Primo Amore a Scuola: Una Storia della Decima Classe

Primo amore al liceo: una storia di quinta superiore.
Giulia si innamorò a scuola, in quinta superiore. Un compagno di classe che le era sempre piaciuto, dopo le vacanze estive, era cambiato, diventato come un principe. Allinizio di settembre, quando si sedette accanto a lei sul banco, Giulia si sentì al settimo cielo.
Anche lei era cambiata. Da ragazzina, era diventata una giovane donna con una vita sottile e gambe slanciate. I capelli, raccolti in una coda, le scoprivano un collo da cigno.
Marco osservò i pregi di Giulia con critica e decise che non gli sarebbe dispiaciuto sedersi vicino a lei. Tanto più che la ragazza era brava a scuola, e se mai ne avesse avuto bisogno, avrebbe potuto copiare. Giulia era dolce e sensibile.
Ma lamicizia tra compagni di scuola presto si trasformò in amore: il primo, ardente, travolgente, arrivato nel momento più sbagliato
Cerano gli esami da preparare, i libri da studiare, tanto da leggere. E invece Marco e Giulia, dopo le lezioni, passeggiavano, si baciavano sulle panchine del parco, dinverno andavano a pattinare sul ghiaccio.
I genitori di Marco non erano contenti. Il ragazzo doveva entrare allaccademia militare, ma dedicava troppo poco tempo allo studio per colpa di quella storia con Giulia. Un amore così giovane non prometteva nulla di buono. Marco doveva continuare a studiare, e Giulia veniva da una famiglia socialmente poco raccomandabile.
Così lo convinse il padre. La madre, impietosita, annuiva.
Giulia viveva davvero con la nonna. La mamma era morta quando lei aveva cinque anni. Sparita. Sullatto di nascita, al posto del padre, una riga nera segnava il vuoto
“E di che ti sei innamorata?” sospirò la nonna di Giulia, accigliata. “Ah, già Di tua madre.”
Quando il discorso cadeva sulla madre di Giulia, si interrompeva subito. La nonna, stringendo le labbra, taceva, come se guardasse dentro sé stessa, nel suo passato, e sospirava in silenzio.
Intanto Giulia correva allappuntamento con Marco. Raramente passava un giorno senza che si vedessero dopo scuola. I voti cominciavano a calare, i professori si preoccupavano, i genitori di Marco lo sgridavano sempre più spesso e gli diedero un ultimatum: non vedere più quella ragazza fino a tempi migliori, almeno fino alla maggiore età.
Marco sorrise amaramente. Non voleva lasciare Giulia. Per la prima volta, erano così vicini. Quel sentimento nuovo aveva conquistato anche il suo cuore. Ma di una relazione seria non voleva neanche sentirne parlare. Quello che avrebbero detto i genitori era chiaro.
Quando Giulia scoprì di essere incinta, dopo tre mesi dalla loro intimità, fu presa dalla disperazione. Gli esami si avvicinavano, gli uccelli cantavano fuori dalla finestra, i ruscelli gorgogliavano. E Giulia piangeva la notte nel cuscino, cercando di non svegliare la nonna. Ma la nonna, notando il suo umore cambiato, con istinto femminile capì cosa era successo.
Ora Giulia vedeva Marco solo a scuola. Il padre, inflessibile, aveva tagliato ogni contatto tra il figlio e Giulia. Se solo avessero saputo
Una sera, la nonna si avvicinò al letto della nipote e le chiese con calma:
“Pensi di tenerlo? Non mentirmi. Ci sono già passata con tua madre.” La donna si sedette sul bordo del letto e pianse, mentre Giulia la abbracciava e si stringeva colpevole a quella spalla magra.
“Cosa devo fare, nonna?” sussurrò. “I suoi genitori sono completamente contrari. Ma non sanno nulla.”
“E lui? Lui lo sa?” chiese la nonna.
“No. Non ho il coraggio di dirglielo, ho paura che ci lascerà subito” Giulia pronunciò per la prima volta ciò che nemmeno osava pensare.
“Praticamente ti ha già lasciata,” confermò la nonna, dando voce alla paura di Giulia. “Ma devi dirglielo comunque. È tuo dovere. Se poi scapperà, tanto meglio un uomo così non vale niente. Non rimpiangerlo. E non mostrargli che lo ami. Abbi orgoglio. Ce la faremo. Io tornerò a lavorare.”
