Fiul cel mic – Povestea unui copil curajos din inima Transilvaniei

**Il figlio più piccolo**
Sandro, per favore, non partire per questo viaggio? Il cuore non mi dà pace Chiedi a qualcuno di sostituirti, sussurrò Valeria, cercando di nascondere il tremore nella voce.
Questo viaggio significa buoni soldi. E ne abbiamo bisogno, Vale. Lo sappiamo entrambi che ogni euro vale oro adesso, rispose Sandro, stringendo la moglie tra le braccia e baciandole la fronte, poi le due bambine vivaci, le gemelle Giulia e Beatrice.
Valeria annuì in silenzio. Il cuore le sanguinava, ma la mente le diceva che il marito aveva ragione: il loro bilancio era al limite. Asciugandosi le lacrime, lo guardò partire e sussurrò, abbracciandolo: Torna presto Ti aspettiamo.
La porta si chiuse alle spalle di Sandro. Valeria serrò i pugni, diede da mangiare alle bambine e le portò a passeggio. Il giorno passò stranamente tranquillo. Niente capricci, niente isterie quasi come se anche i bambini sentissero qualcosa di inquietante.
Ogni sera, alle dieci, parlavano al telefono, come avevano sempre fatto. Valeria gli raccontava quanto le bambine gli mancassero, come cucisse lentamente le commissioni. Sandro rideva al telefono e prometteva: “Domani sono a casa, gattina.”
Ma a casa non fece più ritorno.
Sulla strada del rientro, il suo camion si scontrò con un altro mezzo che viaggiava contromano. Tutto era accaduto troppo in fretta. Nemmeno un attimo per evitare limpatto. Sandro morì sul colpo.
Quella stessa notte, squillò il telefono. Valeria, come in un sogno, sollevò la cornetta e il mondo le crollò addosso.
Si trascinò dalla vicina, zia Rosetta, e le chiese di badare alle bambine. Poi crollò proprio sulla soglia. I medici riuscirono a malapena a salvarla un intervento durgenza, un parto cesareo complicato.
Il bambino nato era debole, prematuro. Gli mancava la forza del padre, e alla madre la spalla di un uomo.
Valeria lo chiamò Sandro, come suo marito. Quando uscì dallospedale, contò i soldi rimasti. Bastavano per due mesi. Poi si sarebbe visto.
La vita divenne una lotta per la sopravvivenza. La vicina, zia Rosetta, aiutava come poteva. Non avevano parenti vicini. Valeria ricominciò a cucire prima per i vicini, poi, passando di bocca in bocca, iniziarono ad arrivarle clienti.
Le bambine andarono a scuola, e il piccolo Sandro allasilo. Erano la sua speranza, la sua ancora. Ma
Amava di più le figlie. E il bambino no, non lo odiava semplicemente non poteva guardarlo senza dolore. Assomigliava sempre più al marito perduto. E ogni volta che lo vedeva, sentiva di non essere riuscita a trattenerlo, a fermarlo
Il bambino era tranquillo, buono, premuroso. Leggeva, aiutava, non si lamentava mai.
Alle figlie comprava vestiti nuovi, cuciva abiti per le bambole. A Sandro riparava i vestiti vecchi.
Poverino Orfano con madre viva, sospirò zia Rosetta, vedendolo lavare i piatti o raccogliere i giocattoli delle sorelle.
Il tempo passò. Le ragazze crebbero, si sposarono, si dispersero. Rimase solo Sandro con sua madre.
Finì la scuola professionale e trovò lavoro come ingegnere nella fabbrica di dolciumi della loro città natale, Firenze. Valeria iniziava a perdere la vista le notti insonni, i nervi a pezzi, gli anni di solitudine avevano avuto la meglio.
Sandro si prendeva cura di lei come poteva. Cucinava, lavava, la portava a passeggiare per il parco. Lei gli sussurrava sempre più spesso: Perdonami, figlio Non ho meritato il tuo amore. Vivi la tua vita, sei giovane
Lui sorrideva soltanto: Andrà tutto bene, mamma. Avrò una moglie, dei figli. Avrai tempo per goderti i nipoti.
E un giorno arrivò. Lisa, semplice e timida.
Mamma, Lisa resterà con noi. Non ha nessuno. È orfana, disse Sandro piano.
Tre mesi dopo ci fu il matrimonio. Arrivarono le sorelle, i nipoti, i generi tutta la famiglia riunita. Valeria era felice, ma sorrideva sempre più spesso attraverso il dolore.
La diagnosi fu crudele cancro. Non le restava molto, e lo sapeva.
Ma il destino le diede unultima gioia vide il suo primo nipote.
Se ne andò in pace, con un sorriso sulle labbra. Poi, gli occhi si chiusero per sempre, mentre la mano stringeva dolcemente quella del figlio che le era rimasto più caro.
**Lezione:** La vita ci mette alla prova, ma lamore di un figlio può guarire anche le ferite più profonde. A volte, è chi ci è più vicino che ci salva, senza chiedere nulla in cambio.

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