Lo vedremo noi

“Questo lo vedremo”

No! Finché viviamo in questo manicomio con tua madre e Lisa, non ci sarà alcun matrimonio!

Caterina, perché essere così drastica? Possiamo noleggiare un abito, cè ancora tempo. O rimandiamo, se vuoi… Si può risolvere tutto con calma sospirò Domenico.

Non capisci incrociò le braccia Caterina. Non è labito. È che qui mi sento in trincea. Tua sorella è già grande ma non ha ancora un briciolo di maturità. E se è per questo, la colpa è tutta di Maria Vittoria.

A Domenico queste parole non piacquero, anche se Caterina non aveva del tutto torto. Maria Vittoria, volente o nolente, aveva aizzato la sorellina contro la futura cognata.

Caterina e Domenico si erano conosciuti alluniversità. La loro relazione era avanzata lentamente, perché nessuno dei due aveva un posto tutto suo. Lui viveva ancora con la famiglia. “Per comodità”, diceva.

Ho un appartamento, lasciatomi da nonna. Per ora non ci serve, così mamma lo affitta. Quando ci servirà, lo sistemeremo spiegava Domenico.

Un anno dopo, lappartamento servì davvero. Domenico pensò che fosse il momento di fare un passo avanti. Ormai avevano entrambi la laurea e un lavoro, non cera più motivo di aspettare.

Stiamo un po da mamma, poi ci sposiamo e ci trasferiamo pianificò ad alta voce. Sei mesi al massimo, e saremo nella nostra casa.

Caterina allinizio fu felice. Sembrava un piano serio. Ma poi iniziò a dubitare: non avevano mai vissuto insieme, e ora sarebbe finita direttamente nella tana della suocera. La loro storia sarebbe sopravvissuta?

Quasi no.

Maria Vittoria non era la classica suocera gelosa. Anzi, si era offerta di aiutare con le nozioni. Cucinava per tutti, anche se Caterina cercava di dare una mano, non litigava, non imponeva nulla. Il problema era un altro.

Il suo modo di educare Lisa era… particolare. Con la figlia minore era severa, forse a ragione. La ragazzina era viziata e serviva tatto. Peccato che Maria Vittoria di tatto ne avesse poco.

Una volta Caterina assistette a una scenata. Stava preparando il tè mentre Maria controllava il diario di Lisa. Trovò due insufficienze e un rimprovero per comportamento.

Oh, ecco qua… Non riuscivi a imparare una poesia? sospirò stanca. Via, dammi il telefono e il tablet, e studia. Il telefono te lo ridò quando saprai tutto a memoria. Il tablet solo con un otto in italiano.

Lisa sbuffò e fece gli occhi al cielo.

Prendilo pure! Chiederò a Domenico il suo rispose sgarbata.
Ah sì? sorrise amara Maria Vittoria. Credi che tuo fratello sarà sempre qui a coprirti? Si sposerà, avrà figli, e ci dimenticherà.
Questo lo vedremo! urlò Lisa, sbattendo i dispositivi sul tavolo prima di sparire in camera.

La porta sbattè. Caterina guardò Maria Vittoria, a disagio come se avesse visto panni sporchi in pubblico. Le sembrava che la suocera avesse esagerato, ma non era suo posto criticare.

Maria, non è un po dura con lei? disse cauta.
Eh? Meglio abituarsi, la vita non è tutta rose e fiori. Le dico come stanno le cose. Caterina abbassò lo sguardo sul tè che si raffreddava, le parole di Lisa che riecheggiavano nella testa: *Questo lo vedremo*. Non era solo una sfuriata da adolescente, era una minaccia sospesa, un presagio. Pensò a Domenico, alla sua dolcezza impotente, a come arretrava ogni volta che la famiglia alzava la voce. Quella casa non era un rifugio, era un campo di battaglia silenzioso, dove ogni gesto di affetto veniva misurato, pesato, giudicato. Prese la tazza, la portò in cucina, e mentre lacqua scorreva nel lavandino, decise che quel matrimonio non sarebbe avvenuto lì, non in quel modo. Avrebbe aspettato. Fino a quando non avessero avuto una vera casa, non un appartamento in affitto né un tetto sotto il controllo di qualcun altro. Fino a quando non avessero imparato a vivere, prima di promettersi per sempre.

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