non vedeva lora. Allinizio lattesa era piena di gioia, ma dopo il pisolino iniziò a sentirsi triste. E poi Viola non la lasciava in pace, lamentandosi. Alla sera, quando Giulia capì che la mamma le aveva mentito, consolò Viola: «Forse ha preso lautobus ed è rimasto bloccato. Lho sentito dire, le strade sono un disastro! Lo dicono tutti. Viola, non piangere, libereranno lautobus e la mamma arriverà domani. Intanto dormirà in un paese vicino!». La sorellina annuì, ingoiando le lacrime. Ma la mamma non arrivò mai, anche se le bambine continuarono ad aspettarla, inventando sempre nuove scuse. Una mattina, Giulia non trovò più Viola: le educatrici le spiegarono che la sorellina era stata riportata a casa dalla madre. Molto dopo, Giulia scoprì che la mamma laveva rinnegata. Però a Giulia andò bene: due anni dopo, la zia paterna la trovò. La zia Elena era una donna buona, e senza accorgersene, Giulia iniziò a chiamarla mamma. La dolcezza di lei e della sua famiglia pian piano riparò il cuore di Giulia, che cercava di non pensare alla madre e alla sorella. Anche se sapeva che Viola, allora, era troppo piccola per capire ma comunque senza di lei, Giulia non sarebbe mai partita
Passarono gli anni, Giulia diventò infermiera, si sposò, ebbe un figlio, e vivevano senza lussi, ma felici. E poi, un giorno, arrivò una lettera. Di Viola!
«Ciao, sorellina mia! Forse non ti ricordi più di me? Io ricordo solo le tue trecce e le pantofole a quadri. Quanto vorrei vederti! Siamo tornati nel nostro paese, viviamo a Casalino, se per te va bene, posso venirti a trovare?». Giulia scrollò le spalle: strano, non la invitava lei, ma si offriva di venire Però accettò lo stesso.
Viola, in una giacca azzurra, zoppicando, corse incontro alla sorella agitando la mano! E tra la folla alla stazione, la riconobbe subito, labbracciò forte e pianse: «Sorellina, appena ti ho vista ho capito: sei tu, la mia Giulia! Ci credi?». Giulia borbottò, dicendo che era rimasta la stessa piagnona, ma anche a lei bruciarono gli occhi.
Dopo cena, Viola raccontò: «Non tenertela con la mamma, lo zio Marco le aveva detto subito, quando si conobbero, che lavrebbe presa con le figlie. Ma lei ebbe paura di riprendersi entrambe. Poi lo zio Marco e la mamma ebbero un maschio, e poi una femmina! Una bambolina, dovevamo stare noi lì? Oh, non offenderti! Lo zio Marco guadagna bene, è un falegname bravissimo, ha sempre lavoro. A volte andiamo anche al mare. Poi, in terza media, un toro mi caricò, per fortuna nessun altro si fece male. Io, come vedi, zoppico ancora Che buona la tua crostata, Giuli, mi dai la ricetta?».
Giulia chiese: «E lavori? Studi? Hai un ragazzo? Sei così carina!». Viola si imbarazzò: «Be, dopo lincidente ho dovuto curarmi a lungo, sono costati un sacco di soldi Aiuto in casa o lo zio Marco in bottega La mamma fa la contabile in comune. E per gli amici, beh, non ho mai avuto molto tempo. E poi zoppico Ma mi sono abituata».
Giulia riuscì a convincere Viola a restare a dormire, promettendo di accompagnarla al primo bus. La sorella si addormentò appena la testa toccò il cuscino. Giulia osservò i suoi vestiti, piegati con cura sulla sedia. Erano puliti, ma rattoppati e logori! Allospedale, le ragazze prendono due soldi, ma nessuno si vestirebbe così, soprattutto in visita!
Giulia si svegliò alle 3, svegliò il marito e gli chiese di portarla subito a Casalino. Lui brontolò, ma alla fine accettò. In macchina, Giulia gli spiegò tutto, e lui, dopo aver fatto una faccia scura, annuì.
Giulia trovò facilmente la casa della madre, il cuore le batteva forte mentre bussava. La porta si aprì, e la madre non la riconobbe. Lei invece sì: la mamma era invecchiata, ma ancora bella e curata. Giulia disse: «Buongiorno, mamma! Eccoci qui». La madre la salutò con fastidio, come se Giulia non fosse la figlia che non vedeva da anni, ma una vicina rompiscatole. Poi chiese seccata: «E dovè Viola? Nella stalla? Fatela rientrare, i bambini aspettano la colazione, e non ho ancora pulito da ieri. E tu entra, visto che sei qui». Giulia cercò di mantenere la calma: «Viola resterà da me per un po, raccogli i suoi vestiti e le sue cose E se potete, datele dei soldi. La farò lavorare come inserviente, poi imparerà un mestiere. E la sua gamba va curata, è così bella eppure zoppica! Mi senti, mamma?». La madre fece il broncio, come sempre quando qualcosa non le piaceva, e borbottò: «Vattene, difensora degli oppressi! Andiamo subito a riprenderci Viola! E non voglio più vederti vicino a lei!». Giulia scosse la testa, fissandola negli occhi, e disse piano e chiaro: «Prima cosa, non è Viola, è Violetto! Viola chiama la tua mucca, che ora dovrai mungere da sola, signora mia! Vuoi che chiami mezzo paese? E tutti sapranno come lonesta signora del comune ha abbandonato le figlie allorfanotrofio? Le tue amiche di paese ti saranno fedeli, o qualcuna non dimenticherà il tuo passato? Se vuoi scappare e riprenderti Violetto, ti cercherò e griderò al mondo intero!». La madre torse la bocca, rientrò in casa sbattendo la porta. Mezzora dopo, uscì un uomo magro e curvo con uno zaino: «Buongiorno, mi chiamo Marco, ecco le cose di Ludovica (io la chiamo sempre così), dille che le auguro ogni bene, con i soldi la aiuteremo, farò del mio meglio. Ed è vero, quanti anni ha fatto la Cenerentola con sua madre? Glielho detto Ma non tenertela troppo con la mamma, la vita è complicata».
Giulia tornò alla macchina con lo zaino e pensò: sì, la vita è complicata. Ma è così difficile essere semplici? Che gli uomini non bevano e non scappino, che le donne non abbandonino i figli per un uomo, che fratelli e sorelle non si dimentichino luno dellaltro
Basta essere persone. Semplicemente persone.







