Ci è più facile senza i tuoi consigli – disse mia figlia e andò a casa dell’amica

“Ci facciamo prima senza i tuoi consigli,” disse la figlia prima di uscire di casa per andare dallamica.

“Mamma, dove è il mio maglione blu? Quello a collo alto?” gridò dalla porta dingresso Giulia, facendo tintinnare le grucce dellarmadio.

Anna Rossi posò il libro che stava leggendo, un manuale sulla corretta alimentazione per il diabete, e si alzò dal divano.

“È in lavatrice, tesoro. Perché ti serve? Fuori ci sono dieci gradi.”

“Vado da Alice, a casa sua fa freddo. Mamma, e allora dovè la felpa grigia?”

“Quale felpa grigia? Ieri hai detto che era noiosa,” rispose Anna avvicinandosi allarmadio e sfogliando i vestiti. “Ecco, prendi piuttosto quella rosa, ti sta benissimo.”

Giulia sbirciò dallingresso e fece una smorfia.

“Vado da unamica, non a un appuntamento. La rosa è troppo elegante.”

“Essere presentabile non ha mai fatto male,” sorrise la madre. “Ricordi cosa ti dicevo da piccola? Labito non fa il monaco, ma aiuta a farsi unidea. Quindi entrambe le cose sono importanti.”

Giulia alzò gli occhi al cielo e infilò la prima felpa che trovò.

“Giulietta, sei sicura di andare da Alice? Magari sarebbe meglio restare a casa? I suoi genitori sono in viaggio, sarete da sole. Sai, alla vostra età…” Anna esitò, cercando le parole giuste.

“Mamma, ho diciassette anni. Che pensi, che andiamo a farci di droga?” sbuffò la figlia, chiudendosi la giacca.

“No, no, è solo che… e se le venisse a trovare qualcuno? Ragazzi, per esempio? Giulia, sai comè il mondo oggi. Meglio invitare Alice qui, ho fatto il minestrone e le crostate.”

La figlia si girò lentamente.

“Mamma, basta! Basta controllarmi! Sono grande, posso decidere da sola dove andare!”

“Ma tesoro, non è controllo, è preoccupazione!” Anna allargò le mani, confusa. “Sei tutto quello che ho, se dovesse succederti qualcosa…”

“Non succederà niente! Dio, perché non puoi fidarti di me?” Giulia tirò su la cerniera con rabbia. “Vado da unamica a fare i compiti di storia, mica chissà cosa!”

“Non sto inventando niente,” si offese la madre. “Ai miei tempi le ragazze si comportavano diversamente, chiedevano il parere dei genitori.”

“Appunto! Ai tuoi tempi! Adesso è tutto cambiato, mamma!”

Anna sospirò e si appoggiò allo stipite della porta. Sì, i tempi erano cambiati. E sua figlia era diversa. Non come lei a diciassette anni, quando già lavorava in fabbrica per aiutare la madre a mantenere i tre fratelli minori. Uscire con le amiche senza un motivo? Impensabile. E se lo faceva, doveva chiedere il permesso e raccontare ogni dettaglio.

“Giulietta, non ho problemi con te che vai da Alice. Ma facciamo un patto: chiamami tra un paio dore per dirmi come va. Va bene?”

“Mamma, ma perché?” gemette la figlia. “Ma che sono, una bambina?”

“No, certo che no. Ma mi tranquillizzerebbe. Per favore.”

Giulia ci pensò su, poi annuì.

“Va bene. Ti chiamo. Ma non ogni mezzora, daccordo?”

“Daccordo,” sorrise Anna, sollevata.

La figlia uscì, e Anna tornò al libro, ma non riusciva a concentrarsi. I suoi pensieri erano tutti per Giulia. Stava crescendo, si stava allontanando. Era normale, ma quanto era difficile lasciarla andare!

Prima Giulia raccontava tutto, condivideva i suoi segreti, chiedeva consigli. Ora era più chiusa, rispondeva a monosillabi, si irritava spesso. E Anna non sapeva se stesse facendo la cosa giusta cercando di guidarla, proteggerla dagli errori.

