Se ne pentirà amaramente!

“Lei se ne pentirà!”

È ciò che pensava Enrico mentre sua moglie annunciava all’improvviso di voler chiedere il divorzio. Fino a ieri tutto sembrava perfettolavava i suoi calzini, stirava le camicie, e oggi invece? Una richiesta di divorzio, senza alcun motivo apparente! Enrico lavorava, non la picchiava, usciva poco e beveva con moderazione.

“Che c***o le mancava?!” imprecava tra sé. “Ha trovato un altro stronzo, ecco cosa! Quella troia! Se ne pentirà! Tornerà a piangere ai miei piedi! Gliela farò vedere io! Capirà, ma sarà troppo tardi!”

Mentre lui ragionava a suon di bestemmie, sua moglie ripeteva le stesse parole che gli diceva da anni:

“Ho finito di portare tutto il peso da sola! Lavoro, lavo, pulisco, cucino, mi occupo del bambino. Sono stanca! Ho fatto i conti: spendi più di quanto porti in casa! Quando sei sparito per tre giorni lultima volta, ho capito che stavo meglio senza di te! Senza di te la casa è più pulita, più tranquilla. Non devo cucinare per te: io e Marco non abbiamo bisogno di carne fritta! Se non ci sei, persino i fornelli rimangono pulitipreparo un ragù per due giorni o delle polpette e nessuno le divora in un solo pasto senza contorno! Voglio una vita più semplice! Sono stanca! Sono diventata una donna con le borse della spesa! Mi faccio schifo quando sei vicino! Con te mi vergogno, mi pesi e sto male!”

“Quando è stata lultima volta che hai letto una storia a Marco? Mai? Quando lhai portato a passeggio? Lavato? Cosa sente da te, a parte vattene, sono stanco? Sai in che scuola lho iscritto? Come si chiama la maestra dellasilo? Sai quando ha iniziato il corso prescolare? Non ti interessa nulla di tuo figlio! Vivi con lui, ma non parli mai con lui! Lo vede o ubriaco sul divano con una birra in mano, o addormentato con una birra in mano! Che esempio è? A cosa serve un padre così? Ricordi quando è il suo compleanno? No? Allora che senso ha averti? Non voglio più vivere con te!”

“Ma non le viene a noia ripetere sempre le stesse cose?” si chiedeva Enrico ancora ieri. Quella solfa isterica, Francesca la recitava quasi ogni sera mentre lui mangiava le polpette direttamente dalla padella. O qualsiasi cosa avesse cucinato. “Le solite lagnanze delle donne,” era il suo atteggiamento verso le parole di sua moglie. “Fa scenate per noia e perché non ha niente da fare.”

Tutto andava bene! E oggi invece? Divorzio! Allimprovviso!

“Se ne pentirà! Crede di essere interessante per un altro uomo? Una trentenne vecchia e sfiancata! Ora me ne vado, e tra due giorni mi supplicherà di tornare! E io valuterò se farlo o meno!”

“Ho preparato le tue cose! Non ti sopporto più! Vattene!”

“Va bene!” masticò Enrico un würstel. “Me ne vado! Ma che io torni o no, questo è un altro discorso!”

Certo, le diede unultima possibilità per ripensarci: si mise le scarpe con calma, fece rumore con i sacchetti, rimase sulla porta. Ma lei non cambiò idea. “Che testarda!” pensò arrabbiato, e uscì dallappartamento, rimpiangendo di non aver mangiato un altro paio di würstel.

Dovette andare da sua madre. Anche lei iniziò con il solito ritornello: cosa è successo, perché ti ha cacciato, cosa hai combinato, non può essere senza motivo

“Invece sì! Può cacciarmi senza motivo!” spiegava Enrico. “Ho fatto tutto per la famiglia! Ho lavorato! Portavo i soldi a casa! A lei non bastava mai! Voleva stivali, voleva pellicce! Le serve un uomo ricco! O forse lha già trovato! Ecco perché mi ha cacciato! Si annoiava! Non le davo abbastanza attenzioni!”

Sua madre alzò le mani al cielo e chiamò Francesca. Ma evidentemente la conversazione non andò benenessuno richiamò Enrico.

“Beh, pazienza! Se ne pentirà! Dove troverà un altro uomo come me? Chi la vorrà con un bambino?” ragionava Enrico, scegliendo la birra in offerta al supermercato.

Al primo incontro in tribunale, Francesca si era messa in tironuova pettinatura o forse più trucco. Ma stava bene. Sorrideva. Alle domande rispondeva nervosamente: non cera più una famiglia da tempo. Faceva tutto da sola, niente aiuto, niente sostegno. Non si occupava del bambino.

“Le solite accuse da donna,” spiegava Enrico, cercando di fermare il tremore alle mani. Aveva bisogno di rimettersi in sesto, ma prima delludienza si trattenne.

Il giudiceuna donna, ovviamentegli chiese con sarcasmo:

“Fa uso eccessivo di alcolici?”

