**Diario personale**
“Non sei sua moglie,” disse mia suocera, staccando la foto dal muro.
“Bianchina, tesoro, aiutami a trovare le chiavi, non riesco a trovarle da nessuna parte!” La voce di Anna Maria tremava di agitazione.
Bianca alzò lo sguardo dal telefono e osservò la nonna che si agitava nel corridoio, appoggiata allo stipite della porta, cercando qualcosa con lo sguardo.
“Nonna, le hai già in mano!” rise la nipote.
“Oh, è vero! Ho la testa fra le nuvole,” rise la donna, ma la risata suonò forzata. “Bianchina, dovè tua mamma?”
“Ha portato Riccardo allasilo. Ha detto che torna presto,” rispose la bambina, tornando al suo schermo.
Anna Maria annuì, entrò in salotto e si fermò davanti alla parete con le fotografie. Fissò a lungo quella nella cornice eleganteCecilia nel suo abito bianco, raggiante, accanto a Marco in un completo sobrio. La foto del matrimonio, appesa lì da otto anni.
Allungò la mano, la staccò dal muro, la osservò tra le dita. Poi sospirò e la portò nella sua stanza.
“Nonna, perché hai preso la foto?” gridò Bianca dal corridoio.
“Volevo pulirla, è piena di polvere,” rispose Anna Maria, ma la voce le tremò.
Seduta sul letto, posò la foto sulle ginocchia. Quanto era bella sua nuora quel giorno! E Marco così giovane, innamorato. E ora ora tutto era diverso.
La porta sbattéera tornata Cecilia. Anna Maria nascose in fretta la foto nel cassetto e uscì in cucina.
“Anna Maria, come va? Riccardo oggi è stato un demonio, ha fatto i capricci tutta la mattina,” Cecilia si toglieva il giubbotto, appeso a una sedia. “Dovè la nostra foto? Era qui in salotto prima.”
“Quale foto?” chiese la suocera con innocenza, versando lacqua nella pentola.
“Quella del matrimonio. Lhai tolta?”
Anna Maria mise la pentola sul fuoco e si voltò. Cecilia era in piedi, le braccia incrociate, lo sguardo fisso.
“Lho tolta.”
“Perché?”
“Perché, Ceciliuccia, è ora che capisca una cosa semplice. Tu non sei sua moglie.”
Cecilia impallidì e si sedette sullo sgabello.
“Cosa vuoi dire?”
“Dico che sono passati otto anni. Otto! E tu ti comporti ancora come la fidanzata. Labito da sposa è ancora nellarmadio, lho visto ieri quando riponevo la biancheria. E questa foto la pulisci ogni giorno, la guardi con nostalgia. Ma la vita va avanti, Ceciliuccia!”
Cecilia strinse i pugni.
“Non capisco dove vuoi arrivare.”
“Marco ha chiamato stamattina. Presto, dormivi ancora. Ha detto che bisogna parlare. Con te. E con me.”
“Parlare di cosa?” la voce di Cecilia si fece sottile.
Anna Maria le prese le mani.
“Ceciliuccia, ti amo come una figlia. Lo sai. Bianca ti considera sua madre, Riccardo ti adora. Ma Marco Ha solo trentadue anni. Credi davvero che resterà solo per sempre?”
Cecilia strappò le mani.
“Siamo sposati! Abbiamo figli insieme! Cosa vuol dire ‘non sono sua moglie’?”
“Sposati sì, ma vivete come estranei. Quandè stata lultima volta che è tornato a casa? Non per i bambini, ma per te? Un mese fa? Due?”
“Lavora tanto. È sempre in trasferta”
“Oh, Ceciliuccia,” Anna Maria scosse la testa. “Lavora, certo. Ma non dove pensi. Lho visto settimana scorsa vicino al nuovo centro commerciale. Con una donna, giovane, bella. Ridevano, camminavano abbracciati. Quando mi ha visto, è arrossito, ha detto che era una collega. Ma gli occhi non mentono, Cecilia. Gli occhi di un uomo innamorato brillano in un modo speciale.”
Cecilia si avvicinò alla finestra. Fuori, una pioggerellina cadeva tra le nuvole basse.
“Quindi dici che dovrei accettare tutto in silenzio? Che dovrei farmi da parte?”
“Dico che devi chiederti una cosa: sei felice? Vuoi continuare così?”
“E i bambini? Bianca inizia la scuola tra un anno, Riccardo è ancora piccolo. Come gli spiego che papà non vivrà più con noi?”
“E come gli spieghi adesso che torna a casa una volta al mese? Che dorme in salotto? Che non vi parlate nemmeno?”
Anna Maria labbracciò.
“Bianca capisce già tutto. Ieri mi ha chiesto perché non vi abbracciate mai, come i genitori della sua amica Giulia. Cosa le rispondo? Che fate finta?”
“Non so cosa fare,” sussurrò Cecilia.
“Io sì. Ho vissuto a lungo, ho visto tante cose. Lamore, Ceciliuccia, o cè o non cè. Non si può fingere, come non si può fingere la felicità. Tu e Marco siete brave persone, ma non siete fatti luno per laltra. Succede.”
In quel momento, Riccardo entrò di corsa in cucina, rosso in viso.
“Mamma, mamma! La nonna Anna ha detto che papà viene stasera! È vero?”
“Sì, amore. Papà viene.”
“E resta con noi? Per sempre?”
Cecilia guardò Anna Maria, che distolse lo sguardo.
“Non lo so, Riccardino. Lo dirà lui.”
Il bambino corse via, urlando alla sorella la notizia.
“Vedi?” disse piano Anna Maria. “I bambini vivono di speranza. Ma una speranza che non si avvera è peggio della verità.”
