Tutto per colpa vostra

Mamma, papà, preparate la stanza. Torno a casa. Con mio figlio.

Ginevra non aveva chiesto, né aveva avvisato. Parlava con tono perentorio. La madre fissò il telefono sbalordita, il padre posò la forchetta. Non avevano più fame.

Maddalena, la figlia maggiore, sentì un brivido freddo lungo la schiena. Capì subito che la conversazione sarebbe stata spiacevole: la sorella non dava notizie da tre anni. Ma non avrebbe mai immaginato che Ginevra iniziasse con un annuncio del genere.

No rispose il padre con voce dura e secca. In casa non cè spazio. Tu hai fatto le tue scelte, ora arrangiati.
Ma dai, come se davvero non ci fosse posto! Maddalena può liberare la sua camera. Tanto non ha famiglia, per lei è più facile. Oppure mettetele un divano in cucina. Che vi costa?

A Maddalena mancò il fiato. Era abituata ai capricci della sorella fin dallinfanzia, ma questo non rendeva le cose più facili.

Nonostante il rifiuto del padre, già mentalmente si preparava a cercare un altro posto dove vivere. Era sempre stato così: Ginevra credeva che tutto le fosse dovuto, premeva sugli altri e alla fine otteneva ciò che voleva. Maddalena invece era tranquilla, modesta, evitava i conflitti. Per lei era più semplice cedere.

Ed era proprio questo che Ginevra sfruttava.

Ginevra, cerca di capire non possiamo disse la dolcemente la madre. Abbiamo ancora i debiti per la tua università. E vivere tutti insieme con Maddalena non è una scelta, ci aiuta economicamente, anche se non sarebbe obbligata. Non riusciremmo a mantenerci anche te e il bambino.
Quindi non vi importa niente di vostra figlia e di vostro nipote?! urlò Ginevra. Ma siete normali?!
Ginevra calmati. Non parlerò con te se usi questo tono rispose il padre e chiuse la chiamata.

La madre lo rimproverò appena, dicendo che poteva essere meno brusco, ma era evidente che concordava con lui. La serata trascorse in un silenzio teso.
Maddalena ricordò come era iniziato tutto. Nella loro famiglia era sempre stato così: o Ginevra otteneva ciò che voleva subito, o nessuno avrebbe avuto pace per le sue scenate.

Maddalena era più grande di sei anni. I genitori amavano entrambe le figlie, ma viziavano un po di più la minore. Prima di tutto, credevano di saperne di più sulleducazione. In secondo luogo, quando Maddalena era piccola, la situazione finanziaria era difficile. Col tempo le cose migliorarono, ma lei rimase modesta. Non chiedeva regali costosi e non voleva gravare sui genitori.

Ginevra, invece, recuperava il tempo perso per due.

La sua prima vera crisi la fece a dieci anni. Voleva un cucciolo, e non uno qualunque: un labrador. Un cane grande, difficile da gestire. Per i genitori era ovvio che il peso della cura sarebbe ricaduto su di loro. Inoltre, tenere un animale del genere in un bilocale sembrava insensato. Ma Ginevra non voleva sentire ragioni.

Se non mi comprate il cucciolo, farò qualcosa a me stessa! minacciò i genitori.

E questo li paralizzò. Si spaventarono davvero, soprattutto la madre. Alla fine, dopo qualche resistenza, portarono a casa il cucciolo. A occuparsene furono Maddalena e la madre, perché Ginevra era sempre “troppo impegnata”.

Lo stesso accadde con il campo estivo a cui partecipava una sua compagna di classe. Il problema? Non era un campo normale, ma a tema “Harry Potter”. Costava seicento euro, e non per due o tre settimane, ma solo per quattro giorni!

Laura ci va, io cosa sono, meno di lei?! Se non mi mandate, scapperò da sola! disse Ginevra, incrociando le braccia.
Scappa pure. Ti riporteranno indietro con vergogna rispose il padre.

Eppure la mandarono comunque. Perché era più facile pagare che sopportare le sue urla. Ma la via più semplice non è sempre quella giusta.
Al liceo, Ginevra annunciò che sarebbe andata a Milano per luniversità insieme a Laura.

Non voglio marcire in questo paese disse.

