Mia suocera credeva che dopo il divorzio l’avrei mantenuta per paura, ma non sapeva che avevo ben altri piani

**Diario di un uomo 15 Marzo**

La suocera pensava che dopo il divorzio lavrei mantenuta per paura, ma non sapeva che avevo ben altri piani.

Ginevra fissò la donna anziana con la valigia in mano, in piedi sulla soglia del suo appartamento, quasi non credendo ai propri occhi. Elena De Luca, la sua ex suocera, aveva laria di chi arriva a casa di unamica di vecchia data.

«Ginevra, cara», cominciò lei con tono mellifluo, «non ho proprio dove andare. Federico ha portato quella come si chiama Beatrice a vivere con lui. E io non voglio intralciare i giovani, capisci? Loro devono costruire il loro amore, e io, alla mia età, cosa ci faccio? Mi ospiti per un po?»

Ginevra si scostò in silenzio, facendola entrare. Che poteva dire? Buttare in strada una donna di sessantanni? Sì, il divorzio era stato doloroso. Sì, Federico si era rivelato un tipo così, uno che dopo dodici anni di matrimonio aveva improvvisamente «trovato se stesso» tra le braccia di una collega venticinquenne. Ma cosa centrava sua madre?

«Elena», disse piano, chiudendo la porta, «non capisco. Lei ha il suo appartamento. Perché deve vivere qui?»

«Oh, Ginevra», sospirò la suocera, accomodandosi sul divano e slacciandosi le scarpe, «lo sai comè piccolo il mio bilocale. Qui invece cè spazio, aria. Federico mi ha detto che vivi da sola in un trilocale. Che ti costa ospitare una vecchia?»

Ginevra strinse i pugni. Certo che laveva detto Federico. Comodo così: la nuova fidanzata a casa sua, la madre scaricata allex moglie. E a nessuno importava di come si sentisse.

«È temporaneo», ripeté Elena, già sbottonandosi il cappotto. «Finché non mi sistemo.»

La prima settimana, Ginevra cercò di mettersi nei suoi panni. Preparava la colazione per due, comprava i farmaci che «urgentemente servivano» alla suocera, puliva in silenzio dopo di lei. Elena non era la coinquilina più ordinata: piatti sporchi nel lavandino, vestiti sparsi per casa, televisione a volume alto fino a tardi.

«Ginevra, tesoro», disse una mattina, «la mia pensione è così misera. Potresti darmi qualcosa per la spesa? E per le pastiglie per la pressione. Sono al verde.»

Ginevra aprì il portafoglio e le diede duecento euro. Poi altri cento per «un nuovo integratore per il cuore». Poi cinquanta per «qualcosa di dolce da accompagnare al tè».

«Elena», disse con cautela un mese dopo, quando lennesima richiesta di denaro la costrinse a guardare il portafoglio quasi vuoto, «forse dovremmo vivere secondo i nostri mezzi. Non sono mica milionaria.»

La suocera si girò di scatto, e nei suoi occhi brillò una luce familiare. Ginevra la conosceva: preludio di un gran dramma.

«Cosa hai detto?» La voce di Elena si alzò di unottava. «Vivere secondo i nostri mezzi? Come ti permetti! Ti ho accolta in famiglia come una figlia! Per dodici anni ti ho trattato come tale! E ora mi lanci degli spiccioli in faccia?»

«Non ti lancio nulla, è solo che»

«Tu cosa puoi capire della vita, senza figli!» urlò Elena, agitando le braccia. «Ho cresciuto mio figlio da sola, dopo che mio marito se nè andato! Ho lavorato tre lavori! E ora mi fai storie per due pastiglie? Lo dirò a tutti che razza di persona sei! Ingrata!»

Ginevra sopportò in silenzio. E anche la scena successiva. E quella per la cena «inadeguata». Elena era una maestra nel creare drammi: ore di urla, attirare i vicini, accuse di ogni peccato immaginabile.

Dopo lennesima rappresentazione, Ginevra chiamò Federico.

«Fede, vieni a prendere tua madre, per favore.»

«Ginevra, su. Sto ricostruendo la mia vita. Mamma è già sconvolta per il divorzio. E tu vivi da sola in un trilocale, che ti costa?»

«Mi costa i miei soldi, i miei nervi e la mia pace.»

«Non esagerare. Mamma è anziana, ha bisogno di sostegno. Se puoi aiutare, aiutala.»

Un click. Aveva riattaccato.

Ginevra sedette in cucina e capì che non poteva più andare avanti. Elena si comportava come padrona di casa, sceneggiate per ogni cosa, soldi a palate, e mai un dubbio sul suo diritto di agire così.

*La suocera pensava che dopo il divorzio lavrei mantenuta per paura, ma non sapeva che avevo ben altri piani*, pensò Ginevra, guardando fuori dalla finestra il cortile grigio di febbraio.

Il mattino dopo, mentre Elena era alla ASL, Ginevra chiamò un fabbro. Le serrature furono cambiate in unora.

Quella sera, la suocera tornò dalla sua passeggiataamava gironzolare per negozi e lamentarsi con i commessi della sua vita. Ma la chiave non girava nella toppa.

«Ginevra! Ginevra, apri!» bussò alla porta. «Che scherzo è mai questo?»

Ginevra uscì sul pianerottolo, calma, osservando la confusione sul volto della donna.

«Non è uno scherzo, Elena. Prendi le tue cose, ho chiamato un taxi.»

«Cosa? Sei impazzita? Dove mi butti fuori?»

«A casa. Di tuo figlio. Dove devi stare.»

«Ma non posso! Cè Beatrice! Non mi trovo bene!»

«E io mi trovavo bene?» chiese Ginevra, osservando il volto di Elena trasformarsi, diventare duro, pronto allattacco.

«Come osi!» strillò Elena. «Sono una donna anziana! Ho problemi di cuore! Non hai il diritto!»

«Sì, ce lho. Questo è il mio appartamento.»

«Lo dirò ai vicini! Tutti sapranno che razza di persona sei!»

«Dillo. Ora non mi importa.»

La valigia fu fatta in frettaElena non aveva molte cose. In taxi, la suocera tacque, respirando pesantemente e afferrandosi il petto con teatralità.

Davanti al palazzo di Federico, Ginevra scese per prima e aiutò a portare la valigia. Terzo piano. Alla porta aprì lex marito, in pigiama, sorpreso.

«Ginevra? Mamma? Che succede?»

«Succede che ti restituisco tua madre», disse Ginevra, spingendo la valigia nellingresso. «Elena non vive più da me.»

Dalla stanza uscì Beatriceuna bionda carina in vestaglia. Vedendo la suocera, il suo viso si irrigidì.

«Ma mamma non può stare qui!» protestò Federico. «Noi qui stiamo»

«Ricostruendo la vostra vita», completò Ginevra. «Benissimo. Fatelo. Senza di me.»

«Ginevra, non capisci», disse Federico con quel tono usato per spiegare lovvio ai bambini. «Mamma ha bisogno di aiuto. È anziana, malata. La sua pensione è misera.»

«Ha un figlio. Che sia lui ad aiutarla.»

«Ma io ho una nuova famiglia!»

«E io una nuova vita. E in questa vita non cè posto per i vostri problemi.»

Elena, fino a quel momento muta, esplose:

«Federico! Vedi come mi tratta?

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