Tua famiglia non è un nostro problema – dichiarò mio marito, mentre preparava la valigia

La tua famiglia non è un problema nostro dichiarò il marito, preparando la valigia.
Livia, gli hai mandato di nuovo dei soldi? Sandro era sulla porta della camera con una ricevuta in mano, il volto contratto dallirritazione.

La mamma aveva bisogno di medicine, e con la pensione che ha rispose piano Livia, senza staccare il ferro dalla maglia di lui. Le mani le tremavano un po.

Ma basta! Ogni mese è la stessa storia! Medicine, le bollette di tua sorella, luniversità del nipote! Sandro sbatté la ricevuta sul divano. Noi tiriamo a campare e tu mantieni mezzo parentado!

Livia appoggiò il ferro e si voltò. Aveva gli occhi lucidi ma parlò con calma:

Sandro, è mia madre. Mi ha cresciuta da sola dopo che mio padre se nè andato. Lavorava due lavori per farmi studiare. Non posso nemmeno aiutarla?

Aiutare è una cosa, ma questo indicò la ricevuta è troppo. Cinquecento euro in un mese! Con quei soldi potevamo farci una vacanza decente invece di passare il weekend dai tuoi parenti!

Livia prese la maglia e la mise sullappendiabiti. Tre anni di matrimonio e sempre le stesse discussioni. Allinizio Sandro sembrava comprensivo, a volte dava una mano. Poi qualcosa era cambiato.

Le ricordò quando lanno prima sua madre aveva avuto unemergenza. I medici dicevano che loperazione con il sistema pubblico sarebbe stata tra sei mesi. Pagando, tremila euro. Livia aveva venduto i gioielli che aveva messo da parte prima di sposarsi e preso un prestito. Sandro lo aveva scoperto dopo ed era andato su tutte le furie.

Non mi hai nemmeno consultato! aveva urlato. Non conto niente per te?

Poteva morire era stata lunica risposta di Livia.

La tua famiglia non è un problema nostro aveva detto lui, preparando la valigia. Se preferisci loro a me, vivi con loro.

Se nera andato dai suoi per una settimana. Era tornato quando lei ormai pensava di averlo perso per sempre. Si era scusato, aveva detto che capiva, ma le aveva chiesto di non spendere più soldi senza il suo accordo.

Livia, mi ascolti? la voce di Sandro la riportò alla realtà.

Sì, cosa vuoi?

Voglio che capisca: noi siamo una famiglia. Marito e moglie. Non tu con tua madre, tua sorella e il resto del clan. Anchio ho dei sogni. Vorrei comprare una macchina nuova, una casa in campagna, e invece i soldi svaniscono chissà dove.

Livia si sedette sul letto. Sandro era un uomo bello, di successo. Lavorava in unazienda importante, guadagnava bene. Quando si erano conosciuti, le era sembrato un principe. Le portava fiori, la portava a cena fuori, le diceva che lamava così comera, con tutti i suoi legami familiari.

Ricordi quando dicevi che la famiglia è sacra? chiese piano.

E lo è. Ma intendevo la nostra, non fece un gesto vago, tutta questa folla.

In quel momento squillò il telefono. Era sua sorella, Giulia.

Pronto disse Livia, guardando Sandro.

Livietta, disastro! la voce di Giulia tremava. Marco ha fatto un incidente. Niente di grave, ma la macchina è distrutta. Laveva appena presa a rate!

Santo cielo! Ma lui sta bene?

Solo qualche liscione, ma è distrutto. Dice che si arruola, tanto è un fallito.

Non esagerare. Domani ne parliamo. Limportante è che stia bene.

Ehm tu potresti Sai, se ci dai qualcosa, almeno salda il primo costo

Livia sentì lo sguardo di Sandro su di lei. Si girò verso la finestra.

Giulia, domani parliamo, va bene? Adesso non riesco a pensare.

Certo, scusa il disturbo. È che è così giù

Appoggiò il telefono e si voltò. Sandro incrociava le braccia.

Non pensarci neanche disse con voce gelida. Basta, Livia. Sono stanco.

Sandro, è mio nipote. Lho cresciuto io quando Giulia lavorava!

Non mi interessa. Ogni settimana cè un problema. Un dente, la macchina, laffitto. E noi? Quando viviamo per noi?

Livia andò alla finestra. Fuori, i bambini ridevano. Un tempo anche lei era così spensierata. Prima che sua madre invecchiasse e si fu ammalata, prima che Giulia divorziasse e restasse sola con due figli.

Ricordi la prima volta che sei venuto a cena da mia mamma? chiese, senza voltarsi. Aveva passato il giorno in cucina. Polpette, torta, tutto per te. Diceva che le sue patate non le faceva nessuno.

Livia, non cambiare discorso.

Non lo cambio. Ricordo solo che mamma era felice che avessi trovato un uomo per bene. Disse: «Livialina, ti guarda come un santo. Abbiate cura luno dellaltra». E quando siamo andati via, ti ha messo nel sacchetto la sua marmellata di fragole, quella che ti piace tanto.

Era tanto tempo fa borbottò Sandro.

