Non è un hotel, è casa nostra: la tua famiglia sarà sempre la benvenuta qui.

Che la tua famiglia non veda più la nostra casa, qui non è un albergo.
Che io non debba più vedere i tuoi parenti in casa nostra, qui non è un albergo, disse la moglie, stanca delle pretese degli ospiti.
Nessuno aveva fretta, ma quando finalmente Carlotta conseguì la laurea in psicologia, Marcello le chiese subito di sposarlo, come lei aveva sempre desiderato. Le nozze furono modeste. La zia e lo zio di Marcello proposero di usare i risparmi e i soldi dei regali per migliorare la loro vita privata.
Così Marcello divenne proprietario di un piccolo terreno fuori città. I genitori di Carlotta vendettero l’auto e diedero i soldi ai giovani per la costruzione, tanto in città l’auto non serviva loro più di tanto.
Carlotta aveva un po’ paura della vita in campagna, pensando sarebbe stata scomoda: l’acqua dal pozzo, le interruzioni di corrente, lallevamento di galline e la stufa a legna. Marcello, ridendo, le disse che non erano più i tempi del secolo scorso, e che con una cifra minore rispetto a un appartamento in città, avrebbero avuto il massimo comfort e tanto spazio.
La casa fu costruita sorprendentemente in fretta. Aiutò il fatto che Marcello fosse stato promosso al lavoro, mentre Carlotta aveva già iniziato a offrire consulenze online. I genitori contribuirono il più possibile, e anche lo zio e la zia non rimasero in disparte.
Elena Vittoria visitava spesso il cantiere con vari pretesti. A volte arrivava per suggerire il colore della pittura preferita, altre per la giusta lampadario. Agiva sempre con buone intenzioni, ma col tempo Carlotta cominciò a sentire che il loro spazio personale si restringeva sempre più. E un giorno svanì del tutto quando Massimo Vittorio si fermò nella loro casa quasi finita senza preavviso. Aveva affari nei dintorni, si era fatto tardi, e decise di passare la notte dal nipote.
Se lo avesse avvertito, sarebbe stato solo metà del problema. Ma spaventò così tanto Carlotta con la sua presenza che da allora lei chiedeva sempre se ci fosse qualcuno in una stanza prima di entrarvi.
Ragazzi, portate le cose di là, Elena Vittoria dirigeva le valigie dei figli verso la camera degli ospiti, sbrigatevi, altrimenti il cibo andrà a male mentre perdete tempo! Carlotta, libera degli scaffali in frigorifero per i ragazzi, ci metteranno le loro cose, ordinò alla padrona di casa.
A Carlotta parve strano che avessero portato del cibo, ma forse volevano offrirlo a tavola.
Ragazzi, sul serio, sistematevi. Carlottina vi darà tutto ciò che vi serve, sentitevi come a casa, Elena Vittoria continuava a agitarsi.
Massimo Vittorio già riposava, cambiando canale in salotto. Chiese a Marcello di versargli un po di cognac, ricordando che al lavoro gli avevano regalato una bottiglia piuttosto costosa. Marcello tornò con la bottiglia e due bicchieri.
Marco, lascia che le ragazze si arrangino, vieni qui, abbiamo la nostra atmosfera! gridò Massimo Vittorio al figlio.
Quando tutti si furono sistemati, era già sera. Carlotta correva cercando ciabatte per gli ospiti, calzini caldi se avessero avuto freddo, o una coperta leggera se avessero avuto caldo. Con orrore ricordò le parole di Ornella, che avevano detto di non restare a lungo, sperando fosse solo un modo di dire. Chi va a festeggiare l’inaugurazione di una casa nuova per una settimana? Non le piaceva che si fossero autoassegnati la stanza che lei voleva destinare ai figli. Intanto, al piano di sopra cera già una camera per gli ospiti.
Carlotta, hai bisogno di aiuto? chiese il marito.
Finalmente qualcuno che lo chiede, mormorò Carlotta, da loro, fece un cenno al tavolo, non aspetteresti mai aiuto.
Su, sopporta, non sono troppo invadenti, sorrise Marcello e si mise a sbucciare le patate.
Grazie, rispose Carlotta con un sorriso e strizzò locchio al marito.
Prima di pranzo, i parenti si annoiarono e uscirono a passeggiare, poi tornarono nelle loro stanze, come disse Elena Vittoria, “per riposare”.
Marcellino, sveglaci entro le cinque se per caso dormiamo troppo, così per le sei siamo tutti a tavola, carezzò stanamente la guancia di Marcello e andò in camera sua.
Questo è un piatto di pesce, rispose Carlotta con piacere, un po come un paté, un po come un soufflé, molto delicato. Assaggia. Alzò il piatto e lo offrì a Ornella.
Oh no, a Marco non si può dare, e Sacha è allergico al salmone!
Cè del salmone… rispose Carlotta spaventata.
Sì, e anche a lui, a tutti i pesci rossi, continuò Ornella, scuotendo la testa, e queste cos

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Non è un hotel, è casa nostra: la tua famiglia sarà sempre la benvenuta qui.
La suocera mi ha detto: «Sei un’orfana e dovresti essere grata che mio figlio ti ha accolto. Quindi stai zitta e non lamentarti».