Non ho mai amato mia moglie e gliel’ho detto molte volte. Non era colpa sua: vivevamo abbastanza bene.

Non ho mai amato mia moglie e gliel’ho detto molte volte. Non era colpa sua: vivevamo piuttosto bene. Lei non faceva mai scenate, non mi rimproverava mai; era sempre gentile e affettuosa. Ma il problema rimaneva: non c’era amore.

Ogni mattina mi svegliavo con il desiderio di andarmene. Sognavo di incontrare una donna che potessi amare davvero. Ma non avrei mai immaginato come il destino avrebbe preso una svolta così imprevedibile.

Con Giulia mi sentivo a mio agio. Non solo teneva la casa in perfetto ordine, ma era anche splendida. I miei amici mi invidiavano e non capivano come avessi avuto tanta fortuna con mia moglie.

Neanchio capivo cosa avessi fatto per meritarmi il suo amore. Sono un uomo comune, senza nulla di speciale che mi distingua dagli altri. Eppure, lei mi amava comera possibile?

Il suo affetto e la sua dedizione non mi davano pace. Quel che mi tormentava di più era lidea che, se me ne fossi andato, qualcun altro avrebbe preso il mio posto. Qualcuno più ricco, più attraente, più di successo.

Quando la immaginavo con un altro uomo, sentivo di impazzire. Era mia, anche se non lavevo mai amata. Quel senso di possesso era più forte della ragione. Ma si può vivere tutta la vita con qualcuno che non si ama? Credevo di farcela, ma mi sbagliavo.

Domani le dirò tutto decisi mentre andavo a letto. La mattina dopo, a colazione, trovai il coraggio.

Giulia, siediti, devo parlarti.

Certo, ti ascolto, caro.

Immagina che ci separiamo. Me ne vado e viviamo separati

Giulia rise:

Che strane idee! È un gioco?

Ascolta fino alla fine. È una cosa seria.

Va bene, lo immagino. E poi?

Rispondi con sincerità: troveresti qualcun altro se me ne vado?

Alessandro, che ti succede? Perché pensi di andartene?

Perché non ti amo e non ti ho mai amata.

Cosa? Stai scherzando? Non capisco.

Voglio andarmene, ma non posso. Lidea che tu sia con un altro non mi dà pace.

Giulia rifletté un momento, poi rispose con calma:

Non troverò nessuno migliore di te, quindi non preoccuparti. Vattene, non starò con nessun altro.

Me lo prometti?

Certo mi assicurò Giulia.

Aspetta, ma dove dovrei andare?

Non hai un posto dove andare?

No, siamo stati insieme tutta la vita. Probabilmente dovrò restare vicino a te dissi con tristezza.

Non preoccuparti rispose Giulia. Dopo il divorzio, divideremo lappartamento in due più piccoli.

Davvero? Non mi aspettavo che mi aiutassi così. Perché lo fai?

Perché ti amo. Quando ami qualcuno, non puoi trattenerlo contro la sua volontà.

Passarono alcuni mesi e ci lasciammo. Poco dopo, scoprii che Giulia non aveva mantenuto la promessa. Trovò un altro uomo, e gli appartamenti ereditati dalla nonna non aveva mai intenzione di condividerli. Io rimasi con niente.

Come posso fidarmi delle donne, ora? Non ne ho idea. La vidi un pomeriggio dinverno, mentre entrava in un caffè con lui, ridendo sotto lo stesso ombrello. Aveva lo stesso sorriso di quando stavamo insieme, forse più vero. Rimasi immobile sotto la pioggia, senza cerca re riparo, come se il freddo potesse lavarmi la colpa. Non era lei che aveva mentito: ero io che non avevo mai capito cosa significasse essere amati.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

4 × five =

Non ho mai amato mia moglie e gliel’ho detto molte volte. Non era colpa sua: vivevamo abbastanza bene.
La convivenza non è solo condividere una cucina e un bagno: è rispetto, è capire che anche una persona anziana ha bisogni, abitudini e, che Dio mi perdoni, il diritto di fare una crostata. Così nasce una lite per due uova. Non è la prima volta: una padella fuori posto, una pentola presa in prestito, ingredienti spariti che avevo messo da parte per cucinare. Taccio, sopporto. Ma stavolta non ho resistito. Perché non si tratta di uova, di frigorifero o di crostata. Si tratta di considerazione. Di quel dolore che si prova dopo una vita passata a prendersi cura degli altri, a dare, a nutrire, a crescere, e sentirsi dare della “tirchia”. Eppure sono io che li ho accolti, senza cacciare nessuno, senza dire di no. Ho diviso la mia casa, messo tutto in comune, viviamo alla meglio. E adesso mi suggeriscono di mangiare a parte, di stare per conto mio, di farmi da parte. Lo so bene, siamo generazioni diverse. Loro con le loro idee, io con le mie. Ma una famiglia non è questione di frigoriferi. Né di chi ha mangiato cosa. È rispetto, attenzione e riconoscenza. Non chiedo che mi si faccia una statua, ma sentirsi accusata di essere tirchia fa male. Tanto male. Adesso, mi dico: non mi faccio più coinvolgere. Se mangiano tutto, pazienza. Se non resta nulla, mi farò una pasta. Mangiare insieme? Che mangino da soli. Ma che sappiano una cosa: non perché sono offesa o tirchia, ma perché è questa la loro scelta. Loro l’hanno voluto. E io… me lo ricorderò. E da questo imparerò. La vita insegna che il rispetto si perde più in fretta di quanto si guadagni, ma una famiglia non si divide per due uova — né per nessun’altra sciocchezza.