**Dall’incontro all’addio**
Cinque anni fa, Maria si ritrovò sola. Suo marito era morto dopo una lunga battaglia contro il cancro. Anni prima, la loro unica figlia si era sposata e si era trasferita in unaltra città, dove aveva avuto prima un figlio, Matteo, e tre anni dopo una bambina, Sofia. Quando il marito stava ancora bene, Maria andava a trovare la figlia. Ma quando si ammalò, non poteva più lasciarlo solo.
La figlia a volte veniva, lasciando i bambini con il marito. Pensava che non fosse giusto farli vedere il nonno morire. Ai funerali arrivò da sola, e subito dopo se ne tornò a casa.
«Scusa, mamma, ma il marito e i bambini Potresti venire tu da noi? Che ci fai qui tutta sola?»
E se ne andò. Maria rimase sola. Sentiva una disperata nostalgia per il marito. Anche malato, ma almeno vivo. E ora? Nessuno aveva più bisogno di lei.
Dopo nove giorni, Maria decise di andare dalla figlia. Ma lei e il genero lavoravano tutto il giorno, e i nipoti la evitavano, non la riconoscevano più. Si sentiva di troppo. Dopo una settimana, preparò le valigie.
«Mamma, vuoi restare ancora un po?» le propose la figlia, ma senza insistere quando Maria rifiutò.
Da allora, Maria non andò più a trovarli. Lanno scorso, però, passarono da lei tornando dal mare. Matteo aveva ormai quattordici anni, non si toglieva le cuffie dal telefono e non mollava il tablet. Sofia, con le ciocche rosa tra i capelli, passava le giornate a messaggiare e masticare gomme.
Maria provò a parlare con la figlia: tutto quel tempo con i dispositivi faceva male ai bambini. Era sicura di sapere cosa guardassero e con chi parlassero?
«Mamma, i ragazzi di oggi sono tutti così. Vietarglielo non serve a nulla» rispose la figlia, scrollando le spalle.
Prima che partissero, Maria provò ancora:
«Stare da sola è pesante. Venite più spesso. I nipoti non mi conoscono nemmeno. Finché ho ancora le forze, potresti mandarli da me almeno per le vacanze?»
«Mamma, perché vuoi complicarti la vita?»
«Sono i miei nipoti! Che complicazioni?»
«Vedremo» disse la figlia, ma in un anno non mandò mai i bambini, né tornò lei stessa. Solo qualche telefonata.
Allora Maria andò da loro. Perché no? Era in pensione, libera. I genitori lavoravano tutto il giorno, e Matteo e Sofia mangiavano solo pizza e sushi. Che cibo era? Maria si mise a cucinare. Allinizio tutti apprezzarono minestre, crespelle e torte, ma poi i nipoti tornarono alla pizza. Il genero una volta la vide lavare i piatti a mano e brontolò:
«Abbiamo la lavastoviglie, non serve faticare al lavandino.»
La figlia sospirava e riordinava i piatti a modo suo. Matteo si lamentò:
«Nonna ha scombussolato tutto nellarmadio, non trovo più niente!»
Maria cercò di spiegare che aveva solo messo tutto in ordine.
«Mamma, non impicciarti» le suggerì la figlia.
«Nonna, smettila con le torte, ho già preso un chilo!» chiese Sofia.
«E con la pizza non ingrassi?» ribatté Maria.
Capì che dava fastidio, che tutto ciò che faceva era sbagliato, e che era ora di tornarsene a casa. La figlia non la trattenne, e il genero si offrì subito di accompagnarla alla stazione.
Maria sentiva la mancanza del marito. Se solo Paolo fosse ancora vivo Perché se nera andato così presto, lasciandola sola? Non aveva nessuno con cui parlare. Chi si sarebbe preso cura di lei se si fosse ammalata?
Un tempo lavorava a maglia e ricamava, ma ora la vista era peggiorata, e lo sforzo le dava solo mal di testa. E che altro fare in pensione? Cucinare torte? Ma per chi?
Unamica era morta subito dopo il marito, unaltra aveva la casa piena di nipoti: non aveva tempo per Maria.
***
Alla fine dellestate di San Martino, laria era ancora tiepida. Il sole splendeva, nonostante il fresco. Le foglie dorate frusciavano sotto i piedi. Maria riempì un sacchetto con del pane secco e andò a fare una passeggiata al parco.
Seduta su una panchina, spezzettò il pane e lo diede ai piccioni. Presto si radunarono davanti a lei, insieme a qualche passero.
Maria li guardava e pensava alla sua vita infelice. Quanto è breve la giovinezza, quanto è fragile la vita. E ora la vecchiaia si avvicinava. Aveva sperato di invecchiare con il marito, di prendersi cura luno dellaltra. Lui era morto, e la figlia e i nipoti non avevano bisogno di lei
«Guarda quanti ne sono venuti» disse qualcuno accanto a lei.