“Ma come, nonna Lavorare. Sei in pensione.”
“La donna delle pulizie, qui nel nostro palazzo. E allora? Finché vivo, terrò in mano la scopa, ma ti aiuterò. Altrimenti come faremmo Povera la mia ragazzina.”
Giulia piangeva a dirotto, e anche la nonna. Ma presto la donna si riprese.
“Basta piangere. Adesso non si può. Dormi.” La nonna si alzò e disse decisa:
“Promettimi solo una cosa: che finirai il liceo. A tutti i costi. Qualunque cosa accada.”
Giulia si calmò. Decise che alla prima occasione avrebbe detto a Marco del bambino. Sapeva che difficilmente il ragazzo sarebbe stato felice, ed era pronta a tutto. Ma dentro di lei cera già un piccolo essere che amava. Cosa le importava del rifiuto di Marco? Presto sarebbe diventata madre, e quella era la felicità più grande
Marco ormai sedeva a un altro banco. In classe si sussurrava della loro rottura: alcuni incolpavano Giulia, altri Marco, ma tutti erano daccordo che prima bisognava finire la scuola, poi imparare un mestiere, e solo dopo pensare alla famiglia. Ma nessuno parlava damore. Quello che sentiva Giulia, pochi lo intuivano. Finché non lo vivi, non lo capisci.
Giulia raccontò a Marco della gravidanza il giorno dopo il colloquio con la nonna. Erano nel viale dietro la scuola. Il ragazzo impallidì, si bloccò come fulminato e, senza riuscire a dire una parola, si girò e se ne andò. Giulia rimase lì, pensando che da un momento allaltro lui si sarebbe voltato, sarebbe corso da lei, lavrebbe abbracciata come prima
Ma Marco sparì allorizzonte senza voltarsi, come se fuggisse da un incubo, cercando un posto dove nascondersi e dimenticare tutto
Giulia finì il liceo. Subito trovò lavoro in mensa, dove aveva lavorato la nonna. Poi andò in maternità in autunno. Nonostante la giovane età e la fragilità, partorì un bambino sano.
La nonna faceva le pulizie, con una piccola pensione. Giulia, una volta cresciuto un po il figlio, lo mise allasilo e tornò a lavorare in mensa. Bisognava pur vivere. “Madre single”. Questo le sussurravano alle spalle in strada, nel palazzo. Ma i colleghi la amavano per il suo carattere buono, la gentilezza, la laboriosità e la modestia.
Presto Giulia finì un corso e diventò cuoca. Cucinava benissimo, era attenta alla pulizia, migliorava ogni anno.
La nonna ormai non lavorava più. Badava al pronipote ed era felice per il successo di Giulia.
Giulia era amata non solo in mensa. I clienti fissi lodavano i nuovi piatti, il menu vario, le torte squisite e le insalate raffinate. Gli amanti dei dolci chiedevano le ricette.
Un giorno arrivò un nuovo ragazzo. Si chiamava Luca, era diplomato in una scuola di cucina. Dopo tre mesi di lavoro accanto a Giulia, si innamorò di lei e le chiese di sposarlo. Giulia non rispose subito.
Non gli nascose di essere una madre single. A Luca quasi piacque che Giulia avesse un figlio così bravo. Veniva a prenderla con fiori e giocattoli per il bambino. Senza curarsi degli sguardi, aspettava sotto casa, abbracciava il piccolo Leo, baciava Giulia, e andavano tutti e tre al parco. La nonna, guardando dalla finestra, pregava e li benediceva prima che partissero, poi si avvicinava alle icone.
“Giulietta, adesso non è più troppo presto,” diceva la nonna la sera.
“Nonna, sono grande ormai” sorrideva Giulia. “Come fai, nonna. Ho imparato per tutta la vita Ma non mi pento di niente. Che madre single sono? Ho te, ho Leo! E ora ho anche Luca. Poi, nonna, abbiamo fatto domanda. Lo amo. È un bravo ragazzo. Davvero. Sincero e semplice.”
Le due donne si strinsero di nuovo e piansero. Questa volta di felicità.
Le nozze furono celebrate un mese dopo in mensa. Furono invitati tutti i colleghi e le amiche-

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