Sua madre era stata severa, rigorosa. Niente libertà, sempre sotto controllo. E Anna le era grata per questo. Forse per questo aveva paura di lasciare andare Giulia, paura che senza la sua guida la ragazza potesse fare sciocchezze.

Il telefono squillò dopo unora.

“Mamma, sono io. Tutto bene, stiamo facendo i compiti di storia. Alice ti saluta.”

“Grazie per aver chiamato. A che ora torni a cena?”

“Verso le nove, credo. Abbiamo ancora da fare.”

“Va bene. Ti riscaldo il minestrone. Stai attenta.”

“Mamma, ma dai! Non sono andata in Africa, solo due case più in là! Ciao.”

Anna riagganciò e scosse la testa. Giusto, lamica abitava vicino. Eppure, la sua ansia era come se la figlia fosse dallaltra parte del mondo.

Forse era davvero troppo protettiva? Da ragazza aveva unamica, Lucia, la cui madre controllava ogni suo passo. Lucia si lamentava di soffocare. Poi, a diciotto anni, scappò con il primo ragazzo che incontrò, solo per sfuggire a quella prigione. Si sposò male, divorziò, soffrì. Anna non voleva che Giulia finisse così.

Ma lasciarla andare faceva paura. Il mondo non era più quello di una volta. Quante storie brutte succedevano alle ragazzine! E Giulia era ancora così ingenua, fiduciosa. Intelligente, ma senza esperienza.

Alle otto Anna era già preoccupata. Era troppo presto per chiamare, ma lansia cresceva. E se fosse successo qualcosa? Se le ragazze fossero uscite e Giulia si fosse vergognata di avvisarla?

Alle otto e mezzo non resistette e compose il numero. Dopo lunghe suonate, rispose una voce maschile sconosciuta.

“Pronto?”

“Scusi, potrei parlare con Giulia? Sono sua madre.”

“Quale Giulia? Non cè nessuna Giulia qui.”

Anna sentì il sangue gelarsi.

“Come? E Alice è a casa?”

“Alice? Neanche lei. Ha sbagliato numero?”

“No, no… Scusi,” Anna riagganciò con mani tremanti.

Cosa stava succedendo? Dovera sua figlia? Forse aveva sbagliato numero? No, lo conosceva a memoria. Il padre di Alice doveva essere tornato prima dal viaggio e non sapeva che la figlia era in compagnia.

O forse le ragazze erano uscite? Ma Giulia aveva promesso di avvisare in caso di cambiamenti!

Anna vagò per casa, controllando ogni cinque minuti dalla finestra se vedeva Giulia tornare.

Alle nove fu Giulia a chiamare.

“Mamma, sto tornando. Arrivo tra dieci minuti.”

“Giulietta! Dove sei stata? Ho chiamato da Alice, ha risposto un uomo che diceva non esserci nessuno!”

“Ah, sarà zio Marco tornato. Io e Alice siamo andate in biblioteca a cercare materiale per la ricerca. Te lho detto, dovevamo fare la ricerca di storia.”

“Ma perché non mi hai detto che uscivate?”

“Mamma, ma non siamo andate chissà dove! Biblioteca comunale! Che cè di male?”

“Giulia, avevamo un accordo! Dovevi chiamarmi se cambiavi programma!”

“Non lho cambiato, stavamo facendo i compiti! Solo non a casa, ma in biblioteca! Mamma, non posso chiamarti per ogni cavolata!”

Anna voleva ribattere che non era una cavolata, che si era preoccupata, ma si trattenne. Non voleva litigare.

Quando Giulia tornò, Anna apparecchiò, riscaldò il minestrone, tirò fuori le crostate. La figlia cenò in silenzio, rispondendo a monosillabi.

“Come sta Alice? I

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Lasciate andare mio padre, e vi lascerò andare”. — In tribunale ridevano… finché non hanno visto il giudice alzarsi in piedi.