**”Lamica che frugava tra le mie cose”**
Dove pensi di andare? Sono quasi le undici di sera!
Mamma, te lho detto! È il compleanno di Elena, usciamo per un caffè e torno subito. Chiamo un taxi, giuro!
Arianna incrociò le braccia nellingresso, sbarrando il passo alla figlia diciassettenne. Vittoria, già truccata e vestita con un abito nuovo, ansimava dimpazienza, alternando il peso da un piede allaltro.
Un taxi a questora? Sei impazzita? Domani è sabato, uscite di giorno. Non esci, punto.
Ma mamma! la voce di Vittoria si spezzò in un lamento. Tutte possono, solo io no! Non ti fidi di me, vero? Pensami ancora una bambina?
Penso che la città di notte non sia posto per una ragazzina. Fine della discussione. Torna in camera e cambiati.
Vittoria le lanciò unocchiata carica di rabbia, si voltò di scatto e sbatté la porta della sua stanza con tale forza che i piatti nella credenza tremarono. Arianna sospirò, passandosi una mano sulla fronte, e si diresse in cucina. Il cuore le martellava per la discussione. Sapeva che Vittoria avrebbe fatto il broncio fino al mattino, ma lasciarla usare era impossibile. La paura per la sua unica figlia era più forte del desiderio di essere una madre “perfetta”.
Mise lacqua sul fuoco e si lasciò cadere su una sedia. La serata era rovinata. Nella quiete dellappartamento, squillò il telefono. Arianna rispose a malincuore, aspettandosi una lamentela di sua madre o una richiesta della vicina.
Pronto? disse, stanca.
Ari? Arianna, sei tu? una voce tremante, straziante, che non sentiva da anni. Sono Lucia. De Santis. Ti ricordi di me?
Arianna si gelò. Lucia De Santis? La sua migliore amica delluniversità, che la vita le aveva portato via quindici anni prima. Prima telefonate rare, poi solo cartoline di Natale, poi il silenzio.
Lucia? Certo che mi ricordo. Che succede? Sei agitata
Ari, scusa se chiamo così tardi un singhiozzo. Non avevo nessun altro a cui rivolgermi. È successo tutto così in fretta
E tra i singhiozzi, Lucia raccontò: il compagno con cui viveva da dieci anni laveva cacciata di casa. Aveva incontrato unaltra e le aveva dato unora per fare le valigie. Lappartamento era suo, Lucia lavorava in nero per la sua ditta: ora era per strada, con una borsa e zero euro in tasca.
Sono alla stazione, Ari sussurrò. Non so dove andare. I miei amici mi hanno voltato le spalle, dai miei genitori in campagna non posso tornare È troppo umiliante.
Il cuore di Arianna si strinse. Immaginò la sua Lucia, sempre così sicura di sé, la ragazza più bella del corso, ora seduta su una panchina sporca, persa. Tutta la rabbia per Vittoria svanì.
Dove sei esattamente? chiese decisa. A Termini?
Sì
Ascoltami bene. Non muoverti. Prendi un taxi e vieni da me. Pago io.
Ari, non voglio essere di peso
Basta! Ricordi lindirizzo?
Credo Via dei Pini, dodici?
Esatto. Appartamento quarantacinque. Ti aspetto.
Appesa la cornetta, Arianna si mise in moto. Preparò il divano in salotto con lenzuola pulite e una coperta. Cera unansia dentro di lei, ma anche una strana serenità. Stava facendo la cosa giusta.
Unora dopo, il campanello suonò. Sulla soglia cera Lucia. Arianna stentò a riconoscerla: gli occhi gonfi, i capelli disordinati, una giacca costosa ma sgualcita.
Ari si gettò tra le sue braccia, scossa dai singhiozzi.
Tranquilla, ora sei al sicuro la condusse in cucina, versandole un tè bollente.
Grazie. Senza di te non so cosa avrei fatto.
Smettila. Siamo amiche.
Lucia bevve a piccoli sorsi, le mani che tremavano.
Hai fame? Posso prepararti qualcosa.
No, grazie Posso solo dormire.
Arianna la accompagnò in salotto.
Riposati. Il bagno è laggiù. Fai come se fossi a casa tua.
Grazie mormorò Lucia, affondando nel divano.
Arianna chiuse la porta e controllò Vittoria, già addormentata. Tornò a letto, i pensieri invasi da Lucia. Comera possibile che la vita lavesse ridotta così?
Lindomani, Arianna si svegliò prima dellalba. Uscì in punta di piedi per non svegliare nessuno, ma si bloccò: la porta della sua camera, che ricordava chiusa, era socchiusa. Da dentro proveniva un fruscio.
Il cuore le si fermò. Vittoria? No, dormiva. Allora Lucia?
