10 novembre 1985
Voleva solo vedere con chi laveva scambiata
Marcello entrò direttamente in cucina, ancora con il cappotto addosso, e si sedette a tavola.
«Amo unaltra donna. Aspetta un bambino da me. Me ne vado con lei», disse senza preamboli.
Violetta chiuse lacqua del lavandino e si voltò verso di lui.
«È quella ragazza che vende mele al mercato? Antonia, vero?» domandò con calma.
«Lo sapevi?» Marcello la fissò, stupito.
«Amore, non sai mentire. Certo che lo sapevo. Dimmi, la ami o te ne vai solo per il bambino?»
«Mi dispiace.» Abbassò lo sguardo.
I suoi occhi gridavano: «E tutti questi dieci anni insieme non contano nulla per te? E io?» Ma Violetta tacque.
«Hai intenzione di sposarla?» chiese invece.
«Non ora.»
«Allora comportiamoci come sempre al dipartimento. Non voglio pettegolezzi.»
«Daccordo. Posso andare?» Si alzò.
Violetta tornò verso il lavandino, riaprì lacqua e la fissò finché Marcello non uscì.
Se ne era andato in fretta, con solo il necessario. Forse sarebbe tornato?
Spense lacqua, si sedette al suo posto, proprio dove lui era stato poco prima. Appoggiò la testa sulle braccia incrociate, ma non pianse.
***
Non aveva pianto neanche un mese prima, quando lamica le aveva detto di aver visto Marcello con unaltra.
«Una studentessa?» aveva chiesto Violetta. «Si innamorano spesso di lui. Cosa ci trovano?»
«No. Una ragazza che vende frutta al mercato vicino alluniversità. Antonia. Viene dalla campagna, vive in un appartamento condiviso in via Garibaldi. Ventitré anni», aveva risposto lamica con precisione, come un informatore in un film poliziesco.
«Come fai a sapere tutto questo?»
«Siena è piccola. Una mia conoscente abita in quella casa. La ricordi, Lisa Moretti? Studiava con noi. Il tuo Marcello ci va spesso.»
«Non la ricordo. Quindi è lì che va, non a fare lezione extra con gli studenti.»
Finché non vedi con i tuoi occhi, non ci credi. Il giorno dopo, Violetta decise di seguirlo. Sapeva quando finivano le sue lezioni, si vestì e lo aspettò nellatrio, nascosta dietro una colonna.
Quando uscì, lo seguì a distanza, evitando di fissargli la schiena. Sarebbe bastato un attimo perché si voltasse. Voleva mantenere la dignità, non fargli capire che era capace di pedinarlo. Voleva solo vedere chi laveva sostituita.
Marcello si fermò vicino al banco della ragazza, dove tre clienti aspettavano il loro turno. Antonia, in una canottiera sopra una felpa e jeans, pesava la frutta con destrezza. Quando si chinava verso le cassette, la treccia le scivolava sulla spalla, e qualche ciocca ribelle le cadeva sul viso. Lei si raddrizzava e soffiava via i capelli. Un viso dolce ma semplice, con fossette quando sorrideva. Serviva i clienti con pazienza, ma ogni tanto lanciava occhiate nere a Marcello. «Chissà se la fa franca con le bilance. Dovrei chiamare i vigili?» pensò Violetta con amarezza.
Lultima cliente, una vecchietta, ispezionò ogni mela prima di metterla nel sacchetto.
«Basta così», disse alla fine.
«Prenda anche delle prugne. Sono dolci, perfette per la marmellata», propose Antonia.
La donna scosse la testa. «No, grazie. Quanto devo?»
Nonostante il peso, Antonia chiese una cifra irrisoria. La vecchia pagò veloce, prima che cambiasse idea.
«Ha pietà degli anziani!» pensò Violetta. «O forse è tutta una messinscena per Marcello?»
Passava ogni giorno davanti a quel banco, ma non aveva mai notato Antonia. Lui, invece, sì.
Appena la vecchia se ne andò, Marcello si avvicinò. Violetta vide come la ragazza lo guardava: come se fosse un dio. «Be, è quasi un professore, no?» Antonia gli sistemò la giacca, gli passò le mani sulle spalle, come per togliergli la polvere. Quel gesto affettuoso la ferì. Credeva fosse solo unavventura, invece era amore.
Non vedeva il viso di Marcello, ma sapeva che la guardava con la stessa tenerezza. Se ne andò prima di essere scoperta.
Quella sera, a casa, Violetta finalmente pianse.
***
Laveva notato subito alluniversità. Serio, silenzioso, non partecipava alle feste, non aveva amici, ignorava le ragazze. Era bello, se non fosse stato per quello sguardo torvo. Cera qualcosa di misterioso in lui. Le ricordava un personaggio di Verga.
Un giorno si sedette accanto a lui a lezione.
«Ciao. Ti annoi?» chiese.