Tre anni. Cosè cambiato?

Lui non rispose, fissando il muro.

Sandro, perché sei diventato così?

Non sono io. Sono loro che ci sfruttano. Tua madre, tua sorella sanno che non sai dire di no.

Sfruttano? la voce di Livia si incrinse. Mia madre mi ha cresciuta da sola, lavorava fino a stancarsi. Quando ho avuto una polmonite alluniversità, è rimasta con me in ospedale tre settimane, senza stipendio. Questo è sfruttare?

Livia

E Giulia? Quando suo marito se nè andato, chi lha aiutata? Io, e mamma. Le abbiamo tenute i bambini, le abbiamo dato soldi, labbiamo sostenuta. Questo è sfruttare?

Sandro tacque. Livia prese la ricevuta.

Cinquecento euro disse piano. Sai per cosa? Per lelettrocardiogramma urgente di mamma. Poi medicine, e a Giulia per i viveri, perché il piccolo era malato e ha perso giorni di lavoro.

Basta disse lui, stanco. Alla fine sono sempre io il cattivo. Ma forse voglio solo una vita normale.

E noi non labbiamo?

No! Ogni weekend da tua madre, ogni vacanza dai tuoi, metà stipendio che vola. Quando viviamo per noi?

Livia rimase in silenzio. Aveva ragione. Ma come poteva abbandonare chi laveva sempre sostenuta?

Non posso lasciare la mamma sussurrò. È sola, malata. Non ha nessuno, tranne me e Giulia.

E tu hai un marito. O forse no.

Quelle parole suonarono come una condanna. Sandro andava allarmadio, infilando camicie nella valigia.

Te ne vai? chiese lei.

Ci penso. Sono stanco di essere un estraneo nella mia famiglia.

Sandro, possiamo trovare un compromesso.

Qual è? Per una volta sì e una no? Non risolve niente.

Allora cosa proponi?

Vivere per noi. Siamo giovani, potremmo avere figli, una casa. Invece siamo schiavi degli altri.

Degli altri? la sua voce tremò. Sono la mia famiglia, Sandro. Non sono estranei.

Per me sì. La tua famiglia non è un problema nostro.

Livia guardò fuori dalla finestra. Il cuore le doleva. Amava Sandro, ma non poteva tradire chi le aveva dato tutto.

Ieri mamma chiedeva quando andavamo a trovarla disse piano. Dice che le è grata perché non mi impedisci di aiutarla.

Sandro si fermò un attimo, poi riprese a fare la valigia.

Dicevi che i buoni sono rari continuò Livia. Lei aveva ragione. La famiglia è quando ci si sostiene. Forse oggi non è più così.

Oggi è diverso disse lui, chiudendo la valigia.

Dove vai?

Dai miei. Penserò. Pensa anche tu. A noi.

Sandro, parliamone ancora

Di cosa? Tu non cambierai, io nemmeno. Siamo diversi.

Arrivato alla porta, si fermò.

Se decidi che la famiglia siamo noi, chiamami.

La porta si chiuse. Livia sentì la macchina allontanarsi. Poi, silenzio.

Seduta sul letto, guardò il telefono. Un messaggio di Giulia: «Livì, come va? Marco è disperato. Domani possiamo passare?»

Livia non rispose. Andò in cucina, mise lacqua per il tè. Fuori era buio.

Pensò a sua madre che li aspettava. A Giulia con i suoi guai. A Marco, che si sentiva un fallito. A Sandro, che voleva solo vivere per sé.

Non sapeva cosa fosse giusto. Il cuore si spezzava in due.

Il bollitore fischiò. Un nuovo messaggio: «Livialina, come stai? Mi manchi le tue chiamate».

Livia compose il numero.

Mamma, ciao. Mamma, ciao.
Livialina tutto bene?
Sì, mamma. Solo avevo bisogno di sentirti.
Tesoro, lo so che porti il mondo sulle spalle. Ma tu chi hai, quando crolli?
Livia strinse il telefono, gli occhi pieni di lacrime.
Ora chiudo gli occhi e penso a quando mi cullavi cantando. Mi manca quella pace.
È ancora qui, amore. Io sono ancora qui.
Silenzio. Solo il respiro caldo di sua madre dallaltra parte.
Mamma tra due giorni vengo. E forse resterò un po più a lungo.
Va bene, tesoro. Il tuo letto è sempre pronto.
Livia riattaccò. Spense la luce in cucina.
Guardò la foto sul comodino: Sandro che sorrideva, abbracciandola sulla spiaggia.
Prese la borsa, aprì il cassetto. Ne tirò fuori una lettera mai spedita.
Dopo un lungo respiro, la strappò.
Poi andò in camera, aprì larmadio.
Rimase lì, davanti ai suoi vestiti, senza fare rumore.
Fuori, la città dormiva.
E dentro, finalmente, qualcosa iniziò a spezzarsi. E a guarire.

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Tua famiglia non è un nostro problema – dichiarò mio marito, mentre preparava la valigia
Papà mi ha lasciato con la mamma e si ricordava di me solo quando all’orizzonte spuntava una possibilità di guadagno.