Un Angelo Chiamato Andrea

L’angelo di nome Andrea

Lucia si era già vestita quando entrò nell’ufficio Gabriele.

“Sei sola?” chiese lui, avvicinandosi.

“Sì.”

“Passerò da te stasera. Ho una buona notizia per te,” sussurrò Gabriele, abbassando la voce. Stava per abbracciarla quando dei passi risuonarono fuori dalla porta. Gabriele si scostò di scatto e tornò verso l’uscita.

“A stasera,” disse, uscendo dall’ufficio.

Lucia restò ferma davanti allascensore, sperando che Gabriele tornasse indietro per dirle quella notizia. Forse aveva deciso di lasciare la moglie? E se fosse rimasto a dormire da lei? Doveva preparare la cena. Se solo avesse pensato a tirare fuori la carne dal freezer quella mattina, ora sarebbe già scongelata. Per fortuna aveva comprato una bottiglia di vino il giorno prima.

Impatientemente, Lucia batteva il piede a terra, ansiosa di tornare a casa in tempo per preparare tutto. Finalmente arrivò lascensore.

A casa, tirò fuori la carne e la mise nel microonde per scongelarla. Poi andò a cambiarsi, dando unocchiata alla stanza. Sembrava tutto in ordine.

Quando avevano iniziato a vedersi, Gabriele si era lamentato che sua moglie non lavorava, passava il tempo tra negozi, centri benessere e palestre, senza nemmeno preparargli la cena. Lucia lo aveva preso a cuore. Ogni volta che veniva, la casa era impeccabile e la tavola pronta. Lui però mangiava raramente, assaggiando appena, e il resto finiva nella spazzatura. Veniva due volte a settimana, quando portava il figlio allallenamento di calcio. Avevano unora sola. Lucia non si lamentava mai, non chiedeva nulla. Lamante perfetta.

Sua sorella maggiore aveva avuto una relazione con un uomo sposato per anni, ma lui non aveva mai lasciato la moglie. Quando lei lo lasciò, lui morì dinfarto. Così Lucia si era promessa di non frequentare uomini sposati. Ma, come si dice, mai dire mai.

Prima di Gabriele, aveva avuto una storia di quattro anni con un ragazzo che però non laveva mai chiesta in moglie. Poi lo vide in un bar con unaltra donna, mentre usciva dal lavoro con unamica. Quella sera fece le valigie con le sue cose e le lasciò nellingresso.

Dopo la sua partenza, pianse tutta la notte, rimpiangendo di averlo cacciato via. Passò del tempo, provò con altri, ma non era la stessa cosa. Prima, Marco la portava al lavoro in macchina, ora perdeva ore sullautobus. Così si licenziò e trovò un impiego a due fermate da casa, andando a piedi.

Nel nuovo ufficio, il vice direttore, un uomo affascinante che ricordava un attore famoso, la notò subito. Una collega le sussurrò che era sposato e aveva un figlio. Lucia si rattristò. Anche Gabriele le piaceva. Un uomo così era da sogno. Ma decise di mantenere le distanze.

Alla festa di Natale dellazienda, Lucia se ne andò presto. Fuori cera ghiaccio, e quasi scivolò in un vicolo buio. Qualcuno la afferrò per un braccio. Era Gabriele, che laveva seguita. La accompagnò a casa, senza chiedere di salire.

Forse fu quello a conquistarla, o forse era solo il momento giusto per innamorarsi di nuovo. Da allora, ogni mattina trovava fiori, cioccolatini o bigliettini sulla scrivania. Chi avrebbe resistito?

Un mese dopo, divennero amanti. Lucia cercava di convincersi che era solo sesso, niente di più. Ma il cuore non ascolta la ragione.

Gabriele la visitava due volte a settimana, per unora sola. Il tempo dellallenamento del figlio. Presto, quella relazione programmata la stancò, e decise di lasciarlo. Ma lui, quasi intuendolo, la anticipò: avrebbe lasciato la moglie, che ormai sospettava. Voleva una vita con Lucia. Per dimostrarlo, rimase a dormire da lei. Fu una notte indimenticabile. E lei credette, perché voleva crederci.

Poi il figlio si ammalò, e Gabriele smise di venire. Lucia giurò di non farlo entrare più, ma quando suonò alla porta, corse ad aprirgli. Non aveva la forza di chiudergli la porta in faccia.

Aspettò, ma lui rimandava, non lasciava la famiglia. Una volta le confessò che la moglie aveva preso delle pillole quando lui aveva minacciato di andarsene. Per fortuna era tornato in tempo e aveva chiamato lambulanza. Tutto rimase come prima.

Quella sera, Lucia aveva appena finito di cucinare quando suonò il campanello. Si guardò allo specchio nellingresso, si sistemò i capelli, poi aprì. Lui la strinse tra le braccia.

“Che buon profumo,” disse.

“Ho cucinato la carne. Ne vuoi?”

“No, ho poco tempo.” La baciò avidamente, trascinandola sul divano, già coperto da lenzuola pulite. Dopo, rimasero sdraiati, riposando.

“Volevi dirmi qualcosa. E io ho una notizia per te,” ricordò Lucia.

“Buona?” chiese Gabriele.

“Non so. Tu prima.”

“Sai che Paolo Martini va in pensione?” chiese lui. Lucia non rispose. “Ho parlato con il direttore, e ha accettato di darti il suo posto. Dirigerai un intero reparto. Non sei contenta?”

“Sì,” cercò di nascondere la delusione, ma il sorriso non venne. Si nascose contro la sua spalla, trattenendo le lacrime. Aveva sperato

“Peccato che lavorerai in un altro piano, ma così ci saranno meno pettegolezzi. È sempre più difficile trattenermi quando ti vedo in ufficio.” Gabriele tentò di baciarla, ma Lucia si scostò. “E tu cosa volevi dirmi?”

“Vuoi almeno mangiare qualcosa?” chiese, alzandosi.

“No. Oddio, che ore sono? Devo andare a prendere mio figlio dallallenamento.”

Se ne andò con un bacio frettoloso. Lucia chiuse la porta, rimise la carne e il vino in frigo, e poi scoppiò in lacrime.

Quella notte dormì male. Fissava il soffitto, pensando che doveva finirla. Non voleva che la moglie di Gabriele scoprisse di lei e arrivasse a minacciarla. Glielavrebbe detto domani

Ma il giorno dopo era sabato. Pazienza. Aveva tempo fino a lunedì. Lucia non gli aveva ancora detto la cosa più importante, e forse quello lo avrebbe spinto a decidere.

Verso sera, smise di piovere e uscì il sole. Lucia decise di fare una passeggiata. Era stanca di stare sola in casa. Camminò per due fermate ed entrò in un supermercato. Girovagò tra gli scaffali, prendendo tè e biscotti. Alla cassa cera fila.

Una vecchietta si allontanò, e toccò a un ragazzino. Di solito i bambini comprano merendine, ma lui mise sul nastro roba seria: pasta, cetrioli, pane e burro.

“Sei solo? Dovè tua mamma? Hai i soldi?” chiese una signora anziana in fila. Anche la cassiera lo guardò sospettosa.

“Su, fate prima. Bisogna essere contenti che un ragazzino aiuti la mamma invece di fare domande,” borbottò un uomo.

“Un adolescente è scappato senza pagare laltra settimana,” disse la cassiera.

“Ho i soldi,” rispose il bambino, frugando in tasca.

“Fategli lo scontrino,” insistette l

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