Maddalena rise tra sé e sé. Ginevra non era certo una studentessa modello. Lammissione con borsa di studio era impossibile, e anche quella a pagamento sarebbe stata dura. Luniversità che aveva scelto era tra le migliori, con un concorso durissimo. Aveva solo un anno per prepararsi e partiva da un livello basso. Missione impossibile.

Ma Maddalena smise presto di ridere.

Volete lasciare vostra figlia senza istruzione?! insisteva Ginevra. Volete che mi butti nella strada più vecchia del mondo? Perché se non mi iscrivete, è quello che farò! E sarà colpa vostra!

I genitori non erano di ferro. Dopo mesi di pressioni, cedettero e assunsero dei tutor. Dovettero chiedere prestiti. Il padre invecchiò di cinque anni in uno, la madre iniziò a prendere pillole a manciate, mentre Ginevra fioriva.

Alla fine entrò alluniversità. E dopo sei mesi già si vantava con Maddalena.

Beh, congratulazioni! Non vivo più in dormitorio, ma col mio ragazzo. I suoi genitori sono ricchi, lavorano nelledilizia e lo mantengono completamente, e lui mantiene me. Ogni sera sushi, te lo immagini?

Maddalena accolse la notizia con freddezza. Certo, era bello che Ginevra avesse una relazione, ma non lavevano mandata a Milano per questo.

E gli studi?
Ma che noia! Condivido la mia felicità e tu mi parli di studio si offese Ginevra. Vivo come una principessa. Lui ha detto che forse questo mese mi presenterà ai suoi genitori.

Dopo qualche mese, lumore di Ginevra cambiò. Nella sua voce cerano gelosia, rabbia e disperazione.

Non so cosa fare si lamentava. Flirta con altre davanti a me, ma con me sembra non voler nemmeno guardarmi. Sì, si preoccupa, non mi fa mancare nulla, ma sono come un gattino per lui. Mi nutrono, mi accarezzano, e basta. Mi scrive pure apertamente con altre.
Lascialo, che cè da pensarci? rispose Maddalena senza entusiasmo.
Sì, certo, e perdere un fidanzato così? Dice che è solo per avere emozioni, che io sono speciale e unica, che non ha intenzione di lasciarmi. E poi ha così tanti soldi che forse non dovrò mai lavorare. Non lo lascerò.

Maddalena capiva che non era una cosa seria, ma convincere la sorella era inutile. E non aveva voglia di ascoltare le sue oscillazioni tra euforia e sconforto.

Allora non lamentarti con me disse una volta.

Ginevra interruppe la chiamata. Da allora, non si lamentò più.
Al secondo anno, annunciò ai genitori di essere incinta. Loro rimasero scioccati.

Piccola, e luniversità? chiese subito la madre.

Avevano appena contratto nuovi debiti per le tasse universitarie, e la notizia non li rese felici.

Luniversità? La lascio. Mica mi porterò un neonato a lezione disse Ginevra con indifferenza.

Perché preoccuparsi? Gli altri si erano sacrificati per lei. Anche Maddalena aveva aiutato, pur disapprovando i genitori.

