Ha deciso di non tacere più: amore perduto o solo un momento difficile?

Era una di quelle decisioni che cambiano la vita: amore perduto o solo difficoltà temporanee?
Rosalba non poteva più sopportare quella situazione. Non capiva perché Marcello fosse diventato così indifferente forse non l’amava più? Quella sera era tornato tardi ancora una volta ed era andato a dormire in salotto.
La mattina dopo, mentre facevano colazione, Rosalba si sedette di fronte a lui.
Marcello, puoi dirmi cosa sta succedendo?
Cosa cè che non va?
Bevve il suo caffè, evitando di guardarla.
Da quando sono nati i gemelli, sei cambiato tanto.
Non me ne sono accorto.
Marcello, viviamo come coinquilini da due anni, non ti sei reso conto?
Ascolta, cosa vuoi da me? La casa è un disastro, puzza sempre di latte in polvere, i bambini urlano Credi che a qualcuno possa piacere?
Ma sono i tuoi figli!
Lui si alzò di scatto e cominciò a camminare avanti e indietro per la cucina, nervoso.
Le mogli normali fanno un figlio solo, che giochi tranquillo in un angolo senza disturbare. Tu invece ne hai fatti due subito! Mia madre me laveva detto, ma non lho ascoltata: donne come te sanno solo riprodursi!
Donne come me? E che donna sarei, Marcello?
Una senza uno scopo nella vita.
Ma sei stato tu a farmi lasciare luniversità, perché volevi che mi dedicassi solo alla famiglia!
Rosalba si sedette. Dopo un momento di silenzio, aggiunse:
Penso che dovremmo separarci.
Lui ci pensò un attimo, poi rispose:
Daccordo. Ma patto che non chiederai gli alimenti. Io ti darò dei soldi quando potrò.
Le voltò le spalle e uscì dalla cucina. Rosalba avrebbe voluto piangere, ma dalla camera dei bambini arrivò un rumore: i gemelli si erano svegliati e reclamavano la sua attenzione.
Una settimana dopo, fece le valigie, prese i bambini e andò a vivere in un piccolo appartamento in un palazzo popolare che aveva ereditato dalla nonna.
I vicini erano nuovi, così Rosalba decise di presentarsi. Da una parte cera un uomo burbero, non più giovane ma neppure vecchio; dallaltra, una signora energica sulla sessantina. Prima bussò alla porta delluomo:
Buongiorno! Sono la nuova vicina, volevo conoscerla. Ho comprato una torta, se vuole venire in cucina per un caffè
Cercò di sorridere. Luomo la osservò, poi borbottò:
Non mangio dolci.
E le sbatté la porta in faccia.
Rosalba scrollò le spalle e andò dalla signora, Zita Leonardi. Accettò di unirsi a lei, ma solo per dire la sua.
Dunque, io mi riposo di giorno perché la sera guardo le mie serie. Spero che i suoi bambini non mi disturbino con il loro chiasso. Sia così gentile da non farli correre nel corridoio, che non tocchino niente, non sporchino e non rompano!
Continuò a parlare a lungo, mentre Rosalba pensava con tristezza che quella non sembrava linizio di una vita più dolce.
Iscrisse i bambini allasilo e trovò lavoro lì stessa come assistente. Era comodo, perché finiva in tempo per riprendere Luca e Matteo. Lo stipendio era misero, ma Marcello aveva promesso di aiutarla.
Nei primi tre mesi, durante il processo di separazione, Marcello le diede qualche soldo di tanto in tanto. Ma passati altri tre mesi, i soldi smisero di arrivare. Rosalba già da due mesi non riusciva a pagare le bollette.
I rapporti con Zita Leonardi peggioravano ogni giorno. Una sera, mentre Rosalba dava da mangiare ai bambini in cucina, entrò la vicina, avvolta in un accappatoio di seta.
Cara, spero abbia risolto i suoi problemi finanziari? Non vorrei rimanere senzacqua o luce per colpa sua.
Rosalba sospirò:
No, per ora no. Domani andrò dal mio ex marito, sembra si sia completamente dimenticato dei bambini.
Zita Leonardi si avvicinò al tavolo.
Li nutrite ancora di pasta sa di essere una madre pessima?
Io sono una brava madre! E a lei consiglierei di ficcare il naso dove non deve, o potrebbe prenderle in faccia!
Allora Zita cominciò a urlare così forte che avrebbe potuto rompere i timpani. Ai suoi strilli uscì dalla sua stanza il vicino dallaltra parte, Enzo. Aspettò che Zita finisse di imprecare contro Rosalba, i bambini e il mondo intero, poi rientrò nella sua stanza. Tornò un minuto dopo, gettò dei soldi sul tavolo davanti a Zita e disse:
Basta. Ecco per le bollette.
La donna tacque, ma quando Enzo se ne fu andato, sussurrò a Rosalba:
Te ne pentirai!
Rosalba fece finta di non sentire. Ma più tardi si sarebbe pentita di averlo fatto. Il giorno dopo andò da Marcello. Lui lascoltò e disse:
Ora sono in difficoltà, non posso darle niente.
Marcello, ma che dici? Devo pur dar da mangiare ai bambini!
Daglielo pure, mica te lo impedisco.
Chiederò gli alimenti.
