**Il Testamento Inaspettato della Moglie**
Il genero aveva promesso di venire a prendere Vera Maria il sabato mattino. Peccato lasciare la casa al mare, ma era già fine ottobre. Lacqua era stata chiusa, era ora di tornare in città.
“Ve-era! Vera Maria, ci sei?”, bussò alla porta il vicino, Leone Paolo. “Entra, Leo, sono ancora qui. Sto facendo le valigie, il genero verrà dopodomani. Mi sgriderà di nuovo per tutte le borse, ma che ci posso fare? Non è roba mia, per lo più. È tutto il raccolto: mele essiccate (un ottimo anno, questanno), cetrioli, peperonata, marmellate Mica posso lasciarle qui! Le ho fatte per loro, non per me. A me serve così poco.”
“Figurati, Vera. Anchio tornerò in città, ma più tardi. Per ora resto qui. Che bella lautunno, no? Elena adorava lautunno. A proposito, mi sono fatto vivo per un motivo, Vera. Ti ricordi quando chiudevamo la stagione tutti insieme? Tuo Sergio era ancora vivo, eravamo giovani. I bambini piccoli. Adesso i terreni sono incolti, ma allora niente, solo i piccoli meli che sembravano non crescere mai. Sai perché sono venuto? Oggi è lanniversario di Elena. Vorrei ricordarla” Leone Paolo stringeva una busta tra le mani. “Da solo non mi va. In due è meglio. Vieni? Ho fatto le patate fritte. Ci sediamo, ricordiamo Elena insieme. E poi cè una cosa di cui voglio parlarti. Ci fai un salto?”
“Certo, Leo! Tieni, prendi questi cetrioli sottaceto. Passo tra mezzora, vedi che ho tutto sparpagliato.”
Erano amici da una vita. Quando lazienda gli aveva regalato quei piccoli terreni, la felicità era stata incontenibile. Avevano costruito le case, piantato gli alberi, aiutandosi lun laltro. I compleanni estivi li festeggiavano tutti insieme. Lestate è una piccola vita, e ogni estate la vivevano così. Adesso, destate, Vera aveva i nipoti che le riempivano le giornate. Ma di Sergio, ormai, mancava da sette anni.
Leone ed Elena, però, erano sempre stati buoni vicini. Anzi, *erano stati*, perché Elena se nera andata lautunno scorso. Era ancora orgogliosa di aver perso peso, “come una modella”. Poi E questestate era stata strana. Leone, come unanima in pena, aveva zappato lorto. Ma per piantare cosa? Elena non cera più. Si sentiva solo il rumore dei suoi tentativi di aggiustare qualcosa nel capanno. E le bestemmie, quando non gli riusciva. I nipoti di Vera erano quasi spariti: o in campeggio o al mare con i genitori. E lei, chissà per chi aveva piantato tutto quel raccolto. Innaffiava, toglieva le erbacce, come se avesse ancora un senso.
Vera sospirò. Che dire? Si cambiò e andò dal vicino. Aveva promesso.
Leone laspettava. La tavola era apparecchiata: patate fritte, pomodori, i cetrioli di Vera già aperti, un po di salame affettato. “Siediti, Verina. Domani arrivano i miei figli. Ma oggi ricordiamo Elena insieme. Guarda, ho trovato delle foto vecchie. Vedi? Sergio sta piantando il ciliegio con te. E qui torniamo dal bosco con i funghiguardate che cesti pieni! E qui, il barbecue. Vedi il fumo? Elena strizza gli occhi.” Leone riempì due bicchierini. “Alla nostra. A Elena mia, e a Sergio tuo.”
Silenzio. Un morso ai cetrioli. Poi Leone tirò fuori una busta. “Vera, non stupirti, ascoltami. Elena lanno scorso se ne è andata in un attimo. Ad agosto lasciammo la casa al mare, e a settembre era già a letto. Ma era forte, non si lamentava. Abbiamo rivissuto ogni giorno della nostra vita insieme. Film vecchi, risate, chiacchiere. Poi, un giorno, mi disse: Leone, prometti che farai quello che ti chiedo. Non è una richiesta, è il mio testamento. Non discutere, sappiamo entrambi come stanno le cose. E mi diede questa busta. Capisci? Lha scritto apposta, sapeva che non lavrei buttata. Leggi.”
“Ma è per te!”
“Leggi, e capirai.”
Vera aprì la busta e tirò fuori un foglio, scritto dalla mano di Elena:
*Leone amore mio, me ne vado prima di te. Ma la vita continua, vivi per noi due! Ti lascio in eredità la felicità. Non significa dimenticarmi. Solo che mi fa paura pensare che tutto finisca. Non voglio vederti soffrire. Non aver paura di essere felice, abbiamo amato così tanto la vita. Magari incontrerai qualcuno, e sappi che non mi dispiacerebbe. Anzi. Ho sempre pensato che Vera ti piacesse. È una brava persona, ti capirebbe. Chiedile di vivere insieme, sarà meglio per tutti. Non ci siamo mai arresi. Per favore, vivi, nonostante tutto. La tua Elena.*
Vera lesse una volta, poi ancora. Guardò Leone.
“Ho promesso di fare come voleva lei. Ora sta a te decidere.” Leone era nervoso. “Vera, proviamoci. Ci lega unamicizia sincera, non è poco. Nessuno può giudicarci. Vivere e godersi ogni giorno è un dono, rattristarsi è un peccato. Sposami, Vera. Non te ne pentirai.”
Vera non sapeva cosa dire. Era tutto così improvviso. Guardò Leone, poi pensò che quelle parole avevano un fondo di verità. “Leo, va bene. Ci penserò. Dico al genero che mi trattengo ancora una settimana.”
Così fu deciso. Leone laccompagnò a casa.
Quella notte, Vera non riuscì a dormire. Una scelta difficile. La sua vita le sfilò davanti agli occhi. Allalba, però, sognò Sergio. Rideva. “Ma che ti crucci? In due si vive meglio. Sposa Leone, e basta. Sono contento, così la mia Verina non sarà sola.”
Lestate dopo, Vera e Leone tolsero la staccionata tra i loro terreni. Ora avevano il doppio dei nipoti che correvano ovunque. Leone costruì unaltalena e archi per i ragazzi. Zappò lortoVera ci piantò di tutto, abbastanza per tutta la famiglia. Le nipotine aiutavano la nonna, con i loro piccoli appezzamenti.
I figli li raggiungevano nei weekend, felici che i genitori non fossero soli.
Forse qualcuno li avrà giudicati. Ma Elena e Sergio, da lassù, sorridevano. Il testamento della felicità era stato esaudito. E la vita, nonostante tutto, continuava.





