«Non ne posso più. Addio, Enrico.» Scrissi quel biglietto senza punti esclamativi, perfettamente calma. Enrico non lo leggerà mai. Dopo averci pensato, lo bruciai.
Tanto tempo fa, tra me ed Enrico scoppiò una passione travolgente, ardente e insaziabile. Ci lanciavamo nellabisso senza fermarci.
Lui aveva una moglie e tre figli piccoli, io un marito e due figli. Tutti i nostri amici si toccavano la tempia, come per dire: «Ma siete pazzi? Svegliatevi. Le vostre famiglie soffrono.» Ma Enrico ed io non vedevamo altro. Sulla Terra eravamo soli, senza ostacoli né interferenze.
Quando riprendevo i sensi dopo i nostri incontri, pensavo che non avrei mai voluto un figlio suo. Mai.
Enrico parlava dei suoi bambini così:
«Non sono un padre affettuoso. Era mia moglie che voleva allargare la famiglia. A me che importa?»
Francamente, questo mi metteva in allarme. Ma non avevo intenzione di sposarlo! Lasciamo che si riproducano, pensavo. Affari loro.
Tre anni dopo, sposai Enrico. Stare con lui era piacevole e tranquillo. I miei figli, ovviamente, rimasero con me.
Quando i suoi bambini crebbero, iniziarono i problemi senza fine. Telefonate a notte fonda, visite sul posto di lavoro, richieste di denaro. Sempre lo stesso motivo: soldi. O meglio, la mancanza. Enrico li aiutava come poteva. Si sentiva in colpa per tutta la vita e non osava negare loro nulla. Io lo capivo. E anche loro lo sapevano. Approfittavano senza vergogna di un padre che si sentiva in debito. Ogni loro capriccio veniva esaudito. A volte mi veniva anche voglia di compatirli, anche se sapevo che per la loro famiglia ero il nemico numero uno.
Gli anni passarono. Arrivarono i nipoti. Per ora Enrico ne ha cinque, ma non è finita. La figlia maggiore è scappata dal marito violento con le pantofole ai piedi. Ha bisogno di aiuto, ha tre bambini piccoli. La più giovane vive di sussidi, madre single, ma le mancano sempre i soldi. Eppure ama vivere nel lusso. Gira il mondo spensierata, senza preoccupazioni
Il figlio di mezzo è un alcolizzato senza speranza. Sempre ubriaco, da potersi strizzare. Paga gli alimenti allex moglie, ma visto che è disoccupato, è Enrico a consegnarglieli. Dal nostro budget. Cè una nipotina, identica al nonno. Enrico la adora più degli altri. La sua anima si è legata a quella bambina senza padre.
Che bouquet colorato
Enrico stesso è pieno di debiti. Ma i suoi figli non lo sanno. Lo so solo io e i miei figli, che mi supplicano di lasciare «lo sponsor esterno». Una volta chiesi a Enrico di regalarmi un profumo, per una volta. Alzò le sopracciglia sorpreso:
«Tesoro, sai che ho problemi con lolfatto. Non sentirei comunque il tuo profumo. A che pro spendere soldi inutili? Ma va bene, prima o poi te lo compro.»
«Sì, fra otto anni,» risposi amareggiata.
In realtà, non chiedo mai nulla. So già le scuse: pagare la stanza VIP per Marilena al parto (perché VIP e non una normale?); comprare una pelliccia per la nipotina (un piumino non basta?); comprare scarpe nuove per il figlio trentenne, perché le vecchie hanno i buchi
Se litighiamo, è sempre per i figli ormai adulti di Enrico. Alla fine, dico sempre: «Se ci lasciamo, Enrico, ringrazia i tuoi bambini!» Eppure lui dice che non può vivere senza di me. E io? Sono stanca! Voglio vivere la mia vita, non quella dei suoi figli. I loro nomi risuonano in casa mia ogni giorno, come campane a lutto.
Mi torna in mente un personaggio di un film famoso che diceva: «Be, grazie a Dio, neanchio sono orfana!» Ho i miei figli e nipoti, che hanno bisogno di amore e attenzione. Perché non mi sono fermata ventanni fa?
Il diavolo è un regista sottile. Scrive a ognuno il suo copione. Non auguro a nessuno di cadere nelle sue grinfie appiccicose. È colpa mia. Come si dice, la donna seminava fiori e raccolse erbacce. Le notti infuocate si sono esaurite. Una volta era un amore senza fondo. Con gli anni, ne ho toccato il fondo Mi sembra di vivere con una felicità rubata.
Mio figlio si è trasferito in unaltra città. Lavoro, famiglia. Mi chiama da tempo.
Andrò da lui per sempre. Deciso. Scrissi un biglietto daddio a Enrico. Poi lo bruciai. Spero capisca lo stesso. Se non capisce, tanto vale.
P.S. Ho visto i miei figli, i nipoti. Sono stata anche dal secondo figlio in Germania. Sposato con una donna di Düsseldorf, troppo pedante. Il loro bambino non parla una parola di italiano. Cosa ci trova mio figlio in quella donna? Si dice che si ama non per qualcosa, ma nonostante tutto.
Tutto è calmo e pieno damore, per loro. Per me è un balsamo per lanima.
Un mese dopo, tornai da Enrico. Credo non abbia capito che me ne ero andata per sempre. La casa era esattamente come lavevo lasciata: silenziosa, con le sue foto in fila sul camino, i conti in vista sul tavolo, il profumo di lavanda che non copriva lodore della rassegnazione. Enrico mi accolse con un sorriso distratto, come se fossi uscita solo per fare la spesa. Mi strinse la mano, chiese se avevo fatto buon viaggio. Non dissi nulla. Non ce nera bisogno. Ormai vivevamo entrambi nellombra di ciò che era stato, lui con i suoi sensi di colpa, io con i miei rimpianti. La porta non era mai stata chiusa del tutto, né tantomeno aperta. Semplicemente, non me ne andai più. Restai. Per abitudine. Per stanchezza. Per paura di essere, finalmente, del tutto libera.





