Lena! Dobbiamo parlare seriamente…

Elena! Dobbiamo parlare seriamente

Marco tornò a casa e, senza nemmeno togliersi le scarpe o il cappotto, esclamò dalla porta: Elena! Dobbiamo parlare seriamente e, senza neppure una pausa, con gli occhi già grandi che sembravano volergli uscire dal volto, aggiunse: Mi sono innamorato!

“Eccoci qua,” pensò Elena. “Il classico crisi di mezza età ha bussato alla nostra porta. Benvenuto, benvenuto” Ma non disse nulla, limitandosi a fissare il marito con attenzione, cosa che non faceva da almeno cinque, sei, o forse già otto anni.

Si dice che prima di morire ti passi tutta la vita davanti agli occhi. E così, a Elena cominciarono a sfilare i ricordi della loro vita insieme. Si erano conosciuti in modo banale, online. Lei aveva tolto tre anni dalla sua età, lui aveva aggiunto tre centimetri alla sua altezza, e con questi piccoli inganni erano riusciti, faticosamente, a rientrare nei criteri di ricerca dellaltro e a trovarsi.

Elena non ricordava più chi avesse scritto per primo, ma sapeva che il messaggio di Marco era stato privo di volgarità, con un tocco di autoironia che le era piaciuto molto. A trentatré anni e con un aspetto niente di che, valutava con realismo le sue chance sul mercato matrimoniale. Capiva bene di non essere in prima fila, forse nemmeno in seconda, e così aveva deciso di tenere la bocca chiusa al primo appuntamento, ascoltare attentamente, indossare gli occhiali rosa e la lingerie di pizzo, e mettere nella borsa dei biscotti fatti in casa e un libro di Calvino.

Il primo incontro, sorprendentemente, era filato liscio (ecco cosa vuol dire vestirsi per loccasione!), e il loro amore era sbocciato rapido e travolgente. Stavano bene insieme, e così, dopo sei mesi di incontri e le pressioni dei genitori, ormai disperati di vedere un nipote in questa vita, Marco si fece coraggio e le chiese di sposarlo. Presentarono in fretta le rispettive famiglie, e la richiesta di festeggiare le nozze in intimità fu accolta allunanimità. Per paura che qualcuno potesse cambiare idea, fissarono la data al primo giorno libero disponibile.

Vivevano bene, o almeno così sembrava a Elena. Il clima in casa era tropicale, con lievi oscillazioni stagionali, senza passioni africane ma sereno e rispettosonon era forse questa la felicità?

Marco, tipico esemplare del sesso maschile e quindi più semplice e diretto, aveva abbandonato il suo ruolo di “macho empatico, romantico e sobrio dalle mani doro” già dopo poche settimane dal matrimonio, mostrandosi per quello che era: un uomo laborioso, affettuoso e comodo nei suoi pantaloni da tuta.

Elena, invece, rappresentante del sesso femminile più complesso, si era liberata piano piano del suo personaggio di “casalinga sexy e intellettuale, cieca, sorda e muta”. Ma una gravidanza inaspettata accelerò il processo, e in un anno lasciò con sollievo quella maschera scomoda per indossare un accogliente accappatoio.

Il fatto che, nonostante avessero abbandonato le loro finzioni, nessuno dei due fosse scappato o avesse mosso rimproveri, la convinse di aver preso la decisione giusta e rafforzò la sua fede nella loro unione.

La routine e leducazione dei due figli, nati a breve distanza, avevano certamente scosso la barca, ma non lavevano affondata. E quando la tempesta si calmava, riprendevano a navigare tranquilli sulle onde della vita coniugale.

I nonni, felici, li aiutavano in ogni modo possibile. Al lavoro, avanzavano lentamente ma con sicurezza, senza dimenticare di viaggiare, coltivare i propri hobby e, soprattutto, dedicarsi luno allaltro, rimanendo perfettamente nella media.

Erano sposati da dodici anni, e in tutto quel tempo Marco non era mai stato sorpreso in un tradimento, né tantomeno in un innocente flirtanche se Elena non era gelosa, e lui avrebbe potuto permetterselo senza conseguenze. Lo immaginò a fare il galante e non poté trattenere un sorriso, perché limmagine che le venne in mente era così buffa e assurda. Il fatto era che Marco, dopo alcuni goffi tentativi di fare complimenti in modo tradizionale, aveva capito che non faceva per lui e aveva cambiato strategia: ora li faceva solo in silenzio (o forse con gli ultrasuoni, che Elena non riusciva a sentire?), spalancando gli occhi come un tarsio.

Negli anni, Elena aveva imparato a decifrare ogni sfumatura delle sue emozioni dalla rotondità dei suoi occhi: dallammirazione sfrenata allapprovazione soddisfatta, dalla sorpresa involontaria alla confusione improvvisa, fino alla delusione totale. E ora si immaginò Marco che faceva complimenti a un topo, spalancando gli occhi sempre di più, e ancora di più

Le si seccò la gola, mentre lo vedeva trasformarsi in un tarsio, e con un sorriso nervoso sussurrò: Allora, come si chiama questa topina?

Gli occhi di Marco si spalancarono davvero, e lui, agitato, cercando qualcosa addosso a sé, balbettò: Come? Come come hai fatto a capire che mi sono innamorato di un topo? Ma dai Non ci credo Devi vedere comè bella, comè morbida, che musino adorabile sembra proprio te

E dalla tasca del cappotto tirò fuori un piccolo topolino grigio, con le orecchie rosa trasparenti, il nasino rosato e gli occhietti neri come perline.

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