Cecilia si coprì il volto.
“Otto anni fa ero sicura che saremmo stati felici per sempre. Ricordi come Marco mi corteggiava? Fiori ogni giorno, poesie recitate a memoria. Diceva che senza di me non poteva vivere.”
“Lo ricordo. Ti idolatrava.”
“Cosè cambiato? Cosa ho sbagliato?”
“Nulla. La vita è più complicata delle favole. Marco sposò una studentessa allegra e innamorata, ma si ritrovò una donna stanca, stressata dai figli e dalle bollette. Tu hai smesso di essere la donna di cui si innamorò.”
“Ma ho fatto del mio meglio!” singhiozzò Cecilia. “Mi sono occupata della casa, dei bambini, di te quando stavi male!”
“Hai pensato alla famiglia, ma hai dimenticato la donna che eri. Gli uomini, Cecilia, non vogliono solo una madre o una governante. Vogliono una donna che li ami, non per quello che fanno, ma per quello che sono.”
Anna Maria preparò il tè con mani tremanti.
“Lo amo ancora.”
“Lo ami, o ci sei abituata?”
Cecilia tacque. Quando era stata lultima volta che aveva sorriso al ritorno di Marco? Che gli aveva chiesto come fosse andata la sua giornata, invece di lamentarsi delle spese?
“Magari ha davvero trovato qualcuno che lo rende felice,” mormorò.
“Lha trovato. Si chiama Laura, lavora con lui. È divorziata, senza figli. Me lha detto lui stesso quando lho affrontato.”
“E cosa ha detto?”
“Che non voleva che finisse così. Che vi vuole bene, ma in modo diverso. A voi bambini come padre, a te come unamica. E a lei come un uomo ama una donna.”
“Quindi è deciso?”
“Non del tutto. Soffre, ha paura di perdere i bambini, di ferirti. Ma non può più andare avanti così.”
Dalla cameretta arrivavano le risate dei bambini. Cecilia sorrise.
“Bianca è così intelligente. E Riccardo sente tutto, anche se è piccolo.”
“I bambini sentono la menzogna. Hanno bisogno di sincerità.”
“Anna Maria, se provassi davvero a tornare quella di prima? Forse non è troppo tardi?”
“Ceciliuccia, voglio che siate tutti felici. Se vuoi lottare per il tuo matrimonio, fallo. Ma ricordati che il risultato potrebbe non essere quello che speri.”
“Proverò. E se funzionasse?”
“E se funzionasse,” sorrise Anna Maria. “Ma inizia da te. Quandè lultima volta che sei andata dal parrucchiere?”
“Non ricordo,” ammise Cecilia.
“Allora vai. Oggi stesso. Io mi occupo dei bambini. Mettiti un vestito carino, mostra a Marco che la donna che ha sposato esiste ancora.”
“E se mi dicesse che è finita?”
“Almeno saprai di averci provato. E sarà più facile spiegarlo ai bambini.”
Cecilia si guardò nello specchio. I capelli erano trascurati, il viso stanco, i vestiti sciatti.
“Sai cosa? Vado dal parrucchiere. Mi sistemo. E stasera parleremo, davvero.”
“Bene. La foto la tengo io per ora. Se andrà tutto bene, la rimetteremo.”
Cecilia si fermò sulla porta.
“Anna Maria, e tu? Se divorziamo, i bambini resteranno con me. Tu perderai i nipoti.”
“Non perderò nulla,” disse la donna. “Bianca e Riccardo saranno sempre miei nipoti. E tu sei come una figlia. Se Marco ha trovato la felicità, lo capirò. Ma voglio che tutti siate felici.”
“Grazie. Per lonestà.”
“Ora vai. Ai bambini dirò che sei andata a fare la bella.”
Quella sera, Cecilia era unaltra. Capelli curati, un vestito elegante, un tocco di trucco. I bambini sussurrarono ammirati.
“Mamma, sei una principessa!” disse Riccardo.
Marco arrivò alle otto. La vide e si bloccò.
“Ciao,” disse lei.
“Ciao. Sei bellissima stasera.”
Dopo cena, restarono soli in cucina.
“Tua madre ti ha detto che volevo parlare,” iniziò lui.
“Sì. Marco, so di Laura.”
Lui trasalì.
“Lo sai?”
“Tua madre me lha detto. Dimmi solo la verità: vuoi che finisca tutto?”
“Non lo so! Sono confuso. Da un lato, i bambini, tu, questa casa Dallaltro, ho scoperto che posso essere felice ogni giorno, non solo quando vedo loro.”
“Con me non puoi esserlo?”
“Non lo so. Siamo diventati estranei che vivono insieme per abitudine.”
Cecilia annuì.
“Anchio ci ho pensato. E ho capito che abbiamo smesso di essere marito e moglie. Siamo soltanto genitori.”
“E ora?”
“Cosa vuoi fare?”
Marco la guardò negli occhi.
“Voglio ricominciare. Con te. Ma non come prima. Davvero.”
“E Laura?”
“Le dirò che voglio dare unaltra chance alla mia famiglia.”
“E se non funzionasse?”
“Allora divorzieremo. Ma resteremo amici, per i bambini.”
Cecilia gli tese la mano.
“Daccordo. Proviamo.”
Il mattino dopo, Anna Maria tornò in salotto con la foto. La riappese al muro e si assicurò che fosse dritta.
Cecilia, in vestaglia, sorseggiava il caffè.
“Lhai rimessa?”
“Sì. Forse era troppo presto per toglierla.”
E sorrise.
Forse non tutto era perduto.