“Io non bevo proprio!” si indignò Enrico. “Al massimo due birre la sera dopo il lavoro! Adesso è solo lo stress! Mia moglie mi ha lasciato!”

“Capisco,” rispose lei.

E concesse tre mesi per la riconciliazione. Enrico guardò la sua quasi ex: ancora non si era pentita?

“Ma davvero non smetti mai di bere?” fece una smorfia di disgusto, rispondendo al suo sguardo. Forse non ancora.

“Va bene, aspetterò!” decise Enrico. “Vediamo come canterà tra tre mesi! Senza un uomo! Tornerà in ginocchio!” gli piaceva immaginarsela, Francesca che lo supplicava. E lui che rifiutava. O magari tornava, ma solo alle sue condizioni!

Ma per tre mesi Francesca non fece nulla per riconciliarsiil tribunale non la riguardava! Non chiamò, non scrisse. Faceva finta che Enrico non esistesse.

“Di sicuro ha trovato un altro!” Ma unindagine discreta tra amici comuni e sui social non rivelò nulla. Dicevano che non cera nessuno.

Così, dopo tre mesi, Enrico si preparò al trionfo: ora aveva capito quanto fosse dura senza di lui.

“Piangerà!” sognava Enrico. Disse persino a sua madre:

“Ritirerà la richiesta, ovvio! Ormai avrà capito il suo errore!”

E infatti, in tribunale, Francesca non sorrideva più. Era seria, concentrata. Rispondeva brevemente. Ma non ritirò il divorzio. “Aspetta che sia io a chiederlo!” intui Enrico. “Aspetta pure!”

E così, senza quasi accorgersene, furono divorziati. Enrico non si oppose. Ma ci fu un momento imbarazzante. Il giudice chiese con chi sarebbe rimasto il bambino, se cerano richieste. Francesca, ovviamente, parlò:

“Il bambino resta con me. Suo padre non si è mai interessato a lui. Chiedetegli quando è il compleanno di suo figlio?”

“Enrico Marco, quando è il compleanno di suo figlio?” chiese il giudice, beffarda.

Enrico cercò nei documentiforse era scritto da qualche parte.

“Niente sbirciare!” rise il giudiceuna donna, che vi aspettavate? Se fosse stato un uomo, non avrebbe fatto domande del genere.

“Terzo giugno!” sparò a caso Enrico.

“Oggi! Oggi è il compleanno di Marco!” sbuffò Francesca. “E tu non te lo ricordi neanche! Oggi è il sei giugno! Compie sette anni!”

“Almeno il tre gli hai fatto gli auguri?” chiese sarcastica il giudice.

Chi diavolo dà alle donne questi ruoli? Maledetto matriarcato! Enrico non rispose.

“Il padre ha obiezioni sullaffidamento?”

“No!” urlò Enrico, offeso.

E ovviamente, il tribunale lasciò il bambino alla madre. “E ora mi chiederanno pure gli alimenti!” pensò amaro Enrico, ma si rianimò subito: ora Francesca avrebbe ceduto e scoppiato in lacrime! La sua vita era finita! Divorziata, con un figlio al seguito! Nessuno la vorrà!

Ma invece, Enrico la vide sui gradini del tribunale, parlare con unaltra donna:

“Daniela! Che ci fai qui?”

“Ho una causa, e tu?”

“Mi sono divorziata! Sono una donna libera ora,” e rise!

Rise! Enrico non credeva ai suoi occhi! La sua vita era appena crollata, e lei rideva!

“Le donne non hanno cervello! Nessun essere razionale riderebbe in un giorno così! Ha avuto una catastrofe, e chiacchiera con unamica!” pensò furioso Enrico, e le corse incontro.

“Sì, dovremmo festeggiare, ma oggi non posso. È il compleanno di Marco” stava dicendo Francesca, ma lui la interruppe:

“Credevo piangessi, invece non te ne frega niente?!” sbottò Enrico. “Te ne pentirai! Ti farò causa! Lappartamento!… E Marco!… Vedrai!”

“Lappartamento era di mia nonna,” rispose calma Francesca. “E perché ti sei ricordato di Marco ora? Che è successo?”

“Che è successo?!” Enrico continuò a lungo a spiegare cosera successo: aveva distrutto la famiglia, privato il figlio di un padre, rubato, cacciato, trovato un altro, sarebbe finita sola con quaranta gatti, nessuno la vorrebbe. Francesca lo guardò, senza rabbia, solo con una stanchezza vecchia di anni negli occhi. Poi, piano, disse: “Sai una cosa, Enrico? Il compleanno di Marco non è oggi. Oggi è davvero il 6 giugno. Ma tu non hai mai voluto saperlo. Non importa più. Vattene e basta.” E si voltò, prendendo la borsa e la mano di Daniela, mentre rideva di nuovo, leggera, sotto il sole di un pomeriggio che per lei era solo linizio.

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