Seduta su un cappuccino e un éclair in una caffetteria, aspettava il suo ordine prima di affrontare una nuova giornata di lavoro.

Laima si sistemò comodamente sul divano del bar, aspettando il suo ordine, gustando un cappuccino e un éclair prima della giornata lavorativa.
Aveva trovato posto sul divano e attendeva la colazione. Veniva spesso qui per concedersi un cappuccino e una pasta, per rasserenarsi prima del lavoro. Fuori nevicava. Bevve un sorso di caffè caldo con piacere. Al tavolo di fronte, due ragazze chiacchieravano. Sembravano amiche.
Senti, ho incrociato la fidanzata del mio ex di recente. Davvero, né bella né interessante. Cosa ci trova in lei?
Forse fa degli ottimi cepelinai? O magari sa fare miracoli a letto? rise lamica.
Ma smettila! Guarda le sue foto su Facebook. Non è certo un gioiello.
Le due risero, mentre Laima si bloccò. Le tornarono in mente le parole che la madre aveva detto a suo padre quando aveva sette anni: *«La nostra Laimutė non è una bellezza, ma almeno è laboriosa.»*
Da adulta, Laima aveva sempre curato il suo aspetto. Ma per quanto si sforzasse, non si sentiva mai abbastanza carina. Sua madre spesso ripeteva: *«Tieni duro, figlia. Se non con la bellezza, affascinali con lintelligenza. Studia, impegnati, così non resterai sola.»*
A scuola si vergognava del suo aspetto e della figura poco femminile. Alluniversità imparò a vestirsi con stile e a truccarsi. Trovò persino un ragazzo, ma lui scherzava sul suo *«sedere piatto»* e i *«piedi grandi»*. Capì che, per quanto intelligente fosse, sarebbe stata difficile da amare. Si rassegnò e andò avanti.
Finito il caffè, corse al lavoro. A pranzo doveva passare a casa di unamica per dar da mangiare al gatto e innaffiare le piante. Ieva era partita per due settimane in Tunisia, e suo marito raramente era a casa. *«Se la incrocia per caso, non le darà neanche unocchiata»*, pensò Ieva, tranquilla.
Arrivata a casa dellamica, Laima riempì la ciotola del gatto Micis, poi si occupò delle piante. Dallaltra stanza partì una melodia che riconobbe. Iniziò a canticchiare: *«Brilla una stella lontana, di nuovo lontana da casa»* E allimprovviso si sentì bene. In quella canzone. Tra i fiori. Si sentì leggera, come sospesa nellaria. Senza accorgersene, iniziò a danzare, ammirando i fiori e se stessa.
Poi udì delle voci.
Si girò e vide due uomini. Vytautas! Il marito di Ieva. E un altro. Sembravano sorpresi. *«Che vergogna!»*, pensò.
Laima, ciao. Questo è il mio amico Kostas. Siamo passati a prendere dei documenti. Danzavi così bene che non riuscivamo a distogliere lo sguardo. Scusa se ti abbiamo disturbato.
Io Ieva mi ha chiesto
Laima si affrettò verso la porta, ma inciampò nel gatto e cadde. Le si oscurò la vista.
Si risvegliò in ospedale.
Buongiorno. Come sta? Sono Vika, la sua vicina di letto. Ha solo una leggera commozione, niente di grave. È venuto a trovarla un fattorino e un ragazzo con dei fiori le sorrise linfermiera.
Grazie sussurrò Laima.
Si alzò con cautela, si avvicinò alla finestra e aprì il sacchetto: dentro cerano frutta, succhi e i suoi éclair preferiti. Probabilmente da Ieva e suo marito.
Poi prese i fiori e trovò un biglietto: *«Laima, salve. A una ragazza incantevole come lei non serve stare in ospedale. La invito alla mostra dei fiori. Non accetto rifiuti. Kostas.»*
Laima nascose il viso tra i crisantemi bianchi, chiuse gli occhi felice e abbracciò la compagna di stanza
La bellezza non deve essere sempre eclatante. Ogni ragazza ha la sua. A volte è calda, e viene da dentro

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