È noiosa, non sa godersi la vita.
Ascolta, Arcadio, hai davvero intenzione di costruire quel complesso residenziale lilla?
Lo sai bene, Nicola, è il mio sogno. La mia azienda ha le capacità e lesperienza necessarie. Renderò quella zona una cartolina della città, organizzeranno persino visite turistiche. Ma devi assicurarti che mi concedano quel terreno. Se vuoi, posso sistemarci anche tuo figlio, Pino, con un appartamento.
Per farmi accusare di corruzione e farmi cacciare dal comune? Un appartamento per Pino posso comprarmelo da solo, anche una villa intera. Quello che mi serve è trovargli una moglie.
Eccoci di nuovo Mia figlia Beatrice ha già un fidanzato. E so benissimo che tipo sia il tuo Pino: un donnaiolo sfaticato. Ha mollato luniversità, anche se lhai fatto entrare a fatica. Scusa, ma mia figlia non lo sposerebbe neanche gratis. E poi, come faccio a darla in sposa a tuo figlio? Dovrei trascinarla allaltare con la forza?
Se sarà necessario, lo farai. Quel terreno è ambito da molti
Arcadio e Nicola si conoscevano da anni, erano saliti insieme i gradini del successo. Lalleanza tra un funzionario pubblico e un imprenditore edile era vantaggiosa per entrambi. Insieme avevano realizzato progetti di successo, ristrutturato quartieri e riqualificato il centro storico.
O meglio, era stato Arcadio a fare tutto, con la sua azienda, mentre Nicola, come si diceva in municipio, “facilitava” i lavori. Lo aiutava a ottenere appalti, vincere gare, trovare fornitori di materiali. E ora sapeva che quel nuovo complesso residenziale poteva fruttargli molto.
Lidea era buona: unire diversi palazzi in un cortile chiuso con un parco e un parcheggio sotterraneo, aprire negozi e servizi ai piani terra. La gente avrebbe affollato il posto, perché tutto sarebbe stato a portata di mano. Un affare sicuro. E i negozi sarebbero stati affittati a persone fidate, da cui avrebbero preteso una percentuale nascosta. Niente estranei. Un guadagno garantito per tutta la vita, e anche per i figli. Ma quei figli andavano uniti, per sicurezza.
I due soci frequentavano anche le rispettive famiglie. Le mogli erano quasi amiche, ma tra i figli non cera lo stesso affiatamento. Beatrice, la figlia di Arcadio, stava per laurearsi in architettura e sognava di aprire uno studio di design.
Pino, invece, era la croce di suo padre. Non si interessava a nulla, se non alla bella vita. Nicola passava le giornate in municipio, e il ragazzo era cresciuto senza guida. Soldi? Mai negati, come se fossero un surrogato daffetto. Se solo lo avesse sposato Beatrice, forse si sarebbe calmato.
Ma era improbabile. Dopo quel discorso con Arcadio, Nicola trovò il figlio di buon umore:
Papà, domani partiamo per Milano con gli amici, cè un festival musicale. Sarà pieno di gente.
Chi? La vostra dorata gioventù? Vivete sulle spalle dei genitori, siete inutili come un cane in chiesa. Hai intenzione di lavorare, almeno? Beatrice vuole aprire uno studio
Con i tuoi soldi, non con i suoi. Se mi dai i fondi, apro qualcosa anchio.
Una birreria? Falliresti in due settimane. Avvicinati a Beatrice, è una ragazza in gamba. Magari vi sposate, non posso mantenerti per sempre.
Ha già un ragazzo, lo so. E poi è noiosa, non sa divertirsi.
Puoi rubarglielo. Ti aiuterò io. Portala in giro, falla divertire, ti darò i soldi. Vedrai, smetterà di essere così rigida. Devi davvero farmi spiegare tutto?
Intanto, Arcadio parlava con sua figlia:
Beatrice, che progetti hai per il futuro?
Cioè? Mi hai promesso i soldi per lo studio. Te li restituirò, quando andrà bene.
Non voglio indietro niente. E invece, la vita sentimentale? Pensi al matrimonio?
Mi stai cacciando di casa? rise lei. Ho già detto alla mamma che ho un ragazzo, Luca. Ma non penso ancora al matrimonio. Prima voglio sistemarmi, far decollare il business.
Vedi Arcadio la fissò non entrerai solo nel mondo degli affari, ma in quello dei grandi imprenditori. E lì si preferisce chi ha una famiglia stabile, lontano dai drammi amorosi. E queste unioni non si fanno con il primo venuto.
Ricominci con Pino? Con lui non ci sarà mai stabilità. Basta, finiamola qui, o litighiamo.
Beatrice sapeva che quelle insistenze non erano casuali. Nicola spingeva per il matrimonio. Da lui dipendeva se Arcadio avrebbe ottenuto i permessi per costruire. E quei permessi gli servivano.
Qualche giorno prima, Beatrice aveva origliato una conversazione tra i genitori in villa. Era sera, non lavevano vista avvicinarsi.
Perché insisti con questo matrimonio? chiese la madre. Vuoi un genero incapace? Sai cosa passerebbe nostra figlia con lui?
Lo so. E preferisci vederla in povertà?
Quale povertà? Abbiamo una villa, possiamo vivere qui senza tornare in città.
E se non avessimo più niente? La mia azienda rischia il fallimento senza quellappalto. Nicola lo sa, ecco perché insiste.
La madre tacque, poi sussurrò:
Non abbiamo sempre avuto questa villa. Ricordi quando vivevamo in quel monolino in affitto? Eppure ridevamo, dicevamo che nessuno dei nostri amici aveva due frigoriferi in cucina
Una foglia secca scricchiolò sotto il piede di Beatrice, e il discorso si interruppe.
Luca reagì con preoccupazione:
E tu cosa farai? Salverai tuo padre dal fallimento sacrificando la tua felicità? Non parlo per me, puoi sposare chi vuoi, se lo amerai davvero. Ma non quel pavone! Con lui non avresti neanche di che parlare.
Non capisci! Lazienda è tutto per lui. E quel complesso è il suo sogno. Vuole chiamarlo “Lilla”, con facciate viola e siepi di lillà in giardino. Sarebbe stupendo in primavera!
E tu pagherai quella bellezza con la tua vita? Tuo padre ne avrà vergogna? I miei genitori non hanno aziende edilizie, vivono in un palazzo popolare in periferia. Eppure sono felici, crescono figli e nipoti
Pino iniziò a cercare Beatrice. La invitava nei locali, ai concerti. Lei accettò, per conoscerlo meglio. Forse non era così male? Si vestiva bene, conosceva la musica, collezionava vinili. E con lei era premuroso.
Alla fine, Pino le chiese di sposarlo. Beatrice promise di pensarci, ma quella sera rientrò con la decisione quasi presa. Chiamò i genitori in salotto:
Oggi Pino mi ha chiesto di sposarlo.
Silenzio. Poi il padre:
E tu cosa gli hai risposto?
Niente, ma credo di accettare.
Lo ami?
Non lo so, papà. Si dice che lamore venga col tempo.
Arcadio si alzò, andò alla finestra. Senza voltarsi, disse:
Ieri Luca è venuto da me in ufficio. Mi ha detto perché potresti accettare. E ha aggiunto che vendere la propria figlia è ignobile. Che non mi avrebbe più stretto la mano.
Beatrice impallidì. La madre si coprì il volto:
E adesso?
Arcadio si voltò. Sospirò, quasi sollev