Certo, fallo. Il mio stipendio è così basso che ti daranno due spiccioli. E cercate di non disturbarmi più!
Rosalba tornò a casa in lacrime. Mancava una settimana allo stipendio, e non aveva quasi niente. Ma ad attenderla cera unaltra sorpresa: lispettore dei servizi sociali. Zita Leonardi aveva fatto una denuncia. Diceva che Rosalba minacciava la sua vita, che i bambini erano denutriti e abbandonati.
Lispettore la interrogò per unora, e congedandosi le disse:
Devo segnalare tutto ai servizi sociali.
Aspetti, cosa deve segnalare? Non ho fatto niente di male!
Sono le procedure. Cè una segnalazione, devo occuparmene.
Quella sera Zita Leonardi tornò in cucina.
Dunque, cara, se i suoi bambini mi disturbano ancora di giorno, sarò costretta a rivolgermi direttamente ai servizi sociali!
Ma cosa sta facendo? Sono bambini! Non possono starsene fermi tutto il giorno!
Cara, se li nutrisse decentemente, avrebbero sonno invece di correre!
Uscì dalla cucina, e i bambini guardarono la madre spaventati.
Mangiate, tesori miei. La signora scherza, in fondo è buona.
Si girò verso il fornello per asciugarsi le lacrime e non si accorse che Enzo era entrato in cucina. Aveva una grande borsa. Si avvicinò al frigorifero, lo aprì in silenzio e cominciò a riempirlo di cibo.
Enzo, scusi, ha sbagliato frigorifero
Lui non si voltò. Riempì il frigorifero e uscì senza dire una parola. Rosalba non sapeva cosa dire.
Arrivò il giorno dello stipendio, e bussò alla porta del vicino. Lui aprì subito, burbero come sempre.
Enzo, le devo i soldi per la spesa. Ecco duecento euro, poi le darò il resto. Dica solo quanto le spetta.
Vattene, non mi devi niente.
E le sbatté la porta in faccia. Rosalba non fece in tempo a reagire che dalla cucina arrivò un urlo di Zita. Si precipitò lì: i bambini erano in piedi, e Zita Leonardi gridava, indicando una macchia di tè sul tavolo:
Pezzenti! Maleducati! Che razza di adulti diventerete con uneducazione del genere?!
Rosalba mandò i bambini in camera, pulì il pavimento e tornò piena di decisione. Non sapeva come andare avanti. I bambini sedevano tranquilli sul letto. Rosalba si sedette accanto a loro.
Su, perché siete tristi? Dobbiamo resistere un po, troverò una soluzione e ce ne andremo di qui.
I bambini si strinsero a lei, abbracciandola con le loro manine.
La sera dopo, quando bussarono alla porta, Rosalba vide due donne sconosciute, lispettore e un altro uomo.
Buonasera, cercate me?
Una delle donne la fissò severa:
Rosalba Ferri?
Sì.
Siamo dei servizi sociali.
Dei servizi sociali? Scusi, per cosa?
Ci faccia entrare.
La donna attraversò la stanza, guardò nel frigorifero, sollevò la coperta sul letto.
Prepari i bambini.
Cosa? Ma siete pazzi! Non vi darò mai i miei figli!
Luca e Matteo si aggrapparono a lei piangendo. Non capivano cosa stesse succedendo. La donna fece un cenno allispettore, che cercò di strappare i bambini a Rosalba.
Mamma! Non ci lasciare!
Rosalba lottò con tutte le sue forze. Teneva stretti i bambini, ma il secondo uomo le piegò le braccia.
Mammaaa!!!
Attraverso le lacrime, vide i bambini scalciare, urlare, gli occhi pieni di terrore. Riuscì a liberarsi dalluomo, ma davanti a lei si parò lispettore, che già consegnava Luca alle donne. In un attimo, portarono via i bambini sulle scale. Le urla si affievolirono, poi unauto partì dal cortile. Lispettore la lasciò andare, e Rosalba crollò a terra. Si accasciò come un animale ferito. Cinque minuti dopo, nella stanza non restava altro che lei, sola.
Rosalba si alzò, guardò intorno. Gli occhi le caddero su una grossa accetta. Era rimasta lì dai tempi della nonna, mai buttata via. Rosalba la prese, la soppesò in mano, sorrise ma era più uno sguardo gelido che un sorriso. Uscì dalla stanza e si diresse verso la porta di Zita Leonardi.
Quando la porta si sfondò e Zita, urlando, cercò rifugio sotto il letto, qualcuno afferrò Rosalba e le strappò laccetta di mano.
Sciocca! Cosa stai facendo? A chi stai facendo del male?
Era Enzo. Rosalba ansimò:
Ormai non mi importa più niente
Enzo la trascinò nel suo appartamento, la fece sdraiare sul divano, le diede una pillola. Rosalba la prese senza protestare. Sapeva che quando Enzo si fosse girato, sarebbe scappata. Sapeva dove sarebbe andata: al ponte. Ma allimprovviso la testa le si fece pesante, le palpebre non volevano aprirsi. Rosalba si addormentò Enzo non aveva lesinato sul sonnifero. Uscì dalla stanza e andò da Zita Leonardi, che sedeva rannicchiata, bevendo valeriana.
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