**Un cuore spezzato dalla speranza: il cammino verso una nuova felicità**
«Laura, tra noi è finita!» disse Marco con voce fredda. «Voglio una vera famiglia, dei figli. Tu non puoi darmeli. Ho presentato la domanda di divorzio. Hai tre giorni per raccogliere le tue cose. Se te ne vai, fammelo sapere. Io starò da mia madre finché non preparo lappartamento per il bambino e per la sua mamma. Sì, non stupirti, la mia nuova ragazza è incinta! Tre giorni, Laura!»
Laura rimase in silenzio, sentendo la terra mancarle sotto i piedi. Cosa poteva rispondergli? Cinque anni di tentativi per avere un figlio, ma tre gravidanze si erano concluse in tragedia. I medici lavevano rassicurata che era sana, ma ogni volta qualcosa era andato storto. Laura viveva con attenzione, e durante le gravidanze era ancora più prudente. Lultima volta, era svenuta al lavoro, e lambulanza non era arrivata in tempo
La porta si sbatté alle spalle di Marco, e Laura, esausta, crollò sul divano. Non aveva la forza di raccogliere nulla. Dove poteva andare? Prima del matrimonio, aveva vissuto dalla zia, ma lei era morta, e lappartamento era stato venduto dal cugino. Tornare nel paesino di Montalcino, nella casa della nonna? Affittare qualcosa? E il lavoro? Le domande le turbinavano in testa, ma il tempo passava.
La mattina, la porta si aprì, ed entrò la suocera, Elisabetta Romano.
«Non dormi? Meglio così» disse lei, seccamente. «Sono venuta per assicurarmi che non prendi nulla che non ti appartiene.»
«Non ho intenzione di rubare i calzini vecchi di tuo figlio» sbuffò Laura. «Vuoi contare le mie cose?»
«Che sfacciata! Eri così dolce un tempo. Sono stata io a dire a Marco, dopo la prima gravidanza, che non avresti mai potuto avere figli.»
«Sei venuta solo per dirmi questo? Allora taci e controlla pure.»
«Perché prendi il servizio da tè?» si allarmò la suocera.
«È mio, della zia, un ricordo di lei.»
«Sarà vuoto qui senza!»
«Non è un mio problema. Ma almeno avrai un nipote.»
«Prendi solo ciò che è tuo!»
«Il computer, la macchinetta del caffè e il microonde sono regali dei colleghi. Lauto lho comprata prima del matrimonio. Tuo figlio ha la sua.»
«Hai tutto ciò che ti serve, ma figli non puoi farne!»
«Non sono affari tuoi. Pare che Dio abbia voluto questo.»
«Non ti dispiace? Forse lhai fatto apposta?»
«Stai dicendo sciocchezze. Non riesco nemmeno a pensarci senza soffrire.»
Laura guardò intorno: le sue cose erano sparite. La spazzola, il trucco, le pantofole Aveva dimenticato qualcosa di importante. La presenza della suocera la infastidiva. Si era ricordata: la statuetta del gatto, un ricordo della nonna. Dentro cera un nascondiglio con orecchini e un anellonon preziosi, ma cari al cuore. Marco laveva considerata inutile. Lavrà buttata? Laura aprì la porta del balcone.
«Cosa cerchi là?» risuonò la voce della suocera. «Forza, prendi le tue cose e vai!»
Trovò il gatto, tutto era intatto. Ora poteva andarsene.
«Ecco le chiavi, arrivederci. Spero di non rivederti mai più.»
Laura andò in ufficio. Era in congedo medico, ma chiese una pausa.
«Siamo con te» disse il capo. «Ma senza di te è difficile. Tre settimane ti bastano? Puoi restare a casa.»
Laura chiuse gli occhi e sentì la mano di Luca stringerla dolcemente, sapendo che, dopo tanto dolore, la sua nuova vita era appena cominciata.
**Morale della storia:** Anche nei momenti più bui, c’è sempre una nuova luce che aspetta di essere scoperta. La forza di ricominciare nasce dalla speranza.