Ti stai rovinando la vita! esplose il padre. Abbiamo dato tutto per darti un

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Tutto per colpa vostra
– Ecco fatto! – esclamò Sandro. – Tutto giusto! L’ultima parola deve sempre spettare all’uomo La mattina arrivò a casa degli Efimenco il loro nipote adulto dalla città, quello il cui matrimonio avevano appena festeggiato. Sandro era venuto a prendere delle patate, perché aveva sempre aiutato i suoi adorati nonni a seminarle e a raccoglierle. – Allora, Sandro, racconta: come va la vita con la tua Svetlana? – chiese subito la nonna, trafficando vicino ai fornelli. – Eh, nonna, va un po’ come capita… – rispose Sandro con poca convinzione. – Un po’ così, un po’ colà… – Aspetta, aspetta – si insospettì nonno Giovanni. – Come sarebbe “così e colà”? Già litigate oppure no? – Litighiamo, no, nonno. Però stiamo cercando di capire chi comanda in casa – confessò Sandro. – Eh… – sospirò la nonna con una risatina mentre girava il sugo – avrete proprio trovato una cosa su cui discutere. Dovrebbe essere chiaro già di suo. – Eh già – rise anche il nonno – è chiaro che in famiglia comanda sempre e solo la moglie. – Ma va là… – risuonò ancora dalla cucina. – Nonno, ma dici sul serio? – Sandro guardò il nonno sorpresa. – Stai scherzando, vero? – Ma neanche per sogno – ribatté Giovanni. – Chiedilo pure a tua nonna. Dai, Caterina, dì: chi prende sempre l’ultima decisione in questa casa? – Ma smettila di dire sciocchezze – rispose la nonna affettuosamente. – No, avanti, dimmelo – insistette Giovanni. – Chi decide, tu o io? – Beh, io… – Dai, non ci credo – disse il nipote. – Io qui non l’ho mai visto questo. E secondo me, a comandare dev’essere l’uomo. – Ma smettila, Sandro! – rise ancora il nonno. – In una famiglia vera non funziona come pensi tu. Ora ti racconto un paio di storie e vedrai. Storia – Ecco che inizia… – borbottò un po’ infastidita la nonna. – Mo’ sicuramente parlerà della motocicletta. – Quale motocicletta? – chiese Sandro stupito. – Quella che arrugginisce nel fienile – confermò il nonno allegramente. – Sta per compiere cent’anni quella lì. E sai come mi ha convinto tua nonna a comprarla? – La nonna? Ti ha convinto lei? – Sì, proprio lei. Mi ha dato i suoi soldi, quelli messi da parte. Ma prima c’è stata un’altra storia. Un giorno ho guadagnato dei soldi, giusti giusti per una moto con il sidecar. Dico a Caterina – tua nonna – che voglio comprarla. Così portiamo le patate dal campo a casa più comodamente. Una volta ci davano i campi fuori paese. Ma tua nonna ha fatto muro. Dice: meglio comprarci una televisione a colori – che allora costava una fortuna. Patate, diceva, le hai sempre portate in bici, continua pure così. Un sacco sulla canna, via. Va bene, dico io, l’ultima parola spetta sempre a te. Abbiamo comprato la televisione. – E la moto? – chiese allora il nipote. – La moto l’abbiamo presa… – sospirò la nonna – ma solo dopo. Prima tuo nonno si è rotto la schiena, tanto che ho dovuto portare tutte le patate io, praticamente da sola. E solo, quando a novembre abbiamo venduto i maiali per la carne, gli ho dato tutti i soldi e gli ho detto: vai, in paese a prendere la moto col sidecar. – E l’autunno dopo avevamo di nuovo dei risparmi – continuò il nonno. – E ho detto: questi servono per rifare la sauna. Quella dei miei genitori aveva il tetto marcio, le pareti pure. Ma tua nonna voleva i mobili nuovi, come tutte le persone perbene. Va bene, dico io, l’ultima parola spetta a te. Abbiamo preso i mobili. – E a primavera la sauna è crollata – concluse la nonna – che quell’anno aveva nevicato tanto… Il tetto non ha retto. Da allora ho deciso: come dice Giovanni, così si farà. – Ecco appunto! – esclamò Sandro. – Allora ho ragione! L’ultima parola deve sempre spettare all’uomo! – Eh no, Sandro, non hai capito – rise il nonno. – Perché prima di fare qualunque cosa, vado da tua nonna e chiedo: “Posso rimettere il forno?” Se mi dà il permesso, allora sì. Dipende sempre da lei. – E io dopo tutta quella storia rispondo sempre: fai come credi tu. – Quindi vedi, Sandro, alla fine l’ultima parola deve sempre essere della moglie – concluse il nonno. – Capito il trucco? Sandro ci pensò un attimo, poi scoppiò a ridere. Quando si fu calmato, rifletté ancora un attimo e gli si illuminò il volto. – Ora sì che ho capito, nonno. Torno subito a casa e dico a Sveta: “Va bene, amore, andiamo in vacanza in Turchia come vuoi tu! E la macchina? Beh, per ora niente officina, tanto l’automatico si deve cambiare. Se ci lascia a piedi, pazienza. Lavoreremo in autobus quest’inverno, basta alzarsi un’ora prima, che sarà mai…” Faccio bene, nonno? – Fai benissimo! – rise il nonno. – Vedrai che tra qualche anno troverete il vostro equilibrio. Perché, credimi, la moglie deve essere sempre la regina di casa. E l’uomo vive molto più tranquillo… te lo dico per esperienza!