Lui la guardò e sorrise. Allimprovviso, il suo viso si illuminò. «È bellissimo», pensò Violetta. Da allora, studiarono insieme, e lui cominciò ad accompagnarla a casa.
«Cosa ci trovi in lui?» chiese lamica gelosa.
«Meglio non dirtelo, altrimenti me lo rubi», rispose Violetta.
La loro relazione procedeva lentamente. Ma alla fine degli studi si sposarono. Al matrimonio non cerano i suoi genitori, morti anni prima in un incidente. Era quello il motivo della sua riservatezza.
A letto era tenero, e poi le leggeva poesie di Leopardi, Montale, Quasimodo. Lo faceva bene. Violetta lo ascoltava col cuore in gola, ogni verso un fremito nellanima.
Desiderava un figlio, ma sapeva che serviva un miracolo. Da piccola, era caduta in un fiume ghiacciato. I medici avevano detto che difficilmente avrebbe avuto bambini. Con Marcello erano insieme da dieci anni, ma il miracolo non arrivava. Lui la consolava: potevano adottarne uno, quando fosse pronta. Ma lei voleva un figlio suo, temeva di non amare quello di un altro.
Dopo la laurea, Marcello fu assunto come professore, e lei con lui.
Ultimamente, il loro rapporto era diventato più tranquillo, quasi amichevole. Stavano sempre insieme, a casa e al lavoro. Si conoscevano a memoria. Per Violetta era importante. Ma Marcello voleva emozioni, passione, qualcosa che gli facesse battere il cuore. E forse un figlio. Così aveva trovato Antonia, una ragazza semplice, che gli avrebbe dato un bambino sano.
Quando seppe che aspettava un figlio, Violetta sentì una fitta di gelosia. Non per il tradimento, ma per il bambino. Lui avrebbe avuto un erede, lei no.
Be, se non poteva darglielo lei, almeno unaltra lo faceva al suo posto. Non aveva argomenti contro quel bambino. Forse Marcello aveva bisogno di una donna semplice, senza complicazioni. A che serviva Violetta, intelligente ma sterile? Si chiese se anche ad Antonia leggesse poesie a letto.
Al dipartimento, sembrava tutto come prima. Solo che tornavano a casa separati. A turno, inventavano scuse per restare o andarsene presto. Nessuno faceva domande.
Marcello si trasferì da Antonia. Violetta sperò che tornasse, ma i giorni passavano e lui restava lì. Uscendo dalluniversità, evitava di guardare verso il mercato.
Seppe della nascita di una bambina tra una lezione e laltra. Lui le si avvicinò, gli occhi lucidi, e glielo sussurrò. Lei trovò la forza di congratularsi. Marcello corse allospedale. Quella sera, tornò da lei in lacrime: Antonia era morta. Un ictus. Violetta lo consolò.
«Limportante è che la bambina sta bene. Cosa farai?»
«La terrò io.»
«E il lavoro?»
«Chiederò a mia zia di venire per un po. Ridurrò le ore.»
Ma a primavera, la zia dovette tornare in campagna. Marcello assunse una tata, ma la licenziò subito: la trovò col telefono in mano mentre la bambina piangeva.
Dopo qualche giorno, chiamò Violetta.
«Ti prego, non ce la faccio.»
«Mi hai lasciata, e ora chiedi aiuto? Ti sembra giusto?»
«Scusami, ma vieni.»
I risentimenti erano una cosa, ma la bambina non aveva colpe. Quando Violetta la prese in braccio, dimenticò tutto. La amò allistante. Marcello laveva chiamata Sofia. Diceva che Antonia amava Mina e spesso canticchiava le sue canzoni. Sofia Marcello. Non suonava male.
Allinizio, Violetta andava da loro a cucinare, stirare, portare Sofia al parco. Ma poi i coinquilini si lamentarono: la proprietaria era morta, e un estraneo viveva lì con una bambina. Lo sfrattarono.
«Prendi le tue cose e venite da me», disse Violetta senza esitare.
Allinizio dormirono in stanze separate. Quando Sofia disse la prima «mamma», il cuore di Violetta si spezzò di felicità.
Una sera, tornando dal lavoro, sentì le risate di Sofia e Marcello. Per la prima volta, lo sentiva ridere così. Era raggiante. A Violetta vennero le lacrime.
«Sei tornata da tanto? Guarda!» Marcello mise Sofia a terra, e la bimba fece i primi passi verso di lui.
Quella notte, tornarono ad essere amanti. La mattina dopo, la luce del sole entrava dalla finestra e Sofia gattonava sul pavimento tra i loro letti ormai uniti. Marcello la prese in braccio e la sollevò verso il cielo dipinto dal sole di novembre. Violetta li guardava, in silenzio, con una tazza di caffè in mano. Non disse nulla, ma sentì che qualcosa, finalmente, era tornato al suo posto.