Si avvicinò in silenzio e sbirciò dallo spiraglio. Lucia era in ginocchio davanti alla sua cassettiera, i cassetti aperti. Palpava gli indumenti, frugava negli angoli, come cercando qualcosa. Prese una scatolina di legno dove Arianna teneva i pochi gioielli: gli orecchini di sua madre, una collanina doro regalata dal marito defunto. La aprì, la scrutò e, delusa, la rimise a posto. Poi passò al cassetto dei documenti.
Arianna sentì il sangue gelarsi. La sua amica, che aveva aiutato per pietà, la stava derubando.
Indietreggiò senza far rumore e tornò a letto, coprendosi fino alla testa. Le mani le tremavano. Perché? Cercava soldi? Gioielli? E perché non aveva preso nulla?
Dopo qualche minuto, i rumori cessarono. La porta si richiuse. Arianna attese, irrigidita. Poco dopo, un cigolio dal divano in salotto. Silenzio.
Passò mezzora prima che trovasse il coraggio di alzarsi. In cucina, Lucia era seduta, lo sguardo perso nel vuoto.
Buongiorno disse, voltandosi. Sembrava solo stanca. Nessun segno di colpa.
Buongiorno rispose Arianna, accendendo il gas con voce piatta. Dentro ribolliva. Hai dormito?
Sì, grazie. Scusa se ti ho svegliata, mi sono alzata presto
*Certo che no*, pensò Arianna, amara. Ma disse solo: Non fa niente.
Preparò i toast, osservando Lucia di sfuggita. Lamica parlava del suo ex, dei suoi piani per trovare lavoro, delle sue incertezze.
Non voglio abusare della tua ospitalità disse.
Non preoccuparti rispose Arianna meccanicamente.
Voleva urlarle: *Cosa cercavi nella mia camera?!* Ma si trattenne. Doveva capire.
Quando Vittoria si svegliò e vide Lucia, la salutò con freddezza.
È strana sussurrò poi alla madre. Ha gli occhi che girano dappertutto.
Arianna sospirò. Quindi non era paranoia sua.
Il giorno dopo, mentre Arianna era al lavoro, chiamò unaltra amica comune, Elena.
Attenta la avvisò Elena. Lucia non è mai stata pulita. Ricordi i soldi spariti dalla cassa delluniversità? E poi si è indebitata fino al collo
Arianna impallidì. *Debiti. Creditori.* Ora tutto aveva senso.
Tornò a casa prima del solito. Silenzio. Controllò la sua camera: vuota. La cucina: nessuno. Poi entrò nella stanza di Vittoria.
Lucia era seduta alla scrivania, rovistando tra i quaderni.
Che stai facendo? la voce di Arianna gelida.
Lucia trasalì. N-niente! Stavo solo riordinando
Non ti ho chiesto di toccare le sue cose.
I suoi occhi caddero sullalbum che Lucia stringeva: foto di suo marito, Enrico, morto dieci anni prima.
Mettilo giù.
Ari, calmati, stavo solo
Basta! Arianna esplose. So tutto. I tuoi debiti. I creditori. Cercavi soldi, vero? Pensavi che Enrico mi avesse lasciato chissà che fortuna?
Lucia impallidì. Poi, dun tratto, la maschera cadde.
Sì, ho frugato! E allora? Sono alla canna del gas! Tu hai una casa, un lavoro Enrico era tirchio, ma aveva quella collezione di monete
Arianna sussultò. Enrico *aveva* collezionato monete da giovane, ma solo spiccioli senza valore.
Sei venuta qui per derubarmi? Dopo tutto quello che abbiamo passato?
Cosa dovevo fare?! ringhiò Lucia. Vendermi per strada?
In quel momento, Vittoria rientrò.
Mamma? Che succede?
Fa le valigie disse Arianna, senza distogliere lo sguardo da Lucia. Hai dieci minuti.
Lucia si alzò, raccolse le sue cose e, sulla soglia, le lanciò unocchiata velenosa.
Addio, *amica*.
Arianna non rispose. Chiuse la porta e si appoggiò al muro, respirando a fatica. La casa era di nuovo silenziosa, ma dentro di sé sentiva un rumore sordo, lontano. Vittoria la guardò senza parlare, poi le si avvicinò e labbracciò. Arianna la strinse forte, come se dovesse proteggerla da qualcosa che non era ancora finito.
La mattina dopo, mentre buttava via la tazza di tè che Lucia non aveva finito, trovò sotto il lavandino la scatolina di legno con i gioielli. Intatta. Accanto, un foglio piegato.
*Dimenticato qui. Non sono ancora quella che credi.*
Non aggiungeva altro. Arianna tenne il foglio tra le mani, lo lesse e rilesse, poi lo strappò lentamente. Non sapeva se crederle. Non sapeva cosa fosse peggio: essere stata derubata o aver perso unamica.






