E la colpa è tutta tua

Madonna santa! Ma che sarà mai, ha avuto unamante. Tutti gli uomini sono così. Smettila di piagnucolare! Torna da lui. O pensi che qui potrai restare con quella pancia?

Mamma… Lui mi ha tradito… ricordò Beatrice.

La sua vita era in pezzi. Ieri aveva scoperto il tradimento del marito, oggi sua madre la stava praticamente cacciando di casa. E tutti e due le parlavano come se fosse una bambina capricciosa.

E allora? Ha tradito, e con questo? sbuffò Anna. Sei stata tu a provocarlo. Pensi di essere lunica al mondo, eh? Madonna santa, tutte restano incinte e vivono insieme, e tu invece sei di cristallo! Se hai continuato a lavorare, vuol dire che non stavi poi così male.

Mamma! Non ti ricordi come aspettavi papà di notte? chiese Beatrice, le lacrime che le rigavano il viso.

Ecco, appunto! esclamò Anna, agitando le mani. Tutti gli uomini lo fanno. Solo che non tutti vengono beccati. Ti do una settimana per fare pace. Se non torni da lui, arrangiati.

Fino al giorno prima, sua madre aveva insultato il genero, promettendo che «lavrebbe fatto pentire». Oggi invece spingeva la figlia a chiedere scusa a un uomo che laveva tradita. Beatrice capiva: sua madre non voleva aiutarla.

Non avrebbe chiesto aiuto, ma in quel momento avrebbe avuto bisogno di una spalla. Era incinta.

E sua madre lo sapeva benissimo. Il padre di Beatrice, Enrico, la tradiva in continuazione. Anna reagiva in modo particolare. Piangeva, passava le notti in bianco ad aspettarlo. Poi, quando lui arrivava al mattino con un mazzo di fiori, lo colpiva con quelle stesse rose.

Mai più ti comprerò dei fiori scherzava Enrico, senza vergogna. Graffiano troppo.

E lei rideva con lui. Ogni volta che il marito la tradiva, Anna riversava su di lui tutta la sua rabbia e pretendeva qualcosa in cambio. A volte con allusioni, altre volte apertamente. Così si ritrovò con una pelliccia di visone, una macchina e unintera mensola di profumi francesi.

Dopo diventa docile come un agnello diceva alla sua amica, mostrando lultimo regalo. Lo prendo al momento giusto. Che faccio, lo mando via? Almeno così ho qualcosa.

Anna magari divorzi? sospirò lamica. Non è una vita.

Ma certo! Per darlo a unaltra? Macché! rispose Anna, senza esitazione.

Dopo anni di matrimonio, convinse Enrico a intestarle la casa e a rinnovarla. «Così stiamo tranquilli», diceva. Perché lui poteva andarsene da un momento allaltro, lasciandola sola con la figlia. E lui accettò.

Quando Beatrice aveva otto anni, i suoi genitori divorziarono. Enrico se ne andò per sempre con unaltra donna. Con la figlia quasi non parlava: nessuno dei due aveva davvero voglia, e si sentivano solo a Natale.

Sua madre era disperata, ma dovette accettare la situazione. Per un po vissero con i risparmi e i resti del loro benessere, poi Anna dovette tornare a lavorare.

Prima vivevo nel lusso, ora come una poveraccia si lamentava.

Almeno sai dove sta tuo marito ribatteva lamica.

Sì. E conto i centesimi.

La vita si fece dura. Tanto che Anna svendette tutti i suoi gioielli. Ma col tempo si abituarono a mangiare meno, a non andare a teatro ogni settimana, a indossare gli stessi vestiti per più di una stagione.

Beatrice osservava tutto e pensava che non avrebbe mai accettato una relazione del genere. Mai avrebbe costretto i suoi figli a vedere una cosa simile. Quanto si sbagliava…

Senza volerlo, stava ripetendo la storia di sua madre.

Luca era benestante. Un ereditiero ricco e intelligente. Aveva un piccolo business: alcuni saloni di bellezza in città, che gli garantivano un buon reddito.

Ma non era solo questo. Allinizio parlava in modo affascinante di come vedeva lamore.

Le persone devono parlarsi. È la chiave di tutto diceva. Se solo si sedessero e discutessero con calma, ci sarebbero molti meno divorzi.

Luca sembrava gentile, accomodante, dolce. Ma quando, già sposati, iniziarono i primi conflitti, quella facciata si incrinò. Era disposto a portarle pesche fresche la mattina, a correre di notte per comprarle dolci, a pagarle il parrucchiere. Ma quando le cose si facevano serie, tutto cambiava.

Beatrice si preoccupava perché lui restava tardi al lavoro. Luca la liquidava: «Ho da fare». Se gli chiedeva almeno di rispondere al telefono, annuiva, ma poi non lo faceva.

Luca, non capisci che mi preoccupo? protestò Beatrice una sera, quando lui tornò a notte fonda. Davvero è così difficile rispondere?

Bea, sei tu che esageri. Le tue emozioni sono un problema tuo rispose.

E se fossi io a restare fuori fino a tardi? Saresti tranquillo?

Certo. Sarebbe un problema mio, e non ti importunerei.

A volte il suo modo di pensare la lasciava sbalordita. Era disposto a parlare solo a parole. Quando i loro interessi si scontravano, era sempre lei a cedere. Ma Beatrice, ingenua, pensava fosse un difetto sopportabile. Credeva che tutti gli uomini fossero incapaci di capire le emozioni e inconsapevoli del dolore che causavano.

Forse fu per questo che non smise di lavorare, nemmeno quando rimase incinta. Non voleva dipendere da lui.

La decisione non fu facile. Già dal secondo mese, la nausea divenne una compagna costante. Bastava alzarsi troppo in fretta e le veniva da vomitare. Aggiungi vertigini e mal di testa. Avrebbe voluto riposare, ma si costringeva ad andare al lavoro. A volte si chiedeva se ne valesse la pena, ma ci andava comunque.

E come scoprì, aveva fatto bene.

Prima crollò la routine domestica. Beatrice smise di pulire e cucinare. Il loro menu si ridusse a pasta, bistecche e polpette surgelate. Luca non si lamentò mai, e se voleva qualcosa di speciale, ordinava da asporto. Beatrice pensava che fosse già un gesto damore.

Poi sparì lintimità. Beatrice non aveva energie. Allinizio Luca si offend

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

twelve + 4 =