Decisa a essere felice, non importa cosa accada

Alla fine del quarto anno di università, Giulia si innamorò. E non di un ragazzo qualunque, ma di un vero Adone, considerato il più figo del corso. Perché Andrea veniva da una famiglia benestante.

Giulia era una ragazza carina e intelligente, ma tra loro cera un abisso: i suoi genitori erano operai. Lo sapeva benissimo, ma lamore era più forte di tutto.

“Giulietta, stai perdendo tempo con quellAndrea,” le dicevano le compagne di stanza nel dormitorio universitario. “Si crede chissà chi, guarda tutti dallalto in basso. Fa amicizia solo con quelli del suo giro.”

“E allora?” rispondeva Giulia. “Anchio valgo qualcosa. Non sono mica brutta, studio alla grande e so parlare di tutto.”

“Sì, sì, poi finirai a piangere. Con quei genitori snob, chissà come ti tratteranno,” la avvertivano le amiche.

“Oh, ragazze, non mi spaventate,” sussurrava Giulia. “È proprio sua madre che mi fa paura”

Quando Giulia si innamorò di Andrea, non avrebbe mai immaginato che lui lavrebbe ricambiata. Invece, senza neanche provarci, fu lui a invitarla per primo al cinema.

Stettero insieme quasi tutto lanno, e verso le vacanze estive, Andrea le disse:

“Giulia, sabato vieni a conoscere i miei. Mia madre mi sta martellando: Chi è questa ragazza? Dimmi qualcosa!”

“Oh, Andrea, così allimprovviso? Non sono pronta” balbettò lei.

“Ma cosa hai da temere? I miei sono normali, solo che mio padre è un tipo silenzioso, mentre mia madre beh, è unaltra storia. Le piace fare domande, ma non preoccuparti,” disse lui ridendo.

Giulia ormai era certa che si sarebbero sposati, ma doveva fare buona impressione. Invitata a pranzo, studiò per due giorni letichetta a tavola per non fare brutta figura.

Arrivò il sabato, Andrea la accompagnò a casa e lei tremava come una foglia.

“Buongiorno,” mormorò Giulia, varcando la soglia e vedendo la futura suocera, una donna elegante che le sorrise.

“Ciao, Giulietta. Io sono Elena Vittoria. Andrea, andiamo in salotto”

A tavola cera già il padre di Andrea, Silvano, che li guardò serio e annuì senza dire una parola.

Giulia stava dritta come un fuso, i gomiti lontani dal tavolo, maneggiava coltello e forchetta come unesperta. Mangiava poco, ricordando che potevano rivolgerle una domanda in qualsiasi momento.

Ma, come spesso accade, più stai attenta più fai pasticci: le cadde la forchetta. Non fece rumore, dato il tappeto morbidissimo. Giulia si ritrasse imbarazzata, mentre Andrea scoppiò a ridere.

“Scusate,” borbottò.

Elena Vittoria la guardò con dolcezza e sgridò il figlio:

“Andrea, non sai accudire una donna? Cosa cè da ridere? Portale una forchetta pulita.”

“Daccordo, mamma,” rispose lui, raccolse la forchetta e andò in cucina.

“Giulietta, sei troppo rigida. Siamo a casa, non a un ricevimento diplomatico,” disse la suocera, così tranquilla che Giulia si rilassò allistante. “Mangia, altrimenti penserò che non ti piace. Ho cucinato io.”

“Oh, Elena Vittoria, ma no! È tutto buonissimo. Pensavo lavesse preparato la domestica, Anna.”

“Sì, abbiamo una domestica,” sospirò la madre di Andrea. “Ma oggi ho voluto cucinare io.”

“Perché?” chiese Giulia.

“Come perché?” fece Elena Vittoria, alzando le mani. “Devo fare bella figura con la mia futura nuora!”

Giulia non credeva alle sue orecchie. Pensava stesse scherzando.

“Allora oggi non sono solo io sotto esame!” esclamò. “Ero preoccupatissima.”

“Pare di sì,” rise la suocera. “Ma ti dico una cosa, Giulietta: nostro figlio non ci ha delusi. Vero, Silvano?”

Lui annuì e aggiunse: “Certo, cara, certo.”

Lincontro andò benissimo. Giulia si sciolse e chiacchierò con la suocera come se si conoscessero da sempre. Due settimane dopo, lei e Andrea si sposarono, e per regalo di nozze i genitori gli regalarono un bilocale due piani più sotto.

“Grazie a Dio,” disse la mamma di Giulia, venuta dal paesino per il matrimonio. “Almeno hai un tetto sulla testa.”

Giulia voleva laurearsi insieme al marito, ma durante il quinto anno scoprì di essere incinta. Felice e spaventata, corse da Andrea.

“Andrea, sono così contenta! Avremo un bambino spero solo di riuscire a laurearmi in tempo.”

Lui la fissò, poi si arrabbiò.

“Un bambino? Troppo presto! Siamo ancora studenti, viviamo grazie ai miei. Poi, volevo almeno tre anni per noi due.”

Giulia rimase di sasso.

“Insomma,” disse lui freddo, “voglio che tu interrompa la gravidanza. Non voglio rovinarmi la gioventù con pannolini e biberon.”

“Vuoi che? Mai!” Piangendo, scappò di casa.

In ascensore incontrò la suocera.

“Giulietta, che succede?” la prese subito a braccetto. “Su, vieni da me.”

Una volta in salotto, Giulia scoppiò in lacrime.

“Elena Vittoria, vuole che che io il bambino per il diploma, perché viviamo alle vostre spalle Io non voglio!”

“Tranquilla, hai ragione tu. Non ascoltare gli uomini. Quanti mesi?”

“Otto settimane.”

“Allora ti laurei. Ora mangia qualcosa, Anna ti prepara un tè calmo, io vado a parlare con mio figlio.”

Non si seppe mai cosa gli disse, ma poco dopo Andrea bussò, si scusò e riportò Giulia a casa.

“Grazie,” mormorò lei, guardando la suocera, che le sorrise.

Si riconciliarono. Si laurearono, due settimane dopo nacque Luca. I suoceri erano più felici dei genitori, anche se Giulia adorava il piccolo, mentre Andrea era distante.

Lui trovò lavoro, lei stava a casa col bambino. Ma Andrea tornava sempre tardi, spesso ubriaco.

“Andrea, perché bevi così tanto?” gli chiese una sera.

“Che timporta? Non posso bere una birra con gli amici?” rispose sgarbato.

Giulia tacque, ferita. Non si lamentò con la suocera, ma quando Luca compì due anni, capì tutto: Andrea la tradiva.

“Andrea, mi tradisci?” lui evitò lo sguardo e uscì senza rispondere.

“Basta,” decise Giulia. “Ne parlo con Elena Vittoria.”

“Non fare scelte avventate,” la supplicò la suocera. “Forse si sistema”

“No, Elena Vittoria. Torna a casa con il profumo di altre, il rossetto sulle camicie. Non lo nega nemmeno. Me ne vado da mia madre.”

“Ma là non avete spazio! Resta qui, tuo marito se ne vada. La casa è grande, Anna ti aiuterà col bambino. Poi cerca lavoro, così non rimugini. Devi sentirti una donna, non una vittima.”

“Grazie, siete la migliore suocera del mondo. Ma una cosa è certa: sarò felice, nonostante tutto.”

“Brava. Ce la farai, hai carattere.”

E così fu. Cinque anni dopo, Giulia sposò un collega, Marco, e ora vive con lui, Luca

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