Allaltro lato della panchina cera un uomo. Maria era così immersa nei suoi pensieri che non laveva notato. Ben curato, più o meno della sua età, forse un po più grande.
«La vedo spesso qui al parco» disse improvvisamente.
Maria non lo riconosceva. Del resto, non faceva mai caso a nessuno, troppo presa dai suoi pensieri.
«Anchio sono solo. Mia moglie è morta otto anni fa, e ancora non mi ci abituo» sospirò luomo.
«Come se avesse letto nella mia mente» pensò Maria. Lo osservò meglio: vestito con cura, pantaloni ben stirati, barba rasata.
«Amo lautunno. Che bella giornata. Gli ultimi giorni caldi. Poi arriveranno le piogge, e tutta questa bellezza se ne andrà» disse luomo, volgendo il viso al sole.
«Lei ha qualcuno che laiuta? Vede, è così ordinato» chiese Maria.
«Dopo la morte di mia moglie, ho dovuto imparare tutto. Non è così difficile. Mio figlio ha una famiglia, la nuora è già piena di impegni con i bambini. Crede che un uomo non sappia badare a sé stesso? Mi chiamo Enrico. Guardi che passeri vivaci! Non hanno paura di niente. Rubano le briciole persino ai piccioni. E lei come si chiama?»
«Maria.»
«Bel nome, raro. Mia moglie si chiamava Elena, come la bisnonna. Andiamo al cinema? Si sta facendo freddo.»
Il sole era sparito dietro le nuvole, e laria si era fatta più pungente. Maria voleva rifiutare, ma tornare a casa da sola le pesava.
«Che film?» chiese.
«Che importa?» sorrise Enrico.
Era vero. Quando era stata al cinema lultima volta? Non lo ricordava nemmeno. Maria accettò. Il cinema era cambiato: poltrone comode, schermo enorme, audio potente. Ma il film le piacque. Usciti, ormai era buio e molto più freddo.
«Andiamo a prendere un tè in un bar? Per scaldarci» propose Enrico.
Maria rifiutò.
«Capisco. Unaltra volta?» chiese speranzoso.
Maria immaginò di rientrare nel silenzio del suo appartamento
«Venite a casa mia. Abito qui vicino. Vi preparerò un tè con le crespelle.»
«Non sarà un problema?»
«E perché dovrebbe? Non avete fretta di tornare, vero? Avevo voglia di cucinare, ma non ho nessuno con cui condividere.»
Davanti a casa, Maria pensò ai vicini che potevano vederli, ma il cortile era deserto.
«Che accogliente. Suo marito?» chiese Enrico, notando il ritratto incorniciato sulla parete.
«Sì. Morto di cancro.» Maria avrebbe voluto lamentarsi della figlia e dei nipoti che non la visitavano mai, ma non lo fece. Tanto era chiaro che viveva sola.
Preparò il tè, riscaldò le crespelle e portò in tavola la marmellata in una ciotolina. Enrico mangiò con gusto, complimentandosi.
«Ha molti libri. Vedo anche testi di medicina. È un medico?»
«No. Insegnavo biologia. Da bambina sognavo di diventare medico, ma mia madre morì presto, e dovetti lavorare. Mi iscrissi a biologia, serale, e poi mi sposai, ebbi una figlia. Il sogno rimase tale» sospirò Maria.
«Io ero militare. Posso?» Si avvicinò agli scaffali, sfogliando i libri. Ne aveva letti molti.
«Grazie. È una donna speciale. Ha invitato a casa sua uno sconosciuto senza pensarci.»
«Non aveva intenzione di derubarmi, vero?» domandò Maria, un po turbata.
«Mai e poi mai. Devo andare. Domani verrà a passeggiare? Ci vediamo qui?»
Da allora, iniziarono a passeggiare insieme. Erano stanchi della solitudine, assetati di compagnia.
Una sera, la figlia chiamò.
«Mamma, come stai?»
«Bene. Vado a passeggiare, sono persino andata al cinema un paio di volte.»
«Da sola?»
«No. Si va al cinema da soli? Con un amico.»
«Mamma, stai frequentando un uomo?» si agitò la figlia.
«No, figurati. Facciamo solo due passi.»
«Stai attenta, ci sono tanti truffatori in giro. Perché non vieni da noi?»
«A fare cosa? Non voglio darvi fastidio. Venite voi.»
«Non ti azzardare a legarti con nessuno, capito? Questo tuo amico è vedovo? Magari ha fatto morire la moglie e ora cerca una serva con la casa! Vuole la tua proprietà? Ti costringerà a intestargliela e poi ti ucciderà!» la tempestò di parole.
«Ma che dici? Mi stai chiamando scema?» si offese Maria.
«E cosa dovrei pensare? Ricordi la signora Bianchi?»
«Come puoi giudicare una persona che non hai mai visto? Non me laspettavo da te. Io non ti ho mai vietato nulla, perché interferisci? I nipoti potrebbero venire per le vacanze»
Finirono per litigare, ognuna insoddisfatta dellaltra.
