“Il tuo marito ora è mio” sussurrò lamica nel telefono.
“Non hai visto la mia sciarpa blu? Quella con le frange che Sergio ha portato dalla Francia?” Marina rovistava nellarmadio, gettando vestiti sul letto. “Non la trovo da nessuna parte.”
“Guarda nellingresso, magari è lì,” rispose distrattamente Elena, senza staccare gli occhi dallo schermo del telefono.
“Ho guardato ovunque, è sparita nel nulla,” sbatté lo sportello con frustrazione. “Stasera è lanniversario di Lucia, volevo indossarla con il cappotto nuovo.”
Elena finalmente alzò lo sguardo e fissò lamica. Marina era bellissima anche così, spettinata, con una maglietta e i jeans. I suoi capelli castani cadevano sulle spalle, e nei suoi occhi verdi brillavano riflessi dorati.
“Forse lhai lasciata da Silvia venerdì scorso? Siete andate a teatro insieme,” suggerì Elena, alzandosi dal divano.
“È vero!” Marina si illuminò. “Avevo dimenticato. Le telefono subito.”
Mentre cercava il telefono, Elena si avvicinò alla finestra. Dal quinto piano si vedeva il cortile tranquillo, dove il custode raccoglieva le foglie cadute con aria malinconica. Lautunno aveva già dipinto la città doro e di rosso.
“Silvia non risponde,” disse Marina, raggiungendo lamica alla finestra. “Strano, avevamo detto che ci saremmo viste prima della festa di Lucia.”
“Forse è occupata,” fece Elena con una scrollata di spalle, fissando il telefono dove lampeggiava un nuovo messaggio. “Conosci Silvia, è sempre di corsa allultimo minuto.”
Marina rise.
“Vero. Ti ricordi quando è arrivata al mio matrimonio cinque minuti prima della cerimonia? Sergio pensava che la testimone non sarebbe venuta.”
Al nome del marito, Elena si irrigidì appena, ma Marina, persa nei ricordi, non se ne accorse.
“A proposito, dovè Sergio? Non lo sento da un po,” chiese Elena, come se la cosa non avesse importanza.
“È a pesca con i colleghi,” rispose Marina con un gesto della mano. “Secondo weekend di fila. Dice che è il momento migliore.”
“E va via spesso così?” Elena cercò di mantenere la voce neutra.
“Ultimamente sì,” sospirò Marina. “Lavoro, pesca, cene aziendali… Sai comè, lautunno è il periodo più intenso per i finanziari.”
Elena annuì e tornò a fissare il telefono. Sullo schermo cera un messaggio: “Hai cambiato idea? È lultima possibilità per fermare tutto.”
Rispose rapidamente: “No. Andiamo avanti come concordato.”
“Con chi stai scrivendo?” chiese Marina, sbirciando oltre la spalla dellamica. “Sei strana oggi.”
Elena trasalì e spense lo schermo in fretta.
“Niente, è il lavoro. Non mi lasciano in pace neanche di sabato,” sorrise in modo forzato. “Senti, forse la sciarpa è rimasta in macchina?”
“In macchina?” Marina ci pensò su. “Giusto! Lavevo addosso quando Sergio ci ha portate a casa dopo il teatro. Forse è lì.”
Afferrò le chiavi e si diresse verso la porta.
“Vengo con te,” si offrì Elena allimprovviso. “Prendo un po daria.”
Fuori era fresco e si sentiva lodore delle foglie bagnate. Marina aprì la loro Fiat e cercò la sciarpa sul sedile posteriore.
“Strano,” borbottò, raddrizzandosi. “Ero sicura che fosse qui.”
Elena la osservava in silenzio, mordendosi il labbro inferiore. Il suo telefono vibrava di nuovo, ma ignorò il messaggio.
“Marina,” disse finalmente con unespressione strana. “Non ti sembra che Sergio sia cambiato ultimamente?”
“In che senso?” Marina chiuse lo sportello e si voltò verso di lei.
“Be, tutte queste assenze, la pesca…” Elena la fissò intensamente. “Non hai notato niente di sospetto?”
Marina aggrottò le sopracciglia.
“Dove vuoi arrivare, Elena? Se sai qualcosa, dillo chiaramente.”
Elena inspirò profondamente, come per trovare il coraggio.
“Volevo parlartene da tempo. Penso… no, sono quasi sicura che Sergio ti tradisca.”
Marina si bloccò, fissando lamica a occhi sbarrati. Poi scoppiò a ridere.
“Sergio? Con me? Elena, sei impazzita! Sono dieci anni che stiamo insieme, abbiamo due figli. Non si gira neanche a guardare altre donne.”
“Ne sei così sicura?” chiese Elena piano.
Qualcosa nel suo tono fece scattare un campanello dallarme in Marina.
“Elena, sai qualcosa? Parla.”
Elena distolse lo sguardo.
“Ti ricordi venerdì scorso, quando sei andata a teatro con Silvia e Sergio vi ha accompagnate?”
“Sì, e allora?”
“Non è tornato subito a casa,” disse Elena lentamente, scegliendo le parole con cura. “Ho visto la sua macchina sotto casa di Silvia. A tarda notte.”
Marina sentì la terra mancarle sotto i piedi.
“Ti sbagli,” scosse la testa. “Sergio lha solo riportata a casa ed è ripartito. Lei stessa mi ha chiamato per ringraziarmi della serata.”
“Marina,” Elena le mise una mano sulla spalla. “La sua macchina è rimasta lì fino al mattino. Lho visto uscire dal portone. Alle otto. Con gli stessi vestiti.”
Marina respinse la sua mano.
“Non ci credo. Perché menti? Sergio ha detto che è rimasto dai suoi genitori perché era tornato tardi. Non farebbe mai…”
“Chiamalo,” propose Elena. “Ora. Chiedigli dove si trova.”
Marina, dopo un attimo di esitazione, prese il telefono e compose il numero del marito. Dopo diversi squilli, rispose la segreteria.
“Non risponde,” guardò lo schermo confusa. “Forse non cè campo dove è a pesca.”
“O è occupato,” disse Elena in tono significativo. “Con Silvia.”
“Smettila!” Marina alzò la voce. “Silvia è la mia amica, non farebbe mai…”
Le parole le si strozzarono in gola quando ricordò che anche Silvia non rispondeva.
“Non volevo dirtelo,” continuò Elena. “Ma li ho visti insieme più volte. Si vedono da mesi. Quando Sergio dice che è a pesca o alle cene aziendali.”
Marina si appoggiò alla macchina, sentendo la nausea salirle alla gola.
“No,” sussurrò. “No, non Silvia. Siamo amiche dalluniversità. Sa quanto amo Sergio…”
Elena la abbracciò.
“Vieni da me,” propose. “Non è bene che tu resti sola ora. Decideremo cosa fare.”
Marina scosse la testa.
“No, voglio parlare con Silvia. Di persona. Subito.”
“Sei sicura?” Elena sembrava preoccupata. “Forse dovresti calmarti prima. Salì in macchina senza rispondere, le mani tremanti sul volante. Elena la seguì con lo sguardo mentre ripartiva, il cuore in gola. Quando il telefono squillò di nuovo, lesse il messaggio: “È andata da Silvia. Ora tocca a te.” Digitò una sola parola: “Fatto.” Poi si incamminò verso casa, dove Sergio laspettava già, seduto sul divano con la sciarpa blu in grembo.





