Perché Carlo ha smesso di dire a sua moglie cosa desidera per cena?

Perché non mi chiedi mai cosa voglio per cena? domandò Carlo alla moglie, uscendo per andare al lavoro. Ormai non ti importa più?

Pensavo di prepararti qualcosa a mio piacimento rispose distrattamente Giulia. Ma se preferisci, posso cucinare qualcosa di specifico.

Non è questo il punto disse Carlo. Non si tratta di cosa voglio o non voglio. È il gesto che conta. Ti costa così tanto chiedere? Davvero non ti interessa?

A dire il vero, no ammise Giulia. Per niente. Cosa cè di interessante?

Ah, ecco! esclamò Carlo. Ci siamo ridotti così. Prima lo facevi. Allora, evidentemente, ti importava!

Giulia rifletté un momento.

«Mh, è vero, prima glielo chiedevo. Che imbarazzo. Meglio chiederlo ora, altrimenti non la finirà più.»

Cosa vuoi per cena? domandò.

Carlo sorrise ironico.

«Fa un favore, eh? Va bene. Non farò il puntiglioso. La vita coniugale è complicata e si basa su compromessi. Sarò magnanimo. Dopotutto, non sono un tiranno. Bisogna saper perdonare. Altrimenti, come si può aspirare a essere esseri umani migliori?»

Va bene disse con aria magnanima, polpette.

Che tipo di polpette? chiese Giulia. Di maiale, dagnello o di manzo? Oppure vuoi quelle di pesce?

Qualsiasi cosa, ma non quelle di pesce! sbottò Carlo. Mi prendi in giro? Lo sai che le ho odiate fin da bambino.

«Ecco, ho sbagliato di nuovo pensò Giulia. Perché oggi sono così distratta? Quante volte mi ha raccontato di quanto soffrisse con quelle polpette allasilo. Mi ha stufato con le sue storie tristi sullinfanzia e le polpette di pesce. Meglio cambiare discorso, altrimenti me le tirerà fuori per una settimana. Ah, e non dimenticare che odia anche il budino.»

E come contorno? chiese. Patate, pasta o riso? O vuoi che prepari del farro?

Friggi le patate rispose Carlo. Ma friggele, non lessarle. Voglio che siano croccanti.

Certo, amore disse Giulia. Non preoccuparti, saranno dorate.

Non mi preoccupo affermò sicuro Carlo. Sei tu che dovresti preoccuparti.

«Ecco, perché lho detto? pensò. Volevo dimostrare superiorità? Ho perso il controllo. No, no cè ancora tanto da migliorare per essere una persona migliore.»

Se non ti dispiace, tesoro aggiunse con tono gentile, per ammorbidire la situazione, prepara anche uninsalata con pomodori e cetrioli.

Certo, amore rispose dolcemente Giulia. Farò tutto.

Con aglio e prezzemolo precisò Carlo.

Con aglio e prezzemolo ripeté Giulia, sorridendo.

E con la panna acida.

Con la panna acida.

E friggi le patate con il prezzemolo e la cipolla aggiunse Carlo.

Sarà come vuoi, amore disse Giulia.

Salutandola affettuosamente, Carlo uscì di casa. Ma per tutto il tragitto verso il lavoro rimuginò su quel che non andava in Giulia. Qualcosa era cambiato, ma non capiva cosa. Al lavoro fu distratto tutto il giorno, con la mente fissata sul comportamento strano della moglie.

«Va bene si tranquillizzò, stasera ne parleremo seriamente e chiariremo tutto. Forse lho ferita senza accorgermene. Sistemerò tutto prima che sia troppo tardi.»

A cena, Carlo scivolava la forchetta tra polpette, patate e insalata, osservando Giulia che divorava con gusto un pollo arrosto. Lo inzuppava nel sugo di pomodoro, addentando grossi pezzi con soddisfazione, sorridendo e ammiccando a Carlo.

Aspetta disse Carlo. Non capisco. Perché mangi pollo e non polpette?

Stasera avevo voglia di pollo arrosto rispose Giulia. Quando hai chiesto le polpette, ho capito che non le volevo. Volevo il pollo. Al forno, con laglio. Se solo sapessi che delizia! Cè qualcosa che non va?

No, ma Carlo era turbato. Pensavo che avremmo mangiato tutti e due le polpette.

«Ah, caro mio pensò Giulia. Credevi che avrei mangiato le tue polpette scialbe? Ma quando mai?»

Scusa rispose con la bocca piena. Volevo che ognuno fosse contento. Tu mangi ciò che ti piace, io mangio ciò che piace a me. Bellissimo, no?

Divertente mormorò Carlo. Posso avere un po di pollo? Guardandoti mi è venuta voglia.

No tagliò corto Giulia. Lho preparato solo per me. Ma tutte le polpette sono tue. E anche linsalata con pomodori, cetrioli, aglio e panna acida. E le patate fritte, tutte per te. Buon appetito, amore.

Ma hai unaltra coscia di pollo lì disse Carlo. Io ti darò delle polpette.

È mia replicò Giulia. Ne ho cotte due apposta. Non voglio polpette. Mangiale tu.

Carlo masticò le polpette, guardando invidioso Giulia che divorava laltra coscia di pollo. Mangiava con tale gusto che lui non riusciva a distogliere lo sguardo. Le polpette gli si incastravano in gola.

Lho lasciato un po più croccante annunciò Giulia. Perché la pelle fosse dorata. Una delizia! Se solo sapessi

Immagino sussurrò Carlo.

Concluse lultima polpetta con un sorriso sciocco.

La mattina dopo, mentre usciva, fissò Giulia con attenzione.

Cosa vuoi per cena, amore? chiese lei.

Pollo arrosto rispose deciso Carlo. Mi ha ossessionato tutta la notte. Fallo esattamente come hai fatto ieri. Senza contorno, solo con il sugo di pomodoro.

Va bene, amore disse Giulia.

A cena, Carlo mangiò il pollo senza appetito. Perché Giulia, davanti a lui, divorava uno spezzatino dagnello.

È buonissimo quando è bollente gli disse allegra. Potrei mangiarlo per tutta la vita. Lho adorato fin da piccola.

Per tutta la settimana, Carlo dovette assistere alle sorprese culinarie di Giulia. Il giorno prima, ad esempio, lo aveva finito con delle triglie fritte.

Voglio anchio le triglie piagnucolò Carlo.

Perché non me lhai detto stamattina? si stupì Giulia. Ti ho preparato delle braciole per niente.

Come potevo saperlo? disse lui. Avresti potuto darmi un indizio.

Neanche io sapevo cosa avrei voluto rispose Giulia.

Dammene un po supplicò Carlo.

No tagliò corto Giulia. E io cosa mangio? Le tue braciole? Macché. Scordatelo.

La mattina dopo, salutandolo, Giulia chiese cosa volesse per cena. Carlo scosse la testa.

No disse. Non ci casco più, tesoro. Basta. Ti sei divertita abbastanza. Cucinerai per entrambi la stessa cosa. E in abb

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Non osare contraddire tuo marito, il tuo posto è in cucina – mi ha rimproverato mia suocera davanti a tutti gli ospiti