Lautunno avanzava, e le passeggiate diventarono troppo fredde. Enrico invitò Maria alla sua casa in campagna: doveva raccogliere le foglie e controllare la casa.
«È grande, con un camino. La natura è bellissima. Dopo la morte di mia moglie, ci vado raramente.»
Maria accettò. La casa le piacque, e con il camino era ancora più accogliente. Enrico spazzava le foglie, mentre Maria preparava il pranzo, quando un SUV si fermò davanti al cancello.
Enrico sembrò felice, e Maria capì che era suo figlio.
Mise lacqua per il tè e apparecchiò. Ma quando guardò dalla finestra, vide che la discussione tra padre e figlio si era fatta accesa. Gridavano e gesticolavano. Decise di intervenire.
«Salve. Perché non entrate?» sorrise.
«Lei fa già la padrona in casa nostra? Papà, sei impazzito? Perché lhai portata qui?» urlò il figlio.
Accusò Maria di essere una truffatrice, una cacciatrice di vedovi benestanti, pronta a impadronirsi della casa e dellappartamento. Minacciò persino di cacciarla. Non si sa come sarebbe finita, se Enrico non si fosse improvvisamente afferrato al petto, cadendo a terra. Maria corse a sostenerlo.
«Togli le mani da mio padre!» gridò il figlio.
«Miglior aiutarlo a entrare e chiamare unambulanza» rispose Maria.
«Che arroganza» Ma avvicinatosi, notò il dolore sul volto pallido del padre.
«Lambulanza ci metterà troppo. Aiutalo in macchina. Lo porto io in ospedale.»
Misero Enrico sul sedile posteriore, ma quando Maria cercò di salire, il figlio le sbatté la portiera in faccia e partì di colpo.
Maria non sapeva cosa fare. Tornò in casa, spense tutto, chiuse a chiave e andò alla fermata dellautobus. Cominciò a piovigginare. Era infreddolita quando finalmente arrivò lautobus.
Lappartamento la accolse nel silenzio. Il marito la guardava severo dal ritratto.
«Perdonami, Paolo. Ma sono così sola senza di te.» Rimase davanti alla foto, poi andò in cucina. Dopo essersi riscaldata con un tè, chiamò gli ospedali. Trovò Enrico in terapia intensiva: infarto.
Il giorno dopo andò a trovarlo, ma incrociò il figlio.
«Cosa ci fa qui? Vuole finirlo? Non avrà niente, ha già firmato le carte. Se nè accorta troppo tardi, truffatrice. Vada via, o chiamo la polizia.»
La gente cominciava a guardarli. Maria se ne andò, senza vedere Enrico. Le lacrime le scendevano a fiotti, tremava tutta. Non ricordava nemmeno come fosse tornata a casa.
Il giorno dopo tornò allospedale. Mentì, dicendo di essere la moglie. Le dissero che Enrico era morto allalba. Non andò al funerale. Aveva paura che il figlio la insultasse di nuovo. Non aveva la forza di sopportarlo.
Così due solitudini, due anime affini abbandonate da tutti, si erano incontrate troppo tardi. Maria era di nuovo sola.
Una settimana dopo, la figlia chiamò: sarebbero venuti a trovarla.
«Cosa è successo?» chiese Maria, ansiosa. Non si era ancora ripresa dalla morte di Enrico e temeva solo brutte notizie. Ma la figlia non volle dirle nulla al telefono.
Il giorno dopo arrivò con i bambini e le valigie. Senza spiegare, disse solo che sarebbero rimasti da lei.
«Mamma e papà stanno divorziando» disse Sofia.
«Perché?»
«Papà ha unaltra donna» aggiunse Matteo.
La figlia piangeva tutto il giorno, mentre i nipoti, insolitamente tranquilli, stavano vicini a Maria, dimenticando tablet e telefoni.
Maria si sentiva felice di quelle cure e attenzioni inaspettate, della compagnia dei nipoti. Non era più sola, era di nuovo utile. La casa, da vuota e silenziosa, si riempì di passi leggeri, risate sommesse, odori di cibo caldo. Maria cucinava ogni giorno, rammendava calzini, leggeva storie a Sofia, aiutava Matteo nei compiti. La figlia dormiva gran parte del tempo, affranta, ma ogni tanto usciva in giardino con loro, sedendosi al sole mentre Maria raccontava del marito, di quando erano giovani, di sogni che non si erano avverati. Nessuno parlava del futuro. Vivevano quel presente come un porto dopo la tempesta. Una sera, mentre Sofia appoggiava la testa sulla sua spalla e Matteo le chiedeva di insegnargli a fare le crespelle, Maria sentì le lacrime scenderle piano lungo le guance. Non erano lacrime di tristezza. Erano di gratitudine. La vita, ancora una volta, le aveva offerto un motivo per restare.





